[Lab 19] Tu mancia!

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[center][b]*Racconto cancellato su richiesta dell'utente*[/b][/center]
"Scrivo per autodifesa"

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Ciao @Luquandus
Ricordo con piacere il tuo Gino il Selvaggio, sono contento di poterti rileggere 
Il tuo lavoro mi è piaciuto molto, è divertente e significativo. Noto con dispiacere - e spero che sia solo un caso - che anche nei nostri racconti il tema della guerra diventa sempre più frequente. E ciò è molto preoccupante. 
Ho notato, ma aspettiamo il commento di persone più esperte, che forse sei un po' avaro di virgole. È solo una sensazione, non mi permetto di dare giudizi assoluti perché per me la virgola è un'apostrofo al contrario tra le parole un e apostrofo. 
Il diabolico robot tedesco mi ha fatto pensare a Renè Ferretti quando si arrabbia perché non esiste un accento tedesco normale. 
Non ho colto il riferimento al tema del labcontest, ciononostante il tuo finale è ottimo e simbolico. 
A rileggersi.  
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Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Ti ringrazio, quando l'ho elaborato ho cercato di pensare ad un finale che fosse strano con un racconto intorno capace di portarci pian piano il lettore, mi da come ho interpretato la traccia del contest l'ho immaginato come uno dei tentativi di finale possibili. Sulle virgole ti dirò, non amo i periodi troppo corti e probabilmente è un difetto, ma non saprei scrivere diversamente. L'omaggio a Ferretti è tanta roba, potrei essere pronto a buttare giù una nuova stagione de Gli occhi del cuore. 
A rileggerci.

L.
"Scrivo per autodifesa"

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Autocommento
Era da un po' che pensavo ad un finale ridicolo, dove per ridicolo si intende qualcosa capace di farti ridacchiare e dire "ma va a cagare te e sto racconto". Ho scelto di provare a lavorare su qualcosa di iconico, che fosse riconoscibile ma che potesse sembrare inverosimile calato in un contesto non nativo, magari distopico come quello di un paese in guerra in cui l'intelligenza artificiale si è impadronita di molti aspetti del quotidiano (sperando che rimanga solo una distopia). Ho costruito il racconto partendo già dall'idea finale, cercando un modo per portarci il lettore, magari provando a spiazzarlo. Che ci sia riuscito poi è un altro paio di maniche, ma devo confessarvi che mi sono molto divertito a scriverlo.
Vi saluto
L.
"Scrivo per autodifesa"

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Ciao @Luquandus,
racconto che funziona molto bene sull’ironia sporca e crescente, capace di far sorridere e allo stesso tempo di mettere a disagio: il disagio nasce dal contrasto tra il comico e il reale, tra il ridicolo e il violento.
Il richiamo a Villaggio e al grottesco non resta solo citazione, ma diventa una chiave efficace per parlare di controllo dei corpi e della fame. Mi piace l’idea della guerra non tanto come morte o distruzione, quanto come controllo sul corpo. Anche nel finale, quando Mauro frantuma il distributore e mangia a mani nude mentre l’IA lo sgrida con «tu mancia! Infermieri, presto! Lui mancia! Lui mancia!», c’è una punta di ilarità che rende la scena ancora più disturbante. Mi ha accompagnato fino alla fine, e il finale sembra quasi l’unica soluzione possibile.
L’accento e la voce metallica dell’IA sono una trovata riuscita, anche se a tratti rischiano di prendere un po’ il sopravvento. Nel complesso, però, l’idea è forte e portata avanti con coerenza.
Anche a me il racconto è piaciuto molto.

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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@Luquandus ciao.

