Etruschi a merenda

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Commento

Leo e Marta sono in silenzio da quasi venti minuti; questo può significare che o il capitolo sugli Etruschi è più interessante del previsto o che stanno pensando ai fatti loro.
Succede spesso che i due amici studino insieme, in una casa o nell’altra, non importa quale; come dice sempre la mamma di Leo: mal comune, mezzo gaudio.
«A che punto sei?» chiede Marta sbirciando l’amico da sotto in su.
«Quasi finito,» mormora Leo seguendo il testo con un dito teso. «Forti sti Etruschi, eh?»
Marta alza le spalle e chiude il libro. «Lasciamo perdere Etruschi, Romani e compagnia e andiamo a fare merenda? Sto davvero morendo di...»
Un boato fragoroso gli spara il cuore nelle orecchie. Marta e Leo sbiancano, poi Leo sorride incerto.
«Sarà caduto qualcosa in cucina,» dice come se non fosse niente di speciale, ma gli trema la voce. «Andiamo a vedere, così facciamo merenda.»
Marta annuisce, ma il batticuore non le passa, ma non vuole che Leo pensi che è una fifona, così fa scivolare la sedia da sotto il tavolo e si alza.
Leo si mette in piedi, lo sguardo fisso sulla porta della cucina. Marta va al suo fianco. Non ci pensa nemmeno a rimanere per ultima e sicuro nemmeno per prima. Meglio stare uno di fianco all’altro.
La cucina è distante pochi metri, ma i passi dei due amici sono lenti e pesanti, li portano indietro, non avanti. Quasi camminano sul posto.
Si avvicinano alla cucina come formiche. Manca per sbirciare oltre la soglia. Si bloccano senza fiatare. Fissano la porta socchiusa senza riuscire a decidere se allungare una mano e spalancarla o se chiuderla e scappare nella direzione opposta.
Leo non resiste e afferra una mano di Marta che risponde alla stretta.
«Non facciamo i fifoni,» sussurra Leo.
Marta scuote la testa, poi annuisce. «È caduto qualcosa con il vento, magari è rimasta una finestra aperta.»
«Va bene, entriamo.» Leo allunga il palmo aperto verso la porta per aprirla con un colpo solo.
Un clangore di metallo esplode dalla cucina, un secondo più tardi la porta si chiude con un botto e le dita di Leo quasi ci rimangono in mezzo.
I due amici sono più bianchi del muro della scuola. Poi Marta urla e Leo anche e corrono a nascondersi dietro al divano. Si fanno piccoli piccoli, due palle tremolanti di vestiti sudaticci e cuori al galoppo.
«C’è qualcuno in casa, Marta!» sussurra Leo.
«Ma chi?»
«I ladri, chi altro?»
«Leo, siamo al quinto piano, come ci sono entrati qui?»
«Loro entrano dappertutto.»
«Siamo sempre stati al tavolo,» sbuffa Marta indicando il centro del salotto. «Non potevano passare senza che li vedessimo.»
Marta vede Leo cercare una risposta ragionevole, ma non la trova. I ladri sono entrati anche da sua nonna, però fuori dal palazzo c’erano le impalcature e i ladri l’avevano scalata per intrufolarsi in camera da letto: avevano rubato tutto quello che c’era. Non avevano preso altro perché la famiglia al completo stava pranzando in sala. Fuori dalla cucina di Leo non ci sono impalcature però, quindi o questi ladri volano o la spiegazione è un’altra.
«Leo.» Marta lo scuote perché sembra che sia rimasto ipnotizzato dal bracciolo del divano. «Non sono ladri. Nessuno può arrampicarsi fino quassù.»
«Loro entrano ovunque!» bisbiglia Leo e Marta pensa che i suoi occhi le fanno tremare le ginocchia. Allora lo abbraccia, così non li vede più.
«Ora vado a vedere io. Non rimarremo qui nascosti.»
«Aspettiamo che torni la mamma; quanto vuoi che ci metta a fare la spesa?»
Però Marta ha deciso: Leo l’aiuta sempre con compiti e interrogazioni. Non importa se ha paura, questa volta sarà lei ad aiutarlo. Scioglie l’abbraccio e si alza in piedi. «Tu stai qua, vedrai che non è niente.»
Prima che Leo possa dire altro, Marta va verso la cucina. Si ripete che nessuno è entrato, l’avrebbero visto. Davanti alla porta si ferma e ascolta. Sente solo il ronzio del frigo. Marta allunga la mano, poi esita e si gira. «Aaah!»
Leo l’ha raggiunta senza fare rumore ed è in piedi dietro di lei.
«Scusa. Vengo con te.»
I due amici si prendono per mano, poi Marta abbassa la maniglia e spalanca la porta.
La cucina è vuota e immobile, la portafinestra del balcone è socchiusa. A terra c’è la grossa terrina di metallo in cui la mamma di Leo fa l’insalata; più in là ci sono dei piatti rotti.
«Vedi?» esclama Marta trascinando l’amico verso la finestra. «È stato il vento.» Fuori il sole splende, più in basso qualcuno ride sul prato del condominio. «Tutto a posto, Le...»
Una scheggia seguita da un miagolio schizza tra di loro, salta sulla ringhiera del balcone e poi nel vuoto. Marta e Leo si buttano dietro al gatto e guardano giù: non c’è traccia di lui.
«Un gatto!» Marta scoppia a ridere in una di quelle risate che sembra continueranno per sempre. Poco dopo anche Leo esplode. Ridono così tanto che gli scendono le lacrime. Ridono così forte che che si tengono la pancia. Ridono così di gusto che si devono sedere per terra. «Un gatto!» ripete Leo quando riprendono fiato.
Marta sorride. «Andiamo a fare merenda.»
I due amici si alzano e rientrano in cucina.
Linda e la montagna di fuoco
Favole e miti di Alonnisos
Le radici del fiordaliso

