Atrax robustus Pt. 24
Erano le 8:40 di una mattina di fine ottobre.
Sul corso Allamano un incidente aveva rallentato il traffico fino a renderlo esasperante.
L’aria era gelida e una nebbiolina bassa, ostinata, avvolgeva tutto senza decidersi a salire.
Ginevra Mancini in De Angelis scese dalla sua Audi Quattro nel parcheggio riservato del Campus di Grugliasco.
Non era in ritardo, ma il contrattempo l’aveva messa di cattivo umore.
Entrò nel laboratorio ancora con il cappotto addosso, posò la borsa di pelle sulla sedia della scrivania e accese la macchina del caffè, indossò rapidamente il camice bianco sopra il maglione antracite.
Il laboratorio, al secondo piano del complesso di Via Leonardo da Vinci, era funzionale e asettico: neon freddi, armadi metallici grigi, bacheche piene di mappe di distribuzione e poster scientifici ingialliti.
Le due grandi finestre davano sul cortile interno.
Mentre sorbiva il caffè amaro, il cellulare nella tasca del camice vibrò.
Sul lavoro teneva sempre la suoneria spenta.
Era Luigi. - Pronto - rispose quasi sottovoce.
- Ciao amore, scusa se ti chiamo qui. È importante.
Ginevra strinse le dita attorno al bicchierino di plastica.
Aveva deciso che non si sarebbero più sentiti per un periodo ancora da definire.
- Cosa vuoi?
- Ho capito come hanno fatto a scoprirci.
- Ah sì? - Il tono era gelido.
- Ascoltami. Tuo marito, deve avere avuto dei sospetti su di noi. Ha sicuramente incaricato qualcuno, un qualche investigatore privato, di piazzare delle microspie in casa. Nella camera degli ospiti, probabilmente. Dove noi…Ginevra chiuse gli occhi un istante.
- Luigi, ma che ti inventi?
- No, aspetta. Ha senso. Se lui sospettava di noi e...
- Smettila - ripeté lei, più tagliente. - Se Lorenzo Maria sapesse, avrebbe già agito. Lo conosci. Non è il tipo che aspetta. - Invece è arrivata quella lettera anonima. Una lettera che sa tutto. Tutto, Luigi. Del piano. Di noi. Di cosa vogliamo fare.
Fece una pausa, poi la voce divenne bassa e velenosa:
- Se mio marito avesse fatto piazzare delle delle cimici e sapesse tutto, ora noi non saremo qui a parlarci al telefono. Te lo garantisco.
- No, ascoltami. - pregò lui concitato.
Ci fu un secondo di silenzio, poi lei esplose.
- No! – Non ti ascolto! La cosa non regge. Ti stai inventando questa idea per discolparti.
- Amore, ti giuro che io non ho detto niente a nessuno. Mai.
- Allora spiegami come cazzo fa uno sconosciuto a sapere che stiamo progettando di uccidere mio marito.
Luigi abbassò la voce, quasi supplichevole.
- Forse un investigatore privato che ha messo le pulci, guadagnerebbe molto di più ricattandoci che rivelando quanto ha scoperto a tuo marito…Pensaci.
Ginevra lasciò uscire una risata breve e amara.
- Tu vuoi davvero che io creda a questa stronzata? Invece di ammettere che ti sei lasciato sfuggire qualcosa? Magari una sera, con un bicchiere di troppo, con qualche “amico” fidato'
- Ginevra, ti prego…
- Non chiamarmi Ginevra in quel tono. Non ora.
Strinse il telefono fino a farsi male.
- Se mio marito scopre davvero tutto, non ci ucciderà soltanto. Ci farà conoscere l'inferno prima. E tu lo sai.
Le mani le tremavano. Posò il bicchierino di caffè prima di rovesciarlo.
- Cerca quelle microspie, Ginevra. Setaccia ogni stanza, prova ti prego.
- Sei solo un pagliaccio Luigi! Lo sei sempre stato.
Chiuse la chiamata senza salutare.
(Continua)
Al centro domina un grande bancone di lavoro in laminato bianco, sempre ingombro di provette, piastre Petri, microscopi stereoscopici Zeiss e Leica, e una serie di terrari di vetro con substrato di terra e umidità controllata.
In un angolo c’è una camera climatica per l’allevamento di colonie di artropodi; in un altro, un frigorifero per campioni conservati in etanolo e una piccola area di dissezione con lampada da ingrandimento.
L’odore è quello tipico: formalina, terra umida, un vago sentore di foglie in decomposizione e, nei giorni di montaggio, colla entomologica.
Sullo scaffale sopra la scrivania di Ginevra troneggia una piccola collezione di esemplari montati, tra cui un imponente ragno lupo e alcune vespe parassitoidi.
Una mattina di lavoro (attività tipica)Sono le 8:40 di una mattina di ottobre, ancora fresca.
