Juliette - Prologo – Pt. 3

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Juliette - Prologo – Pt. 3


Émile, immobile come una statua di granito, aveva la mente invasa dall'angoscia e il corpo percorso da tremiti gelidi.
Avrebbe voluto solo d'essere ubriaco, in preda a un'allucinazione per la corposa porzione di genièvre bevuta nella locanda prima di mettersi in mare, ma sapeva che non era così.
Sapeva d'essere perfettamente lucido, non c'era via di fuga da quanto stava vedendo.
L'istinto gli suggeriva di liberare subito quel cadavere putrescente dalla rete, abbandonarlo ai flutti e mettere miglia marine tra la barca e quell'orrore.
Che l'inferno inghiottisse quel corpo marcio e il malaugurio che portava.
Maledisse rabbiosamente la necessità che lo aveva spinto a mettersi in mare, con quel tempo infame, in una notte di venerdì.
Una folata violenta di vento gli sferzò il viso con una pioggia di schizzi glaciali, scuotendolo dall'inerzia.
Con uno sforzo di volontà e un passo malfermo, abbandonò il ponte e raggiunse la cabina di pilotaggio.
Negli occhi aveva quella carne disfatta, impastata di alghe e viscido liquame, gli parve di avere nelle narici l'odore della morte verminosa e putrefatta: trattenne a stento una vertigine di vomito.
Cercò frenetico la fiaschetta di distillato che aveva portato con sé, ne ingoiò una poderosa sorsata; l'alcol gli bruciò la gola.
Cercò lentamente di riacquistare la lucidità perduta.
"Per Dio – pensò – che mi sta accadendo? Mi sono lasciato suggestionare dalla superstizione di vecchi ubriaconi."
Respiro a fondo per calmare il tremito, la pioggia batteva inarrestabile sui vetri della cabina, il ponte era spazzato dai marosi.
Le poche decine di aringhe tirate in barca, a ogni nuova ondata venivano sballottate contro la murata interna, come foglie morte nel temporale.
Aveva bisogno di fumare: accese la pipa per concentrarsi e riflettere.
Lentamente, dopo una serie di boccate di fumo, gli parve che il cervello tornasse a snebbiarsi e a ragionare.
Il tempo pareva essersi dissolto, non aveva idea di quanto fosse trascorso da quando si era chiuso nell'abitacolo della barca, gli sembrava d'essere febbricitante.
"Stai diventando un vecchio ridicolo e pauroso - pensò - Devi riprenditi Émile. Questo non è buono".
Si diede dell'idiota per aver ceduto, per un momento, alla diceria che sentiva ripetere nel paese fin dall'infanzia.
Ma lui era un uomo per Dio! Un uomo di mare che aveva combattuto da che era salito su quella barca da ragazzo, contro le forze avverse della natura che il mare sapeva scatenare, mettendo a dura prova la capacità di affrontarlo e il carattere di un pescatore.
Si impose di attenersi ai fatti e chiuse la mente a fantasie lugubri.
Quello che la rete aveva catturato era solo il corpo di una disgraziata – che Dio l'abbia in gloria – annegata chissà dove e chissà quando.
Il colore dei capelli e l'abbigliamento erano certamente una casuale coincidenza con la figura della narrazione che riempiva una credenza macabra.
C'era un cadavere che il mare aveva restituito, legato alla sua barca, e l'unica cosa da fare in quel frangente era informarne la Capitaneria di Porto.
La radio era lì, muta sul pannello; la accese con un gesto meccanico, come se stesse compiendo un rito, la mano gli tremava ancora.