Re: Etruschi a merenda

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Kikki ha scritto: Un boato fragoroso gli spara il cuore nelle orecchie
Bellissima immagine.
Kikki ha scritto: mal comune, mezzo gaudio.
Toglierei questa frase fatta che non aggiunge niente.

"Etruschi" e "romani" li lascerei con l'iniziale minuscola perché la maiuscola dà una certa pomposità che rallenta il ritmo (almeno a me! Gusto personale).
Kikki ha scritto: Marta annuisce, ma il batticuore non le passa, ma non vuole che Leo pensi che è una fifona,
Occhio alla ripetizione del "ma".
Kikki ha scritto: Manca per sbirciare oltre la soglia.
Non ho afferrato il significato...
Kikki ha scritto: c’erano le impalcature e i ladri l’avevano scalata
Qui passi dal plurale al singolare.
Kikki ha scritto: Marta pensa che i suoi occhi le fanno tremare le ginocchia.
Non funziona, secondo me. Meglio usare "i suoi occhi avevano una luce che..." oppure "un'espressione che..."
Kikki ha scritto: Ridono così tanto che gli scendono le lacrime. Ridono così forte che che si tengono la pancia. Ridono così di gusto che si devono sedere per terra.
Lo so che la ripetizione é voluta, ma avrei preferito che il secondo e il terzo "ridono" fossero impliciti, e virgole al posto degli ultimi due punti. Scorrerebbe meglio.

Non so come l'editor di testo massacrerà questa mia risposta, ad ogni modo ti dico che a me é piaciuta la scrittura di questo racconto perché il tutto va via bene, semplice come le piccole avventure dell'infanzia; proverei a lanciarmi di più nelle metafore perché sono sicuro che ne costruirai di molto belle e lascerei perdere frasi già sentite tipo quella che ho evidenziato.

A presto!

Re: Etruschi a merenda

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RicMan ha scritto: Non ho afferrato il significato...
perché manca un pezzo! Ero a caccia di ripetizioni inutili e devo aver cancellato qualcosa senza sostituire  O_-
RicMan ha scritto: Non so come l'editor di testo massacrerà questa mia risposta,
mi sembra che sia andato tutto bene, dai!

