Femminile e professioni

1
Salve a tutti,
non so se l'argomento è già stato dibattuto.
Nel mio ultimo giallo ho avuto la brillante idea di inserire un personaggio femminile in un ruolo grammaticalmente connotato dal genere maschile. Ho cercato e trovato articoli nel sito dell'Accademia della Crusca che mi hanno chiarito molte cose, ma non tutte. Quindi vi chiedo cosa ne pensate al riguardo.
Nello specifico:
il sostituto procuratore/la sostituta procuratrice
Il magistrato/ la magistrata
Il Piemme/la Piemme
Il pubblico ministero/ la pubblico ministero (?)

Da quanto ho capito sono le varianti corrette, solo l'ultima mi lascia incerto. Voi come vi comportate?

Re: Femminile e professioni

2
Brutus ha scritto: Da quanto ho capito sono le varianti corrette, solo l'ultima mi lascia incerto. Voi come vi comportate?
Io li lascio tutti al maschile: la protagonista dei miei romanzi è una donna, prima ispettore e poi commissario.
Mi dispiace, ma non riuscirò mai a scrivere avvocata, ministra, commissaria, magistrata, giudichessa o altre porcherie del genere... Non credo sia da questo che si giudica il rispetto per le donne: sono semplicemente nomi di professioni consegnati all'uso in quella forma perché originariamente svolti soltanto da uomini. Il fatto che oggigiorno li svolgano anche le donne con almeno altrettanta, e spesso maggiore, competenza e professionalità non richiede necessariamente di violentare la lingua.
Mia opinione, s'intende.
https://www.facebook.com/nucciarelli.ma ... scrittore/
https://www.instagram.com/marcellonucciarelli/
https://www.linkedin.com/in/marcello-nu ... -bbb4805b/

Re: Femminile e professioni

3
Brutus ha scritto: a quanto ho capito sono le varianti corrette, solo l'ultima mi lascia incerto. Voi come vi comportate?
Io non mi sono mai posta il problema. Male che vada qualche femminista fanatica ti chiederà perché non hai scritto commissaria o magistrata (e molto probabilmente senza aver nemmeno letto il libro, come è successo a me). Tu dille che purtroppo sono le norme editoriali e non puoi farci niente (come ho fatto io :P ). Non c'è ancora una legge, per fortuna, che ci costringa a scrivere al femminile anche termini che oggettivamente suonano forzati (che facciamo con "giudice"? La giudica? La giudichessa?). Io scrivo commissario e avvocato, anche se il personaggio è una donna. Per un motivo molto semplice: quando sento il termine immagino già che possa essere sia uomo che donna. Se c'è qualcuno che sentendo il termine lo immagina solo al maschile, il problema è nella sua mente, non nella mia scrittura, quindi non mi va di adeguarmi alle limitazioni mentali altrui.
Se puoi vuoi metterli, va bene, credo dovrebbe essere una scelta dell'autore. Ma "la pubblica ministero" lo eviterei, a me farebbe sorridere se lo trovassi
Non sono un visionario. Mi professo un idealista pratico. (Gandhi)
Qualunque sia il tuo nome (HarperCollins)
La salvatrice di libri orfani (Alcheringa)
Il lato sbagliato del cielo (Arkadia)
Il tredicesimo segno (Words)

Re: Femminile e professioni

4
Marcello ha scritto: ven nov 26, 2021 12:15 pmMi dispiace, ma non riuscirò mai a scrivere avvocata, ministra, commissaria, magistrata, giudichessa o altre porcherie del genere...
Anche perché poi per coerenza si dovrebbe scrivere il guardio giurato, il sentinello, etc.

Poi come sempre non ci sono regole proprio fisse, ad esempio "la pubblico ministero" non si può sentire, mentre "la P.M." secondo me potrebbe anche andare.

