[MI189] Altre lacrime

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Traccia n° 5: "Il segreto"

Altre lacrime


Marco infilò la chiave nella toppa e il rumore fu una fucilata nel silenzio del pianerottolo. L’ombra sul suo volto non era uno sporco che levi col sapone, era un’eclissi che gli partiva dal centro del petto e risaliva su, fino a spegnere i suoi quattordici anni. La voce di sua madre arrivò dalla cucina, una vampata di quell’amore che vorrebbe proteggerti e invece ti toglie l’aria, ti incolla al muro. Marco non fiatò. Si guardò allo specchio dell’ingresso: la sua faccia era una maschera di catrame.
― Sei strano, Marco. Dimmi la verità: che è successo? ― lo incalzò lei, comparendo sulla porta.
— Niente, mà. Lasciami in pace.
Si chiuse in camera. Il buio era l’unico posto dove non doveva recitare.
Il dolore aveva un nome: Luisa. Il suo primo pensiero pulito, la prima vertigine. In classe già dicevano che erano “fidanzati”, ma per Marco era un’altra cosa, era una questione di vita o di morte. Lei però rideva sempre. Una risata distratta, rivolta agli altri, ai telefonini, a tutto quel rumore che il mondo ci butta addosso per non farci sentire il battito del cuore.
― Ma che vuoi, Marco? Mica siamo sposati!  Fatti una vita no?
Gli aveva sputato addosso queste parole come se fossero sassi. Da quel giorno Marco l’aveva guardata passare di mano in mano, come un accendino, nell’indifferenza dei professori che guardano sempre dove non succede niente. Lui era rimasto lì, col suo sogno calpestato, un dolore senza nome che gli mangiava i giorni.

Poi era arrivato Enrico. L’ultimo del banco, quello che non parla mai, che puzza di fumo e solitudine.
― Domani a ricreazione. Importante ― gli aveva scritto al cellulare.
Si videro in un angolo del cortile. ― Vuoi una boccata? ― Enrico gli tese la sigaretta. Marco aspirò per sfinimento, per non sentire altro. Tossì. Lui non fumava. Enrico riprese la cicca con una fame che faceva paura. ― È stato bellissimo. Quasi come baciarti.
A Marco il cuore gli esplose in gola.
― Ti piacerebbe se ti baciassi? Magari un giorno vieni a casa mia.
Marco scappò da quegli occhi lucidi di Enrico, carichi di una disperazione che gli faceva schifo perché ci sentiva dentro la stessa fame che aveva lui, solo girata male; un bisogno che non era il suo, ma che lo faceva sentire sporco.

Per sfuggirgli, un pomeriggio entrò in chiesa. Era aperta, come un porto dopo la tempesta.  Si sedette davanti al Santissimo. Non pregava, o forse sì, ma in un modo che non ha bisogno di parole. Si sentiva, per la prima volta, non giudicato.
Don Antonio lo riconobbe subito. ― Marco. Sei cresciuto, eh.
― Don Antonio… potrei confessarmi?

Tornò a fare il chierichetto. Quando infilava la tonaca bianca, Marco sentiva di sparire dentro qualcosa di più grande. Pulito. Dove le risate di Luisa e le mani di Enrico non potevano arrivare.

