E... il mercato estero?

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Ciao a tutti!!!

In questo periodo sto inviando il mio primo romanzo a CE e agenti letterari e informandomi di conseguenza, leggendo forum, articoli, blog...
Più o meno ovunque emerge una situazione dell'editoria italiana abbastanza deprimente, pochi lettori, la stragrande maggioranza dei romanzi in vendita che sono traduzioni di autori esteri, e autori esordienti che riescono ad essere pubblicati sulla base di quanto sono conosciuti per il loro "vero" lavoro e/o le loro abilità a crearsi follower (probabilmente è solo questione di tempo prima che i mecontrote pubblichino il loro primo romanzo storico, altro che Il nome della rosa...)
Quindi anche gli esordienti di successo (che scrivono bene, che si impegnano nella promozione, che hanno trovato una buona CE che crede in loro, insomma quando tutte le stelle si allineano), arrivano a vendere tipo 1000 o 2000 copie perché è il mercato in sé ad essere piccolo.
Sono senz'altro intenzionata a provare a pubblicare in Italia, per capire se ho delle potenzialità; certo che se nessuno nessuno vorrà prendere in considerazione il mio romanzo, mi farò delle domande...
Il ragionamento che mi sono fatta, e che vorrei condividere con voi, è provare in un secondo momento a rivolgermi al mercato estero, in particolare anglosassone. C'è ovviamente il costo della traduzione da considerare, ma immagino che anche all'estero molte CE/agenti chiedano di valutare inizialmente le prime 30 pagine; penso che tradurre 30 pagine, magari in A5, non sia una spesa eccessiva. Se poi c'è interesse, si può valutare di tradurre anche il resto. E se si ritiene, perché no, usare i social per pubblicizzarsi, ma in inglese rivolgendosi al mercato internazionale.
Se si hanno dei soldi da spendere, forse meglio investire in questo piuttosto che in ads o promozioni rivolte solo al mercato italiano. 

@Francesco Avella trovo che i servizi che offri siamo molto interessanti, ti è capitato di offrirli anche in inglese e per il mercato estero? O conosci qualcuno che lo faccia? Non credo serva nemmeno un madrelingua, dal momento che si posta nei panni di uno scrittore italiano; certo non si può scrivere in inglese maccheronico, ma un B2 o un C1 potrebbero essere sufficienti

Che ne pensate? 
Qualcuno di voi ha già provato a rivolgersi al mercato estero?
Forse penso troppo in grande, lo ammetto, ma se la situazione in Italia è così stantia forse possiamo usare la stessa globalizzazione  (che gioca contro di noi in molti casi) come un'opportunità... in fondo si tratta di farsi scrivere una bella mail di presentazione in inglese corretto, farsi tradurre l'inizio del libro e la sinossi in inglese, mandare mail ad un po' di agenti e vedere come va...

Nel caso, avete da consigliare dei traduttori? Intendo madrelingua inglese che traducano dall'italiano all'inglese, perché nella sezione del forum ho visto solo traduttori verso l'italiano.

Ringrazio tutti per l'attenzione e per i post molto interessanti che ho trovato sul forum! :)

Re: E... il mercato estero?

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Raven ha scritto: @Francesco Avella trovo che i servizi che offri siamo molto interessanti, ti è capitato di offrirli anche in inglese e per il mercato estero? O conosci qualcuno che lo faccia? Non credo serva nemmeno un madrelingua, dal momento che si posta nei panni di uno scrittore italiano; certo non si può scrivere in inglese maccheronico, ma un B2 o un C1 potrebbero essere sufficienti
Ciao @Raven, tra i miei clienti c'è un compositore italiano noto a livello internazionale che è presente anche su Wikipedia in lingua inglese, per questo mi è capitato di tradurre alcuni post e nei suoi social ho pubblicato sia materiale in italiano che in inglese, mentre per gli scrittori al momento non ho fatto né traduzioni né sono stato assunto da autori stranieri, però in passato ho autopubblicato dei brevi ebook sotto vari pseudonimi pubblicandoli sia in italiano che in inglese, e alcuni ebook in inglese hanno venduto più copie di quelle in italiano.