Re: Femminile e professioni

8
Poeta Zaza ha scritto: Secondo voi perché c'è babysitter e non c'è babybrother?
Il termine "sitter" significa solo custode, guardiano, quindi non è necessariamente femminile. Che poi uno senta babysitter e immagini una persona di sesso femminile è, come ho detto sopra, questione di mentalità. Ma secondo me non si cambia la mentalità con la lingua. È nel cervello delle persone che le cose devono cambiare.
Brutus ha scritto: Nel primo allegato si specificano anche le regole da seguire nella pubblica amministrazione. Io l'ho trovato interessante. Ad esempio giudice rimane tale, cambia solo l'articolo.
Le regole da seguire per ora sono molto incerte, quindi sono lasciate alla volontà dell'autore. Se vuoi seguire i cambiamenti, fallo, ma non è un obbligo, nessuno ti tirerà sassi se scrivi al maschile. L'ispettrice, la magistrata, la P.M. ecc. ci possono stare. La pubblico ministero a me suona  ridicolo (dovrebbe al limite diventare la pubblica ministera), quindi eviterei e se proprio metterei la P.M.
Non sono un visionario. Mi professo un idealista pratico. (Gandhi)
Qualunque sia il tuo nome (HarperCollins)
La salvatrice di libri orfani (Alcheringa)
Il lato sbagliato del cielo (Arkadia)
Il tredicesimo segno (Words)

Re: Femminile e professioni

9
Poeta Zaza ha scritto: Secondo voi perché c'è babysitter e non c'è babybrother?
Marcello ha scritto:
È una battuta, vero?   ;)
Sì Marcello, era una battuta - e anche stupida -  giocando sulla parola sister-sitter.  :facepalm:
Silverwillow ha scritto:
Il termine "sitter" significa solo custode, guardiano, quindi non è necessariamente femminile. Che poi uno senta babysitter e immagini una persona di sesso femminile è, come ho detto sopra, questione di mentalità. Ma secondo me non si cambia la mentalità con la lingua. È nel cervello delle persone che le cose devono cambiare.
La saggia Laura non perde un colpo.  :P   :)
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: Femminile e professioni

10
Ciao a tutti,
Vi giro un articolo molto completo sulla questione se avrete voglia di leggerlo (è un po' lungo ma ne vale la pena).
È una questione molto dibattuta ma interessante. Io mi trovo d'accordo con l'autrice dell'articolo. Il rapporto tra lingua e pensiero è molto complesso ma vale la pena rifletterci.

https://www.valigiablu.it/professioni-nomi-femminili/
Se vi va, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate. 

Re: Femminile e professioni

11
ivalibri ha scritto: sab nov 27, 2021 11:03 am https://www.valigiablu.it/professioni-nomi-femminili/
Se vi va, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate. 
Un articolo un po' aggressivo e molto puntiglioso su una questione secondo me di relativa importanza, perché in definitiva questa delle professioni al maschile è un'eccezione in un mondo che è quasi tutto al femminile, a cominciare dal mondo stesso: la Terra.
E poi seguire: la Natura, l'Umanità, la religione, la filosofia, l'arte, la scienza - anzi, tutte le arti e tutte le scienze: la poesia, la pittura, la matematica, l'astronomia - e ancora la medicina, l'ingegneria, insomma, quasi tutto il patrimonio del mondo è intestato a voi, o donne, lasciateci almeno qualche stupido mestiere/professione. 

