Il mare in un bicchiere - Topic ufficiale

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La poesia è l’arte di far entrare il mare in un bicchiere.
(Italo Calvino)
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Carissimi CDM, vi presento il nuovo Contest poetico estivo, che si svolgerà tra la prima e la seconda tappa di Racconti nel tempo.
Fonte d’ispirazione questa volta sarà la prosa: tre racconti brevissimi di autori famosi.
Ciò che dovrete fare sarà trasformare il brano prescelto in un testo poetico; far entrare, appunto, "il mare in un bicchiere". 
La poesia non dovrà necessariamente rappresentare la vicenda narrata, ma essere fedele ai sentimenti e ai pensieri espressi nel testo prescelto e/o al messaggio da esso veicolato.
I tre racconti saranno pubblicati domenica 25 luglio.

Per qualsiasi dubbio potete utilizzare questo topic, per tutto il resto c’è l’OT.
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Regolamento
  • Ogni utente potrà partecipare con un solo componimento.
  • La gara inizierà domenica 25 luglio alle 12:00 e terminerà alle 12:00 di domenica 1 agosto (fine prima fase).
  • Le poesie dovranno essere in versi, senza altri vincoli di forma, e andranno postate nella sezione Il mare in un bicchiereall'interno di Gare e Tornei.
  • Nel titolo andrà inserito il tag [CP 5].
  • Ogni poesia postata dovrà seguire le regole dell'Officina creativa e andrà quindi effettuato un commento secondo lo spirito di CDM.
  • Il commento potrà essere postato anche successivamente alla poesia, ma non oltre le 12:00 di domenica 1 agosto.
  • Si dovrà partecipare a tutte le fasi del Contest (presentazione della poesia e votazione), pena l'esclusione.
  • I commenti agli altri componimenti in gara non saranno obbligatori, anche se graditi; sarà invece doveroso leggere tutte le poesie in concorso.
  • Alla chiusura della prima fase sarà postato l'elenco delle poesie ammesse e le regole per la seconda fase: la votazione.
  • La votazione terminerà alle 12.00 di domenica 8 agosto.
  • Il podio sarà costituito dai primi tre classificati.
  • Ognuno avrà tre voti che andranno espressi aprendo una discussione con il proprio nome nella Stanza delle votazioni.
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Re: Il mare in un bicchiere - Topic ufficiale

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Buongiorno carissimi!  :saltello:
Si parte!  Di seguito i racconti abbinati alle tracce.
  • Traccia uno: “Di sera, un geranio”. (Luigi Pirandello)
  • Traccia due: “Nozze d’oro”. (Grazia Deledda)
  • Traccia tre: “Lazzaro”.  (Gabriele D’Annunzio)

Traccia uno:
"Di sera, un geranio"
(Luigi Pirandello)