Quindi, se vuoi testare il mercato estero, ti consiglio di autopubblicare in italiano e inglese un ebook breve da non più di 40-50 pagine (può essere un libro di self-help, oppure una raccolta di racconti brevi) sotto pseudonimo e senza promuoverli; pubblicandoli con le principali piattaforme self (tipo Youcanprint), verranno messi anche su Amazon e nei principali store e la semplice presenza negli store potrebbe far vendere delle copie (non ho mai pubblicizzato quelli che ho pubblicato, e alcuni hanno venduto più di 150 copie nel corso del tempo), così potrai vedere se lo stesso argomento vende più in Italia o all'estero; come hai scritto, "non si può scrivere in inglese maccheronico, ma un B2 o un C1 potrebbero essere sufficienti", e se hai una conoscenza accettabile dell'inglese scritto e ti aiuti un po' con ricerche o traduttori online, 40 o 50 pagine decenti dovresti riuscire a scriverle (per un romanzo, invece, conviene assumere un traduttore, altrimenti gli errori diventano troppi e quindi il risultato indecente).

Ad esempio, diciamo che ami l'horror e stai scrivendo appunto un romanzo horror; se metti da parte per un paio di mesi il romanzo e scrivi una breve raccolta di racconti horror e la pubblichi come suggerito, nel corso dei mesi potrai vedere se questo genere di raccolta vende più in versione italiana o in inglese, e questo potrebbe aiutarti a farti una prima idea sui risultati che potresti ottenere pubblicando in seguito il romanzo horror; si tratta di risultati superficiali, ovviamente, ma è sempre meglio di nulla.
Francesco Avella - Social Media Manager per scrittori.
Ho lavorato per 23 autori (dato aggiornato a maggio 2022), pubblicati da case editrici piccole, medie e grandi.

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Re: E... il mercato estero?

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Ciao, @Raven :)
Per quello che ho sempre visto, il mercato anglosassone funziona in maniera differente rispetto quello italiano: il libro non lo si presenta alle case editrici, ma alle agenzie di rappresentanza cui va inviato in forma integrale. È quindi l'agenzia a scremare i testi e selezionare quelli che vorrebbe rappresentare presso gli editori; gli invii diretti alle CE non sono contemplati e non vengono presi in considerazione. Quando si presenta il testo all'agenzia non viene fornita di rimando una scheda di valutazione o simili, viene restituito semplicemente un sì o un no.
In ogni caso, il mercato anglosassone non è di più facile accesso agli esordienti, anzi, la concorrenza è più massiccia, per cui alla fine le difficoltà si pareggiano con quello italiano.

Per quanto riguarda l'auto-edizione, anche qui partire subito con una pubblicazione in doppia lingua potrebbe rivelarsi un investimento a perdere, per il semplice fatto che diventa molto dispendiosa anche tutta la parte di sponsorizzazione dei libri, sia in termini di denaro che di tempo: avresti da promuovere assieme due libri su due mercati differenti... al contrario, può essere più produttivo lanciare un'edizione in lingua alla volta, così da concentrare la promozione su un solo testo e poi, eventualmente, reinvestire il guadagno sulla versione in lingua successiva.

Esempio: un'auto-editrice con cui ho lavorato, per la realizzazione delle copertine dei suoi libri, ha pubblicato in italiano, dopodiché con i guadagni dalle vendite del volume italiano ha finanziato la traduzione tedesca, con i guadagni successivi ha finanziato la traduzione inglese, con i successivi ancora la realizzazione del cortometraggio e dell'audiolibro. Ora siamo alla versione portoghese (ancora work-in-progress).
Ovvio che il suo caso è esemplificativo e ciò che è stato per lei non può valere allo stesso modo per tutti: è molto difficile ottenere quanto ha ottenuto lei (che ha dovuto aprire p.iva come editore, dati gli introiti dalle vendite dei libri) e serve una strategia di marketing di un certo tipo, ma l'aver proceduto per gradi con l'espansione linguistica e mediale del suo prodotto è stata una scelta vincente.
Beatrice Spada, Graphic & Visual Designer
AIAP | Socia Professionista Junior
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Re: E... il mercato estero?