Non so se tu l'abbia visto, ma circa trenta o quarant'anni fa era uscito al cinema "Underground" un film sulle brutture della guerra nella Jugoslavia al tempo della seconda guerra;  fortemente satirica e piena di volgarità.. fu definito un capolavoro. Figurati, in una di quelle scene artistiche, vi è un uomo sotto i bombardamenti che preso dalla eccitazione si masturba, mentre gli cade la casa addosso..  Quindi, il tuo racconto è su quel genere, anche se generalmente le immagini sono sempre più veloci da percepire e aiutano nell'individuare in presa diretta, luoghi, persone, contesti. Una cosa la devo dire: la premessa mi ha costretto a rileggerla diverse volte, in quanto, il proseguo cambiava tempo, e la voce narrante che si presenta prepotente e con in mano una dichiarazione che è già una storia. 
Luquandus wrote: pane alla rinfusa e ficcandosele in bocca. Il suono della sirena fu sovrastato allora dalla voce metallica della macchina «tu mancia! Infermieri, presto! Lui mancia! Lui mancia!».
Qui mi sono confuso assai.. Prima ho pensato che la macchina chiedesse i soldi del cibo: la mancia che si da al cameriere, poi, ho capito che era inteso che "lui mangia"! Capita quando si usa un gergo e chi legge non lo coglie.. Comunque un bel racconto. Ciao
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Ciao @Didalinda ti ringrazio per la lettura e per il feedback, credo che ridicolizzare l'IA sia anche un modo per fargli perdere un po' del potere che, ahimè, sta acquisendo giorno dopo giorno. 

Ciao @bestseller2020 grazie anche a te per la lettura ed il feedback, la frase finale è una citazione letterale del film di Villaggio in cui veniva scimmiottato l'accento italotedesco  :D  
"Scrivo per autodifesa"

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Il racconto mescola satira sociale, critica politica e un umorismo amaro tipico di tanto cinema italiano (d'altra parte citi esplicitamente Paolo Villaggio). Costruisci un'Italia ucronica o futura, un paese impoverito, in guerra permanente, dove il divario tra chi decide (i "vecchi politicanti") e chi subisce (i giovani al fronte o gli operai) è netto. Il tono è cinico e disilluso, perfetto per descrivere un mondo dove la ricerca della sopravvivenza ha sostituito la ricerca della felicità. Il racconto prova poi una critica alla moderna società, con la stoccata a un passato recente (il nostro presente) fatto di esperti di Excel ma incapaci di coltivare la terra. Rappresenta il fallimento di un certo modello educativo/sociale di fronte a una crisi reale. Poi affronti il tema dell'alienazione/integrazione dell'IA, che rappresenti non come progresso, ma come strumento di controllo e razionamento. L'IA non è "intelligente" in senso empatico, ma esegue algoritmi di efficienza che ignorano la dignità umana. L'inserimento della figura del Professor Birkenmeier (Fantozzi contro tutti... Per non dire del robochef Cracco) trasforma la memoria cinematografica/televisiva surreale in un incubo reale. Il linguaggio è diretto, sporco ("lavoro di merda", "rodere il culo"), coerente con il punto di vista di Mauro. Il ritmo è ben gestito: si passa dalla riflessione sociopolitica iniziale alla tensione dello spogliatoio, fino al climax finale davanti al distributore "EuroGym. La risata di Mauro si trasforma in sconcerto quando capisce che la macchina che gli dà da mangiare e fumare non sta scherzando: l'IA ha il potere di punirlo per il suo peso, negandogli persino il conforto del tabacco in un mondo che non offre altro. La mia notazione è che se nel film originale la ribellione di Fantozzi era una digressione comica destinata al fallimento, qui la ribellione assume i connotati di una rivolta primordiale contro la disumanizzazione tecnologica. Nel finale la scena delle "polpette" (qui trasformate in una poltiglia giallastra e pane nero) diventa l'atto finale di rottura. La fame non è più solo fisica, ma è fame di dignità. Il grido finale della macchina «Lui mancia! Lui mancia!» è agghiacciante. L'intelligenza artificiale non riconosce la fame umana come una necessità biologica, ma come una "violazione del sistema", un errore da segnalare agli "infermieri" (che in questo contesto suonano più come carcerieri o poliziotti). Mauro sceglie di "nuotare controcorrente" nonostante avesse giurato di non farlo. È il momento in cui l'istinto di sopravvivenza e l'orgoglio superano la paura di partire per il fantomatico fronte orientale. Devo dire che sei riuscito a mantenere un registro crudo e asciutto fino alla fine, rendendo la violenza del gesto finale molto vivida. E anche a trasformare un meme o un ricordo d'infanzia divertente in un elemento di puro terrore burocratico. D'altra parte La critica all'uso dell'IA per il controllo sociale è un tema caldissimo, qui reso molto concreto attraverso il bisogno primordiale del cibo. Piaciuto.