Il giorno della diretta TV, in cui la messa doveva essere trasmessa per televisione, la chiesa era diventata un set. Luci, telecamere, gente vestita a festa che Dio non sapeva neanche chi fosse. C’erano tutti. Luisa che mostrava il suo sorriso all’obiettivo. Enrico in un angolo, con quello sguardo di chi aspetta una briciola di mondo. Marco li guardò tutti dalla balaustra. Non provava più schifo. Vedeva la loro mutilazione.  Erano tutti zoppi, pensò, stipati come bestie in cerca di un senso, ma pronti a sbranare chi quel senso provava a viverlo davvero. Tutti a caccia di un bacio che li facesse sentire vivi, pur di non restare soli. Arrivò lo scambio della pace. Marco scese i gradini. Andò dai genitori, li abbracciò con una forza che li lasciò muti. Poi andò verso i compagni. I loro sorrisi si spensero davanti a quella tunica bianca che sembrava fatta di luce. Arrivò davanti a Luisa. ― Pace ― le disse, guardandola negli occhi finché lei non abbassò i suoi, vinta dall’odore dell’incenso. Infine, Enrico. Marco gli tese la mano. Non un gesto di pietà, ma di fratellanza vera, tra naufraghi. Enrico crollò. S’inginocchiò sul marmo e scoppiò a piangere, un pianto senza ritegno.
Marco risalì sull’altare. S’inginocchiò. Le lacrime gli rigavano la faccia, ma non erano più lacrime di fiele. Erano l’acqua che pulisce. Finalmente, in quel silenzio elettrico, era felice.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao @Alberto Tosciri. Sono sempre catturata dalla tua capacità di rendere le situazioni che descrivi molto vivide con descrizioni che riescono ogni volta , anche con pochi caratteri, a restituire l’immagine,  l’atmosfera, i sentimenti dei protagonisti. Qui hai usato molta delicatezza nel descrivere il perché del suo tormento. Bello il contrasto tra il sentirsi sporco e la veste bianca “di luce”  di una ritrovata serenità dopo la confessione.
Un tema difficile da indagare, da descrivere senza scadere nell’ovvio o nel torbido. Bel lavoro!

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao @Alberto Tosciri,
Molto bello, non scontato, vivido. Con immagini che fanno male.
 “Passata di mano in mano come un accendino” è stata un pugno allo stomaco.
 E le immagini della chiesa, della confessione, del chierichetto lo rendono, almeno nella mia sensibilità, ancora più violento. Mi ha fatto male come un vetro sotto la pelle.
Ho avuto la sensazione che il racconto giochi su una contrapposizione molto netta: il desiderio appare come consumo, sporco e solitario, e la purezza sembra arrivare solo quando Marco entra in una chiesa dove ci sono solo Madonne, Santi o peccatori. 
Questo rende tutto ancora più tagliente. Mi fa male, mi provoca dolore.
Ma questa sono io: la costruzione del racconto rimane spettacolare. Forse troppo dura per me.

Re: [MI189] Altre lacrime

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@Alberto Tosciri posso solamente dire che sono di parte, apprezzo il modo in cui scrivi, punto. 
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: [MI189] Altre lacrime

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@Alberto Tosciri  :)

La classe non è acqua. In ogni tuo testo si sente la mano del maestro. La costruzioni delle immagini, la sensibilità del tratteggiare 
persone ed emozioni è la tua "cifra".
Quello che mi dispiace è l'inesorabile vena di tristezza che, ormai conoscendo la tua scrittura da anni, pervade ogni tuo racconto.
Quando va bene, come in questo caso, sorge, nel finale, una fiammella di speranza e di conforto.
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao @@Monica 
Grazie dei complimenti
@Monica wrote: Qui hai usato molta delicatezza nel descrivere il perché del suo tormento.
È necessario per me scrivere così. Sarebbe difficile per me usare un linguaggio esplicito, specie per certi argomenti.
@Monica wrote: Bello il contrasto tra il sentirsi sporco e la veste bianca “di luce”  di una ritrovata serenità dopo la confessione.
Riappacificarsi,  confidarsi, cercare di farlo almeno, con Dio in una maniera umana come la confessione, ti aiuta a rinascere. Non tanto fisicamente, per quello ci sono le palestre, ma spiritualmente. Altre palestre.
@Monica wrote: Un tema difficile da indagare, da descrivere senza scadere nell’ovvio o nel torbido. Bel lavoro!
Eliminiamo il torbido e l'ovvio allora. Lasciamo il desiderio di essere migliori.


Grazie @Didalinda
Didalinda wrote: “Passata di mano in mano come un accendino” è stata un pugno allo stomaco.
  
Mi dispiace. Volevo far notare il vuoto di certi atteggiamenti, paragonandoli a mezzi materiali.

Didalinda wrote: E le immagini della chiesa, della confessione, del chierichetto lo rendono, almeno nella mia sensibilità, ancora più violento. Mi ha fatto male come un vetro sotto la pelle.
Non ci sono alternative oggi, o meglio: ci sono ma le hanno ridicolizzate. Forse un reality-inchiesta, come quelli che fanno per ogni delitto o problema esistenziale, dove stendere al pubblico pagante le miserie umane. 
Per me preferibile la chiesa, non quella odierna ovviamente, che non consola e non aiuta. L’unica cosa rimasta è che si tratta pur sempre di terreno consacrato, non tanto per santi e peccatori, ma perché in terreno consacrato anche i vampiri moderni retrocedono. 
Didalinda wrote: Forse troppo dura per me.
Spesso la via più dura è quella che ti libera davvero. Per questo hanno reso tutte le vie  apparentemente  più facili e  più belle. 
E gli uomini e le donne in queste vie si sono persi.