Lo scatto d'accensione fu seguito da un crepitio di elettricità statica e da un fruscio di fondo sordo.
Émile comprese subito che le condizioni del tempo avrebbero reso difficoltosa la comunicazione. La voce calma, ma annoiata, dell'operatore del CROSS Gris-Nez risuonò nell'apparecchio.
- CROSS Gris-Nez, qui è il peschereccio Marianne, sono Émile Gaillard. Sono in mare e ho bisogno d'aiuto. Il corpo di una donna è rimasto impigliato nella mia rete. Una cosa orribile. Ditemi cosa devo fare, vi prego.
La comunicazione fu coperta da una scarica sonora.
- Marianne, qui CROSS Gris-Nez, non abbiamo compreso la seconda parte della vostra comunicazione. Vi preghiamo di ripetere la vostra richiesta. Passo.
Tra le scariche della radio, i rumori della barca frustata dalle onde, col motore che singhiozzava sotto le assi della cabina e la pioggia battente all'intorno, lui solo in quelle tenebre provò un moto di disperazione.
- Cristo, CROSS Gris-Nez. Ho il cadavere di una donna impigliato nella mia rete. Ditemi che fare per Dio!! – si ritrovò a urlare nel microfono.
- Calmatevi, Marianne, abbiamo compreso. Dateci le vostre coordinate.
Dopo averle ricevute seguirono le domande di protocollo.
- Siete in grado di trainare il corpo?
- Accidenti no! Non ci penso nemmeno. Non posso mica tirarlo a bordo. Che domanda mi fate?
- Marianne, avete ravvisato segni di violenza sul corpo?
- CROSS Gris-Nez, come diavolo faccio? Sta in acqua sotto la mia poppa, è avvolta in un ampio scialle nero. Mica posso spogliarla.
- Marianne, il corpo appare integro o mutilato, è in stato di decomposizione?
- Accidenti, No! non sembra a pezzi, sicuro che i pesci ci hanno fatto pranzo e cena, è in acqua da un pezzo, è gonfia e marcia.
Nella descrizione gli tornò agli occhi l'immagine ripugnante del cadavere, la voce gli tremava.
- Marianne, restate in zona, non toccate niente. Se vi riesce si farlo in sicurezza, assicurate il corpo alla barca. Manderemo una motovedetta all'alba. Passo e chiudo.
Le parole si spensero in una nuova scarica crepitante, la comunicazione era finita e lui spense la radio.

In piedi nella cabina, attraverso i vetri intrisi di pioggia, guardò verso la murata di poppa: la morta era lì appesa alla rete, come un uccello intrappolato, a seguire l'oscillazione ritmica delle onde.
Di trascorrere la notte in compagnia del cadavere era l'ultima iattura che gli toccava in quella disgraziata giornata; rabbrividì per il sudore freddo lungo la schiena ,
Da un cassone trasse due lunghe sagole, doveva cercare di legare in modo stabile quel corpo alla barca.
Rischiare di farselo strappare dai marosi, dopo che quella pesca era andata in malora, sarebbe stato il colmo della iella.
Fece un cappio con nodo scorsoio: in qualche modo ci avrebbe imbragato il corpo, alla peggio facendoglielo scorrere intorno alla testa, di certo non avrebbe patito di soffocamento.
Ora non gli restava che fermare il timone perché effettuasse una virata circolare intorno al punto in cui era senza allontanarsene.
Girò la ruota per iniziare la manovra e con la seconda sagola lo bloccò, legandone una estremità a una maniglia sulla parete della cabina.
Soddisfatto della soluzione, chiuse la cerniera della cerata e uscì sul ponte: il vento e l'acqua ghiacciata lo investirono nuovamente.
Raggiunta la poppa, scansando col piede il pesce sul cammino, bloccò lo sguardo alla rete rimasta in acqua e rimase incredulo ai propri occhi.
La morta non c'era più.
Scrutò frenetico lo spazio oltre la murata di poppa, osservò l'acqua intorno alla barca: solo il nero della notte e la schiuma bianca, oltre la poca luce delle lampade di coperta.
Non si era spostata, era decisamente scomparsa; una sola cosa mostrava che non avesse sognato: il lungo scialle nero che la copriva era rimasto agganciato alla rete, semisommerso, fluttuava a pelo dell'acqua scomparendo e riemergendo a tratti.

Sconcertato, imprecò mentalmente.
Il mare se l'era ripresa, accidenti a lui e a lei; sembrava una burla orchestrata per farlo dannare. Rabbioso, tirò un calcio a un cumulo di aringhe.
Ora avrebbe dovuto nuovamente chiamare il CROSS Gris-Nez, dirgli di annullare l'intervento, perché non c'era più un cadavere da recuperare.
L'ira gli aumentò di secondo in secondo, si sentiva in ebollizione, come una caldaia prossima a esplodere.
Magari quelli avrebbero pensato che fosse ubriaco, che li avesse chiamati in preda a un'allucinazione alcolica.
Che il diavolo se li fottesse, lui l'aveva vista eccome quella donna dai capelli rossi, ricordava esattamente il suo volto verdastro e decomposto simile a un teschio.
Non era ubriaco né pazzo, il cuore gli era saltato in gola a trovarsela lì.
Rimase sconvolto e indeciso per un lungo istante, poi gli nacque l'idea.
Se non c'era più l'annegata, era però rimasta la sua sciarpa.
Nella descrizione fatta all'operatore del CROSS ne aveva ben parlato e la cosa era rimasta nella loro registrazione della chiamata.
Nel caso avrebbe potuto mostrare loro la sciarpa come prova tangibile della denuncia fatta; certo non avrebbero pensato che avesse scatenato quell'allarme solo per la sciarpa impigliata nella sua rete.

La sola cosa da fare ora, era di recuperare quell'accidente di sciarpa.

(Continua)

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