[MI189] A mezzanotte in punto

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Traccia n.6 - "La telefonata"
Da qualche giorno il protagonista riceve ogni notte una telefonata. Dall’altra parte nessuno parla, ma si sente chiaramente qualcuno respirare.

A mezzanotte in punto

So che sei tu, bastardo psicopatico che non sei altro.

Ogni notte, da un mese, a mezzanotte in punto. All’inizio pensavo fosse uno scherzo. Poi ho pensato a qualche vecchia rimbambita che avesse sbagliato a registrare il numero. Ricordo di aver provato anche a spiegare che doveva esserci un equivoco. Ma poi basta, dopo cinque giorni ho capito.

All'inizio riattaccavo, ero stanco di sentire il tuo respiro ansimante dall’altro lato della cornetta. Non riuscivo a capire quale fosse il tuo scopo, farmi auscultare il tuo rantolo asmatico? Poi ho detto basta: quella telefonata giornaliera cominciava a trasmettermi ansia. Mi mandava in paranoia, la sera non riuscivo ad addormentarmi sapendo che a mezzanotte avrei ricevuto una chiamata da un numero anonimo. Ho cominciato a rispondere. Sono il tipo che le cose le prende di petto; non mi nascondo, io. Volevo che quella faccenda si chiudesse. 

Ho provato a parlarti, mi sono persino scusato. Te l’ho detto, mi dispiace, ma questi sono errori che si fanno in due. Anzi, se vogliamo essere precisi, è stata lei a fare tutto. Io ho resistito, ho finto di non capire, di non essere interessato. Ho sopportato i colleghi che sospettavano della mia omosessualità.
“Ma scusa, quella te la sta letteralmente servendo su un piatto d’argento, cosa aspetti? Se fosse capitata a me, non mi sarei certo fatto sfuggire un’opportunità del genere. Guarda che culo, deve esserci qualcosa che non va in te.”
E io niente: ho recitato la parte del santarellino per mesi. Per rispetto nei tuoi confronti, nei confronti di una persona che nemmeno conosco. Pensavo che fosse sbagliato.

E poi ho ceduto. A quella dannata festa aziendale. Lei era vestita come una battona, con tanto di minigonna e tacchi alti, ubriaca persa: mi ha preso per la cravatta e mi ha tirato verso il bagno. Ha detto che se l’avessi rifiutata l’avrebbe presa come un affronto personale. Che vuoi farci? Ero brillo anche io. Di solito sono un uomo corretto, o almeno ci provo. Ma non sono fatto di marmo. Ci sono stato. Ed è stato anche bello. È stato sporco.
Poi è finita lì. Lei ha perso interesse e anche io. Abbiamo condiviso un’esperienza, e poi amici come prima. È così che va il mondo. E va malissimo, lo so. 
Non dico di pentirmi, ma mi assumo le mie responsabilità. Tuttavia, pretendo che sia messo agli atti che non ho cominciato io, che è lei il problema. E che tu hai un problema bello grosso con lei. Per essere stata così spudorata con me, chissà quanti altri avrà tirato per la cravatta. E tu invece con chi te la prendi? Con me? Troppo comodo. Sei un vigliacco, non stai guardando la cosa dal punto di vista corretto. Ragioni come un animale, sei stupido. Devi chiarirti con lei, devi fare l’uomo. Non ha alcun senso chiamarmi ogni notte e ansimare al telefono come un mentecatto. È un gesto da maniaci. Da idioti.

Ma ora basta: adesso la risolviamo alla vecchia maniera. Sto venendo io da te. Se tu non hai il coraggio di parlarne al telefono, vorrà dire che ne parleremo di persona. Una volta per tutte. Non ho certo paura di te. Non so nemmeno come sei fatto: puoi essere alto due metri o una mezza cartuccia che se la fa nei pantaloni, non mi interessa. Anche se, a giudicare dal tuo comportamento, propenderei fortemente per la seconda ipotesi. Poco male, non importa. Nessuno può permettersi di chiamarmi al telefono per un mese. Sono stato paziente per troppo tempo. Adesso è giunta l’ora di chiudere i conti.
Ti farò assaggiare un paio dei miei colpi migliori, sentirai il sapore delle mie nocche nodose in quella timida bocca sospirante che ti ritrovi. Ti farò capire come gira il mondo, amico.

