Lacrime d’angelo

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[CP7] Luce d’estate - Costruttori di Mondi


Lacrime d’angelo


Lacrime d’angelo lavano la strada
confondono una Vergine dipinta
a gessetto sul cielo del selciato

lavano il mio viso dal tuo scontento
di valige pronte, dal mio ricordo
di porte aperte alle tue fughe

Lacrime d’angelo bagnano la via
cancellano i passi della la tua assenza
echi di stanze deserte e lattine vuote

rimane il tuo sapore di bacio
labbra di rossetto allo specchio
resti di cuore fissati nel vetro

Re: Lacrime d’angelo

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Ho apprezzato tantissimo l’assenza di punteggiatura, credo che sia davvero una bella scelta sia per l’immagine portante dei versi (le Lacrime d’angelo) sia per l’assenza vivida benché lavata via, che mi sembra emergere di più nella seconda e ultima terzine. Mi piace come questa poesia fluisca sia nel significato che nello stile, anche la allitterazione del primo verso introduce molto bene all’atmosfera che permea tutto il pezzo e mi ha colpito parecchio!

Ho pensato che la Vergine e il gessetto sul cielo del selciato (che bella immagine!) possano essere la dualità di un ricordo confuso fra il reale e l’ideale, visto che anche il cielo del selciato è un’immagine così bella proprio perché così ossimorica. Mi sembra ci sia una certa conflittualità fra il ricordo per come si vuole ricordare e il ricordo per come lo si racconta, me lo fa pensare la scelta delle parole (specie nella terza strofa), ma anche quel “confondono” in cima a tutta la poesia che mi sa un po’ di “chiave di lettura” per il pezzo.
E qui magari sono io che faccio violi pindarici, ma all'autore va l'ultima parola!

L’ultima strofa è forse un po’ “debole”, non perché sia brutta, tutt’altro, ma forse avrei preferito un’immagine più incisiva. Al contempo è una faccenda di puro gusto personale perché la “mondanità” dell’immagine credo sia voluta una volta raggiunta la strofa più intima, subito dopo il verso che rende concreti elementi di vita vissuta come gli echi nelle stanze e le lattine vuote. Anche quelle belle immagini che contengono ricordo di qualcosa di colmo-presente marcato dall’assenza.

Grazie di aver condiviso questi bei versi, ho imparato molto da essi!
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Re: Lacrime d’angelo

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Carissimo @Max91 

non posso che ringraziarti per questo gratificante e attento commento alla mia modesta poesiola.

"Ho pensato che la Vergine e il gessetto sul cielo del selciato (che bella immagine!) possano essere la dualità di un ricordo confuso fra il reale e l’ideale, visto che anche il cielo del selciato è un’immagine così bella proprio perché così ossimorica."

Questa immagine appartiene al ricordo d'una Vergine disegnata a gessetti colorati su un marciapiede del centro città da un eccellente madonnaro.
L'arista era davvero molto bravo e l'immagine era riuscita assai bene.
Poi ha iniziato a piovere e quella magia e tutto quel lavoro si sono dissolti nell'acqua.

Un saluto amico mio,  (y)

Re: Lacrime d’angelo

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Mi sono innamorata di questa poesia, l'immagine iniziale (una madonna disegnata con i gessetti che comincia a sciogliersi per la pioggia) ha da sola una carica poetica non indifferente. Tra l'altro la lavano via "lacrime d'angelo", come a indicare un'unione tra il disegno e le gocce d'acqua: c'è la tristezza di qualcosa che svanisce, ma in quella tristezza c'è anche un legame e un'eternità che non possono essere cancellati.

Dalla seconda strofa si passa a qualcosa di personale. Anche qui ho apprezzato la delicatezza con cui ci conduci verso un pensiero e un'emozione.
Con delicatezza, sì, ma verso un effetto vivido. 
Bastano poche righe, eppure non sono secche, sono (appunto) vive, pulsanti.