S'è liberato nel sonno, non sa come; forse come quando s'affonda nell'acqua, che si ha la sensazione che poi il corpo riverrà su da sé, e su invece riviene solamente la sensazione, ombra galleggiante del corpo rimasto giù.
Dormiva, e non è più nel suo corpo; non può dire che si sia svegliato; e in che cosa ora sia veramente, non sa; è come sospeso a galla nell'aria della sua camera chiusa.
Alienato dai sensi, ne serba più che gli avvertimenti il ricordo, com'erano; non ancora lontani ma già staccati: là l'udito, dov'è un rumore anche minimo nella notte; qua la vista, dov'è appena un barlume; e le pareti, il soffitto (come di qua pare polveroso) e giù il pavimento col tappeto, e quell'uscio, e lo smemorato spavento di quel letto col piumino verde e le coperte giallognole, sotto le quali s'indovina un corpo che giace inerte; la testa calva, affondata sui guanciali scomposti; gli occhi chiusi e la bocca aperta tra i peli rossicci dei baffi e della barba, grossi peli, quasi metallici; un foro secco, nero; e un pelo delle sopracciglia così lungo, che se non lo tiene a posto, gli scende sull'occhio.
Lui, quello! Uno che non è più. Uno a cui quel corpo pesava già tanto. E che fatica anche il respiro! Tutta la vita, ristretta in questa camera; e sentirsi a mano a mano mancar tutto, e tenersi in vita fissando un oggetto, questo o quello, con la paura d'addormentarsi. Difatti poi, nel sonno...
Come gli suonano strane, in quella camera, le ultime parole della vita:
- Ma lei è di parere che, nello stato in cui sono ridotto, sia da tentare un'operazione così rischiosa?
- Al punto in cui siamo, il rischio veramente...
- Non è il rischio. Dico se c'è qualche speranza.
- Ah, poca.
- E allora...
La lampada rosea, sospesa in mezzo alla camera, è rimasta accesa invano.
Ma dopo tutto, ora s'è liberato, e prova per quel suo corpo là, più che antipatia, rancore.
Veramente non vide mai la ragione che gli altri dovessero riconoscere quell'immagine come la cosa più sua.
Non era vero. Non è vero.
Lui non era quel suo corpo; c'era anzi così poco; era nella vita lui, nelle cose che pensava, che gli s'agitavano dentro, in tutto ciò che vedeva fuori senza più vedere sé stesso. Case strade cielo. Tutto il mondo.
Già, ma ora, senza più il corpo, è questa pena ora, è questo sgomento del suo disgregarsi e diffondersi in ogni cosa, a cui, per tenersi, torna a aderire ma, aderendovi, la paura di nuovo, non d'addormentarsi, ma del suo svanire nella cosa che resta là per sé, senza più lui: oggetto: orologio sul comodino, quadretto alla parete, lampada rosea sospesa in mezzo alla camera.
Lui è ora quelle cose; non più com'erano, quando avevano ancora un senso per lui; quelle cose che per se stesse non hanno alcun senso e che ora dunque non sono più niente per lui.
E questo è morire.
Il muro della villa. Ma come, n'è già fuori? La luna vi batte sopra; e giù è il giardino.
La vasca, grezza, è attaccata al muro di cinta. Il muro è tutto vestito di verde dalle roselline rampicanti.
L'acqua, nella vasca, piomba a stille. Ora è uno sbruffo di bolle. Ora è un filo di vetro, limpido, esile, immobile. Come chiara quest'acqua nel cadere! Nella vasca diventa subito verde, appena caduta. E così esile il filo, così rade a volte le stille che a guardar nella vasca il denso volume d'acqua già caduta è come un'eternità di oceano.
A galla, tante foglioline bianche e verdi, appena ingiallite. E a fior d'acqua, la bocca del tubo di ferro dello scarico, che si berrebbe in silenzio il soverchio dell'acqua, se non fosse per queste foglioline che, attratte, vi fan ressa attorno. Il risucchio della bocca che s'ingorga è come un rimbrotto rauco a queste sciocche frettolose a cui par che tardi di sparire ingoiate, come se non fosse bello nuotar lievi e così bianche sul cupo verde vitreo dell'acqua. Ma se sono cadute! se sono così lievi! E se ci sei tu, bocca di morte, che fai la misura!
Sparire.
Sorpresa che si fa di mano in mano più grande, infinita: l'illusione dei sensi, già sparsi, che a poco a poco si svuota di cose che pareva ci fossero e che invece non c'erano; suoni, colori, non c'erano; tutto freddo, tutto muto; era niente; e la morte, questo niente della vita com'era. Quel verde... Ah come, all'alba, lungo una proda, volle esser erba lui, una volta, guardando i cespugli e respirando la fragranza di tutto quel verde così fresco e nuovo! Groviglio di bianche radici vive abbarbicate a succhiar l'umore della terra nera. Ah come la vita è di terra, e non vuol cielo, se non per dare respiro alla terra! Ma ora lui è come la fragranza di un'erba che si va sciogliendo in questo respiro, vapore ancora sensibile che si dirada e vanisce, ma senza finire, senz'aver più nulla vicino; sì, forse un dolore; ma se può far tanto ancora di pensarlo, è già lontano, senza più tempo, nella tristezza infinita d'una così vana eternità.
Una cosa, consistere ancora in una cosa, che sia pur quasi niente, una pietra. O anche un fiore che duri poco: ecco, questo geranio...
- Oh guarda giù, nel giardino, quel geranio rosso. Come s'accende! Perché?
Di sera, qualche volta, nei giardini s'accende così, improvvisamente, qualche fiore; e nessuno sa spiegarsene la ragione.