Grazie per la lettura, le annotazioni e il commento. Hai proprio ragione sulle metafore, cercherò di trovare qualcosa di più colorito e di sicuro rileggerò con più attenzione la prossima volta   :D
Linda e la montagna di fuoco
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Re: Etruschi a merenda

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Kikki ha scritto: bisbiglia Leo e Marta
Refuso: dopo Leo ci va la virgola
Kikki ha scritto: mal comune, mezzo gaudio.
non vedo attinenza tra lo studiare alternativamente nella casa dell'uno o dell'altra e il "mal comune". Sarebbe per il disturbo portato in casa? Meglio eliminare. Il pezzo è simpatico e realistico. Spesso da ragazzi si provano paure per pericoli inesistenti (come quella per il buio). Le ripetizioni finali a me non disturbano, ci sento il crescendo (una forma che a me piace). Mi lascia un po' perplessa la scrittura, leggendo il testo mi sembra che, nonostante boato e tensione, risulti poco vivace.
Nel complesso, ti dico che a mio avviso  – così com'è – potrebbe andare bene se inserito in un testo più lungo dove trovare altre espressioni più colorite, ma essendo un racconto finito credo manchi un po' di fantasia. Capisco che sia un testo destinato all'infanzia, ma a maggior ragione devi aggiungere vivacità, anche con i colori se il caso. Il gatto nero o rosso o a chiazze bianco e nero, ad esempio. Questi due ragazzi vanno alle elementari? Oppure alle medie? 
Ha ragione @RicMan osa di più con le metafore. 

Re: Etruschi a merenda

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Adel J. Pellitteri ha scritto: non vedo attinenza tra lo studiare alternativamente nella casa dell'uno o dell'altra e il "mal comune". Sarebbe per il disturbo portato in casa?
il male comune sarebbe lo studiare, insieme non è tanto male
Per le metafore avete tutti ragione, mi sono impegnata poco e si sente. Lo riguardo e lo coloro  ;)
Grazie mille per avermi letta  :flower:
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Re: Etruschi a merenda

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Ciao @Kikki, provo a commentarti, con opinioni personali, quindi soggettive. 
Parto dal titolo: molto bello, intrigante e stimola la lettura.
La prima parte secondo me funziona bene, a parte qualche piccolo dettaglio che ti hanno segnalato. L'idea è bella. L'interruzione di un tranquillo momento tra due amici provocata da un boato crea delle aspettative che descrivi bene. A un certo punto però, sempre dal mio punto di vista, la storia non decolla, forse ci vorrebbe qualche sorpresa in più.
Leo e Marta sono in silenzio da quasi venti minuti; questo può significare che o il capitolo sugli Etruschi è più interessante del previsto o che stanno pensando ai fatti loro.
Succede spesso che i due amici studino insieme, in una casa o nell’altra, non importa quale; come dice sempre la mamma
Toglierei due amici giusto per lasciare un po' di attesa sul tipo di relazione tra i due.


[font="Liberation Serif", serif]«C’è qualcuno in casa, Marta!» sussurra Leo.[/font]
«Ma chi?»
«I ladri, chi altro?»
«Leo, siamo al quinto piano, come ci sono entrati qui?»
«Loro entrano dappertutto.»
«Siamo sempre stati al tavolo,» sbuffa Marta indicando il centro del salotto. «Non potevano passare senza che li vedessimo.»
Marta vede Leo cercare una risposta ragionevole, ma non la trova. I ladri sono entrati anche da sua nonna, però fuori dal palazzo c’erano le impalcature e i ladri l’avevano scalata per intrufolarsi in camera da letto: avevano rubato tutto quello che c’era. Non avevano preso altro perché la famiglia al completo stava pranzando in sala. Fuori dalla cucina di Leo non ci sono impalcature però, quindi o questi ladri volano o la spiegazione è un’altra.
[font="Liberation Serif", serif]Questo passaggio, dal mio punto di vista, si poteva sviluppare meglio. Mi mette un po' di tristezza il fatto che il primo pensiero dei bambini, pensando a un intruso, sia quello dei ladri: l'ossessione di tutti. Mi sembra che ne abbiamo già abbastanza di stress sulla paura dei ladri, tra allarmi e inferriate. Forse a dei bambini avrei trovato altro per motivare il rumore e la paura. Un po' più di ingenuità. Oppure se Leo pensa che siano i ladri, Marta potrebbe stemperare la paura dicendo per es. "Cosa vuoi che rubino in mezzo a tutto questo casino. Se venissero i ladri in mezzo a questa confusione, per pietà riordinerebbero la stanza. Stai tranquillo, non c'è niente da rubare”. E magari far salire la tensione con qualcosa di più profondo: qualche creatura alata misteriosa...un'aquila o un barbagianni. Un pipistrello sanguisuga o addirittura un drago. Ognuno potrebbe esprimere e rimandare la paura per qualcosa di sempre più inverosimile.[/font]

[font="Liberation Serif", serif]  [/font]
[font="Liberation Serif", serif]«Ora vado a vedere io. Non rimarremo qui nascosti.»
«Aspettiamo che torni la mamma; quanto vuoi che ci metta a fare la spesa?»