Re: Femminile e professioni

14
ivalibri ha scritto: Se vi va, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate. 
L'articolo è lunghetto ma molto interessante. C' è una buona analisi di tutti gli spunti e le questioni che saltano fuori quando si tocca l'argomento.
Però leggendolo io ho la netta sensazione che l'autrice voglia impormi il suo punto di vista come se fosse il più ragionevole possibile (e tutti gli altri siano sciocchi), mentre in realtà è solo la sua opinione personale, per quanto l'abbia approfondita e studiata per lavoro, basata sulle sue esperienze e credenze personali (anche se critica apertamente questo approccio come poco scientifico).
Non mi piace granché il tono superficiale e paternalistico (o maternalistico, per non fare differenze :P ) con cui tratta i dubbi legittimi degli altri.
Io che sono donna non mi sentirei esclusa né svilita nell'essere chiamata avvocato, e non credo proprio di dovermi giustificare con l'autrice dell'articolo per questo. Io mi ritengo di mentalità aperta, ma fatico a vedere a chi possa giovare questo cambiamento linguistico, e sono sicura di non essere la sola. Se io come donna non vedo minacce maschiliste ovunque, magari grazie alla mia esperienza personale e limitata (ma neanche tanto), il dubbio che si stia gettando fumo negli occhi perché si è incapaci di risolvere i problemi veri mi viene. Come dire: sì da donna magari sarai violentata o ammazzata, ma nell'articolo di cronaca nera ti chiameranno col titolo lavorativo al femminile, perciò rallegrati...
Non sono un visionario. Mi professo un idealista pratico. (Gandhi)
Qualunque sia il tuo nome (HarperCollins)
La salvatrice di libri orfani (Alcheringa)
Il lato sbagliato del cielo (Arkadia)
Il tredicesimo segno (Words)

Re: Femminile e professioni

15
Brutus ha scritto: ven nov 26, 2021 11:37 am Da quanto ho capito sono le varianti corrette, solo l'ultima mi lascia incerto. Voi come vi comportate?


Questo è un argomento molto dibattuto ultimamente nella comunità dei linguisti italiani. Se ne parlava già negli anni '80, quando il governo Craxi (che poi si dovrebbe pronunciare "crasci" e non "cracsi", ma vabbè…) fu quasi "costretto" a emanare norme per un uso non sessista dell'italiano nel pubblico.

Io ho l'abitudine di usare i nomi al femminile, cioè dico "avvocata", "ministra", "sindaca", ecc…, purché il femminile non sia ridicolo. In quest'ultimo caso, trovo un vocabolo alternativo. E non mi riferisco al fatto che "ministra" ricorda "minestra" o a menate simili. L'altro giorno sentivo in tv che la portiera della nazionale femminile di calcio non gradisce essere chiamata "portiera" perché lo giudica offensivo in quanto le ricorda una donna che fa, appunto, la portiera in un palazzo. E allora che dire di "portiere"? Forse che "portiere" non ricorda il portiere (uomo) di uno stabile? Mah! Per me, stanno entrambi in porta, dunque sono "portiere" e "portiera". Inoltre che c'è di offensivo nel fare la portiera di uno stabile? In un colpo solo ha offeso tutte le portiere d'Italia.
Forse, in fin dei conti, non è una roba grammaticale ma legata a quello che ci frulla per la testa. A tal proposito, se hai un quarto d'ora da buttare e poiché siamo su CdM, ti propongo una videorecensione delle grandiosa Yasmina Pani, una giovane linguista sarda, sul libro "Stai zitta" di Michela Murgia, libro in cui si parla del presunto sessismo della lingua italiana.



Yasmina, tra le righe (modo di dire quanto mai inappropriato ;-) ), sembra affermare che il problema sta nel fatto che chiamiamo i generi "maschile" e "femminile". Se li chiamassimo A e B, forse non ci sarebbero tutte 'ste guerre sulla questione. In un altro video si riferisce alla donne come "portatrici sane di vagina", e per questo non si possono offendere, mentre gli uomini, in quanto non portatori di vagina, si possono offendere. E così, se a una donna dicono "portiera" o "gallina", questa si offende, anche perché si potrebbe sentire "bestializzata". Se invece danno del "porco" a un uomo, nessuno ha da ridire: mica lo "bestializzano", no, certo.
La lingua che si usa ha una certa importanza, tanto è vero che serve anche a marcare le differenze e certe mentalità, e qua mi riferisco al "maschilismo inconscio". La stessa Yasmina, a esempio, racconta che, quando viveva in Piemonte per motivi di studio, parlava sempre in sardo, proprio perché le mancava la Sardegna e voleva distinguersi in qualche modo dai Piemontesi. Ora invece che vive stabilmente in Sardegna, quasi non parla più in sardo non essendoci più nulla da cui prendere la distanze.
Quindi la lingua, e con essa le parole che si usano, non è neutra. A questo punto potrei tirare in ballo l'ipotesi di Sapir-Whorf, tanto cara ai linguisti, ma non ti voglio annoiare troppo :-)

Aggiungo due cosette.

