[MI153] Tamborileros

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Traccia di mezzogiorno: Dopo la battaglia.
 
Sulle colline di Wagenberg nel Brabante, i due eserciti del principe d’Orange e del duca di Fuentes si erano affrontati corpo a corpo, preceduti da cariche di cavalleggeri e tiri di artiglieria da ambo le parti.  La battaglia era durata dall’alba al pomeriggio inoltrato. Non si sapeva di chi fosse la vittoria, non è importante. Al termine della battaglia il terreno appariva come un’informe massa di colori di uniformi spiccatamente gialle e blu, movimenti sparsi e rari di uomini e cavalli agonizzanti,  colonne di fumo che si alzavano lente.
Juanito si era svegliato con un forte mal di testa e un velo di nebbia davanti agli occhi. In bocca il sapore di sangue dolce gli ricordava quello del maiale che ammazzavano a casa quando era ancora bambino, non molto tempo fa, perché Juanito era stato comprato dall’Armada e suo padre, che pure gli voleva bene, non aveva avuto la forza di rifiutare davanti al denaro degli arruolatori del duca di Fuentes. Ancora troppo piccolo per combattere era diventato tamborilero assieme a una piccola squadra e inserito nel reggimento del duca. Era molto fiero della sua uniforme gialla a strisce rosse, della sua bandoliera, del cappello con piume rosse e del suo tamburo che scandiva la marcia dei soldati. Ma qui a Wagenberg  non era stata una parata a festa. Aveva visto Pablo e Gaspar, suoi coetanei più esperti che battevano il tamburo nella prima linea cadere colpiti da schegge di bombarda e fucileria davanti a lui.
-Non girarti! Non guardare! Continua a suonare! Suona! Non guardare!- gli aveva gridato qualcuno alle sue spalle. E lui aveva continuato a battere sul tamburo, a scandire la battaglia mentre sentiva le urla, il fumo della polvere da sparo che gli attanagliava la gola, gli stivali che calpestavano una poltiglia puzzolente che gli rivoltava lo stomaco. Ma andava avanti,  suonava, suonava sempre e camminava sopra i morti. Poi all'improvviso il mondo era diventato caldo e luminoso e non aveva sentito più niente.
Adesso era solo, in mezzo a  tanto silenzio, circondato da morti, la testa che pulsava. Si voltò e vide che era appoggiato a un cavallo sventrato che stava morendo e ansimava come il mantice di un fabbro. Si spostò  a fatica, dolorante, strisciando in un fango nero mischiato di sangue.
Aveva sete, tanta sete. Le labbra erano screpolate.
Rimase immobile, la vista si schiarì un po’ e vide i morti intorno; molti erano soldati del principe d’Orange, con uniformi blu, ma molti erano del duca di Fuentes, gialli come lui. Alcuni li conosceva, su altri preferiva distogliere lo sguardo tanto erano maciullati  e fatti a pezzi dai cannoni e dalla fucileria. Poco più avanti vide un ragazzo della sua età, la testa bionda sporca di sangue. Era sdraiato, poggiato a un cadavere; come si accorse del suo sguardo sollevò stancamente una mano in segno di saluto e sulla manica blu ricoperta di bottoni Juanito vide ricamate due vistose stecche di tamburo dorate e incrociate. Era un tamborilero  del principe d’Orange, un nemico dunque!
Cosa doveva fare Juanito? Non aveva voglia di fare proprio niente. Era troppo stanco, stava tanto male, ma sollevò con fatica la sua bandoliera e gli mostrò lo stemma reggimentale con  incise due stecche di tamburo incrociate. Entrambi i ragazzi sorrisero, poi continuarono a restare immobili. Quel giorno sembrava non finire mai.
Il tempo era scandito da gemiti e parole in diverse lingue, nitriti di cavalli senza cavaliere che si aggiravano lenti e spettrali,  evitando di mettere gli zoccoli sui cadaveri; si sa, i cavalli non calpestano i corpi umani a terra,  a meno che non siano violentemente  incitati a farlo pur provando repulsione. Alcuni uomini urlavano in modo strano, continuo, mai sentito prima. A un certo punto Juanito non fece più caso ai suoni delle lingue, era un unico tono di uomini doloranti, un lamento continuo, cadenzato, rauco. Ma davvero gli uomini soffrivano così dunque? Juanito non lo aveva mai saputo e adesso lo sapeva. Gli scesero lacrime calde che furono un balsamo per le sue labbra riarse. Ma la sete non passava. Vide il tamborilero d’Orange strisciare faticosamente verso di lui. Cosa voleva fare? Forse ucciderlo? E perché, pensava Juanito, lui non gli aveva fatto niente. Ma erano nemici. Meglio tenersi pronti. Ma come difendersi? I tamborileros non avevano armi, solo i loro tamburi.
Il giovane nemico si avvicinò a lui con un sorriso triste  di sangue raggrumato. Staccò dalla cintola  una borraccia fatta con una zucca, tolse il tappo di sughero e gliela avvicinò alla bocca. Juanito bevve avidamente l’acqua più buona che avesse mai bevuto nella sua breve vita. Avrebbe voluto berla tutta ma distaccò le sue labbra e fece cenno al ragazzo di bere anche lui. Lui lo fece e gli sorrise. Si sdraiarono fianco a fianco. Juanito sentì l’odore forte del suo sangue, l’uniforme  ne era impregnata, ma a causa del colore blu non si vedeva subito. Anche Juanito era ferito, alla testa e a un fianco. Il suo sangue formava vistose venature nell’uniforme gialla, confondendosi con i ricami rossi.
Cominciavano a calare le prime ombre della sera. Una piacevole umidità dal forte odore di paglia secca avvolse la collina e Juanito sognava il campo dove aiutava suo padre a mietere il grano. Aveva tanto caldo adesso. Qualcosa di fresco gli bagnava la fronte. A stento si rendeva conto che il tamborilero d’Orange aveva imbevuto una pezza di acqua e gliela aveva messa sulla fronte. Gli sorrise per ringraziarlo.
Poi sentì freddo e cominciò a tremare. Stava scendendo la notte.
 