@Strikeiron
Grazie, molto lusingato del tuo apprezzamento.


@Poeta Zaza
Grazie, molto lusingato anche da te ma credimi: non merito tanta considerazione.
Poeta Zaza wrote: Quello che mi dispiace è l'inesorabile vena di tristezza che, ormai conoscendo la tua scrittura da anni, pervade ogni tuo racconto.
Quando va bene, come in questo caso, sorge, nel finale, una fiammella di speranza e di conforto.
Sì, hai ragione. Io sono così. 
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao@Alberto Tosciri
grazie di aver trovato la pazienza di rispondermi, anche a chi naviga in acque molto lontane dalle tue. 
Ti scrivo non per innescare polemiche sterili, né per far valere ragioni, e tantomeno con la presunzione di farti cambiare idea. Nel rispetto di quello che sei e di quello che sono.

La tua penna è spettacolare, a volte così densa che per gustarla appieno bisogna rallentare e tornare sui passaggi, come in un vero e proprio “corsi e ricorsi”. 
Nel tuo testo c’è una narrazione in cui il desiderio appare sporco, legato al consumo, al vuoto e alla solitudine, e investe sia la protagonista femminile sia, voilà, l’amico omosessuale. 
La salvezza passa attraverso la confessione – che giustamente non racconti, perché rimane segreta, intima, personale, tra il protagonista e Dio.
Dopo questo momento, Marco non condanna più, ma si scioglie in un abbraccio di amore e perdono verso sé stesso, riflettendo anche sugli altri protagonisti e il loro desiderio deviato.

Quello che mi colpisce e mi fa male è come il desiderio femminile e quello tra ragazzi vengano descritti soprattutto come sporco, deviante o colpevole. La narrazione fa percepire il corpo e i sentimenti come qualcosa da temere o da punire, anche quando arriva la redenzione.

 Leggo la tua citazione di S. Giovanni nella firma, e aggiungo la mia: “Ama e fai ciò che vuoi. Se ami davvero, ogni tua inclinazione diventa buona.” L’amore ordinato funziona un po’ come un fiume che scorre nel suo letto: porta vita, senza allagare o distruggere.
Se il desiderio è guidato da questo amore, anche la curiosità giovanile, le pulsioni naturali, le domande e le esplorazioni diventano sacre, e non qualcosa di “sporco” o da nascondere.
Ti scrivo tutto questo nel rispetto del tuo lavoro e della tua visione, con l’intento solo di condividere come questi passaggi mi abbiano fatto sentire e di aprire uno spazio di riflessione, senza voler cambiare ciò che hai scritto.

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao @Didalinda
ti ringrazio per la profondità e la cortesia della tua riflessione. È raro trovare uno spazio di confronto così limpido. Spero di non aver dato una brutta impressione, non pensare che io sia un esaltato.
Capisco perfettamente perché la mia narrazione ti risulti ”dura” o “violenta”. Quello che chiami “desiderio sporco” nel racconto non vuole essere una condanna del corpo in sé o delle inclinazioni personali, ma una denuncia della sua mercificazione. 
Quando scrivo che Luisa passa “di mano in mano come un accendino'” non sto giudicando la sua libertà, ma soffrendo per la sua svalutazione: un oggetto che si accende, si usa e si posa non è più un tempio, è un utensile.

