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5. Risvegli
Veronica sente la morbidezza del cuscino e delle coperte sopra di lei; per un attimo non si ricorda dove si trovi. La coscienza si sveglia con calma e riaffiorano i ricordi.
La città, la neve, il gelo.
Poi il riparo, la casa, il calore.
La notte è passata. Ora ha fretta di andarsene e liberarsi dalla presenza dei due estranei che l’hanno ospitata, prima di finire più in debito di quanto non sia già.
Si stira, gli occhi ancora chiusi, prima di andare cerca di imprimere le sensazioni di morbidezza e calore che sta provando, vuole portarsele dietro quando sarà di nuovo là fuori.
Poggia, infine, la mano sull’altro lato del letto, in cerca di Mia, ma trova solo lenzuola fredde.
Improvvisamente è completamente sveglia.
Osserva con orrore il letto vuoto. Il calore, la morbidezza, il senso di sicurezza, ora è tutto lontano, svanito.
-Mia?-
La bambina non c’è.
La testa inizia a girare, i polmoni diventano incapaci di lavorare e la vista si copre di chiazze.
Controlla in bagno.
Non è nemmeno lì.
Gira per casa urlando il suo nome e facendo pensieri orribili.
Qualcuno l’ha presa, le hanno fatto del male, me l’hanno uccisa.
-Mia? Mia?-
Scende in salotto.
-Mia?-
Poi improvvisamente, una vocina, tenera e familiare.
-Mamma?-
Il tempo si ferma, il corpo ricomincia a funzionare.
Mia è lì, di fronte a lei, seduta sullo stesso divano su cui si sono appoggiate la sera prima. La luce del fuoco le illumina il viso e fa brillare i suoi occhi, è viva e sta bene.
La piccola ha in mano un gioco e indossa abiti non suoi: un vestito di lana blu con calze pesanti; qualcuno le ha pettinato i capelli in due treccine che le incorniciano il viso; vicino a lei c'è un bambino sconosciuto.
Veronica resta immobile di fronte alle scale, mentre la sua mente cerca di tornare alla realtà.
Mia è felice, si alza e le corre incontro; i suoi passi allegri riecheggiano sul vecchio pavimento di legno.
-Mamma! Ti sei svegliata!-
Dice con gioia, mentre le salta in braccio
Veronica la stringe, affonda il viso nei suoi capelli e respira il suo odore, sentirsela addosso ha un effetto calmante immediato; ora va tutto bene.
-Mamma guarda! Maria e Pietro hanno altri bambini!-
Il tono pieno di euforia.
Veronica ora si guarda intorno e osserva il salotto alla luce del giorno.
Oltre al divano e alle poltrone, ci sono una vecchia tv impolverata e una serie di foto appese alle pareti; ritratti di famiglia con bambini e ragazzi di varie età, echi di tempi lontani.
Il bambino che stava vicino a Mia ha tantissimi capelli ricci, di colore rosso fuoco, e la faccia piena di lentiggini. Veronica pensa somigli a un fiammifero acceso.
-Ciao mamma di Mia, io sono Lucas-
Dice, esibendo un sorriso sdentato.
Lei lo guarda, senza sapere cosa dire, non le sono mai piaciuti i bambini.
-Vuoi vedere le mie costruzioni?-
Per fortuna qualcuno lo chiama e lui corre nell’altra stanza, Mia nel frattempo sta parlando senza sosta
-Lucas ha 5 anni, e poi c'è Emy, e poi c’è Sammi, e poi ci sono due bambini grandi, come te, e poi...-
Parla veloce, la madre non la ascolta, si limita a sorriderle mentre la mette a terra e si guarda intorno
-Dove sono Pietro e Maria? -
Chiede
-Dobbiamo andare, voglio ringraziarli per la notte-
Mia interrompe una frase a metà, mentre il sorriso le muore in volto.
-Non possiamo restare un altro po’?-
Ha un tono implorante, che non usa mai.
-Ho trovato degli amici-
Veronica ha fretta, anche se non le mente mai, tenta una bugia rassicurante
-Troveremo altri bambini con cui giocare-
Mia non ci casca, è intelligente; guarda sua madre con aria delusa e sospira
-No, non è vero-
Gli occhi sono a un passo dal riempirsi di lacrime, il labbro già le trema.
Lei che non si lamenta mai di niente.
-Vado a prendere le mie cose-
Il tono è rassegnato, piatto, si avvia per le scale a testa bassa, trascinando i piedi. Veronica sente il cuore andare in frantumi.
Ma che scelta ha?
Entra Maria.