Però Marta ha deciso: Leo l’aiuta sempre con compiti e interrogazioni. Non importa se ha paura, questa volta sarà lei ad aiutarlo. Scioglie l’abbraccio e si alza in piedi. «Tu stai qua, vedrai che non è niente.»

Prima che Leo possa dire altro, Marta va verso la cucina. Si ripete che nessuno è entrato, l’avrebbero visto. Davanti alla porta si ferma e ascolta. Sente solo il ronzio del frigo. Marta allunga la mano, poi esita e si gira. «Aaah!»

Leo l’ha raggiunta senza fare rumore ed è in piedi dietro di lei.
«Scusa. Vengo con te.»[/font]

[font="Liberation Serif", serif]Questo passaggio mi piace, descrivi bene la tenerezza tra i due piccoli.  A questo punto, secondo me, ci poteva anche stare qualche rumorino, per far salire ancora di più la tensione. Un rumore che indichi la presenza di qualcuno, ma non si sa chi...[/font]


Una scheggia seguita da un miagolio schizza tra di loro, salta sulla ringhiera del balcone e poi nel vuoto. Marta e Leo si buttano dietro al gatto e guardano giù: non c’è traccia di lui.

Un gatto si è buttato dal quinto piano? Rimane anche un dubbio sul fatto di come abbia fatto ad arrivare in casa.


«Un gatto!» Marta scoppia a ridere in una di quelle risate che sembra continueranno per sempre. Poco dopo anche Leo esplode. Ridono così tanto che gli scendono le lacrime. Ridono così forte che che si tengono la pancia. Ridono così di gusto che si devono sedere per terra. «Un gatto!» ripete Leo quando riprendono fiato.


Non so, queste risate mi sembrano esagerate, solo per la presenza di un gatto che è scappato, anche se ha dato un bel po' di paura che giustamente devono scaricare. Dal mio punto di vista delle risate così fragorose dovrebbero essere più motivate e credibili. Non so...tipo il gatto ha infilato la testa in una tazza e non riesce più a toglierla finché sbatte la testa contro il muro e la tazza si rompe. Oppure sbatte contro il vetro pensando alla finestra aperta (un classico) o si porta dietro qualcosa che si è incastrato nelle unghie. Qualcosa magari di buffo e inconsueto che potrebbe fare un gatto in casa, per poter giustificare delle risa così forti.


Marta sorride. «Andiamo a fare merenda.»
I due amici si alzano e rientrano in cucina.
Buona idea di base. Una situazione tranquilla interrotta da un evento inaspettato che mette paura e tensione, fa affiorare i più svariati pensieri, fa nascere qualcosa tra i bimbi per poi scaricare il tutto con leggerezza e portare a termine l'idea che Marta aveva in mente: fare merenda. Con qualche sorpresa in più può diventare un ottimo racconto.
Ti dirò che da amante dei gatti non mi sarebbe dispiaciuto che l'ospite si fosse lasciato accarezzare e magari terminare con una merenda a tre. Come sempre, scritto molto bene.
A rileggerti

Re: Etruschi a merenda

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Ciao @Kikki, intraprendo per la prima volta questa cosa del commento al racconto per poi inserirne uno mio, quindi non saprei bene su quali punti basare il mio giudizio  ._. Dopo aver letto qualche altra storia qui, sono rimasta colpita dalla tua, che è partita veramente bene. Intanto i ragazzini sono simpatici, l'atmosfera familiare dello studio a casa me li ha fatti subito vedere chiari e mi incuriosiva molto la frase di partenza. Ma... quei venti minuti di silenzio, vengono spiegati poi dal fatto che si stessero facendo i fatti loro? O che gli etruschi erano davvero così interessanti da giustificare il silenzio? Boh, non l'ho capito bene  :facepalm: Continuando, la parte centrale è piena di suspense, anche io mi chiedevo, come i protagonisti, che diavolo avesse potuto causare quel rumore, e già mi figuravo mille scenari diversi, tutti alquanto macabri a dire il vero xD Ed è per questo che il finale mi ha deliziata! Un tenero micetto è l'esatto contrario di tutto quel che il lettore può essersi prefigurato e l'effetto sorpresa quindi è assicurato. Mi è piaciuto molto anche lo stile, secondo me, essendo il pov di due ragazzini che studiano gli etruschi, quindi gggiovani, usare troppe metafore "alte" porterebbe via la freschezza dei pensieri e l'immedesimazione nei due. Racconto insomma ben riuscito, che non lascia molto dietro di sè, ma che diverte e coinvolge!  (y)

