viewtopic.php?f=37&t=7971&p=87628#p87628
Juliette – Capitolo 4
Il giardinetto comunale di Escalles-sur-Dunes era poco più di un fazzoletto di terra incastrato tra la chiesa di pietra grigia e le prime dune che digradavano verso il mare.
Novembre lo aveva reso ancora più misero.
La pioggia ripetuta fino alla prima mattina l'aveva battuto senza pietà, trasformandolo una spugna fangosa che risucchiava le suole.
La tregua incerta aveva concesso solo un un cielo basso e color piombo, ma il vento di nord-ovest non dava requie: soffiava costante, gelido, facendo gemere le catene delle altalene e sibilare tra le fronde spoglie dei due platani.
Marcel si fermò accanto alla recinzione bassa di legno, le mani affondate nelle tasche del giaccone.
Vi erano alcuni giochi per bambini – un’altalena arrugginita, uno scivolo di plastica sbiadita, un cavallino a molla sbilenco – sembravano relitti abbandonati dopo una calamità.
La vasca della sabbia era piena d’acqua stagnante e foglie marce; in superficie galleggiava una paletta rossa di plastica, come un piccolo relitto dopo un naufragio.
Al centro del giardino, spostata rispetto ai giochi, c’era la lapide.
Era una stele modesta di granito scuro, alta poco più di un metro, con la superficie segnata dal lichene e dalle intemperie.
Una semplice croce di Lorena incisa in cima, e sotto i nomi:
Jean Moreau, 29 anni
Pierre Richard , 24 anni
Michel Dupuis, 41 anni
Étienne Garnier, 19 anni
“Fucilati dai nazisti il 12 agosto 1944.
Morti per la Francia.”
Marcel rimase a fissarla, mentre il vento gli scompigliava i capelli lievemente brizzolati e faceva lacrimare gli occhi.
Quanti di loro avevano dato la vita nell'orrore di quegli anni.
Niente medaglie, niente celebrazioni. Solo una pietra e quattro giochi arrugginiti per ricordarli.
Il vento fece tintinnare di nuovo le catene delle altalene, come un riso cattivo.
Dei gabbiani sopra la sua testa gli fecero eco con grida stridule.
Trasse di tasca con un gesto automatico, la pipa per caricarla.
Ma si esitò guardandola, aveva già fumato troppo quella mattina, sentiva la bocca arsa e secca.
Decise che si era fatta l'ora di mettere qualcosa sotto i denti, era ancora a stomaco vuoto da che era arrivato.
Rimise la pipa in tasca e si avviò verso la locanda del paese.
Era un vecchio bistrot all’angolo della piazza col municipio, l'insegna citava: “L’Amarrage Gaspard” col succinto sottotitolo“ boire et manger.
Marcel spinse la porta di legno scuro e venne subito investito da un’ondata di calore umido e odori densi.
“L’Amarrage Gaspard” era esattamente come ci si poteva aspettare da un bistrot storico in un paesino di pescatori normanno: antico, un po’ buio e profondamente vissuto.
L’interno era stretto e lungo, con il soffitto basso attraversato da travi di legno annerite dal fumo di decenni.
Il bancone di zinco, lucido per l’uso, occupava quasi tutta la parete di sinistra. Dietro di esso, file ordinate di bottiglie di Calvados, Pastis e vini rossi si riflettevano in uno specchio macchiato d'ossidazione.
Un orologio a pendolo ticchettava in fondo al locale.
I tavoli erano pochi, di legno massiccio e scuro, con gambe rastremate e tornite, solide ma leggermente storte come vecchie gambe di marinai.
Le sedie impagliate mostravano segni di ripetute riparazioni.
Sul muro di destra, una grande fotografia in bianco e nero ingiallita mostrava una flottiglia di barche da pesca degli anni Cinquanta, accanto, appese, reti da pesca, una vecchia lanterna a olio e una piccola teca di vetro contenente nodi marinari.
L’aria sapeva di caffè forte, di zuppa di pesce, di legno umido e di un vago sentore di tabacco.
Solo tre tavoli erano occupati: due vecchi pescatori con il cappello in testa che giocavano a carte in silenzio, e una donna sola vicino alla finestra che fissava il vuoto davanti a un bicchiere di vino rosso.
Dietro il bancone, un uomo corpulento sulla sessantina con baffi grigi e grembiule blu alzò appena lo sguardo e fece un cenno col mento, né cordiale né ostile.
Il classico benvenuto di Escalles-sur-Dunes.
Marcel sedette a un tavolo vicino alla finestra e chiese un Calvados per togliersi l'umido delle ossa.
I 50 gradi di quella grappa, erano insostituibili per dimenticare la pioggia e il freddo del vento.