-Guardate un po’ qua- disse un soldato del reggimento di Fuentes.
Si avvicinarono  altri soldati.
-Ma questo tamborilero  è nostro!
-È Juanito, si. Ma che ci fa con la mantellina dei soldati d’Orange?
Qualcuno si chinò sul corpo di Juanito e gli tolse la mantellina con i colori nemici.
-La mantellina è di questo tamborilero d’Orange. Sono morti fianco a fianco.
-Anche di più. Vedi che hanno ognuno la mano stretta in quella dell’altro?
-Cosa vorrà dire?
-Che quando si muore si muore così. Sono morti da cristiani.
-Amen- disse un altro facendosi il segno della croce e andando avanti, seguito dai compagni.
Il soldato che li aveva visti per primo si attardò sui due tamborileros morti. Si chinò e rimise la mantellina sui corpi, facendo in modo che coprisse entrambi i ragazzi.
-È più giusto così. State assieme. Requiescant in pace.

Re: [MI153] Tamborileros

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Alberto Tosciri ha scritto: La mantellina è di questo tamborilero d’Orange. Sono morti fianco a fianco.
Straziante, come la parola stessa che evoca la guerra. I morti non hanno bandiera  e quelli morti sul campo di battaglia, indossando divise diverse non fanno eccezione. Questa scena che hai descritto, mi riporta immgini lette, cantate, viste nei film ma, ogni volta fa troppo male prenderne coscienza.
Bel racconto @Alberto Tosciri  come in ogni MI.

Re: [MI153] Tamborileros

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Ciao @Alberto Tosciri quando ho visto le tracce non vedevo l’ora di leggere il tuo racconto. Sapevo che sarebbe stato magnifico e non mi hai delusa. La descrizione di quel che resta di un campo di battaglia dove non ci sono né vincitori né vinti è, nella sua crudezza, un monito alla inutilità della guerra. I lamenti dei morenti, uomini e cavalli, la polvere l’odore delle carni e del sangue sono descritti in modo impeccabile e viene il groppo alla gola leggendo. Quante giovani vite immolate senza un perché. 
Commovente la scena in cui i due tamburini si incontrano e quella borraccia ricavata da una zucca (ne aveva una mio nonno è me l’hai ricordata) contiene l’acqua più buona che abbiano mai bevuto. Trasparente e pura come i sentimenti di quei bambini che non conoscono il sapore dell’odio ma ne restano vittime. Complimenti.