Uno. La parola sindaca. Per quelli che sostengono che ci riferisca al ruolo e non al genere di chi lo ricopre tempo per tempo. Bene, ma se ci voglio mettere un aggettivo che faccio? No, per dire, se potessimo tornare indietro nel tempo a quando Virginia Raggi era sindaca di Roma, se rimaneva incinta, i giornali come titolavano? "La Raggi è incinto"? Certo, se si indica la carica, è giusto. Ma suona strano. E se Virginia si fosse sposata, gli stessi giornali avrebbero scritto "Il sindaco si è sposato con l'uomo dei sogni"? Non è meglio "La sindaca si è sposata…"? Giusto per capire se Roma ha un sindaco omosessuale o no. Cosa che ha una certa rilevanza pubblica.

Due. Sono le donne stesse a voler essere chiamate come uomini. Qualche anno fa mi colpì una cosa che lessi su un giornale, la classica ormai lettera aperta con cui sessantasei intellettuali italiani protestavano contro qualche provvedimento. Alla fine c'erano le firme. Notai che su otto donne che ricoprivano la carica di magnifico rettore ben sette si firmarono "Rettore", mentre solo una "Rettrice".

ivalibri ha scritto: sab nov 27, 2021 11:03 amCiao a tutti,
Vi giro un articolo molto completo sulla questione se avrete voglia di leggerlo (è un po' lungo ma ne vale la pena).
È una questione molto dibattuta ma interessante. Io mi trovo d'accordo con l'autrice dell'articolo. Il rapporto tra lingua e pensiero è molto complesso ma vale la pena rifletterci.

https://www.valigiablu.it/professioni-nomi-femminili/
Se vi va, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate. 

Sono perfettamente d'accordo con l'autrice, Vera Gheno, valente linguista. Per me, tutto ciò che dice Vera è Vero. :-)
Il Sommo Misantropo

Re: Femminile e professioni

16
Ciao @Silverwillow,
A me sinceramente non pare che l'autrice voglia imporre il proprio pensiero. Tant'è vero che dice che ognuno può usare le parole che vuole, soprattutto in caso di testo letterario o poetico. La sua è un'autorevole analisi soprattutto linguistica che a me pare che invece possa giovare poiché il linguaggio descrive la realtà e ne è a sua volta influenzato. 
L'obiezione principale che a me viene in mente alle diffuse resistenze alla questione è: come mai nessuno ha nulla da obiettare di fronte al femminile di professioni come serva, cameriera, cassiera e commessa e invece suona male avvocata e ministra?
Ci si può ragionare, credo.
Ciao!

Re: Femminile e professioni

17
Ciao @dyskolos,
Sono contenta che tu abbia scritto la tua opinione. So che condividiamo la stessa passione per la linguistica, oltre che per la scrittura. Le tue considerazioni sono senz'altro vere, spesso sono proprio le donne a rifiutare il femminile, come nel caso della portiera. Anche perché il femminile di alcune professioni ha una sfumatura diversa. Ricorderai il caso della giovane direttrice d'orchestra che voleva essere chiamata direttore. Ma questo dovrebbe farci ragionare. Io stessa, lo confesso, ragionavo così. Ma ho cambiato idea. Le riflessioni soprattutto linguistiche di Vera Gheno non fanno una piega e ho abbandonato le mie resistenze.
Inoltre altre lingue neolatine hanno accolto senza problemi l'uso dei femminili delle professioni. In spagnolo si usano tranquillamente.
Ciao!