L’oste mostrava una pelle cotta dal sole e solcata da una fitta rete di rughe: una carta geografica incisa sul cuoio, incorniciata da una barba candida e incolta da una settimana.
Servì da bere al forestiero, scrutandolo per tutto il tempo con la diffidenza tipica di chi si domandi cosa ci facesse, in quel posto e in quella stagione, un uomo dall'accento marcatamente parigino.
Non poteva certo trattarsi di un turista in ritardo sulle vacanze.
Marcel ordinò una zuppa di pesce e una porzione di moules-frites, accompagnate da un bicchiere di sidro secco.
Aveva molta fame, ma soprattutto sentiva il bisogno di mettere qualcosa di caldo nello stomaco, vuoto come una caverna in cui rimbalzasse l'eco.
Mentre aspettava, la porta si aprì per lasciar entrare due uomini sulla cinquantina, con i visi segnati dal vento e le mani callose dei pescatori.
Il primo aveva una corporatura massiccia e una folta barba; il secondo, più asciutto, teneva un berretto di lana calato fin sulla fronte.
Si sedettero al tavolo accanto al suo.
- …povero Emile», esordì il primo a bassa voce, sfilandosi il giaccone. - Stamattina al cimitero c’erano sì e no venti persone. Una tristezza.
- Be’, con questo tempo chi vuoi che esca? - rispose l’altro incassando le spalle. - Però è brutto lo stesso. Lo hanno recuperato sulla spiaggia, sotto le dune, a sessanta chilometri da qui. Era gonfio, con la bocca piena di sabbia. Dicono che la sua barca sia stata avvistata alla deriva al largo di Plage du Braek, dopo due giorni di ricerche.
- Jean-Pierre giura che Emile avesse bevuto, prima di prendere il largo.
- Io non saprei… Ma finire in mare in una notte così agitata? Non era un pivello, Emile. Conosceva il mare e sapeva come muoversi. Non mi quadra.
Il primo pescatore abbassò ulteriormente la voce.
- Mia moglie dice di aver sentito parlare un operatore del CROSS Gris-Nez, uno che era di turno durante la chiamata di soccorso di quella notte. A quanto pare, Emile parlava del corpo di un’annegata rimasto impigliato nelle sue reti. Ma quando hanno ritrovato la barca, a bordo non c'era nulla. Aveva descritto la morta: uno scialle nero e i capelli rossi.
- Cazzo! Ancora Juliette! - esclamò l’altro, alzando di colpo il tono della voce. - Non urlare quel nome! - lo redarguì il compagno, fulminandolo con lo sguardo. - Non siamo soli - aggiunse, indicando con un cenno obliquo della testa Marcel, seduto a poca distanza.
Quest'ultimo non aveva potuto fare a meno di cogliere i frammenti di quella conversazione sussurrata.
Distolse subito lo sguardo dai due e si concentrò sul piatto.
Il cucchiaio affondò nella zuppa di pesce, densa e profumata, ma improvvisamente quel sapore gli parve meno invitante.
Poi, fingendo di guardare oltre i vetri della finestra, si domandò in quale genere di storia si fosse appena imbattuto.
Al momento di saldare il conto, Marcel lasciò una generosa mancia.
Davanti al denaro, le rughe dell'oste parvero distendersi per magia, e un sorriso tirato gli illuminò il volto.
Si prodigò in ringraziamenti: avventori così prodighi, in quella stagione morta, erano merce rara.
Nel salutarlo, precisò che sarebbe stato un vero piacere ospitarlo di nuovo, in qualunque momento.
Marcel, mentre si accendeva la pipa, domandò se fosse possibile fermarsi lì anche per la cena.
Il taverniere confermò con entusiasmo: non solo era fattibile, ma sua moglie era rinomata in tutta la costa per la sua boeuf bourguignon.Si congedarono così, con la promessa di rivedersi in serata.
Lasciò l'osteria che si erano fatte le tre del pomeriggio.
Fumando con lentezza, si avviò verso la pensione mentre una pioggerellina sottile riprendeva a cadere.
Si sentiva sazio e con la mente leggera; il sidro bevuto a tavola cominciava a farsi avvertire nel passo.
Dopo una ventina di minuti di cammino, la Maison de Madame Auger gli apparve davanti.
Prima di entrare, Marcel cavò di tasca alcuni fazzoletti di carta e si pulì alla bell'e meglio gli scarponcini dal fango raccolto durante il vagabondaggio mattutino.
Nel varcare la soglia, il solito campanello sopra la porta lo annunciò con un guizzo metallico.
Il contrasto con il gelo esterno fu immediato: l'ondata di calore della hall lo avvolse, e le narici furono assalite da un effluvio di cera per legno, fumo di camino e fiori secchi.
La proprietaria era tornata.
Madame Auger, china su uno scadenziario, sollevò il viso e gli rivolse un aperto sorriso di benvenuto.