Re: [MI153] Tamborileros

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 Vi ringrazio davvero tanto per aver letto e apprezzato.
 
@bestseller2020 
bestseller2020 ha scritto: Per un attimo ho pensato a una variante del famoso " Il Tamburino sardo"
Ho pensato anche al tamburino sardo, ma mentre scrivevo ne avevo in mente altri due, spagnoli, (per quel che pure è rimasto da noi del loro passaggio) trovati nel mare magnum della rete.
Ti linko i filmati, uno da un film ambientato nel XVII secolo, fusilamiento e canciòn del tamborilero, l’altro di una banda musicale moderna dove il tamborilero suona Caridad del Guadalquivir in onore della Vergine. L'età dei protagonisti dei filmati è quella che ho immaginato per i protagonisti del mio racconto.
@Poeta Zaza 
Ti ringrazio del tuo gradito passaggio.
 
Grazie @Alba359 
Anche io mi sono ispirato a immagini e filmati e letture, nonché al mio punto di vista, piuttosto sensibile a certi particolari e stati d’animo.
Capirai ciò che intendo se dai uno sguardo ai brevi filmati che ho messo sopra.
 
@Monica ha scritto: quando ho visto le tracce non vedevo l’ora di leggere il tuo racconto.
Addirittura... questo mi onora. Avevo in mente anche la traccia extraterrestre, ma il mio racconto sarebbe decisamente uscito fuori dai canoni...
Ma perché non hai partecipato anche tu?
Lo so, lo so: a volte il tempo passa inesorabile e quel poco che resta non basta più…
Mi fa molto piacere il tuo apprezzamento.
 
Grazie @Almissima
Purtroppo la guerra è sempre stata una maledizione dell’umanità. Certo che si potrebbe parlare prima di giungere alle armi, ma molti uomini sono malvagi e nascono con l’istinto di uccidere i propri simili.

Re: [MI153] Tamborileros

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Ciao @Alberto Tosciri ho letto il tuo racconto, scritto benissimo, ma ti dico subito che l’ho apprezzato meno di altri tuoi scritti. Vado controcorrente rispetto agli altri e mi dispiace, ma a livello di messaggio l’ho trovato “facile”. Tu hai una complessità nella scelta dei contenuti che ogni volta fa sentire arricchito chi ti legge. Questa volta la tua bravura per me non è bastata. Bellissima l’ambientazione, ma prevedibile la trama. Resta comunque solida la mia ammirazione e l’attesa di tuoi nuovi racconti. Non darmi troppo peso, perché solo io la penso così, ok?   :arrossire:
"Fare o non fare, non c'è provare." Yoda - Star Wars

Re: [MI153] Tamborileros

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Ciao @ElmoInverso 
Dai, mi fa piacere ricevere critiche, mica sono un genio infallibile…  Diciamo che a scrivere spesso me la cavo  e a volte pure con le ambientazioni,  (anche ripetitive) ma la perfezione è una lunga salita e io  sono consapevole  che posso pure provare ad avvicinarmi alla cima ma in quanto ad arrivarci… so già che non ci arriverò… non ci sono mai arrivato… :)
Si, trama prevedibile, è vero, è vero, frutto di letture e film (come nei due trailer che mi hanno ispirato) inventando su fatti storici modificati. Figurati che ho inventato il nome del luogo della  battaglia, Wagenberg, per non avere vincoli storici e solo alla fine controllando in rete ho visto che la località esiste davvero ed è situata veramente vicino ai luoghi dove avvennero battaglie al tempo della guerra delle Fiandre, che è l’epoca che avevo in mente. Si può sempre scrivere di meglio e ti ringrazio del fatto che mi leggi, mi tieni in considerazione e mi consigli. Per me tutto questo vale moltissimo  :)