Traccia due:
Nozze d’oro
(Grazia deledda)

Il signor Poldino ricordava di aver sentito dire da sua madre che se uno, entrando per la prima volta in una chiesa, domanda fervidamente una grazia, questa gli viene concessa. Di grazie, il signor Poldino, non ne aveva mai chieste, né in chiesa né fuori, poiché tutto e sempre gli era stato accordato dalla fortuna: benessere morale e materiale, onori, una moglie amata e fedele, figli e nipoti bravi e tutti ben sistemati; e infine anni ed anni di salute e di tranquillità di coscienza. Adesso ne contava ottanta, come a dire ottanta perle di una stessa collana, intatta e di sempre maggior valore, da lasciarsi in eredità di esempio ai discendenti: ma aveva bisogno di una grazia. Quale, però, la chiesa che egli non conoscesse, nella città e dintorni? Tutte, le conosceva, se non come penetrato credente, come amatore di monumenti antichi e moderni: da venti anni a questa parte, anzi, dopo che si era completamente ritirato a vita privata, non faceva altro che girare di chiesa in chiesa, ascoltando messe solenni, prediche, musiche; studiando colonne, tombe, vetrate e vôlte: e gli pareva di averle, queste chiese, una per una, come certi santi, sulla palma della sua mano. Ma da qualche tempo non usciva quasi più di casa, e adesso ricordava di aver sentito un giorno la moglie parlare di una chiesetta, una specie di oratorio, che certe suore facevano costruire a fianco del loro convento, in un parco di loro proprietà. Questa chiesetta doveva essere già finita, e non troppo distante dal quartiere dove egli abitava: ad ogni modo era bene informarsi con maggior precisione dalla moglie. La moglie era a letto, gravemente malata di cuore; i dottori dicevano che poteva morire da un momento all'altro. Per questa ragione il signor Poldino, pure fingendo con lei di non essere preoccupato e di proseguire nel suo solito tenore di vita, non usciva più di casa, e di giorno in giorno si sentiva anche lui mancare il cuore come quello della sua compagna. Sempre per parere dei dottori, ella veniva lasciata tranquilla nella sua grande camera ariosa, vigilata da una suora bianca che pareva fabbricata con la neve. Ma il signor Poldino, fermo in permanenza nella sala attigua, ne sentiva ogni respiro, ogni ansito: e quando ne aveva il permesso dai medici, nei momenti di tregua del male, andava a sedersi accanto al grande letto dove la moglie, sollevata sui guanciali, piccola e scarna, tutta occhi e con le sopracciglia ancora nere, sembrava una bambina d'un tratto invecchiatasi per un fenomeno crudele della natura. E si guardavano, senza parlare; oppure, a un cenno di lei, parlava solo lui, raccontando di essere andato a spasso, di aver mangiato e bevuto bene, o di aver letto un bel libro. Tutte bugie, che però, come piccole rammendature, fermavano per un poco l'inesorabile logorarsi della vita dei due vecchi sposi. Quel giorno, appunto, i dottori avevano dato al signor Poldino il permesso di fare un po' di compagnia alla moglie. Egli dunque lasciò l'angolo della stanza dove passava i giorni e spesso anche le notti, ed entrò nella camera nuziale. Sì, proprio nuziale, poiché ancora era quella: e quello il talamo, dove fino a pochi mesi prima egli aveva, per circa mezzo secolo, passato la notte con la sua compagna; quello lo specchio di Murano, che li aveva riflessi al ritorno dallo sposalizio, nitido e fermo ancora come la loro fedeltà. E ancora una volta li riflette, ella appoggiata ai guanciali, sul cui candore il candore dei suoi capelli increspati segna come un festone di trina; egli seduto accanto al letto, col braccio teso sul lenzuolo, verso la mano di lei. Disse, sottovoce, quasi comunicandole un segreto: - Oggi va proprio bene. Il professore così assicura, e molto mi ha confortato. Abbiamo anche fatto una bella passeggiatina. E scuoteva la testa, ammiccando. Ella lo fissava, con gli occhi azzurri, lontani, che a lui sembravano sempre quelli della loro giovinezza; ma teneva le labbra chiuse, bianche, immobili. Egli le prese la mano, la tenne nella sua: e ne sentiva le ossa sottili come quelle di un uccellino morto. Riprese: - Sì, sono uscito; ho fatto un giretto, qui nei dintorni. Continuano a costruire; sempre palazzi, e sempre nuovi negozi: ogni porta una bottega. Toh, hanno aperto, qui nell'angolo, anche una macelleria per carne equina; e bisogna vedere che insegna; sembra quella di un gioielliere. Sono poi andato giù, fino alla piazza nuova: volevo anche vedere quella chiesetta delle suore, della quale tu mi parlavi: però non sono riuscito a trovarla. Gli occhi di lei si ravvivarono, per un attimo; la sua mano si sollevò, verso la suora; e, dopo essere accorsa con un silenzioso volo di colomba, la suora rispose per lei: - La chiesetta? Dalla piazza non si vede: bisogna svoltare più su, lungo il muro del parco delle suore: è dietro, a destra. - Ah, ho capito: grazie. La suora fece un lieve inchino; poi se ne andò: anzi, profittando della presenza del signor Poldino, si allontanò dalla camera. La camera, poiché il sole era già tramontato, si riempiva come di un chiarore di ceri accesi. Dalla finestra spalancata si vedeva la grande terrazza di un palazzo di fronte, piena di fiori come un giardino pensile sospeso sul cielo rosso. Gli occhi della malata, adesso, guardavano lassù, ed anche il signor Poldino non poteva fare a meno di guardarci. E pensava che forse quella era l'ora buona per recarsi [/font]alla chiesetta - l'ora del vespero, quando la Madre del Signore meglio raccoglie le preghiere degli uomini. Ma si sentiva stanco, per tutte quelle ultime notti, e gli ultimi giorni passati in ansia continua; inoltre si stava tanto bene lì, appoggiato al letto come alla prora di una barca navigante in un luminoso golfo di pace: lì, accanto alla sua compagna, unite le mani, come sempre nella loro lunga felicità. Però la preghiera è più esaudita se si fa con spirito di sacrifizio. Quando dunque la terrazza di fronte apparve tutta d'oro e di rubino, come un altare all'ora del vespero, egli si alzò e andò nella chiesetta. Il viaggio fu alquanto difficile, perché già era quasi notte e la strada, lungo il muro del parco, diventava tortuosa, con buche e scaglioni che facevano inciampare il signor Poldino. Ma ecco finalmente la chiesetta: la porta, anzi, era spalancata, e in fondo si vedeva l'altare, che rassomigliava davvero alla terrazza di fronte alla finestra della malata. Egli sedette sulla prima panca che gli capitò: avrebbe voluto inginocchiarsi ma non poteva: sentiva un grave malessere, un mancamento di respiro; e nello stesso tempo una gioia mai provata. Recitò con fervore l'Avemaria, cercando di rievocare la voce stessa dell'Angelo annunziatore, poi domandò la grazia. - Fra giorni sono cinquant'anni che io e Mariolina ci siamo sposati. Vergine Santa, Madre di Dio, Sposa di tutti gli uomini che soffrono, concedimi di celebrare le nozze d'oro assieme con la mia diletta. Amen. Quando la suora infermiera, non vedendo uscire dalla camera il signor Poldino, vi rientrò silenziosa, vide la finestra ancora aperta, e sullo sfondo viola, su una colonnina della terrazza, una lucerna d'argento: era la luna nuova. I due vecchi sposi stavano lì, con le mani strette, gli occhi aperti verso il cielo: e prima di chiamare i famigliari, la suora chiuse loro questi occhi, che adesso si guardavano nell'eternità, lieti per la grazia ricevuta