-Buongiorno, Veronica. Mia si è svegliata presto e si è intrattenuta a giocare con i miei bambini.-
Parla con tono cordiale
-Le abbiamo prestato vestiti smessi, con 5 figli i cambi non mancano mai-
Lei evita le conversazioni di circostanza e va dritta al punto.
-Volevo ringraziarvi prima di ripartire -
Nel mentre, Mia appare sulla soglia, si è rimessa il cappotto e tiene in mano lo zaino.
-Oh-
Dice Maria, con tono preoccupato
-Ma hai guardato fuori?-
Chiede indicando la finestra.
Veronica si porta alla finestra. Nota che in terra ci saranno circa 50 cm di neve e ne sta cadendo molta altra, mentre il vento continua a soffiare imperturbabile.
Sente salire un senso di nausea.
-Non posso dirvi cosa fare, ma non credo sia il caso di portare la bambina fuori-
Continua Maria; Veronica prova a contestare
-Non possiamo permetterci di rallentare-
Parla con voce secca e chiara, intanto sente il cuore iniziare a battere più forte, consapevole di dove stia andando a vertere la conversazione.
Maria contrattacca
-Se partite adesso, il viaggio sarà molto breve-
Non c'è più cordialità nel suo tono,
-Vi suggerisco di restare qui, finché la neve non si scioglie-
Proprio quello che Veronica temeva, Maria continua a parlare
-Qui nessuno vi farà del male, se potete garantire la stessa cosa per la mia famiglia, potete restare. Casa è molto grande.-
Veronica guarda Mia, vede i suoi occhi illuminarsi di eccitazione di fronte alla proposta, ma non può accettare.
-No, vi ho già detto che non possiamo pagarvi-
Il tono ora è meno deciso, emerge una nota di indecisione nella voce. Evita di incrociare lo sguardo dell'altra donna.
Maria approfitta di quell’incertezza per inserirsi a gamba tesa
-Potreste essere mie figlie, sapere che non morirete di stenti mi basta come pagamento.-
Mia si intromette, implorante, con due enormi occhi lucidi
-Dai mamma, solo finché c’è la neve-
Veronica la guarda, maledetto sguardo, pensa. Nemmeno lei ne è immune
Non sa che dire, è consapevole che restare sia la scelta giusta, ma come fare a fidarsi di sconosciuti?
In quel momento entra Pietro, con il bimbo fiammifero per mano; alla sua vista Veronica stringe istintivamente i pugni. Il battito aumenta e gocce di sudore le cadono sulla fronte.
-Non c’è molto da pensare, se volete sopravvivere, restate qui-
Dice, con il suo solito tono perentorio
-Non vi chiederemo niente in cambio. Non voglio due anime sulla coscienza, punto-
Guarda intensamente Veronica, che non riesce a sostenere il suo sguardo e posa gli occhi sul pavimento; improvvisamente sembra che i motivi irregolari sulla superficie del legno siano la cosa più interessante del mondo.
-Se poi volete morire, quella è la porta, nessuno vi obbliga a restare-
La ragazza sospira, si avvicina a Mia e la prende nuovamente in braccio, per poi tornare a guardare fuori.
Non parlano, lei ascolta il respiro di sua figlia e ne percepisce il corpicino, vivo e caldo, premuto sopra al suo.
La sopravvivenza di quella bambina è ciò che la manda avanti, l’unica vera priorità che le resta.
Inutile negarlo, fuori c’è la morte, dentro c’è la vita; chiude gli occhi e annuisce tra sé, la decisione è presa.
Si gira verso marito e moglie
-Appena la neve inizia a sciogliersi saremo fuori di qui-.
Mia fa un gridolino di gioia, si dimena per scendere, va ad abbracciare il bambino, poi si prendono per mano e corrono via
-Mia! Dove vai?-
Appena la piccola non è più nel suo campo visivo il battito cardiaco accelera istantaneamente, ma prima che possa correrle dietro, Maria la interrompe.
-Lasciali giocare, è l’unica cosa normale rimasta a questi bambini.-
Intanto le risate si sono perse tra i corridoi.
-Posso almeno aiutarvi in qualche modo?-
chiede Veronica, rassegnata.
-Qui c’è molto da fare-
Risponde Maria
-Puoi iniziare venendo con me in cucina a preparare il pranzo-
Veronica annuisce e osserva la donna uscire dal salotto.
Le mani le tremano e deve concentrarsi per qualche secondo per regolarizzare il respiro.
Può solo sperare che questa decisione non porterà a conseguenze irreparabili.
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