Hai citato Sant'Agostino (Ama e fai ciò che vuoi), ed è una frase bellissima, ma Agostino intendeva che se l'amore è orientato a Dio (al Bene Sommo), allora ogni azione sarà necessariamente buona. Il problema che Marco vive è proprio questo: intorno a lui non vede “amore ordinato”, ma una fame compulsiva che divora l'altro per colmare un vuoto. Marco non è un bigotto che giudica, è un ragazzo che rifiuta di essere usato come un "tappabuchi" emotivo o fisico.
Forse, al mondo d’oggi appare “strano”.
Per me, la scelta della Chiesa non è un ritorno al moralismo o alla punizione del desiderio. Al contrario, è l'unico luogo rimasto (nella sua essenza originaria, fuori dal tempo) dove l'individuo smette di essere “consumatore” o “prodotto” per tornare a essere persona. Marco non cerca la negazione del corpo, ma la sua protezione. La tunica bianca è un confine: dice al mondo che lui non è in vendita, che il suo dolore e la sua gioia hanno una dignità che non accetta di essere “sbranata” dal rumore circostante.
Le lacrime finali non sono di vergogna per un peccato, ma di sollievo perché, finalmente, si è sentito guardato non per quello che può “dare” o ”fare”, ma per quello che è. È una via dura, sì, perché richiede di dire dei no a ciò che il mondo chiama libertà e che io percepisco spesso come solitudine mascherata.
Ti ringrazio ancora perché il tuo sguardo mi aiuta a capire come la “luce”, diciamo così, che cerco di raccontare possa, a volte, risultare troppo accecante o tagliente. Esagerata?
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao @Alberto Tosciri ,
consapevole di aver forzato un po’ S. Agostino in questa revisione “del secolo”.
Sono molto d’accordo con te: nella visione in cui l’individuo smette di essere “consumatore” o “prodotto” per tornare a essere persona, c’è un grande potenziale di liberazione. Specialmente per le donne, che da secoli sono giudicate in base all’aspetto o all’età, relegate a una sorta di mercificazione.

Proprio per questo, il famoso accendino mi ha colpito così violentemente.
Ci tengo a dire che il mio non era un giudizio nei tuoi confronti: lungi da me. Non ho il piacere di conoscerti, e sono troppo imperfetta per poter giudicare qualcuno – come si dice, “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
La mia era un’analisi del testo.

Ma i testi hanno vita propria, si sa: li scrivi, e poi si muovono da soli, diventano qualcosa di nuovo negli occhi di chi li legge. Come dice qualcuno: “Dai frutti si conosce l’albero. L’uomo cattivo trae dal suo cuore cose cattive; l’uomo buono trae dal suo cuore cose buone.”

Grazie a te per aver cercato non la sterile polemica, ma il confronto.

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao @Alberto Tosciri
Il pezzo, come al solito, è scritto in maniera impeccabile
Il resto, però, lo trovo poco credibile. Le dinamiche non mi sembrano quelle dei quattordicenni d'oggi. 
Ho una domanda, il protagonista è un gay represso? 
Se è così, il pezzo è oscuro e nabokoviano, altrimenti credo di non averlo capito. 
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Re: [MI189] Altre lacrime

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Grazie a te, @Didalinda 
È stato un vero piacere abitare questo spazio di riflessione comune. Il confronto sano, quando nasce dal rispetto reciproco,  è sempre una forma di arricchimento.


Ciao @NanoVetricida, grazie per i complimenti sulla scrittura.

Sulla credibilità: hai ragione, Marco non è un quattordicenne "standard", diciamo così. L'ho scritto proprio perché oggi un ragazzo così sarebbe un'anomalia totale, un urto violento contro la realtà circostante. È un personaggio che nasce per contrasto, non per cronaca quotidiana. Che per fortuna, dal mio punto di vista, non reagisce secondo le aspettative codificate. 

Sulla domanda se sia un gay represso: non credo sia una questione di orientamento sessuale, ma di "fame" spirituale. 
Marco vede il sesso (in ogni sua forma) come un consumo frenetico e decide di sottrarsi, cercando un "oltre" che non sia merce di scambio. Come dicevano i Pooh in Infiniti noi: non farsi soffiare dentro da ogni vento.

Il termine "nabokoviano" mi affascina: c'è sicuramente l'ossessione, ma filtrata da una visione più mediterranea del sacro. A volte non oso addentrarmi troppo nei miei stessi pensieri, non per paura, ma per rispetto verso qualcosa di troppo grande che sento intorno a me e a cui sto ancora imparando ad avvicinarmi, non so nemmeno se ne sarò mai in grado.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [MI189] Altre lacrime

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@Alberto Tosciri 
Meraviglioso spaccato di adolescenza, di crescita.
Non é un vero racconto, ma dice tutto. L'evoluzione del protagonista, le esperienze appena accennate, ma per non meno riconoscibili che se fossero state usate mille parole.
La vea malinconia della delusione, del girotondo degli amori non corrisposti e infine il rifugio nella fede che lorende piú bello e potente, che lo pone in una posizione superiore rispetto a chi gli sta vicino.
Complimenti, molto bello!