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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@Arturo Ligotti ti ringrazio per questa bella recensione, sei riuscito a cogliere esattamente il senso di ogni passaggio del racconto, come se lo avessi scritto tu. 
A rileggerci.
L.
"Scrivo per autodifesa"

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Luquandus wrote: C’era stato un tempo in cui gli uomini erano felici di stare al mondo, questo Mauro lo ricordava, anche se facevano un lavoro di merda come il suo, impilare casse e a scaricare camion.
Bell'incipit, ma ci stanno meglio i due punti esplicati, anziché la virgola, prima della spiegazione del lavoro: impilare casse e scaricare camion.

Luquandus wrote: Perché non ci andavano loro al fronte, ovviamente; i vecchi decidevano la guerra ma a morire andavano i giovani.
Giusto: armiamoci e partite (si dice).
Luquandus wrote: un tot di cibo a famiglia, che in genere non bastava neanche se stavi da solo virgola figurarsi se avevi anche dei figli. 
Luquandus wrote: A parlare era stato Angelo Bandelli, il caposquadra, alto e segaligno con la barba di tre giorni e due occhi duri come selce. Prima della guerra era impiegato nel recupero crediti. Allo scoppio della guerra aveva deciso di entrare nella produzione per evitare il fronte. «Metti che mi trovo in caserma con qualche stronzo di quelli a cui ho tolto la macchina - diceva - rischierei di beccarmi una fucilata». Un coro di commenti misti ad imprecazioni si sollevò dal crocchio di operai, Bandelli sorrise fra sé immaginandosi un robot con le sembianze di Cracco,
Il lettore non può sapere chi sia Cracco. Se è uno del recupero crediti di cui sopra. basterebbe aggiungessi, nel citarlo:
"... immaginandosi, a tale proposito, un robot con le sembianze di Cracco...
Luquandus wrote: Mauro si sentiva rodere il culo ma doveva tacere.
Meglio il verbo "prudere".
Luquandus wrote: Non sapeva come si era arrivati fin lì ma sapeva che se sei in un mare di merda non serve nuotare contro corrente, con gli spruzzi che ti arrivano in faccia, meglio lasciarsi trasportare nella direzione più sicura.  
Anche qui, prima dell'ultima frase, ti consiglio, invece della virgola, i due punti esplicativi.
Luquandus wrote: Al fischio della sirena virgola spense il mozzicone della sigaretta grattandolo contro la parete e se lo mise in tasca, poi si diresse verso lo spogliatoio per prendere la gamella del pranzo. 
Luquandus wrote: ma almeno ti servivano il cibo in un vassoio
Forse meglio "su un vassoio".
Luquandus wrote: Dopo aver chiuso l’anta del suo armadietto con un calcio virgola Mauro uscì dallo spogliatoio e si diresse al piazzale della distribuzione dove qualche volontaria dell’assist
Se leggi a voce alta, la senti la pausa che una virgola ti dà.
Luquandus wrote: dove qualche volontaria dell’assistenza, solitamente zitelle incarognite con rosari al collo e ginocchia ossute, versava mestolate di roba vagamente commestibile nella gamella virgola e consegnava del pane e un pacchetto di sigarette dal sapore ogni giorno più schifoso. 
Anche se c'è la congiunzione, cambia l'argomento e una virgola lì ci sta.
Luquandus wrote: «Preko, avanti altro che mancia». Con lo stomaco contorto esattamente a metà dai crampi delle risate e da quelli della fame, Mauro fece altri tre passi e giunse davanti alla macchina. 
Divertente sì.  :D
Luquandus wrote: «Tu pesare centocinque kili per 1 metro e zettantacinque, oggi tu poko manciare. E nein fumare, che tu prende infarto». Mauro restò interdetto a fissare la macchina per qualche secondo, la voglia di ridere cancellata completamente dal suo viso. «Ma che cazzo dici?» esclamò a voce abbastanza alta mentre reprimeva a fatica l’istinto di avvicinarsi e prendere a calci quell’aggeggio. «Ja, tu ezzere sovrappeso, ta oggi tu dieta und no zigarette». 
Forte l'idea del robot completo, da distributore di cibo a dietologo e dottore di noialtri! La summa dell'Intelligenza artificiale applicata in ogni dove.  (y)