Traccia tre: 
Lazzaro
(Gabriele D'annunzio)

Stava lì ritto fuori della baracca, mezzo inebetito, insaccato nella maglia sudicia che gli faceva le grinze giù per gli stinchi sottili; guardava la campagna squallida, taciturna, rattristata da qualche scheletro d′albero erto fuori delle nebbie basse, sotto l′umidità angosciosa del cielo; guardava, e dentro gli occhi ci aveva un brutto luccicore di fame: la baracca coperta di tendoni molli di pioggia, lì accanto nella penombra, sembrava una bestia enorme tutta d′ossa e di pelle rientrata. Non aveva mangiato da un giorno; gli ultimi bocconi di pane se li era ingoiati la mattina il figliolo, quel mostriciattolo umano dal cranio calvo e rigonfio come una zucca enorme; lui il ventre l′avea vuoto più della grancassa su cui picchiava disperatamente perché la canaglia accorresse a pagargli un soldo per quel miracolo di figliolo. Ma non si vedeva anima viva; e il bimbo se ne stava là dentro gittato su un mucchio di panni cenciosi, con le piccole gambe raggricchiate, tutto testa, battendo i denti nel ribrezzo della febbre, mentre i rimbombi gli davano spasimi alle tempie. Dal cielo scuro veniva giù un′acquerugiola fine, incessante, rabbiosa, che s′infiltrava da per tutto, che arrivava alle midolle, che metteva il malessere nel sangue. I colpi della grancassa per quella immensa tristezza di crepuscolo autunnale si perdevano senza eco, e Lazzaro picchiava picchiava, lì, ritto, livido, irrigidito, ficcando nell′ombra gli occhi come per divorarvi qualche cosa, tendendo l′orecchio fra un colpo e l′altro se mai gli giungesse anche un urlo d′ubriaco. Si voltò due o tre volte a guardare quell′ignobile straccio di carne vivente, che alenava là per terra, e s′incontrò in uno sguardo supremo di dolore. Non si vedeva nessuno. Da un vicolo scuro sbucò l′ombra di un cane; passò lesto dinanzi, a coda bassa; poi si fermò dietro la baracca a rosicchiare un osso trovato chi sa dove. La grancassa taceva; folate di vento mulinavano le foglie morte, sotto la querce: poi silenzio, e nel silenzio il rosicchiamento del cane, lo sgocciolare dell′acqua, a tratti il rantolo chiuso del bimbo, rantolo come di una strozza tagliata.

Buona scrittura!
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Re: Il mare in un bicchiere - Topic ufficiale

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Buongiorno a tutti, carissimi! :love3: 

Il tempo per postare è terminato. Vi ricordo che avete tempo fino alle 12:00 di domenica 8 agosto per votare.
Ringrazio tutti i partecipanti e tutti coloro che avrebbero voluto esserci.  
Abbiamo nove bicchieri davvero colmi. Complimenti!  :super:

Le poesie sono tutte ammesse alla gara, per eventuali penalità, invece, vi aggiorno in serata.

Buona domenica!
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Re: Il mare in un bicchiere - Topic ufficiale

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Buongiorno, carissimi! 
Eccoci giunti alla fase finale di questa bella gara.
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Vince il Contest poetico Il mare in un bicchiere
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@Poeta Zaza con 5 voti. :rebrilla: 

A seguire:
@Bob66 @Intes MK-69 @paolasenzalai con 3 voti;  :sss:

@Alba359 @bestseller2020 @@Monica con 2 voti; :sss:

@bwv582 con 1 voto. :sss:
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Complimenti a tutti!  :ola: :ola:
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Purtroppo @Alberto Tosciri  non ha votato, pertanto, come avrete notato, mancano sei voti: le sue tre preferenze e i voti a lui assegnati.