Re: [MI153] Tamborileros

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Alberto Tosciri ha scritto: dom giu 20, 2021 9:40 pm
Aveva visto Pablo e Gaspar, suoi coetanei più esperti che battevano il tamburo nella prima linea cadere colpiti da schegge di bombarda e fucileria davanti a lui.
-Non girarti! Non guardare! Continua a suonare! Suona! Non guardare!- gli aveva gridato qualcuno alle sue spalle. E lui aveva continuato a battere sul tamburo, a scandire la battaglia mentre sentiva le urla, il fumo della polvere da sparo che gli attanagliava la gola, gli stivali che calpestavano una poltiglia puzzolente che gli rivoltava lo stomaco. Ma andava avanti, suonava, suonava sempre e camminava sopra i morti
Ciao, @Alberto Tosciri. In questo genere di racconti sei imbattibile. Attento a ogni particolare, prendi il lettore per mano e lo conduci a osservare da vicino i colori delle uniformi, le abitudini dei cavalli, lo sconquasso postbellico. Tocchi tasti che risuonano potenti in ognuno: personalmente, ricordo pomeriggi interi, da ragazzina, a riflettere sulle frasi de La guerra di Piero. Così come è sempre struggente leggere la bella descrizione di un tramonto, anche se ne abbiamo visti tanti, allo stesso modo è utile e terribile insieme leggere pagine come la tua, pure se la dinamica è conosciuta. Non conosceremo mai abbastanza da vicino, noi che la guerra corpo a corpo la leggiamo solo sui libri di storia e nei romanzi, cosa significa stare in un campo di battaglia dopo uno scontro. L'uomo è un essere meraviglioso, ed è chiamato a sopportare l'indicibile. Tu descrivi benissimo tutto ciò.

Cadesti a terra senza un lamento
E ti accorgesti in un solo momento
Che la tua vita finiva quel giorno
E non ci sarebbe stato un ritorno
Alberto Tosciri ha scritto: dom giu 20, 2021 9:40 pm
La mantellina è di questo tamborilero d’Orange. Sono morti fianco a fianco.
-Anche di più. Vedi che hanno ognuno la mano stretta in quella dell’altro?
Qui mi pare di scorgere una significativa connessione col racconto di @edu, di cui mi permetto, sperando di non fare cosa vietata, di riportare qui lo stralcio che tocca il tuo stesso argomento:  

"Adesso, almeno, posso abbracciarlo, Alfredo. Questo bastardo che mi è morto a fianco. Prima no, mai sia, mai che due uomini maschi vivi possano esprimere fisicamente un sentimento. Figurarsi, due combattenti. Da morti, da morti sì, si può rimanere veri uomini anche a lasciarsi andare ai sentimentalismi".

Ho molto gradito il testo, Alberto. Grazie per la lettura.

Re: [MI153] Tamborileros

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Che perla, bellissimo racconto. Preciso, curato nel dettaglio, ben scritto, emozionante. Anche a me, come a Ippolita, ha fatto venire in mente La guerra di Piero, col messaggio di uguaglianza tra "nemici". Perlomeno, in questo scritto, invece di beccarsi un proiettile dal tamborilero degli Orange, Juanito ha ricevuto compassione e solidarietà. Non mi aspettavo il finale, onestamente credevo che sarebbe finito con i due bambini fianco a fianco, ma si sa che gli autori sono sadici e amano far soffrire i lettori  :diavolo2: 
Mi ero affezionata a Juanito, che tristezza! Beh, solo un'ulteriore dimostrazione del fatto che il racconto funziona. Bravo!

Re: [MI153] Tamborileros

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Ciao @Alberto Tosciri,
sia l'ambientazione che la vicenda narrata sono a te congeniali. La ricchezza dei dettagli nelle descrizioni e la capacità di penetrare nei sentimenti rendono tutto il racconto molto vivido e toccante. L'opposizione tra la morte, che si sente tramite odori e colori, e l'attaccamento alla vita dei due giovani protagonisti dà al testo profondità e veridicità. Un ottimo racconto!

Re: [MI153] Tamborileros

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Ciao @Ippolita 
Ti ringrazio per il tuo apprezzamento, mi fanno sempre piacere le tue parole.
Penso che i particolari siano importanti, alcuni tendono a tralasciarli e certo non bisogna esagerare. Confesso che amo indugiare nelle "piccole cose" che a prima vista sfuggono ma che per me sono importanti e martellano nella testa. Devo farle uscire.
Per fortuna nemmeno io ho mai dovuto combattere corpo a corpo ma  anche per esperienza di vita e di luoghi ne ho avuto il tremendo sentore... oltre a un vastissimo repertorio di letture, fumetti, film fin dall'infanzia e se aggiungi la passione maniacale per i particolari...
Non penso sia vietato citare @Edu; nelle discussioni è normale citarsi fra aspiranti scrittori, talvolta lo faccio anche io.