Ginevra entra nel laboratorio con il cappotto addosso, posa la borsa di pelle accanto alla sedia e accende subito la macchina del caffè nel piccolo angolo ristoro. Indossa un camice bianco leggermente macchiato sopra un maglione nero a collo alto.
I capelli castani sono raccolti in una coda pratica, con qualche ciuffo ribelle.
La sua attività principale di quella mattina è il controllo e la misurazione di una colonia di Phoneutria nigriventer, il famoso ragno delle banane che sta allevando per uno studio comparato sulla tossicologia e sul comportamento difensivo.
Sta preparando un protocollo per testare l’effetto di temperature variabili sul tasso di produzione di veleno.
Apre la camera climatica, controlla l’igrometro, preleva delicatamente alcuni esemplari adulti con pinze lunghe e li sposta in terrari individuali per osservarli al microscopio.
Prende appunti su un quaderno rilegato con grafici e tabelle.
Dialoghi possibili quella mattinaCon l’assistente di ricerca (dott.ssa Elena Rossi, 28 anni, dottoranda):
Elena entra trafelata alle 8:55.
Elena: «Professoressa, buongiorno. Ho finito di pesare i campioni di ieri. La femmina grande ha prodotto 0,8 mg di veleno in 48 ore, quasi il doppio del maschio.»
Ginevra (senza alzare subito gli occhi dal microscopio, con tono calmo ma preciso): «Buongiorno Elena. Fammi vedere i dati. Bene… ma voglio ripetere il dosaggio su almeno altri tre individui. La Phoneutria è imprevedibile. E controlla che l’umidità nella camera non scenda sotto il 75%, ieri mattina era a 71% e si sono stressati.»
Elena: «Va bene. Ah, ha chiamato il tecnico del museo: dicono che il prestito del Macrothele dalla collezione storica è pronto, ma vogliono che firmi lei di persona.»
Ginevra (sorridendo appena, ironica): «Certo, perché se sparisce un ragno da 200 euro di assicurazione è colpa mia. Va bene, ci passo dopo pranzo.»
Con uno studente di laurea triennale (Matteo, 21 anni, un po’ ansioso):
Lo studente bussa verso le 9:20.
Matteo: «Professoressa Mancini, scusi il disturbo… per la tesina sulla bioacustica degli ortotteri, posso usare il sonografo del laboratorio giovedì pomeriggio? Mi serve per registrare i richiami di Tettigonia viridissima che ho catturato.»
Ginevra (alzando finalmente lo sguardo, con un mezzo sorriso paziente): «Matteo, buongiorno. Sì, ma solo se hai già finito di inserire i dati di campo nel database. E ricordati la regola: niente insetti vivi nel mio ufficio, l’ultima volta ho trovato una cavalletta nel cassetto delle penne.»
Matteo (arrossendo): «Promesso. Grazie mille. E… complimenti per l’articolo su Toxicon del mese scorso, l’ho letto tutto.»
Ginevra (con un cenno del capo, tornando al lavoro): «Grazie. Ora vai, che ho i miei aracnidi che mi aspettano. E chiudi bene la porta quando esci, non voglio correnti d’aria.»
Queste scene possono essere adattate facilmente al tono del tuo thriller. Ginevra può apparire professionale e concentrata, ma con piccoli dettagli (uno sguardo distratto al telefono, un commento ambiguo sul potente veleno neurotossico della Phoneutria, una certa freddezza verso uno studente, ecc.) che lasciano intuire il suo lato più oscuro e la passione privata per i grossi ragni velenosi che tiene nel vivaio di casa.
) che suggeriscono la complessità del suo rapporto con il marito protagonista. Fammi sapere se vuoi variare l’attività (es. dissezione, lezione, incontro con colleghi) o aggiungere più tensione.
Dettaglio la procedura di estrazione del veleno
Cerca informazioni su tossine di ragni australiani
Riscrivi i dialoghi con maggiore tensione drammatica
Grazie, una precisazione la facoltà che stai citando è quella unita ad agraria nel complesso di grugliasco?
Ragionamento elaborato in 2 sec.
Sì, esatto.La sede che ho citato (complesso di Via Leonardo da Vinci) fa parte del Polo di Grugliasco, dove sono concentrate la Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria (SAMEV) e i relativi dipartimenti. In particolare:
- Entomologia generale e applicata è storicamente e didatticamente legata all’ambito agrario (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari - DISAFA), ma i laboratori di zoologia, biologia animale e entomologia si trovano proprio nel complesso di Grugliasco.
- Via Leonardo da Vinci 44 è l’indirizzo principale del Dipartimento di Scienze Veterinarie, ma l’area è integrata con le strutture agrarie: gli edifici sono collegati e condividono spazi, aule e laboratori.