Re: [Lab19] The Cluster

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NanoVetricida wrote: @sbatti
Molto sexy, ma non riesco a sostenere il suo sguardo 
Buongustaio :P È l’unico uomo per cui sarei etero.
Poeta Zaza wrote: A me, se appare in un mio lavoro, sembra che sia spaventata da quello che legge...
Secondo me è una sorpresa positiva! Quella di prima sembrava troppo cattiva a tratti :( 

I mod mi perdonino l’OT, volevo rispondere  :muu:

Re: [Lab19] The Cluster

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Grazie Nano. Anche questa volta ci hai fatto sorridere e poi ha colpito basso :-)
Sembra una dichiarazione d’amore. Il narratore è talmente convinto di avere ragione che viene voglia di dargli torto solo per sport. Ha sostituito la terapia con lo streaming.
Le sue sparate sull'elite di spettatori di the Cluster sono divertenti, anche se ogni tanto si dilungano un po’.
La lista delle sciagure mondiali è gustosa.
Per me il cuore del racconto è il momento in cui distingue tra “finale” e “fine”, perchè l’integralista della serialità diventa quasi tenero. E la decisione di non guardare l’ultima puntata è perfettamente coerente con il personaggio: folle, sì, ma con metodo.
Alla prossima lettura.

Re: [Lab19] The Cluster

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Ciao, @NanoVetricida
Ho cancellato per errore il commento giorni fa,  al momento di pubblicarlo, e poi, solita distrattona,  sono passata oltre. Positivo perché Il racconto mi aveva molto divertita e apprezzavo lo spunto fine/finale. 
Ormai due cosette alla svelta. Bene la satira, non tanto irrealistica: esistono gli spettatori di tutte le puntate di  Il medico in famiglia, e quelli che delle serie fanno un sorta di panacea.
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)

Re: [Lab19] The Cluster

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NanoVetricida wrote:
Lo so, è un ragionamento folle.
Ma se non vedo la puntata finale, per me The Cluster non finirà mai.
Ciao @NanoVetricida

Inizio dalla fine. Ottima! Questa “stilettata” finale è, per me, riuscitissima. Bel finale che dà sapore e colore a tutto questo flusso narrativo.
Non saprei definirlo un racconto, ma una lettura piacevole e intensa nella quale tocchi, con arguzia e ironia, tanti aspetti del nostro attuale inquieto vivere. Leggendo tra le righe, penso che ogni lettore possa trovare qualche spunto per fare proprie le tue considerazioni. Lo definirei una sorta di racconto “specchio”  in quanto riflette il nostro tempo e, tempo per tempo, qualcosa di noi. In questo flusso simil pamphlet, l’ultima parte non è un atto di ribellione, ma un atto di protezione verso sé stessi. Almeno così io l’ho interpretato. Protezione contro la delusione, contro il pericolo che il finale riveli che abbiamo dedicato una parte preziosissima del nostro tempo a qualcosa per cui non valeva la pena e magari lasciare che la storia prosegua con le sue mille possibilità. Senza chiudere il cerchio. Bel lavoro.

Re: [Lab19] The Cluster

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Carissimo @NanoVetricida 

Ho letto il tuo racconto e devo farti i complimenti, è davvero originale e degno d'esser letto.
Ti lascio questo mio breve commento.



The Cluster è un racconto breve molto efficace, scritto con una voce narrante forte, riconoscibile e coerente.
Funziona come monologo interiore di un fanatico seriale, e in questa veste raggiunge un buon livello di satira e introspezione.
Non è un testo perfetto, ma ha una personalità spiccata e riesce a dire qualcosa di vero sul rapporto tra individuo, consumo culturale e paura della finitezza.