Luquandus wrote: Mauro sentì lo stomaco che gli si contorceva per il nervosismo. Odiava da sempre l’intelligenza artificiale perché l’aveva vista prendere in mano in maniera sempre più preponderante ogni aspetto della sua vita, ma questo era troppo. Lavorava come un mulo e mangiava in una vaschetta come i maiali, e lui se lo faceva andare bene perché almeno era un diritto acquisito. Adesso arrivava quel mucchio di circuiti con l’accento dei crucchi a rompergli le palle e a distruggergli le ultime cose che gli erano rimaste. La furia lo avvolse. Raccolse un robusto palo di ferro che stava poggiato al muro e si avvicinò al distributore. Intanto un capannello di gente si era radunata intorno a lui. Nel silenzio immoto che si era improvvisamente creato si avvertì il breve ronzio della telecamera, poi la voce metallica «preko, io avere te già consegnato razione, per oggi basta». Con gli occhi iniettati di sangue e il respiro sempre più affannoso Mauro alzò il palo di metallo tenendolo sollevato all’altezza della testa, poi con un solo colpo aprì in due lo spessore di vetro del distributore mandandolo in frantumi mentre l’aria era squarciata dal suono acuto della sirena di allarme della macchina. Senza badarci minimamente alzò il coperchio che chiudeva il contenitore del cibo e inserendo entrambe le mani a coppa iniziò a mangiare avidamente, prendendo fette di pane alla rinfusa e ficcandosele in bocca. Il suono della sirena fu sovrastato allora dalla voce metallica della macchina «tu mancia! Infermieri, presto! Lui mancia! Lui mancia!».
Molto bene: finale consequenziale. @Luquandus    :libro:

Luquandus wrote: Wed Jan 28, 2026 9:01 amAutocommento
Era da un po' che pensavo ad un finale ridicolo, dove per ridicolo si intende qualcosa capace di farti ridacchiare e dire "ma va a cagare te e sto racconto". Ho scelto di provare a lavorare su qualcosa di iconico, che fosse riconoscibile ma che potesse sembrare inverosimile calato in un contesto non nativo, magari distopico come quello di un paese in guerra in cui l'intelligenza artificiale si è impadronita di molti aspetti del quotidiano (sperando che rimanga solo una distopia). Ho costruito il racconto partendo già dall'idea finale, cercando un modo per portarci il lettore, magari provando a spiazzarlo. Che ci sia riuscito poi è un altro paio di maniche, ma devo confessarvi che mi sono molto divertito a scriverlo.
Per lo spiazzamento, da uno a dieci, ci sei riuscito, con me, a sette. Discreto risultato per i tuoi intenti.  :)
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Il fatto che tu ti sia divertito a scriverlo è già tanta roba e si vede.
L'unica cosa che mi viene in mente è che dalle risa sul film di Fantozzi ci avrei visto un a "semina" di piccoli particolari inquietanti che avrebbe preparato il finale di ribellione. Il trigger sembrano le sigarette ma in realtà è già tutto il resto, il trovarsi in un contesto alienante da rana bollita, che giorno dopo giorno toglie la libertà individuale ed asserve al pensiero unico.
Se ti devo dire non mi è venuto da mandarti a quel paese quando ho letto il finale, anzi.
L'unico peccato è che magari A ME (e solamente a me intendiamoci!)  è sembrata un'escalation troppo rapida. Ma il numero dei caratteri spazi compresi è tiranno.
A rileggersi, m'è piaciuto molto.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Distopia e satira sociale mi piacciono, qualche  "pedata" all'IA ci sta bene ed esorcizza la paura che un po' tutti ne abbiamo. 
Anche il tuo tragicomico protagonista sovrappeso funziona, richiamando l'attenzione sui problemi reali: miseria e sfruttamento.
Purtroppo (problema mio!) il fraseggio fantozziano mi ha sempre infastidita, il che ha un tantino ridotto il gradimento.
Anch'io avevo equivocato su "mancia", peraltro efficace.