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@Raven 

Innanzitutto, bisognerebbe vedere quali sono le caratteristiche e il target della tua opera.
Se l'opera è ambientata all'estero, parte già avvantaggiata per uno o più mercati esteri. Se è ambientata a Foligno, direi di no. 

Detto questo, secondo me non ha senso spendere tempo e denaro nel tradurre un'opera (e nemmeno parte di essa) che consiste in una proposta editoriale. Significa sobbarcarsi una spesa - e un grande lavoro supplementare - che è non detto sarà mai ripagato. E dove lo mettiamo l'editing nella seconda lingua? 

L'opera va tradotta solo quando è già immessa sul mercato, o quantomeno è già presa in carico da un'agenzia (ma a quel punto se ne occupano loro).

Se si vuole proporre l'opera a un'agenzia estera, l'unica cosa ragionevole da fare è trovare un agente straniero che legge anche nella tua lingua: non è così impossibile, e di recente ho trovato una grossa agenzia statunitense in cui c'è chi legge (ed edita) anche in italiano. 

Nonostante io stesso traduca dall'inglese, e forse potrei io stesso auto-tradurre la mia opera dall'italiano all'inglese, non mi sognerei di tradurre un'opera che nasce in italiano, perché alcune sfumature comunque si perdono, e l'opera va presentata innanzitutto nella sua forma originaria. 
Le regole del cavaliere

Re: E... il mercato estero?

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Ciao a tutti,
in realtà il mio progetto è già quello di partire a proporlo in Italia, cosa che ho iniziato a fare (come ho scritto sopra, se nessuno mi considerasse in Italia, lascerei perdere anche il discorso estero). A dire il vero, il mio piano originale era cercare di pubblicare in Italia e utilizzare quanto guadagnato per tradurre in inglese, ma da quello che ho letto qui e altrove, probabilmente il guadagno basterebbe sì e no a tradurre la sinossi!

Si tratta di un fantasy, che quindi in Italia vende pochissimo e peggio ancora se l'autore è italiano, e non credo patirebbe molto nella traduzione (soprattutto se io ho modo di metterci becco). Anzi alcune parti, nomi, espressioni, li ho pensati in inglese e ho dovuto adattarli all'italiano.
L'opera va tradotta solo quando è già immessa sul mercato, o quantomeno è già presa in carico da un'agenzia (ma a quel punto se ne occupano loro). ha scritto: L'opera va tradotta solo quando è già immessa sul mercato, o quantomeno è già presa in carico da un'agenzia (ma a quel punto se ne occupano loro).
Certo che con un agente alle spalle, di quelli che propongono al mercato estero, tutti i problemi sarebbero risolti. Ma già è difficile per un esordiente essere preso in considerazione da un agente qualsiasi, figurati da quelli con più contatti...