Lo so dove abiti, so l’indirizzo preciso. Lavoro con quella ninfomane di tua moglie da dieci anni. Me l’avrà detto centinaia di volte. Non ti darò il tempo di chiamarmi anche stanotte. Com’è che funziona? Aspetti che lei vada a dormire per farmi partecipare al tuo spettacolino da pervertito?
Eccola lì, l’unica finestra ancora illuminata del palazzo. Scommetto che sei tu, vero? Ti immagino che giri avanti e indietro nello studio aspettando la mezzanotte. Ti farò una bella sorpresina, amico. Puoi scommetterci.
Se il tuo obiettivo era farmi impazzire, sappi che ci sei riuscito benissimo. Ieri, dopo l’ultima telefonata, ho preso a pugni il muro. Ho lasciato una bella impronta in salotto. Si vedono ancora le macchie di sangue. La mano mi fa un male cane, è gonfia il doppio dell’altra, devo aver rotto qualcosa. Ma voglio continuare a spaccarmi i metacarpi prima di andare in ospedale. Non preoccuparti: sono in grado di tirarti un paio di cazzotti belli forti anche con la mano in questo stato.
E se mi gira, ne darò un paio anche a quella sgualdrina che dorme al tuo fianco. Avrà anche un bel culo, ma è svitata come una mucca pazza. 
Perché lo fa? Forse perché non riesci a soddisfarla? Beh, a giudicare da come ti comporti non mi stupirebbe. Qualsiasi donna ti tradirebbe se non hai neanche il coraggio di rispondere al telefono.

“Lascio aperto?”

Benedetta ragazzina. Ha portato a spasso il cane e ha pensato bene di lasciarmi entrare nel palazzo. Mi ha risolto l’ottanta percento dei problemi.

“Grazie mille” tento di rifilarle un sorriso, ma credo che si sia pentita un istante dopo l’offerta. 
Le lascio prendere l’ascensore; io vado a piedi. Se l'intuito non mi inganna, abiti al terzo piano, bastardo. Ma per sicurezza sbircerò i cognomi sulle targhette delle porte.
Terzo piano, prima porta a destra, ne ero certo. Quella finestra illuminata era davvero la tua. La ragazzina con il cane è salita su fino al quinto. In una mano il guinzaglio e nell’altra il cellulare; non si è nemmeno affacciata a controllare cosa stessi combinando. Beata narco-gioventù, si dimenticano dei problemi dopo venti secondi. A giudicare dal silenzio spettrale, il resto del palazzo deve essere già in pigiama.
Ecco la porta. Non schiaccerò il campanello, troppo invadente. Busserò delicatamente con le mie nocche doloranti alla porta di legno. Voglio sentire vampate di dolore inondarmi tutto il corpo prima di spaccarti la faccia. Facciamo un po’ per uno, non ti preoccupare. Sono un tipo democratico.
I primi toc toc toc non hanno sortito effetto. A parte sulla mia mano, dato che mi hanno regalato tre simpatiche scossette. Sto sudando dal dolore. I secondi toc toc toc sono stati recepiti. Sento il fruscio delle pantofole e lo scatto del copri-spioncino.

Non aprono, famiglia diffidente. Busso ancora.

“Si può sapere chi è?” chiede l’uomo senza aprire la porta, si sente che è spazientito. 

“Sono Rinaldi, il collega di sua moglie.”

L’uomo dà un paio di mandate. Ha un’espressione ironica sul volto e una tuta dell’Inter.

“E cosa vuole a quest’ora? Chiara sta dormendo.”

“Cos’è? Ho fatto saltare i tuoi piani, bastardo?”

L’uomo mi guarda come si guarderebbe un cane parlante.

“È ubriaco?”

“Devi piantarla, verme.”

“Ehi, si può sapere cosa vuole? Se ne vada prima che chiami la polizia.”

Eccolo, il primo pugno è partito. Si infrange con tutta la potenza su quel naso interista che comincia a spruzzare sangue come una fontana. L’uomo si tiene la faccia con tutte e due le mani. Nei suoi occhi c’è l’incredulità. Raccoglie un ombrello e tenta di infilarmelo con la punta nella pancia. Mi fa male, ma non è niente rispetto al secondo cazzotto che gli sferro in pieno volto. Sento qualcosa che si rompe. Non so se è più roba sua o più roba mia. Il colpo l’ha tramortito, sta per crollare, ma non può cavarsela con così poco. Gliene do un altro paio, tenendolo per quella schifosa tuta nerazzurra finché non si strappa. Il vigliacco è a terra. Forse è morto. Sento ancora il bisogno di picchiarlo. 
Un mese, bastardo. Mi hai fatto penare per un mese intero, con i tuoi giochetti da psicopatico.
Sul corridoio spunta Chiara, in vestaglia e con gli occhi sbarrati. Prova a dire qualcosa ma non trova le parole.