1. La voce narrante: il vero protagonistaIl maggior pregio del racconto è proprio il narratore. È un personaggio odioso e tenero allo stesso tempo: elitista, snob, moralista, un po’ patetico, ma anche dolorosamente sincero. La retorica del “l’arte è oggettiva, chi non capisce è stupido” è maneggiata benissimo, perché non è solo caricatura: è la maschera difensiva di chi usa il proprio gusto raffinato come scudo contro un mondo che percepisce volgare e ostile.
Frasi come:

«Se non vi piacciono è perché non capite un cazzo nella vita»
o la divisione del mondo in “chi segue The Cluster e chi no” sono esilaranti proprio perché fin troppo reali. Il testo cattura con precisione un tipo umano diffuso (il gatekeeper culturale che però non è mainstream, è un gatekeeper di nicchia).


2. Temi centraliIl racconto ruota intorno a due grandi paure:
  • La fine (non il finale) di un’esperienza identitaria.
  • La consapevolezza del tempo che passa e della propria vita che si è strutturata attorno a qualcosa di esterno.
The Cluster non è solo una serie: è un’ancora di senso, un sostituto di comunità, una morale laica, uno spazio dove il protagonista si sente superiore e al riparo.
La decisione di non guardare l’ultima puntata è il gesto più interessante del testo. È un atto di ribellione magica, quasi superstizioso: “se non vedo la fine, non finisce mai”.
In questo senso il racconto tocca un nervo scoperto dell’epoca seriale: molte persone vivono davvero le serie come parti della propria biografia. Il rifiuto del finale diventa allora un tentativo estremo di fermare il tempo, di non chiudere il capitolo “quattordici anni della mia vita in cui avevo uno scopo fisso al martedì”



.3. Pregi stilistici e strutturali

  • Tono colloquiale controllato: il linguaggio è parlato ma non sciatto. Ci sono belle immagini («l’arancione dei lampioni gioca a rimpicciolire la tua ombra») e un buon ritmo.
  • Ironia stratificata: il testo deride il narratore mentre gli concede spazio per esprimere una malinconia autentica. Questo doppio livello è la cosa più matura del racconto.
  • Costruzione dell’attesa: il pezzo sale gradualmente verso la rivelazione della decisione finale, che funziona come punch line emotiva più che comica.
4. Limiti
  • Ridondanza: il tema dell’oggettività del gusto e dell’inferiorità altrui viene ripetuto troppe volte. Dopo la terza variazione diventa martellante e meno efficace.
  • Letteratura di supporto: la parte sui finali di Cose Preziose, Furore, Arancia Meccanica ecc. è un po’ didascalica e interrompe il flusso emotivo. Funziona come giustificazione intellettuale del narratore, ma per il lettore rallenta il pezzo.
  • Mancanza di un dettaglio rivelatore: sappiamo molto del personaggio, ma poco di perché proprio The Cluster ha avuto questo potere su di lui. Un singolo ricordo concreto, una scena precisa, un momento di crisi in cui la serie lo ha “salvato”, avrebbe reso il legame più viscerale e meno dichiarato.
5. Valutazione complessiva


The Cluster è un buon racconto di carattere. Non è solo una satira sui fan tossici delle serie (cosa che sarebbe banale), ma una riflessione più amara sulla solitudine contemporanea e sul modo in cui deleghiamo a prodotti culturali il compito di darci identità, comunità e valori.
La chiusura è forte proprio perché ambigua: il gesto del protagonista è insieme infantile e profondamente poetico.
Rifiutando l’ultima puntata, lui compie un piccolo atto di resistenza contro l’entropia della vita – tutto finisce, le serie finiscono, gli anni passano, noi cambiamo.
Non guardarla è un modo (disperato e commovente) per dire: “io no, io resto qui”.
Ha personalità, ha un tema maturo e una voce netta. Con una revisione che elimini qualche ripetizione e aggiunga un paio di dettagli più intimi sul rapporto tra uomo e serie, potrebbe diventare un ottimo racconto da antologia di letteratura contemporanea sul fandom e sulla malinconia digitale.
È un testo che resta in testa, e non è poco.

Con i miei complimenti, un saluto  (y)


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