@Miss Ribston Credo tu abbia capito esattamente il mio punto. Sto cercando di studiarmi una strategia d'azione, una logica con cui muovermi, un piano A, un piano B e magari anche un piano Z. I presupposti sono che il fantasy è un genere di nicchia, soprattutto in Italia, che io non uso i social (a parte LinkedIn per lavoro), e che dovrei partire da zero su questo fronte.
Ho letto vari post in cui si parlava della promozione, del fatto che l'autore debba gestire o farsi gestire vari social, un lavoro che porta via un sacco di tempo e testa, puntando ad ampliare le vendite di qualche centinaia o magari decine di copie. Poi chiaramente la persona dopo tutta questa fatica e questo tempo (non so voi, ma io ho anche un lavoro), nel quale fra l'altro difficilmente è riuscito a scrivere altro, è distrutto e non ha voglia di ricominciare - per lo meno per me sarebbe così...
Il mio punto è, se si riesce a pubblicare in Italia, non conviene accontentarsi dei numeri ottenuti e investire in traduzione e social in inglese? Chiaramente sono influenzata dal fatto che il fantasy non è un genere popolare in Italia, e non è da me mettermi contro ai mulini a vento, quindi evito di pormi un obiettivo irraggiungibile e me ne pongo uno che, pur essendo difficile, almeno avrebbe una speranza di successo. 
Tu parli di agenti inglesi o americani? Quelli americani a quel che ho letto in giro chiedono di mandare solo 10 pagine o giù di lì nel testo della mail con sinossi e bio, ma probabilmente nemmeno le leggono, e immagino che nel miracoloso caso che qualcuno lo leggesse e fosse interessato al manoscritto, non gradirebbe sentirsi rispondere "Give me 3 months to translate it"  :facepalm:  

@Antares Non ho ben capito come funzionano queste piattaforme, più che altro credo che la piattaforma in sé prenda parte delle royalties ma soprattutto ti vincoli. Tu le conosci?

@Francesco Avella parlando di B2 o C1 mi riferivo al social media manager, non all'autore. Non credo che sarei in grado di scrivere in inglese, sono un B2 in lettura, ma sulla scrittura direi un B1 al massimo. 

Grazie a tutti per le vostre risposte!

 

Re: E... il mercato estero?

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Raven ha scritto: @Antares Non ho ben capito come funzionano queste piattaforme, più che altro credo che la piattaforma in sé prenda parte delle royalties ma soprattutto ti vincoli. Tu le conosci?
L'anno scorso ho voluto provarne una traducendo un romanzo dal tedesco. Sì, la piattaforma e il traduttore prendono una parte delle royalties. Praticamente tu inserisci dati e sinossi del romanzo, poi aspetti che qualche traduttore ti scelga o vai a cercarlo tu. Dopo che hai approvato una traduzione prova, concordate una scadenza e lui/lei ti invia le prime (dieci?) pagine tradotte. Se approvi anche quelle ti traduce l'intero romanzo; alla fine viene pubblicato dalla piattaforma su tutti gli store online.
Il traduttore, nel suo interesse, dovrebbe anzitutto essere professionale nella traduzione, e poi far conoscere un minimo il romanzo nella sua lingua. Niente copie vendute = niente guadagni, quindi ha poco da fare il furbo.
Io come te non sono molto portata per la promozione, e poi non stavo molto bene, quindi ho fatto...  quello che era possibile. 
Ma nel mio caso temo sia stata una faticaccia quasi inutile per via del pubblico italiano, che legge poco. Come ti hanno fatto notare la concorrenza a livello anglosassone è maggiore, ma magari avrai un riscontro maggiore.
C'è da dire che il traduttore fa tutto da solo, quindi anche l'editing...

Re: E... il mercato estero?

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@Antares Quindi utilizzando queste piattaforma ti bruci la possibilità di proporti agli agenti letterari, giusto?
Era proprio questo che temevo... non che io disdegni l'autopubblicazione in sé, ma trovo logico provare prima con l'editoria tradizionale; chiaro che se non si trova nessuno di interessato o solo CE non convincenti, meglio l'autopubblicazione che vincolarsi a fronte di un supporto reale quasi nullo.
Vedo che la tua esperienza con il mercato italiano è deprimente come ormai mi aspettavo...  :buhu:

Re: E... il mercato estero?

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Raven ha scritto: @Antares Quindi utilizzando queste piattaforma ti bruci la possibilità di proporti agli agenti letterari, giusto?
Non saprei; non si può proporre un libro autopubblicato a un agente letterario?
Raven ha scritto: Vedo che la tua esperienza con il mercato italiano è deprimente come ormai mi aspettavo...
Eh, purtroppo sì. In parte però credo prescinda dalla mia responsabilità: non voler spendere un soldo, non essere capace di farmi conoscere, motivi di salute...
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