Vi ringraziamo di  <3 per aver partecipato e, soprattutto, per aver arricchito la nostra Officina di altre perle.
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Vi ricordo che in attesa della seconda tappa di Racconti nel tempo, a partire da domani, sarà possibile pubblicare in Officina racconti fuori concorsoQui trovate il regolamento.

Un abbraccio e buona estate a tutti!  :metal2:
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Re: Il mare in un bicchiere - Topic ufficiale

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Sira ha scritto: dom ago 08, 2021 4:27 pm Buongiorno, carissimi! 
Eccoci giunti alla fase finale di questa bella gara.
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Vince il Contest poetico Il mare in un bicchiere
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@Poeta Zaza con 5 voti. :rebrilla: 

A seguire:
@Bob66 @Intes MK-69 @paolasenzalai con 3 voti;  :sss:

@Alba359 @bestseller2020 @@Monica con 2 voti; :sss:

@bwv582 con 1 voto. :sss:
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Complimenti a tutti!  :ola: :ola:
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Purtroppo @Alberto Tosciri  non ha votato, pertanto, come avrete notato, mancano sei voti: le sue tre preferenze e i voti a lui assegnati.

Vi ringraziamo di  <3 per aver partecipato e, soprattutto, per aver arricchito la nostra Officina di altre perle.
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Vi ricordo che in attesa della seconda tappa di Racconti nel tempo, a partire da domani, sarà possibile pubblicare in Officina racconti fuori concorsoQui trovate il regolamento.

Un abbraccio e buona estate a tutti!  :metal2:
Sono contenta del vostro favore. :flower:
È stato un bel contest: stiamo diventando tutti più bravi, ogni volta! Grazie, @Sira  
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Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: Il mare in un bicchiere - Topic ufficiale

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Sira ha scritto: dom ago 08, 2021 4:58 pmMi dispiace! Ti ho anche taggato nel promemoria che ho pubblicato stanotte...   :(
Ho visto dopo, quando il tempo era scaduto... di solito seguo sempre con attenzione ma stavolta ero  fuori in giardino a fare dei lavori e ho trascurato il pc, anche perché non ho internet nel cellulare... :D disattenzione tutta mia, non preoccuparti...  :)   
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Re: Il mare in un bicchiere - Topic ufficiale

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Sira ha scritto: dom ago 08, 2021 4:58 pmMi dispiace! Ti ho anche taggato nel promemoria che ho pubblicato stanotte...   :(
Io invece ero convinto che fosse come il FdI (parlo, credo, di due anni fa): una settimana di scrittura, una di commento e una di voto. Mi ha salvato proprio il tuo promemoria in zona cesarini, @Sira, perciò grazie! :saltello: 
Complimenti a @Poeta Zaza e, in generale, a tutti. :love3:
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Re: Il mare in un bicchiere - Topic ufficiale

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Sira ha scritto: dom ago 08, 2021 4:27 pm
Vince il Contest poetico Il mare in un bicchiere
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@Poeta Zaza con 5 voti. :rebrilla: 

A seguire:
@Bob66 @Intes MK-69 @paolasenzalai con 3 voti;  :sss:

@Alba359 @bestseller2020 @@Monica con 2 voti; :sss:

@bwv582 con 1 voto. :sss:
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Complimenti a tutti!  :ola: :ola:
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Mi dispiace per @Alberto Tosciri , ma penso che una mattinata passata a prendersi cura del proprio giardino, regali lo stesso una grossa soddisfazione.
 Complimenti a te @Poeta Zaza   e a tutti noantri, come si dice a Roma: Semo li mejo :ola:
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Re: Il mare in un bicchiere - Topic ufficiale

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Mi unisco, anche se in ritardo, al coro di complimenti per @Poeta Zaza .
Sono tornato ieri dalle ferie e per questo motivo posto solo ora. Mi mancava il pc e con il cellulare non riesco più a postare, maledetta presbiopia, maledetta gioventù che avanza inesorabile. Comunque mi complimento con tutti i partecipanti, è stato interessante vedere come ognuno di voi ha interpretato la traccia.
Ciao a tutti,

Mirko
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