Indossava un cardigan di lana prugna, morbido e un po’ infeltrito dai troppi lavaggi.
Quando le si avvicinò, Marcel percepì un leggero profumo di lavanda e talco, mescolato a una nota più intima e personale che non riuscì a definire.
- Monsieur Dubois, buongiorno.
- Buondì, madame. Finalmente ci conosciamo.
- Deve perdonarmi se questa mattina mi sono assentata, ma ho dovuto fare fronte a un impegno improvviso.
- Capisco, nessun problema. Nulla di grave, spero.
- Non per me, fortunatamente - rispose lei, abbassando lo sguardo.
- Ma l'intera comunità è scossa. C'erano i funerali di Emile, uno dei nostri pescatori.
- Mi spiace sinceramente. Confesso che a L’Amarrage Gaspard, dove ho pranzato, ho sentito accennare alla cosa.
- Immagino. In un posto così piccolo le notizie volano, e il mare è l'unica cosa che conta. Una tragedia simile tocca tutti. Ma ora parliamo di cose più liete... Madame Auger mutò tono, la voce si fece più bassa, quasi carezzevole.
- René mi ha detto di averla sistemata nella nostra camera numero sette. So che l'ha già vista. Le piace?»
Marcel assentì: - René è stato molto cortese ed efficiente, grazie.
Sbrigarono rapidamente le procedure di registrazione.
Quando lei gli porse il registro, Marcel notò che la sua mano era fresca e asciutta, con la pelle sottile come carta velina.
Mentre firmava, avvertì la resistenza della pagina ruvida sotto il pennino della stilografica; l’inchiostro era verde, denso, quasi oleoso.
- Ora la saluto, madame. Salgo a fare una doccia e a riposare un po'.
- Faccia con comodo, monsieur, e buona permanenza.
- Ah, un'ultima cosa. Questa sera non aspettatemi per cena, ho già prenotato un tavolo a L’Amarrage Gaspard.
- Perfetto. Noi chiudiamo il portone principale a mezzanotte. Se dovesse fare tardi, ecco una copia della chiave.
Le sue dita sfiorarono per un istante quelle di Marcel nel consegnargli la chiave, legata a un ciondolo con il nome del B&B.
- Se avesse bisogno di qualcosa… di qualsiasi cosa… René è a sua completa disposizione. La colazione è servita dalle sette e mezza alle dieci
Concluse, con il suo solito sorriso cortese..
Marcel avrebbe voluto chiederle della storia intercettata al tavolo accanto, ma sarebbe stato indiscreto e decisamente prematuro.
Eppure, il dettaglio di quel cadavere impigliato nelle reti da pesca continuava a scavargli nella testa. Una donna con lo scialle nero e i capelli rossi, svanita nel nulla.
Per un uomo che si guadagnava da vivere dando forma agli incubi, quello non era un semplice aneddoto di cronaca locale.
Era materiale vivo. C'era qualcosa di morbosamente perfetto in quell'immagine: mostrava di essere ben più di un banale incidente in mare.
(Continua)
Return to “Racconti a capitoli”
- Ingresso
- - Presentazioni
- - Bacheca
- - Assistenza e Guide
- Officina creativa
- - Narrativa
- - - Racconti
- - - Racconti lunghi
- - - Racconti a capitoli
- - - Contenuti Over 18
- - Frammenti
- - Poesia
- - - Le migliori poesie di CDM
- - Teatro e sceneggiature
- - Fumetto
- - Contaminazioni
- Gare e tornei
- - Labocontest
- - Contest di poesia
- - Contest di Pasqua 2026
- - Mezzogiorno d'Inchiostro Extra Long
- - Contest di Natale 2025
- - Mezzogiorno d'Inchiostro - Versione originale
- - Lampi di poesia
- - Attraverso le Stagioni
- - Gare concluse
- - - Lettere di Natale
- Scrivere
- - Parliamo di scrittura
- - - Ricerche
- - - Generi letterari
- - Trame & Dintorni
- - Questioni di lingua
- - Le nostre pubblicazioni
- Leggere
- - Parliamo di lettura
- - - Libri e fumetti
- - - Manuali di scrittura
- - Recensioni
- - Blog letterari
- Editoria
- - Case editrici Free
- - - Case Editrici Ex Free
- - Case Editrici da ri-valutare
- - Agenzie
- - Concorsi letterari
- - - Concorsi Letterari Scaduti
- - - Parliamo di Concorsi
- - Liberi professionisti
- - - Annunci di Lavoro
- - Sportello assistenza
- - - Dubbi Editoriali
- - - Parliamo di Agenzie
- - Discussioni varie sul mondo editoriale
- Quattro chiacchiere
- - Agorà
- - Cosa ci piacerebbe avere?
- - Giochi di ruolo