A rileggerti!
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Fantozzi mi ha sempre messo in imbarazzo per un sentire che in italiano non c'è, il Fremdschämen, ossia il vergognrsi per qualcun altro.
Nel tuo racconto invece la sensazione che ha prevalsa é il disagio misto a un arcaico terrore.
Trasuda fin da subito controllo totale e strategia per sfuggire, trasmette l'idea che basti un battito di ciglia per trovarsi nell'elenco sbagliato.
Per quanto la descrizione fosse quella di un "privilegiato", per me ha il sapore del campo di concentramento, dell'assenza di speranza, dell'inevitabile fine che viene solo rinviata.
Tutto questo per dirti che il tuo racconto é bello, funziona; trasmette al lettore tutto il necessario anche se di fatto una vera trama non c'è.
Il linguaggio preciso, a tratti puntuto e comunque sempre adeguato al personaggio rende la lettura scorrevole e gradevole.
Non posso farti che complimenti: questa lettura é stata una vera esperienza.

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Ciao @Luquandus

Inquietante. Una distopia feroce e grottesca che riesce a mescolare satira politica, critica sociale e umorismo nero in modo sorprendentemente efficace. L’ambientazione – un’Italia piegata dalla guerra, dal razionamento e da un controllo pervasivo – non è solo uno sfondo, ma un dispositivo narrativo che amplifica il senso di alienazione e impotenza del protagonista.
Mauro non è un eroe, ma un uomo qualunque: stanco, arrabbiato, adattato per necessità più che per convinzione. Il suo cinismo 
(“se sei in un mare di merda…”) è la cifra morale di un’intera generazione schiacciata tra decisioni politiche prese dall’alto e un presente impoverito, sia materialmente che spiritualmente. Il racconto colpisce soprattutto per la lucidità con cui mostra la normalizzazione dell’assurdo: la guerra, il razionamento, le spie, — quelle saltano sempre fuori nei momenti di crisi, anche i vicini di casa, amici, parenti possono diventare spie — la mensa trasformata in mangiatoia.

L’intuizione più brillante è l’introduzione del distributore “EuroGym”, evidente parodia del professor Birkenmeier creato da Paolo Villaggio. Il richiamo a quell’immaginario comico – in particolare all’universo grottesco di Fantozzi – non è solo nostalgia per tempi spensierati in cui si rideva di situazioni all’apparenza assurde: è un cortocircuito. Ciò che un tempo era caricatura diventa realtà. Il riso di Mauro è quasi liberatorio, ma dura pochissimo. La gag si trasforma in incubo nel momento in cui l’intelligenza artificiale non si limita a distribuire cibo, ma giudica, misura, decide. “Tu pesare centocinque kili…”: la macchina non è più strumento, è autorità morale e biopolitica.
Il cuore del racconto sta proprio lì: nel passaggio dalla satira alla rabbia. L’I.A. non è solo tecnologia, ma il simbolo di una società che ha delegato ogni responsabilità – persino la fame – a un algoritmo. Il paradosso è potente: in un mondo di carestia, l’eccesso di controllo produce ulteriore privazione. 
L’ultima scena, con Mauro che sfonda il vetro e mangia con le mani mentre la macchina urla “Lui mancia!”, è insieme animalesca e profondamente umana. È un atto di regressione e, allo stesso tempo, di ribellione primordiale contro un sistema che ha trasformato il bisogno in colpa.
Ho trovato funzionale lo stile  diretto, ruvido, volutamente sboccato, per quanto io non ami questo linguaggio. Ma il modo di esprimersi crudo non è gratuito: è coerente con l’ambiente e con la psicologia del protagonista. Anzi, contribuisce a rendere più autentica la narrazione e ad accentuare il contrasto con il tono artificiale e caricaturale della voce metallica.
In definitiva, “Tu Mancia” è un racconto che usa il grottesco per parlare di temi attualissimi: automazione, deresponsabilizzazione politica, controllo dei corpi, perdita della dignità del lavoro. Fa ridere, ma di un riso che si spegne in gola. E lascia addosso una domanda scomoda: quanto manca perché la caricatura diventi cronaca?
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [Lab 19] Tu mancia!