Re: [MI189] Altre lacrime

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Grazie @Almissima
Belle le tue parole
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao @Alberto Tosciri;
il mio parere sul tuo racconto è una sintesi di quanto già scritto dagli altri forumisti; non aggiunge niente di nuovo, ma avendoti votato credo siano d'obbligo due righe di motivazione.
La tua scrittura è come al solito eccellente, anche scrivendo di un argomento inflazionato come il disagio giovanile la narrazione è davvero interessante, riusciresti a rendere intrigante anche la lista della spesa. Le tue frasi sono molto visive, disegni con le parole immagini che restano in testa, anche se in alcuni passaggi sono un filo cariche e appesantiscono la prosa.
Anche a me non è piaciuta la metafora dell'accendino, la trovo involontariamente sessista, una battuta molto anni '80, come spesso accade a noi boomer (ammesso che, come credo, tu sia anagraficamente incasellabile nella categoria). Domanda: avresti usato questa metafora per descrivere, con la stessa dinamica passiva, un ragazzo?
Inoltre, per restare sul generazionale, dinamiche e linguaggio non sono coerenti con quelle dei quattordicenni di oggi, come sottolineato da @NanoVetricida.
Ma al netto di ciò, spogliato da questi riferimenti è un racconto che si lascia leggere e rileggere.

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao @Jack Cupo

ti ringrazio molto per il voto e per la tua analisi così dettagliata. Mi lusinga l'idea che potrei rendere intrigante anche una lista della spesa: quasi quasi la propongo come traccia per qualche prossimo contest!
Per quanto riguarda le tue osservazioni:

Sulla metafora dell’accendino: Accetto la critica sulla "carica" della prosa, che a volte può risultare densa. Sull'essere sessista o "boomer", ammetto con un sorriso di aver dovuto cercare la definizione precisa del termine, scoprendo che sì, anagraficamente ci rientro in pieno. La scelta della metafora non voleva essere un giudizio di genere, ma la fotografia di una dinamica di gruppo vista attraverso gli occhi di Marco: un ragazzo che si sente "usato" e vede negli altri lo stesso consumo rapido e distratto. 
Quando cerco di descrivere un personaggio non sono politicamente corretto, ma assumo il suo punto di vista. Che può combaciare con il mio, perché no?
Jack Cupo wrote: Anche a me non è piaciuta la metafora dell'accendino, la trovo involontariamente sessista, una battuta molto anni '80, come spesso accade a noi boomer (ammesso che, come credo, tu sia anagraficamente incasellabile nella categoria). Domanda: avresti usato questa metafora per descrivere, con la stessa dinamica passiva, un ragazzo?
Non la userei per un ragazzo? Probabilmente no, ma non per pregiudizio, quanto per fedeltà alla visione (spesso parziale e dolorosa) di un adolescente in crisi.
Sul linguaggio e il divario generazionale: Comprendo i dubbi di @NanoVetricida ma credo fermamente che l'adolescenza non sia un monolite. Esistono sacche di realtà, penso ad esempio ai ragazzi che frequentano i seminari o certi contesti comunitari, dove il linguaggio e le aspirazioni deviano drasticamente dai modelli dominanti dei social. Marco appartiene a quel mondo "laterale", fatto di silenzi e spiritualità, che oggi sembra quasi alieno.
Il mio intento era proprio raccontare questa diversità: un ragazzo che non cerca il "rumore" del mondo, ma un senso di pulizia che trova, infine, sotto una tunica bianca.
Grazie ancora per il confronto, è sempre stimolante.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [MI189] Altre lacrime

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Un commento per postare. Vedo di  scriverne anche altri, non ho fatto a tempo.

È finito il pane, di @Jack Cupo
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [MI189] Altre lacrime

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Ciao @Alberto Tosciri 

Ho letto il tuo racconto e ti lascio questo mio breve commento.
 

Questo racconto ha un’intenzione letteraria chiara, una certa densità emotiva e momenti di buona scrittura.