Re: Femminile e professioni

18
Silverwillow ha scritto: ma fatico a vedere a chi possa giovare questo cambiamento linguistico, e sono sicura di non essere la sola. Se io come donna non vedo minacce maschiliste ovunque, magari grazie alla mia esperienza personale e limitata (ma neanche tanto), il dubbio che si stia gettando fumo negli occhi perché si è incapaci di risolvere i problemi veri mi viene.
@Silverwillow d'accordo al 110%.

Una portiera, due terzine (dantesche), una stopper, una libera, una mediana (del triangolo di centrocampo), due ali (Causio e Bruno Conti, si sa, sono caduti in depressione per aver dovuto giocare con un termine femminile sulle spalle, se no sai che campioni sarebbero stati...), due mezzeali (Rivera e Mazzola dite la vostra) e una centravanti.
Poi c'è l'arbitra con due giudichesse di linea.

E però poi scusate se invece di assistere a una partita di calcio femminile preferisco guardare un bell'incontro di sumo, con due lottatori di centocinquanta chili con le pance che ballonzolano.
https://www.facebook.com/nucciarelli.ma ... scrittore/
https://www.instagram.com/marcellonucciarelli/
https://www.linkedin.com/in/marcello-nu ... -bbb4805b/

Re: Femminile e professioni

19
ivalibri ha scritto: So che condividiamo la stessa passione per la linguistica, oltre che per la scrittura
Allora, da ora in poi, ti chiamerò "doppia collega" ;-)
La linguistica è interessantissima, perché in fondo significa studiare come gli esseri umani comunicano tra di loro e le vicende storiche che li hanno coinvolti, e si scoprono un sacco di cose. Per esempio, che molte lingue non hanno i tempi verbali. Per dire, la stessa parola può significare andai, vado e andrò. Il bello è che sono lingue parlatissime nel globo, non si tratta di qualche isoletta sperduta nell'oceano :-)

ivalibri ha scritto: Inoltre altre lingue neolatine hanno accolto senza problemi l'uso dei femminili delle professioni. In spagnolo si usano tranquillamente.
Verissimo! :-)
Io infatti sostengo che dovremmo prendere a modello lo spagnolo per diverse questioni, soprattutto per quanto riguarda la grafia. In spagnolo, infatti, si scrive "cuando", laddove noi mettiamo "quando", e uno può anche permettersi di intitolare una canzone "Cuando nadie ve". Un giorno sono andato a Praga e ho incontrato un ceco cieco, cioè un abitante della Repubblica Ceca con qualche grave problema di vista. Quando dovetti scriverlo, mi si attorcigliarono le dita. :-) Lì non possiamo neanche invocare il latino, infatti anche in latino la parola era "caecus", senza la I.



Marcello ha scritto: due ali (Causio e Bruno Conti, si sa, sono caduti in depressione per aver dovuto giocare con un termine femminile sulle spalle, se no sai che campioni sarebbero stati...


:eheh:
Il Sommo Misantropo

Re: Femminile e professioni

20
Marcello ha scritto: E però poi scusate se invece di assistere a una partita di calcio femminile preferisco guardare un bell'incontro di sumo, con due lottatori di centocinquanta chili con le pance che ballonzolano.
E perché ti dovremmo scusare? Ognuno ha il diritto di avere le proprie opinioni. Anche Vera Gheno, io, @ivalibri , una mia conoscente avvocata che, da me interpellata al riguardo, mi ha detto che preferisce essere chiamata avvocatA, che tra l'altro si ricollega ad advocata; tutti hanno il diritto di dire la loro. Poi vince l'onda lunga di istanze che restano sopite per tanto tempo e trovano spazio quando giunge l'ora del cambiamento accolto dalla maggioranza. 
Già.