Vorrei gridarle un improperio, dirle che è tutta colpa sua, ma i miei pensieri vengono interrotti dal mio cellulare che squilla.

È mezzanotte in punto.
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Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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@NanoVetricida 

Stessa traccia, svolgimento ai poli opposti.
Da un certo punto in poi mentre leggevo  il tuo racconto  Battisti, nella mia testa, cantava "Fiori rosa, fiori di pesco". Sul crescendo lui bussa alla porta e... patatrac.
Mi è piaciuto moltissimo, ho adorato il fatto che il tuo protagonista non potesse nemmeno prendere in considerazione l'idea di essere perseguitato senza un motivo. E l'unico motivo per meritarsi un trattamento del genere era essersi fatto la moglie di qualcun altro.
Decide di porre termine alla pena quando non gli pare più commisurata al crimine, e da lì è un precipitare negli inferi.
Tutti i suoi ragionamenti partiti dalle premesse sbagliate sono così giusti e perfetti che per un momento ci ho creduto anch'io. Sei stato un mago a riportare tutto il vortice di sensi di colpa scaturiti dalla sua coscienza sporca. In fondo aveva "sbagliato" solo una volta, non era certo giusto che pagasse per tutti.
Ci vuole davvero poco per far deragliare una persona e tu lo hai descritto in maniera splendida. Una spirale di pensieri che portano verso una fine sbagliatissima, tragica perché non finirà lì. Ci saranno conseguenze tremende, ma soprattutto le telefonate non termineranno.
Complimentissimi!

Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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Ciao @NanoVetricida,
Il racconto mi è piaciuto tantissimo.
Ha un ritmo che aumenta, simile al tema che hai svolto, come un respiro che parte piano e via via si fa più ansimante sino ad arrivare allo shock finale, davvero ben costruito. La traccia della telefonata è così gettonata, e non a caso: è semplice, ma funziona benissimo come meccanismo narrativo. Ti dà subito qualcosa di concreto da cui partire e allo stesso tempo permette di far crescere ansia, ossessione e tensione psicologica in maniera intensa, proprio come hai fatto tu.

Mi piace come cresce l’ossessione e la tensione drammatica: si sente chiaramente quanto il protagonista sia sopraffatto, come se stesse cercando di gestire impulsi morali e fisici che non riesce a controllare. C’è anche un sottofondo interessante legato alla colpa e alla responsabilità, e si percepisce la mascolinità tossica in certe scelte del protagonista: cerca di “fare l’uomo”, ma lo fa in modo aggressivo e discutibile, il che lo rende umano e complesso allo stesso tempo.

È un cerchio perfetto: tutto parte da una telefonata misteriosa, si sviluppano rimuginazioni, ossessioni e violenza, e alla fine la telefonata ricomincia, riaprendo il mistero e lasciando il lettore sospeso. È un effetto davvero potente.

Se posso permettermi, lo immagino quasi dialogare col mio racconto: la donna che riceve la telefonata e poi si ritrova lei a farla, e risponde il tuo personaggio, creando un’ossessione completamente diversa… È come due lati della stessa inquietudine, due facce della stessa tensione psicologica. In una matrioska infinita.

Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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Ciao @Almissima
Grazie per il passaggio
Sì, per adesso è un plebiscito: siamo andati come capre tutti sulla stessa traccia... il che non vuol dire per forza che siamo tutti stupidi (speriamo)
è vero, non ci avevo pensato, c'è un po' di Lucio in questo racconto, che bella canzone... poi purtroppo ha vinto alla viuuuulenza  
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Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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Ciao @NanoVetricida 

è un racconto dal ritmo incalzante e carico di pathos. Nonostante la brevità, emergono i caratteri dei protagonisti, se ne percepiscono le ossessioni, i desideri. Mi è piaciuta molto sia la prima parte che la chiusa finale. L’incontro-scontro fisico funziona e dà sapore alla storia. Ci sono solo alcune parti nella “zona centrale” che appaiono un po' ridondanti (per esempio la descrizione del dolore alle nocche delle mani viene ripetuto più volte) e alcuni pensieri e ricordi sono molto coloriti con un eloquio lucido e “forbito” che si discosta da un reale flusso di pensiero. Non so se mi sono spiegata.
Ma sono quisquilie. Il racconto funziona alla grande. Driiiin!

Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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   Il tuo è un viaggio nella paranoia. Il punto di forza assoluto di questo testo è la voce narrante. Non è un narratore affidabile, ed è proprio questo che frega il lettore. Fin dalle prime righe, lo trascini dentro la sua testa: si sente il suo respiro corto, la rabbia che monta e quella logica distorta che trasforma un sospetto in una sentenza di morte. La scelta di far coincidere la mezzanotte con lo squillo finale è un classico del genere, ma qui funziona bene perché chiude il cerchio della follia in modo brutale.
Tuttavia se si guarda sotto la superficie, ci sono alcuni punti dove il meccanismo potrebbe girare ancora meglio come la costruzione della colpa. Il protagonista è convinto che il marito lo chiami per gelosia, ma la sua è una proiezione pura. Lui si sente in colpa per essere andato con Chiara, e invece di gestire il rimorso, lo trasforma in un nemico esterno. Questo è un passaggio psicologico non banale, ma nel testo viene spiegato in modo un po' troppo "ordinato" (il paragrafo sulla festa aziendale sembra quasi un riassuntino dei fatti). Sarebbe stato ancora più potente se il lettore avesse dovuto ricostruire la vicenda attraverso i deliri del protagonista, rendendo la sua certezza ancora più spaventosa e infondata.
Un dettaglio che mi è piaciuto è la mano gonfia. Le nocche che fanno male, il sangue contro il muro, il dolore che diventa una "scossa" ogni volta che bussa alla porta. Questo rende la scena fisica, quasi tattile. Il dolore fisico alimenta la sua rabbia invece di fermarlo: è un tocco di realismo sporco che dà molta sostanza alla narrazione.
I Il finale è un pugno nello stomaco (letteralmente). Però, c’è un piccolo rischio di "cliché" nel modo in cui viene descritta la moglie ("battona", "ninfomane", "mucca pazza"). Se da un lato questi insulti servono a far capire quanto il protagonista sia fuori di testa e odi se stesso e gli altri, dall'altro rischiano di rendere il personaggio un po' troppo macchiettistico. Forse, se lui avesse mostrato un briciolo di rispetto o di pietà verso di lei prima dell'esplosione finale, il contrasto con la violenza successiva sarebbe stato ancora più disturbante.Il fatto che lui trovi la porta aperta grazie alla ragazzina col cane è un colpo di fortuna narrativo un po' forzato, ma serve a mantenere il ritmo alto senza perdersi in descrizioni di scassi o citofonate infinite. È quella "fatalità" che rende il destino del povero marito interista ancora più tragico: è morto (o quasi) perché una vicina è stata gentile.
In sintesi, il racconto è una macchina che corre veloce verso un muro. La scrittura è asciutta, cattiva al punto giusto e non si perde in fronzoli. Il ribaltamento finale non è solo un trucco di trama, ma la prova definitiva che il vero "psicopatico" è sempre stato colui che raccontava la storia.

Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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Ciao @NanoVetricida , è sempre un piacere leggerti.
Proprio per questo le aspettative sono alte e, per questo racconto, ti confesso che sono state un pochino disilluse. Ho trovato il testo, per quanto ben scritto come tuo solito, piuttosto… telefonato. Mi spiego meglio: la trama, i personaggi e anche l’uso di una certa terminologia mi sono arrivati come un flusso abbastanza scontato, come se ti fossi limitato a svolgere il compitino. Sembrava un film con Steven Seagal, dove sai già cosa succederà e cosa si diranno i personaggi prima ancora che la scena si svolga. Tutto, però, ben apparecchiato.
Comunque è sicuramente un buon lavoro. L’incipit cattura subito l’attenzione con una frase aggressiva e diretta: introduce immediatamente il conflitto e suscita curiosità, che però alla fine resta un po’ insoddisfatta. Lo sviluppo dell’intreccio è costruito con efficace progressione e si avverte bene il montare della tensione tra rabbia e paranoia. Il colpo di scena finale, però, secondo me non funziona del tutto perché risulta troppo inflazionato: negli eventi, nelle parole e nei dialoghi.
Il racconto è comunque coerente e plausibile. Ho trovato molto interessante la costruzione psicologica del protagonista, con la sua continua ricerca di autoassoluzione per mitigare rabbia e frustrazione.
Lo stile, come al tuo solito, è impeccabile: scorrevole e immersivo, con frasi brevi che creano tensione e ritmo, soprattutto nella seconda parte quando il protagonista si avvicina alla casa. Però, come ti hanno già detto anche altri, ci sono alcuni periodi eccessivamente lunghi, in particolare nella parte centrale dedicata alla giustificazione del tradimento. Secondo me, se fosse un po’ compressa, la tensione risulterebbe ancora più efficace.
Ma, come sempre, sono pareri dettati dal gusto personale: prendili per quello che valgono.
Ciao!

Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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Ciao @Arturo Ligotti
è davvero un piacere leggere i tuoi commenti 
Sì, hai ragione, dovevo costruire meglio il senso di colpa. Ho scritto il racconto in venti minuti, avrei dovuto ragionarci un po' di più. 
Il problema del personaggio macchiettistico è un difetto che mi hanno mosso anche in altre occasioni, proprio non riesco a togliermelo. 
Sono d'accordo anche sull'espediente della porta aperta un po' forzato. 
Grazie per le critiche costruttive, ne farò tesoro   
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Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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Ciao @Jack Cupo
Prima di tutto hai il nome più figo di tutto il CDM, sappilo 
Hai aperto un bel topic, bisognerebbe sempre tentare di leggere sgombrando il cervello dai pregiudizi. Soprattutto quando sono negativi, non è che se uno ha scritto un brutto racconto allora quello successivo parte da -1. Poi mi rendo conto che, non solo in tema di racconti, siamo tutti drogati da stupidi preconcetti che ci fanno continuamente prendere fischi per fiaschi. Poi che il tuo pregiudizio nei miei confronti fosse addirittura positivo è solo perché sei completamente pazzo  :D 
Per quanto riguarda l'analisi, sono d'accordo che sembra un film con Steven Seagal, non che ne abbia mai visto uno, ma capisco cosa intendi. In effetti, sì, ho provato a dare un ritmo da film d'azione, rabbioso e violento. Mi spiace, invece, che il finale possa apparire scontato, questo è un vero peccato. 
Grazie per il doloroso commento, non sto piangendo, sto solo sudando dagli occhi.    
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Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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NanoVetricida wrote: Ciao @Jack Cupo
Prima di tutto hai il nome più figo di tutto il CDM, sappilo 
Hai aperto un bel topic, bisognerebbe sempre tentare di leggere sgombrando il cervello dai pregiudizi. Soprattutto quando sono negativi, non è che se uno ha scritto un brutto racconto allora quello successivo parte da -1. Poi mi rendo conto che, non solo in tema di racconti, siamo tutti drogati da stupidi preconcetti che ci fanno continuamente prendere fischi per fiaschi. Poi che il tuo pregiudizio nei miei confronti fosse addirittura positivo è solo perché sei completamente pazzo  :D 
Per quanto riguarda l'analisi, sono d'accordo che sembra un film con Steven Seagal, non che ne abbia mai visto uno, ma capisco cosa intendi. In effetti, sì, ho provato a dare un ritmo da film d'azione, rabbioso e violento. Mi spiace, invece, che il finale possa apparire scontato, questo è un vero peccato. 
Grazie per il doloroso commento, non sto piangendo, sto solo sudando dagli occhi.    
@NanoVetricida ,
ti commenterei in loop solo per leggermi le tue risposte, sono spassosissime!
Non hai mai visto i film di Steven Seagal? Provaci, non sono male. Ti siedi in poltrona con "frittatona di cipolla e familiare di peroni gelata" (cit. Fantozzi), posi il cervello sul comodino e ti rilassi. La trama è questa: lui è il protagonista, cazzuto dal cuore buono che lavora nel sistema contro il sistema. La coprotagonista è fragile e indifesa, collegata alla magagna del film tramite un ex, o un fratello, violento. Steven Seagal picchia in tre distinte sequenze tutti i comprimari, nel finale risolve agevolmente il problema e picchia + arresta/uccide il capo dei cattivi e si accoppia con la tipa...  :D

Re: [MI189] A mezzanotte in punto

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NanoVetricida wrote: Un mese, bastardo. Mi hai fatto penare per un mese intero, con i tuoi giochetti da psicopatico.
Sul corridoio spunta Chiara, in vestaglia e con gli occhi sbarrati. Prova a dire qualcosa ma non trova le parole.

Vorrei gridarle un improperio, dirle che è tutta colpa sua, ma i miei pensieri vengono interrotti dal mio cellulare che squilla.

È mezzanotte in punto.
Una testo ben congegnato, che dà da pensare.
Il finale si armonizza con la progressione della narrazione. Devo ammettere che aspettavo lo squillo del cellulare in arrivo...  ;)

Comunque, al solito molto bravo @NanoVetricida  :)
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


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