Infine, e penso sia il tocco meglio riuscito, nella terza strofa tornano le lacrime d'angelo. Bastano queste per creare un nuovo legame, quello con l'immagine della prima strofa, e il nuovo legame riprende e intesse il vecchio in un'armonia che suona arricchita e completa.

La poesia conclude con quegli aloni di colore che probabilmente anche la pioggia lascerà sul selciato. Qualcosa che saprà indovinare solo chi ha visto cosa c'era prima (o chi l'ha vissuto).
Insomma (se ancora non si era capito) più la rileggo, più mi piace  :D

Re: Lacrime d’angelo

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Una buona prova, @Nightafter, nella quale una metrica un po' irregolare si quadra “a orecchio”, con garbo e senza fronzoli e aiutata da un filo sottile di ironia. Certo, il transito dall’immagine della Madonnina dipinta con i gessetti a tutta la serie evocativa dello spleen del compagno abbandonato non è immediato, ma una volta tenuto presente, tutte le immagini della serie si incatenano. Se c’è un punto di debolezza, mi indirizzerei non tanto verso l’immagine delle lattine vuote, un po’ di maniera ma che, pel fatto di essere appena accennata, “regge”; lo indicherei, invece, in un elemento più complessivo, e cioè nell’andamento di elenco che percorre tutto il brano, una sorta di rosario sgranato di immagini del forse non doveva andare così: pare quasi, inoltre, che il soggetto del tuo pezzo voglia fermarsi sul limitare della materia infuocata che ha causato quelle immagini, nel timore di potervi precipitare nuovamente.
Il senso sotteso da questa tua costruzione, dal punto di vista della soggettività senziente, è che il dolore appartiene ai giovani, e i vecchi tutt’al più possono avere a che fare con la rassegnazione e il rimpianto (non conosco, ovviamente, la tua età, né so se ti identifichi nel soggetto che si confessa): troppo logorati dalla battaglia del tempo e della storia per voler di nuovo immergersi nel cratere pieno di magma ribollente dei sentimenti andati a male. Ma, dal punto di vista oggettivo, che è il solo a contare (e del quale l’autore può anche non essersi accorto), emerge come problema l’ordine della casa, della casa dove la donna se n’è andata: un ordine che provvede di senso l’abitare ma che, nelle condizioni date, più lo si agogna, meno lo si raggiunge, illudendosi di poterlo assicurare a sé stessi trattenendo il fantasma di chi se n’è andato astenendosi dal cancellare i segni residui della sua presenza. Magari senza volerlo, il nostro autore ci ha condotto di fronte al problema dei problemi della metafisica occidentale: che ciò che non è più presente di fronte ai nostri occhi, è rientrato nel niente da dove era casualmente sbucato. E che il pensiero di questo niente, letteralmente intollerabile, possa essere alleviato dal mantenere in vita la materialità (il rossetto sullo specchio ecc.) che ci resta del suo passaggio, della sua comparsa e successiva scomparsa dalla cerchia della nostra esperienza.
Ci sarebbe molto altro da dire sullo scrivere per immagini, ma annoierei l’autore e i lettori del forum, quindi è meglio rimandare a future occasioni, che certamente non mancheranno.

Re: Lacrime d’angelo

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Mio buon @Filicheto 

La tua disanima sulla mia modesta composizione mi gratifica e confonde allo stesso tempo.
Mai avrei pensato che dai miei raffazzonati versi si potesse giungere a tanto profonde significanze filosofiche.
Mi duole lievemente che le lattine vuote che trovo, personalmente, una delle immagini più significative dello squallore esistenziale nello spazio domestico di un uomo abbandonato, non ti sia piaciuta.
Forse avrei dovuto sforzarmi maggiormente nello sforzo creativo, magari pensando ai cartoni vuoti della pizza, o le stoviglie sporche abbandonate sul lavello della cucina.

Grazie della lettura e del commento amico mio.
Un saluto.
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