Ciao @Effy Kaligaris  e grazie per il tuo commento e apprezzamento.
Anche io mi ero affezionato ai protagonisti di Tamborilero; non credere che li abbia fatti morire per sadismo ma perché poteva anche essere andata così. Purtroppo in tutte le guerre non ci sono favole a lieto fine, ho cercato di addolcire.

Ciao @ivalibri 
Grazie per l'apprezzamento. In effetti la tua traccia mi ha attirato come il miele, diciamo...
Anche se avevo deciso di limitare un po' la scrittura di argomentazioni militari perché sono un qualcosa di nicchia, annoiano, non vanno moltissimo, pure se ce ne sono di  davvero ottimi in giro.

Re: [MI153] Tamborileros

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Bah, eri talmente nel tuo, @Alberto Tosciriche secondo me hai avvertito l'esigenza di rifuggire dall'autobiografia, rinunciando a qualche metro di vantaggio. Ne viene fuori un racconto forse non originalissimo (ricorda un po' la guerra di Piero) ma assolutamente valido e ricco della tua consueta sensibilità.
P. S. So che sei tutt'altro che un fricchettone, ma il motto "fate l'amore non fate la guerra" come si fa a non condividerlo? Come si fa, eh, dimmelo tu?
Dove ad "amore" puoi fare il significato che vuoi, pure quello che accade ai due tamburini.
Mi è piaciuto. 
Scrittore maledetto due volte

Re: [MI153] Tamborileros

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Ippolita ha scritto: Ciao, @Alberto Tosciri. In questo genere di racconti sei imbattibile. Attento a ogni particolare, prendi il lettore per mano e lo conduci a osservare da vicino i colori delle uniformi, le abitudini dei cavalli, lo sconquasso postbellico. Tocchi tasti che risuonano potenti in ognuno: personalmente, ricordo pomeriggi interi, da ragazzina, a riflettere sulle frasi de La guerra di Piero. Così come è sempre struggente leggere la bella descrizione di un tramonto, anche se ne abbiamo visti tanti, allo stesso modo è utile e terribile insieme leggere pagine come la tua, pure se la dinamica è conosciuta. Non conosceremo mai abbastanza da vicino, noi che la guerra corpo a corpo la leggiamo solo sui libri di storia e nei romanzi, cosa significa stare in un campo di battaglia dopo uno scontro. L'uomo è un essere meraviglioso, ed è chiamato a sopportare l'indicibile. Tu descrivi benissimo tutto ciò.

Cadesti a terra senza un lamento
E ti accorgesti in un solo momento
Che la tua vita finiva quel giorno
E non ci sarebbe stato un ritorno Qui mi pare di scorgere una significativa connessione col racconto di @edu, di cui mi permetto, sperando di non fare cosa vietata, di riportare qui lo stralcio che tocca il tuo stesso argomento:  

"Adesso, almeno, posso abbracciarlo, Alfredo. Questo bastardo che mi è morto a fianco. Prima no, mai sia, mai che due uomini maschi vivi possano esprimere fisicamente un sentimento. Figurarsi, due combattenti. Da morti, da morti sì, si può rimanere veri uomini anche a lasciarsi andare ai sentimentalismi".

Ho molto gradito il testo, Alberto. Grazie per la lettura.
Toh, guarda un po' chi ha pensato alla stessa canzone e poi mi ha citato pure!
Quella di Albano e Romina  :facepalm:
Non avevo ancora letto, giuro  :D
Scrittore maledetto due volte

Re: [MI153] Tamborileros

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ciao @Edu 
scusa il ritardo non ero più venuto da queste parti.
Edu ha scritto: Dove ad "amore" puoi fare il significato che vuoi, pure quello che accade ai due tamburini.
Mi è piaciuto. 
Si era amore, certo. Che male c'è in fondo? Quello però è  un amore vero, pulito, completo, definitivo.

E va bè, forse troppo drammatico. Era meglio se restavano vivi. Ma in quella società non sarebbero stati perdonati. Non è che sia contento per questo.
Grazie del tuo apprezzamento e buone vacanze  :)
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