Re: Femminile e professioni

21
dyskolos ha scritto: Sono le donne stesse a voler essere chiamate come uomini.
Questo mi ha fatto tornare in mente una poetessa russa in cui m'imbattei parecchi anni fa (Anna Achmatova), che si faceva chiamare "poeta" perché trovava il termine femminile "riduttivo", ma non ne ho mai approfondito il motivo... 
massimopud ha scritto: Anche perché poi per coerenza si dovrebbe scrivere il guardio giurato, il sentinello, etc.
Però secondo me qui è un po' diverso. Sentinella, guardia ecc. erano termini femminili anche se sempre impersonati da uomini; invece, secondo l'articolo della Crusca postato più sopra, delle altre cariche (sindaco, avvocato ecc.) c'era solo il maschile perché esercitate esclusivamente da uomini. Cioè, a quanto dicono loro il femminile di questi ultimi termini è linguisticamente corretto (anche se magari non proprio bello), a prescindere dal discorso sul rispetto. Ancora non ho capito però se è (o dovrebbe essere) obbligatorio o se va a discrezione del singolo a seconda di quello che preferisce...

(Uffi, avessimo il neutro...) 

Re: Femminile e professioni

22
ivalibri ha scritto: A me sinceramente non pare che l'autrice voglia imporre il proprio pensiero.
Questa è solo la mia impressione, per il modo dismissivo in cui ha presentato le potenziali obiezioni. Io ho percepito un tono vagamente ironico di superiorità, ma è appunto una sensazione personale. L'articolo in sé è interessante, approfondito, e utile al dibattito, anche se non sono d'accordo con le sue conclusioni
.
ivalibri ha scritto: Ricorderai il caso della giovane direttrice d'orchestra che voleva essere chiamata direttore. Ma questo dovrebbe farci ragionare. Io stessa, lo confesso, ragionavo così.
Ricordo anch'io il caso, e sì, dovrebbe farci ragionare, ma sempre nel rispetto delle scelte delle singole persone. Questa donna avrà i suoi motivi, che noi non sappiamo e quindi non possiamo (né dovremmo) giudicare. Altrimenti si arriva all'estremo assurdo di criticare le donne perché non sostengono la causa femminista, come se fosse una guerra.
ivalibri ha scritto: come mai nessuno ha nulla da obiettare di fronte al femminile di professioni come serva, cameriera, cassiera e commessa e invece suona male avvocata e ministra?
è evidente che è il mancato uso che fa sì che avvocata o ministra o architetta (e dai, diciamolo, fa un po' sorridere :lol: ) ci suonino strani. Non ho dubbi che prima o poi entreranno nell'uso comune, perché il mondo cambia e la lingua si adegua. Ma i tempi non sono quelli social, potrebbe volerci una generazione prima che questi termini vengano integrati del tutto, e nel frattempo io uso quelli a cui sono abituata, se nessuno me lo impedisce.
Il cambiamento della lingua non è la mia priorità, tutto qui. Non ho nessuna intenzione di impedirlo, ma neanche di aggregarmi con entusiasmo a qualcosa che ancora non capisco del tutto
dyskolos ha scritto: Quindi la lingua, e con essa le parole che si usano, non è neutra.
Sono d'accordo solo in parte. Alcune parole hanno connotati positivi o negativi in sé, ma la lingua per me può essere neutra, e a definire il significato è spesso ciò che l'accompagna: il tono, l'espressione del viso. Gli amici magari si insultano, ma sanno che è uno scherzo. Se una cara amica mi dice che sono str*nza o pazza, non è la stessa cosa che se me lo dicesse un estraneo.
Se qualcuno mi chiamasse avvocata o avvocato per me non farebbe differenza, ma conta tanto il tono e il modo in cui la parola è pronunciata (motivo per cui non amo le chat, dove non si può capire). Mi è capitato di sentirmi chiamare "signora" e coglierci una sfumatura di disprezzo. Non sono le parole usate il problema, ma il tono e l'atteggiamento.
Non sono un visionario. Mi professo un idealista pratico. (Gandhi)
Qualunque sia il tuo nome (HarperCollins)
La salvatrice di libri orfani (Alcheringa)
Il lato sbagliato del cielo (Arkadia)
Il tredicesimo segno (Words)

