Atrax robustus Pt. 11

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Atrax robustus Pt. 11


Prima d’immergersi nella complicata materia che avrebbe riempito la sua quotidiana giornata di lavoro, si accese una sigaretta, aspirò il fumo caldo con un’intima soddisfazione per quella che era la sua vita.
Essere un avvocato di successo, possedere un ufficio prestigioso, un’abitazione lussuosa, una clientela danarosa era quanto di meglio potesse aspirare alla sua età.
Avere poi come amante una donna bella e dotata d’una mente acuta, spregiudicata e cinica quanto bastava, con la quale era in perfetta sintonia, lo gratificava intimamente.
Certo, lei era al momento sposata con un maturo barone universitario, presuntuoso e arrogante, che si reputava un padreterno, ma avevano deciso che presto l’avrebbe lasciata vedova.
Schiacciò il tasto del numero telefonico interno per parlare con la segretaria alla reception:
- Luisa, mi scusi, sarebbe così gentile da prepararmi un caffè?
- Glielo preparo subito, dottore - rispose la giovane.
- Grazie Luisa, lei è sempre preziosa.
In attesa del caffè, muovendo il mouse prese a far scorrere lentamente verso l’alto il documento aperto sullo schermo del pc.
Trascorsi alcuni momenti, la porta dello studio si spalancò e la segretaria irruppe nella stanza, senza caffè e con un’aria concitata.
- Mio Dio, dottore, venga, è successo un disastro.
Luigi la seguì lungo il corridoio verso lo stanzino del caffè.
Ancora prima d’aver varcato la soglia della stanza, una zaffata acida gli aggredì le narici.
Leopoldo stava nella sua cuccia, tremante e con un’aria sofferente; tutto all’intorno il pavimento era colorato dal suo vomito e cosparso delle sue urine.
Comprese subito che non si trattava di un disturbo di poco conto: di certo il cane quella mattina, non visto, mentre lui era distratto a leggere i giornali sulla panchina del controviale, aveva ingurgitato qualcosa che gli aveva provocato un grave disturbo gastrico.
Al diavolo gli impegni di lavoro: disse alla segretaria di disdire gli appuntamenti della giornata, diede disposizioni che si chiamassero urgentemente gli addetti alle pulizie per eliminare quell’olezzante materiale fisiologico, poi prese il cane e lo caricò in auto per dirigersi alla Clinica Veterinaria «Città di Torino», al cui interno operava il suo veterinario di fiducia.


Lorenzo Maria, dopo aver osservato dalla sua posizione nascosta che le cose procedessero nel modo desiderato - ovvero aver visto Luigi intento a sfogliare i quotidiani e il suo cane avvicinarsi al ghiotto plumcake intriso di paraflu,- aveva avviato l’auto e lasciato il controviale per dirigersi al suo ufficio in Facoltà, a Grugliasco, nel campus che ospitava le sedi di Agraria e Medicina Veterinaria.
Il turbamento per quanto aveva compiuto era forte.
Non era facile ignorare il peso di quanto stava progettando e facendo.
Non era cosa da vivere con fredda indifferenza, anche se al momento la sua unica vittima era un cane.
In ufficio si immerse freneticamente negli impegni della giornata, controllò le numerose email sulla posta elettronica: inoltrò chiarimenti a diversi studenti, rispose sinteticamente a messaggi di colleghi e ai quesiti tecnici di alcune aziende partner.
Per distendersi caricò di tabacco il fornello per la prima pipata della giornata.
L’aroma del Virginia, delle spezie orientali e del Latakia si diffuse nell’ufficio, lasciando nella boccata un gusto fragrante e morbido.
Controllò la cartellina con le slide e gli appunti per la lezione del pomeriggio; esaurite quelle prime incombenze avvertì una lieve vertigine, si sentì svuotato di ogni energia: la tensione nervosa faceva la sua parte.
Passò oltre due ore sulla poltrona catatonico, immobile, lo sguardo perso nel vuoto, torturando la pipa spenta tra le dita.
L’immagine del cane che si apprestava al dolce avvelenato gli tornava in mente con un flash di nausea intermittente e repulsiva.
Doveva liberarsi di quelle emozioni ansiogene e recuperare il controllo, ma un malessere crudo restava lì e non sarebbe scomparso velocemente.
Quando il nodo allo stomaco si attenuò abbastanza da permettergli di muoversi, compose il numero interno della propria assistente:
- Bianca, buongiorno, avrei necessità di parlarti, puoi raggiungermi?
- Certo professore, dammi un attimo e arrivo - rispose con tono solerte la giovane.
Era la sua fedele assistente da tre anni a questa parte, un’assegnista di ricerca fresca di laurea; si era dimostrata da subito assai efficiente e di grande utilità, una brillante futura carriera l’attendeva.
Un ovattato bussare alla porta ne annunciò la presenza; la giovane, senza attendere risposta, entrò nell’ufficio.
- Ciao Bianca, accomodati, devo parlarti di una cosa.
- Dimmi Lorenzo, sono a disposizione.
Lorenzo: - Sai quanto mi schifino i ragni. Eppure mia moglie a casa ne ha una stanza piena, una decina di teche. Te ne ho parlato diverse volte, lei è una entomologa qui nella facoltà di Medicina Veterinaria.
- Sì, ricordo le tue facce. Rispose la giovane, mente un sorriso lieve le corse sul viso.
- Ecco, per completare la sua collezione voglio regalarle un esemplare d’Atrax robustus, il ragno dei cunicoli.
- Quello australiano? Roba da morsi letali in fretta, giusto?
- Esatto, micidiale. Senza antidoto vicino: una mezzora e sei andato. Ho un canale per farmelo arrivare… spacciandolo come campione di studio morto.
- Che dire, tutti abbiamo le nostre disgrazie, a me è toccata una moglie che ama i ragni, ma tant’è. - La giovane sorrise.
- È comprensibile, - replicò - ma pensa se avesse avuto la passione per i rettili velenosi, e avesse riempito la casa di cobra, mamba nero e crotali, non saresti stato più a disagio?
- Tu ci scherzi, ma benché detesto i ragni, resto un marito premuroso verso i desideri di mia moglie.
- Ok, non ne dubito. Ma io in questo che c’entro?
- C’entri molto poco, infatti meno ne sai meglio sarà. Ti dovrai occupare di ritirare il contenitore spedito. Poi mi devi allestire, con la massima discrezione, una teca in cui tenerlo fino al momento del regalo a mia moglie. Nessuno ne deve sapere nulla.
La giovane valutò rapidamente che la cosa, benché illecita, avrebbe presentato rischi minimi: Lorenzo Maria non era uomo da concepire progetti avventati.
Quella richiesta tanto insolita rappresentava un’opportunità imperdibile, un punto prezioso segnato per la futura carriera.
- Ho capito, mi stai trasformando in una complice.
- Brava, sei brillante come sempre! Conto su di te.
- Ok, grazie. Se è tutto torno al mio lavoro - disse gioviale la ragazza, levandosi dalla poltrona, con uno sguardo soddisfatto.


(Continua)

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