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Ci sono volte in cui avverto che scompari e ricompari nella nebbia dei tuoi pensieri al ritmo di un bicchiere d'acqua, ma non ti giudico per questo. Quando la tua mente respira mi parli spesso di ciò in cui credi: della sveglia dei coscienti e il potenziale dei numeri rinchiusi negli orologi; del nesso tra i loro sensi, la loro logica, le loro emozioni tra rabbia e impotenza.
Ci sono volte in cui penso tu sia pazzo, ma poi ricordo sempre che abitiamo stanze diverse, piani diversi: perché parlare per metafore rende la tua missione un segreto intimo da proteggere, una tacita deterrenza; il mio un vano tentativo di semplificare, o forse banalizzare, dei discorsi enormemente più grandi di noi, di tutti. Vorrei darti ragione sui vecchi "non capisci", ma non riesco mai a farlo.
Preferisco aspettare la fine della tua odissea mentre gli altri salutano il passato, abbandonano il futuro e viceversa; in modo che tu possa capire quanti sono i colori nella mente, e poi quelli dell'universo invisibile; che tu possa capire di quanti numeri interi è possibile contare; di quante informazioni siamo composti.
So che non accetti effimero come sinonimo di felicità.
So che odi la ripetizione poiché morte dell'amore, ma il senso stesso è un vacuo anagramma. Di parole, numeri, sentimenti.
E' il nostro innato errore di fabbrica. Può solo cambiare il suono dei ticchettii, il nostro spazio, la nostra forma.
Eppure la scelta è una sola: Rompere il vetro, soffrire.
C'è chi vede lo sporco e non lo sopporta, chi vede orribili immagini distorte muoversi, c'è chi vede il vuoto. E' la natura di quella visione che ci definisce.
Non scegliamo nulla, reagiamo a tutto in continuazione.
Morire o vivere?
Essere immortale o mortale?
No, fanculo. Fanculo a te e ai tuoi dogmi.
Reagirò all'impossibilità.
Ci sono volte in cui penso tu sia pazzo, ma poi ricordo sempre che abitiamo stanze diverse, piani diversi: perché parlare per metafore rende la tua missione un segreto intimo da proteggere, una tacita deterrenza; il mio un vano tentativo di semplificare, o forse banalizzare, dei discorsi enormemente più grandi di noi, di tutti. Vorrei darti ragione sui vecchi "non capisci", ma non riesco mai a farlo.
Preferisco aspettare la fine della tua odissea mentre gli altri salutano il passato, abbandonano il futuro e viceversa; in modo che tu possa capire quanti sono i colori nella mente, e poi quelli dell'universo invisibile; che tu possa capire di quanti numeri interi è possibile contare; di quante informazioni siamo composti.
So che non accetti effimero come sinonimo di felicità.
So che odi la ripetizione poiché morte dell'amore, ma il senso stesso è un vacuo anagramma. Di parole, numeri, sentimenti.
E' il nostro innato errore di fabbrica. Può solo cambiare il suono dei ticchettii, il nostro spazio, la nostra forma.
Eppure la scelta è una sola: Rompere il vetro, soffrire.
C'è chi vede lo sporco e non lo sopporta, chi vede orribili immagini distorte muoversi, c'è chi vede il vuoto. E' la natura di quella visione che ci definisce.
Non scegliamo nulla, reagiamo a tutto in continuazione.
Morire o vivere?
Essere immortale o mortale?
No, fanculo. Fanculo a te e ai tuoi dogmi.
Reagirò all'impossibilità.
Sarò un'essere possibile.