1. Punti di forza

  • Tono e stile poetico: Ci sono immagini efficaci («l’ombra sul suo volto non era uno sporco che levi col sapone, era un’eclissi che gli partiva dal centro del petto», «le lacrime gli rigavano la faccia, ma non erano più lacrime di fiele. Erano l’acqua che pulisce»). La prosa ha respiro lirico e cerca una dimensione simbolica.
  • Tema centrale potente: Il passaggio dal dolore adolescenziale (rifiuto amoroso, confusione sessuale, solitudine) alla redenzione attraverso la fede. L’idea di Marco che trova nella tonaca bianca un rifugio e poi uno strumento di riconciliazione è forte.
  • Finale ambizioso: La scena della messa in diretta TV, con lo scambio della pace trasformato in gesto di perdono pubblico, ha un’intenzione drammatica e quasi cinematografica. Il pianto di Enrico è il momento più toccante del testo.

2. Problemi principali

a) Eccesso di lirismo e melodrammaticità
Molte immagini sono belle singolarmente, ma insieme creano un effetto “troppo carico”. Frasi come «una vampata di quell’amore che vorrebbe proteggerti e invece ti toglie l’aria», «il suo sogno calpestato», «un dolore senza nome che gli mangiava i giorni» rischiano di scivolare nel patetico.
Il dolore di Marco viene dichiarato più che mostrato, soprattutto nella prima parte.

b) Personaggi secondari stereotipati
  • Luisa è la classica ragazza superficiale e crudele («rideva sempre… rivolta agli altri, ai telefonini»).
  • Enrico è il ragazzo problematico, fumatore, omosessuale represso e disperato. Entrambi restano funzioni narrative più che persone vere.

c) Sviluppo psicologico affrettato
Il percorso di Marco è troppo rapido e schematico:
  1. Amore non corrisposto per Luisa → sofferenza.
  2. Proposta di Enrico → disgusto e fuga.
  3. Chiesa → salvezza.
  4. Messa in TV → perdono universale e felicità.
Manca il lavoro interiore. Come passa esattamente dal sentirsi «sporco» per l’approccio di Enrico al sentirsi in grado di offrirgli fratellanza?
La confessione con Don Antonio è citata ma non vissuta.

d) Problemi di verosimiglianza
  • Un ragazzo di 14 anni che diventa chierichetto dopo una conversazione e viene subito coinvolto in una messa trasmessa in TV è poco credibile.
  • La reazione di Enrico (inginocchiarsi e piangere davanti a tutti) è eccessiva per un adolescente, soprattutto in un contesto scolastico.

3. Struttura

Il racconto ha una buona arcata (caduta → ricerca di salvezza → redenzione), ma la parte centrale (l’esperienza in chiesa) è troppo riassunta.
Il climax finale arriva un po’ improvvisamente.
Il titolo “Altre lacrime” è bello e funziona su due livelli (le lacrime di dolore diventano lacrime di purificazione), ma poteva essere legato meglio al testo.

Valutazione complessiva:

È un racconto con anima, scritto da chi vuole dire qualcosa di importante sul dolore adolescenziale e sulla possibilità di redenzione.
Tuttavia, soffre di eccesso di stile rispetto alla sostanza e di una certa ingenuità nella costruzione drammaturgica.
Ha il difetto di molti racconti: vuole essere profondo e poetico, ma a volte sacrifica la verità emotiva sull’altare della bella frase.

Punti su cui lavorare per una versione migliore:
  1. Riduci il lirismo del 30-40% nella prima metà. Lascia più spazio al “mostrare” invece di “dire”.
  2. Allunga e approfondisci la sezione chiesa/confessione. È il cuore del cambiamento di Marco: lì deve succedere davvero qualcosa.
  3. Rendi più sfumati i personaggi secondari. Luisa ed Enrico non devono essere solo simboli del mondo corrotto.
  4. Controlla la verosimiglianza degli eventi (età di Marco, ruolo in chiesa, diretta TV).
  5. Stringi alcuni passaggi descrittivi e dai più spazio ai dialoghi (soprattutto con Don Antonio e con Enrico).
“Altre lacrime” con una revisione attenta può diventare davvero buono.



Con i complimenti un caro saluto (y)

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