Re: Femminile e professioni

23
ivalibri ha scritto: Ma sei davvero convinto che il mondo sia in mani nostre?
Be', ovviamente no, so benissimo che le donne sono ancora penalizzate in molti settori e in molti paesi del mondo, era solo una constatazione linguistica.
Riconosco anche che in alcuni casi il cambio di genere della professione può essere fondato, però non sono tanto convinto della sua importanza per la parità di opportunità e di dignità tra donne e uomini.
Faccio un esempio: in Italia il termine "magistrata" non ha sostituito il suo omologo maschile, eppure questo non ha impedito il sorpasso delle donne sugli uomini: nella magistratura italiana ci sono ormai oltre il 50% di donne, c'è ancora una prevalenza degli uomini nei ruoli apicali ma dovuta per lo più alla maggiore anzianità di servizio, e dunque andrà a ridursi sempre più nei prossimi anni.
Esempio opposto: nel cinema i termini "attrice" e "attore" hanno avuto uguale riconoscimento da almeno un secolo a questa parte, eppure in questo ambito la maggior parte delle attrici, superati i 50-60 anni, cioè quando la bellezza declina, vengono di solito messe da parte, mentre gli attori generalmente continuano a essere molto popolari anche in età avanzata.

Tutto questo per dire che non credo granché a un magico potere emancipatorio dei nomi, mi sembra un aspetto molto secondario della questione parità di diritti/opportunità tra donne e uomini.

Re: Femminile e professioni

24
Antares ha scritto: (Uffi, avessimo il neutro...) 
Bè, carissima, sorgerebbero altri problemi :-D

In italiano abbiamo cinque vocali grafiche: A, E, I, O, U. Le prime quattro (A, E, I, O) sono già prese e quindi per il nuovo genere ci resterebbe solo la U come terminazione. Allora, sempre riprendendo l'esempio "avvocato/avvocata", il neutro sarebbe "avvocatu", che magari ai Sardi farebbe pure piacere, ma… :-)

Poi c'è il problema dei plurali collettivi, che ci costringerebbe a inventarci almeno articoli e aggettivi. Partiamo dalla frase "gli avvocati italiani guadagnano poco". Detta così, la gente comunissimamente penserebbe a donne e uomini. Se invece dicessi "le avvocate italiane guadagnano poco", la gente penserebbe solo a donne. Come plurale collettivo, dunque, il femminile non funziona, comunica male il concetto. Mi viene in mente la frase che andava molto l'anno scorso dopo i fatti di Bergamo: "Gli infermieri sono eroi". Solo un cretino penserebbe che si facciano differenze tra uomini e donne. Invece il femminile è "Le infermiere sono eroine", ma nessuno lo direbbe per indicare anche gli infermieri uomini. Vediamo il neutro in -U: "Lu infermieru sono erou" ("Lu infermieru sono eroinu"?).

Dopo avere inventato l'articolo "Lu", passiamo all'aggettivo, per coerenza in -U:
"Lu avvucatu italianu guadagnano poco", per indicare uomini e donne. Ma davvero "Lu avvucatu italianu" farebbe pensare a molte donne? Uhm… :-)

Da ora in poi ti cambio nick e ti chiamo Antaresu. Devo dire onestamente che non è male, o mia Antaresu :-)

Forse la migliore soluzione sarebbe quella ventilata da Yasmina Pani nel video sopra, cioè smetterla di chiamare i generi "maschile" e "femminile" (e "neutro" :) ) e usare nomi più generici, come A e B, così eviteremmo di fare guerre sessiste ("xyz è di genere A, mentre zxy è di genere B") :-)

Yasmina è sarda e così mi è sovvenuta una canzone sarda, dove non si dice "avvocatu", ma si usa un'altra parola per lo stesso concetto. Vedi a 2:02 più sotto. Com'è bello! "Avvocatu non confligge nemmeno con il sardo, ergo possiamo usarlo. :-)





massimopud ha scritto: sab nov 27, 2021 11:10 pmFaccio un esempio: in Italia il termine "magistrata" non ha sostituito il suo omologo maschile
A proposito ti racconto una storia realmente successa (o almeno credo) in un tribunale milanese.