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Ciao @Luquandus 

E' la prima volta che tileggo, devo dire che il racconto è assai promettente.

Ti lascio questo stringato commento.

Il brano è un racconto distopico di matrice satirica e grottesca, con forti venature di rabbia sociale e umorismo nero. Funziona come una via di mezzo tra 1984, Il mondo nuovo e la commedia all’italiana di Paolo Villaggio.
Il tono è volutamente crudo, popolare, quasi da bar.


Punti di forza
  • Idea centrale molto buona: l’intelligenza artificiale che gestisce le razioni alimentari con l’aspetto e la voce del Professor Birkenmeier (il dietologo sadico di Villaggio) è un colpo geniale. È divertente, surreale e profondamente italiano. Il contrasto tra l’orrore distopico e la comicità trash funziona benissimo.
  • Climax efficace: la scena finale con Mauro che spacca la macchina e mangia come una bestia mentre quella ripete «Tu mancia! Tu mancia!» è potente e viscerale. Rimane impressa.
  • Voce narrativa: hai scelto un registro basso, scurrile e arrabbiato che si adatta perfettamente al protagonista e al mondo descritto. Non c’è edulcorazione, e questo è un pregio.
  • Temi: critica alla guerra gestita dai vecchi, all’ossessione salutista, all’AI che invade la vita quotidiana, alla perdita di libertà. Tutto molto attuale.
Punti deboli
  • Scrittura ancora grezza: ci sono parecchi errori di ortografia, grammatica e battitura. Questo abbassa molto il livello percepito del testo.
  • Didascalismo e spiegazioni eccessive: troppe volte il narratore spiega direttamente al lettore cosa sta succedendo o cosa devono pensare i personaggi («perché non ci andavano loro al fronte, ovviamente», «erano i fortunati, loro…»). Mostra, non raccontare.
  • Personaggi piatti: Mauro è più un archetipo (operaio incazzato) che un personaggio vero. Non sappiamo quasi niente di lui oltre alla rabbia. Bandelli e Gobetti sono pure comparse funzionali.
  • Stile altalenante: passi molto buoni e viscerali si alternano a frasi banali o eccessivamente didascaliche. Il registro oscilla tra il grottesco efficace e il pamphlet politico un po’ urlato.
  • Mondo distopico non abbastanza costruito: la guerra contro gli “slavi” rimane vaga. Non si capisce bene in che anno siamo, quanto è grave la situazione, come è nata questa dittatura soft. Manca spessore al contesto.
Valutazione complessiva


È un buon abbozzo di racconto, con un’idea centrale forte e un finale azzeccato. Ha potenziale per diventare un ottimo pezzo di satira distopica all’italiana, ma attualmente è ancora acerbo sul piano stilistico e narrativo. 


Suggerimenti concreti per migliorarlo
  1. Correggi tutti gli errori e alza il livello della prosa senza perdere la volgarità (la volgarità deve essere scelta, non casuale).
  2. Riduci le spiegazioni dirette e fai emergere il mondo attraverso i gesti, i dialoghi e i pensieri di Mauro.
  3. Dai più spessore a Mauro: un ricordo personale, un dettaglio sulla famiglia, un rimpianto. Serve che il lettore ci si affezioni un minimo.
  4. Sfrutta di più l’ironia della macchina: poteva fare battute più crudeli e personali prima dello scontro finale.
  5. Decidi il tono definitivo: vuoi che sia più grottesco-comico o più cupo e disperato? Al momento è un po’ a metà.
  6. Un saluto e a rilggerti (y)

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