Re: Etruschi a merenda

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Grazie mille del passaggio, @Kasimiro  :)
Questo racconto nello specifico non può crescere, ha un limite da rispettare di 5000 caratteri e un altro suo limite è quello di rimanere fuori dal fantastico, quindi niente mostri o draghi. 
Mi piace molto la soluzione che proponi per il finale, con il gatto incastrato che sbatte e fa rumore, è di sicuro più credibile del mio gatto che scompare da un balcone al quinto piano!
Capisco anche il discorso sui ladri e sono d'accordo con te, però, almeno in questo caso, i ladri per me sono intercambiabili con il lupo o l'uomo nero, con una qualsiasi minaccia esterna al nucleo di affetto-casa-famiglia. Non credo che i bambini siano consapevoli della verà identità del ladro o forse mi sto facendo deviare dai miei ricordi di bambina anni '80 in cui i ladri c'erano, certo, ma non così tanto come al giorno d'oggi.

@AgnesePeretto grazie per le tue belle parole, sono contenta che ti sia piaciuto il mio racconto  :)
AgnesePeretto ha scritto: intraprendo per la prima volta questa cosa del commento al racconto per poi inserirne uno mio, quindi non saprei bene su quali punti basare il mio giudizio
In cima a questa sezione, così come in tutte le altre di Officina, c'è un post con il regolamento, dove trovi le indicazioni per postare e per scrivere il commento. Quello di questa sezione lo trovi a questo link. Sembra più difficile di quanto non sia in realtà, non perderti d'animo, è solo una questione di abitudine e allenamento.
AgnesePeretto ha scritto: quei venti minuti di silenzio, vengono spiegati poi dal fatto che si stessero facendo i fatti loro? O che gli etruschi erano davvero così interessanti da giustificare il silenzio?
Non è importante la ragione reale, potrebbe essere l'uno o l'altro motivo, a discrezione del lettore o forse dei personaggi.
AgnesePeretto ha scritto: usare troppe metafore "alte" porterebbe via la freschezza dei pensieri e l'immedesimazione nei due
hai sicuramente ragione, ma la realtà è che a questo racconto manca colore che le metafore, se ben congegnate, riescono a dare. Soprattutto nei racconti per l'infanzia le metafore sono importanti perché aiutano il lettore bambino a concretizzare le immagini che l'autore gli offre attraverso le parole. Io, questa volta, non sono stata molto attenta a questo aspetto, ma in revisione ho intenzione di rimediare, grazie ai vostri commenti.
Grazie ancora per avermi letto  :flower:
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Re: Etruschi a merenda

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Ciao @Kikki, piacere di rileggere qualcosa di tuo dopo molto tempo. Mi spiace solo che a quest'ora non ho molta lucidità e ho paura di non riuscire a immergermi nella lettura di questo racconto per ragazzi con il "mood" adatto (credo che si dica così). :P

Scherzi a parte, non scopro oggi che scrivi molto bene e che questo è un genere in cui - almeno per me - vai alla grande, però c'è un piccolo appunto. Certo, potrei dirti che questo, più che un racconto autoconclusivo, può essere un frammento di qualcosa di più grande, ma in realtà la cosa che mi dà da pensare è un'altra. Un piccolo tarlo che mi porto per tutta la lettura, cioè... il titolo. Davvero, non sono un drago nei titoli, ma questo non è che mi ha detto molto. Per come si svolge la storia, nel titolo racchiudi il background iniziale e dopo qualche riga mi sono chiesto dove volessi andare a parare, proprio per via del titolo.
Tra l'altro posso segnalarti anche questa frase
Kikki ha scritto: «Loro entrano ovunque!» bisbiglia Leo e Marta pensa che i suoi occhi le fanno tremare le ginocchia. Allora lo abbraccia, così non li vede più.
che per me è molto contorta a lettura. Mi spiego meglio, in uno stile che mantieni semplice, grazioso (molto ordinato comunque), ci si ritrova questa frase in cui al dettaglio sul modo di parlare di Leo aggiungi un'intera azione di Marta con spostamento di soggetto. Poi c'è il punto ma, invece, continui con il focus su Marta.
Forse faccio meglio a fare un esempio alternativo
«Loro entrano ovunque!» bisbiglia Leo.
Marta pensa che i suoi occhi le fanno tremare le ginocchia; lo abbraccia, così non li vede più.
in questo, a parte una piccola licenza poetica (per così dire), ovvero il punto e virgola, ho separato il cambio di soggetto agente.

