Re: [CE2025] Vanda Lismo

26
@sbatti 

Mi piaceva il titolo, l'ho letto e l'ho goduto! ... che devo dire? non voglio dare consigli su cosa scrivere e come, ti posso dire che si legge bene, incuriosisce e, in diversi punti, è divertente . Mi sono piaciuti i personaggi stilizzati, ma super-credibili, l'ambiente e come nasce e si sviluppa la trama. Non leggo sempre tutto fino alla fine, specie se non mi piace, questo pezzo invece mi ha tenuto incollato allo schermo fino all'ultima riga. Complimenti per la fantasia e per come l'hai scritta su un pezzo di carta (si fa per dire).

che dire quindi? quasi dispiace che fosse solo un breve raccono.

grazie di averlo postato
La IX Tavola di kussar viewtopic.php?f=44&t=7881

Re: [CE2025] Vanda Lismo

27
Ciao @Fukogama, grazie a te per aver commentato, non rileggevo questo racconto da un po' e dato che aveva generato una discussione accesa l'avevo associato a delle emozioni negative. Sono contenta ti sia piaciuto, è stato bello anche per me rileggerlo grazie alla tua notifica :)

Re: [CE2025] Vanda Lismo

28
@Sbatti

... mi spiace abbia generato emozioni negative ... in verità è bellissimo vedere come il protagonista viene piano, piano risucchiato in un mondo che non crede suo "grazie" alle bugie che progressivamente si stratificano ... bella anche quella che vedo come la riconciliazione con se stesso e con chi ha avuto modo di conoscere! E, credo, che quel "ti posso accompagnare a casa" sia un inizio, non una fine.

... complimenti di nuovo
La IX Tavola di kussar viewtopic.php?f=44&t=7881

Re: [CE2025] Vanda Lismo

29
Ciao @sbatti 


Ho letto con piacere il tuo racconto.
Mi è assi piaciuto e pertanto ti lascio questo mio commento.


Il racconto è un pezzo di narrativa contemporanea breve, molto ben scritto, con una voce narrante pulita, dialoghi vivaci e un arco emotivo che funziona.
Ha un sapore di coming-of-age queer-adjacent (formazione queer adiacente), ma filtrato attraverso lo sguardo di un protagonista etero che si trova a navigare (e a inciampare) in un mondo che non è il suo – almeno all’inizio.

Punti di forza

  1. Voce e ritmo
    La narrazione in terza persona limitata (focalizzata su Corrado) è efficace: leggera, ironica, a tratti crudele verso il protagonista stesso, ma senza scadere nel cinismo gratuito. Il registro è colloquiale ma mai sciatto, con battute e pensieri interni che suonano autentici per un ventenne fuorisede italiano del 2020-2025. Frasi come «di omosessuale non ha manco un organo, un osso, un pelo» o «per Vandarsi» sono perfette: divertenti, taglienti, rivelatrici.
  2. Evoluzione del protagonista
    Il percorso di Corrado è credibile e graduale. Parte da una bugia strumentale («tanto che ne sanno questi? Non li incontrerà mai più»), passa per l’imbarazzo, il razionalizzare con stereotipi interiorizzati, poi l’attrazione inconfessabile che si manifesta prima con il disagio e poi con gesti concreti (il bacio, le frasi sincere sul palco). Non è una conversione da manuale, né una rivelazione da film: è un’attrazione che nasce dall’ammirazione, dal sentirsi visto e accolto, e dal confronto con la propria rigidità. L’autore gestisce bene il non-detto, lasciando che sia il lettore a capire prima di Corrado che sta cambiando.
  3. Personaggi secondari vividi
    Luna è l’amica caotica ma affettuosa che tutti conosciamo, un po’ opportunista ma non cattiva. Flavio e Davide funzionano come “sistema immunitario” del locale: protettivi, giustamente diffidenti.
    Rosario/Vanda è il personaggio più riuscito: sfaccettato, ironico, vulnerabile sotto la corazza glitterata. Non è solo “la drag queen magnetica”, ma una persona che ha sofferto («già ha sofferto abbastanza»), che chiama tutti «amore» ma non si fa illusioni, che si concede un bacio ma poi mette un paletto quando capisce di essere stata usata. Il finale aperto con la sigaretta e la frase «per me etero non sei» è ottimo: amaro, spiritoso, lascia spazio a possibilità senza chiuderle in modo melodrammatico.
  4. Tematiche gestite con intelligenza
    Il racconto parla di
    • performatività dell’identità sessuale (fingere per convenienza → fingere a se stessi)
    • microaggressioni e pregiudizi interiorizzati («non mi piace l’ostentare», il voltastomaco per il glitter)
    • attrazione che supera le etichette
    • comunità queer come spazio di cura ma anche di confine netto verso chi mente
      senza mai fare la predica. Tutto passa attraverso azioni, sguardi, battute.
Punti deboli / zone di miglioramento
  1. La scena del bacio con la ragazza nel bagno
    È il momento più debole. Serve a far precipitare la situazione, ma risulta un po’ didascalica e precipitosa. Il passaggio «ha baciato Rosario solo perché non poteva rifiutarlo» → «quindi non sarebbe stato realistico rifiutarlo» è contorto e suona come una giustificazione posticcia del protagonista. Si poteva rendere più ambiguo o più sensoriale il suo stato confusionale, invece che spiegare troppo esplicitamente il meccanismo psicologico.
  2. Rischio di stereotipi (anche se parzialmente sovvertiti)
    Alcuni pensieri di Corrado sull’essere gay («super gay radar», «più virile se bisessuale», il voltastomaco per il rosa/glitter) sono realistici per un ragazzo etero poco esposto, ma sfiorano il confine del cliché. Funzionano perché vengono messi in discussione e superati nel corso del racconto, però c’è sempre il pericolo che un lettore poco attento li legga come affermazioni dell’autore piuttosto che come limite del personaggio.
  3. Finale sospeso ma un filo troppo “bello”
    La scena fuori dal locale con sigarette e «ti posso riaccompagnare a casa?» è poetica e malinconica, ma rischia di romanticizzare troppo il momento. Dopo il casino combinato (la bugia, il bacio rubato alla ragazza, l’essere sbattuto fuori), un minimo di resistenza o di conflitto in più da parte di Rosario avrebbe reso il finale meno confortevole e più tagliente – coerente con il suo personaggio.
Considerazioni complessive


È un racconto maturo, scritto con consapevolezza del contesto culturale italiano attuale (il Pride vissuto come “carnevalata” da chi ci va da etero-accompagnatore, il locale gay di provincia che è famiglia ma anche tribunale). Ha cuore, umorismo e una discreta dose di autocritica. Non è solo “il classico etero che si scopre queer grazie a una drag queen”, ma un’indagine su quanto siamo disposti a mentire per convenienza e quanto quelle bugie ci cambiano.
Con qualche limatura sulla scena del bagno e un finale un filo più aspro, potrebbe diventare eccellente.
Funziona già molto bene così, soprattutto per la capacità di far ridere e poi stringere lo stomaco nelle ultime pagine.


Complimenti, un saluto e a presto rileggerti (y)

Return to “Racconti lunghi”