Una donna, che svolgeva la funzione di magistrato, in calce a un documento ufficiale che riguardava la condanna di un imputato aveva firmato "La magistrata…" e poi ci avrà messo il nome, tipo "La magistrata Maria Rossi". L'avvocato dell'imputato colpevole, non avendo altro appiglio, ha pensato bene di attaccarsi a un cavillo da azzeccagarbugli e ha fatto ricorso in quanto la parola "magistrata" non fa parte della lingua italiana, dunque lamentava il vizio di forma del documento che dunque era da annullare, sicché la condanna del cliente non aveva pregio (scusa il linguaggio avvocatesco ;-) ). Così l'avvocato poteva vantarsi di aver fatto bene il proprio lavoro e il cliente era supercontento di poter ancora andare in giro libero e non in gattabuia.

La cosa che veramente stupisce più di ogni altra è che il ricorso è stato accolto e che a giudicare era una giuria prevalentemente formata da donne!

Grazie, avvocà! Bravo, bravo, applausi…

Già che la giustizia è lenta, mo ci attacchiamo pure a cavilli di lana caprinissima!  :angry:

Silverwillow ha scritto: sab nov 27, 2021 10:42 pmSono d'accordo solo in parte. Alcune parole hanno connotati positivi o negativi in sé, ma la lingua per me può essere neutra, e a definire il significato è spesso ciò che l'accompagna: il tono, l'espressione del viso. Gli amici magari si insultano, ma sanno che è uno scherzo. Se una cara amica mi dice che sono str*nza o pazza, non è la stessa cosa che se me lo dicesse un estraneo.
Se qualcuno mi chiamasse avvocata o avvocato per

Ehm… sì, quasi tutto giusto. È che volevo riassumere il concetto per non annoiare troppo :-) D'altronde è stranoto che nelle comunicazioni umane le parole pronunciate non valgono oltre l'8%. Il resto è fatto di elementi paraverbali :-)
Però secondo me ti sbagli quando dici che la lingua può essere neutra. Le parole che si usano, ossia la lingua, danno molte informazioni sul modo di pensare del parlante. Io, per esempio, conosco una persona che fa spesso metafore legate agli escrementi umani. Questa sorta di coprofilía contrasta nettamente con la mentalità di un altro che invece si basa sui dolci nelle proprie metafore. Per me, ciò è sufficiente a dire che quelle due persone ragionano in modo diverso oppure si figurano la realtà in modi differenti.
Nel contesto, mi riferivo al fatto che le lingue personali, e quindi le parole, servono anche a marcare certe differenze di mentalità, in quanto le lingue in senso generico non trasmettono solo parole ma anche filosofie :-)
Ultima modifica di dyskolos il dom nov 28, 2021 11:06 am, modificato 1 volta in totale.
Il Sommo Misantropo

Re: Femminile e professioni

25
Cari @massimopud@Silverwillow,
Pur non essendo d'accordo con voi vi ringrazio per il tono pacato e ragionevole delle vostre risposte. È certo che non sia una questione centrale nel cammino verso le vere pari opportunità tra i sessi, ma ne è in qualche modo il riflesso. Ognuno usa i termini che preferisce ma senza ridicolizzare (che non è il vostro caso sia ben chiaro) chi invece sulla base di studi linguistici e socio-linguistici decide di cambiare le proprie abitudini. 
Molti termini stanno comunque entrando nell'uso e tutti se ne faranno una ragione. Ieri sera sono andata a teatro per un evento istituzionale ed era presente una ministra. È stata chiamata sul palco e il presentatore ed altre autorità l'hanno chiamata sia ministro che ministra, più ministra per la verità. Ci abitueremo tutti, anche perché non è una questione nuova, se ne parla dagli anni '80, non dai tempi dei social.
Comunque sono contenta che stimoli un dibattito pacato. 
Grazie!