Devo dire che ti ho trovato due dettagli su un ottimo racconto. Quindi mi perdonerai, magari. :sss:
https://www.facebook.com/curiosamate

Re: Etruschi a merenda

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Buongiorno @bwv582 che bello ritrovarti  :)
bwv582 ha scritto: Un piccolo tarlo che mi porto per tutta la lettura, cioè... il titolo.
hai ragione, infatti è stata una scelta dell'ultimo minuto, non avevo nessuna idea, né bella né brutta, così ci ho infilato questo
bwv582 ha scritto: in questo, a parte una piccola licenza poetica (per così dire), ovvero il punto e virgola, ho separato il cambio di soggetto agente.
hai ragione anche qui, in effetti la frase ci guadagna in chiarezza 
Grazie, caro bivvù, per essere passato da qui. Sei prezioso come sempre  :flower:
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Re: Etruschi a merenda

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Senza alcuna velleità di correggere o consigliare mi permetto di riportare due o tre cose:

impalcatura: la userei sempre al singolare, ma è una mia deformazione tecnica essendo ingegnere

clangore: a prima vista mi appare un sinonimo un pò dotto, forse non in linea con la storia

terrina di metallo: io avrei usato ciotola, la terrina mi dà l'idea del contenitore in argilla

Saluti
SANTIAGO - Storie quotidiane dall'isola di Cuba

Re: Etruschi a merenda

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Ciao @Kikki 

devo dire che il racconto mi è piaciuto, una cosa breve, quasi un divertissement, ma sta insieme più che bene e si fa leggere. 
Ti faccio solo alcune notazioni: 

  ha scritto: che o il capitolo sugli Etruschi è più interessante del previsto o che stanno pensando ai fatti loro.
Io cambierei in "o che il capitolo", ma forse è solo una preferenza mia. 

  ha scritto: mal comune, mezzo gaudio.
Di solito si consiglia di evitare le frasi fatte, ed è un consiglio che io seguo pedissequamente. È vero che la gente nella realtà le usa, ma banalizzano la scrittura. Penserei a quale significato vuole veicolare quell'espressione e proverei poi a parafrasarla di conseguenza. 


  ha scritto: ma il batticuore non le passa, ma

"ma" - "ma", eviterei questa ripetizione. 

  ha scritto: «Loro entrano ovunque!»


Questa frase ripete quasi in modo identico la precedente, io la cambierei, aggiungendo qualcosa che evidenzi come sia una ripetizione, come ad esempio "Entrano ovunque, ti dico". 


  ha scritto: Aspettiamo che torni la mamma
Qui, mettendo l'articolo, sembra che la madre sia la stessa, ma loro in realtà sono amici e non fratelli. Quindi non metterei l'articolo. 



  ha scritto: non c’è traccia di lui.
Io non userei lui, che si usa per gli umani, magari meglio "l'animale". 

Re: Etruschi a merenda

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Grazie, @Tracker per essere passato di qua  :)
Tracker ha scritto: È vero che la gente nella realtà le usa, ma banalizzano la scrittura. Penserei a quale significato vuole veicolare quell'espressione e proverei poi a parafrasarla di conseguenza. 
invece, io trovo che non sia così, sono d'accordo che non sia bene abusarne, ma le apprezzo quando sono poche e ben posizionate. Le frasi fatte si portano dietro un bagaglio culturale ed etnografico pesantissimo e molto vasto e, inoltre, i bambini fino ai 10 anni, a cui sono rivolti questi testi, è difficile che le conoscano o comunque che sappiano usarle bene. In ogni caso, si tratta solo di opinioni diverse: c'è a chi piacciono e a chi no, a me divertono  :)
Grazie ancora, alla prossima 
Linda e la montagna di fuoco
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