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Conversazioni notturne 1/2
Il resto della giornata scorre tranquillo, la casa è viva e carica di un’atmosfera pacifica e rilassante, fatta di ritmi e abitudini scandite nel tempo.
Gli adulti sono impegnati in una serie di lavoretti, i bambini a giocare, così che ogni spazio e silenzio abbiano una voce che li riempia.
I piccoli sono ora in salotto, radunati intorno ad Emy che sta leggendo ad alta voce un libro di favole e coccolati dal calore del fuoco, che scoppietta e illumina i loro visini.
Veronica li osserva seduta su una poltrona. Emy è seduta a gambe incrociate sul divano, con il grosso libro sulle ginocchia, tutti gli altri sono in silenzio attorno a lei. Lucas è appoggiato sulla sua spalla con un dito in bocca, Mia osserva rapita le figure del libro seduta al fianco opposto, infine Sammi è inginocchiata sul tappeto di fronte, conosce già la storia e le emozioni del suo viso anticipano i pezzi migliori, prima che la sorella li legga.
Sembra che Mia sia il pezzo mancante di un puzzle, si è inserita perfettamente nel piccolo gruppo, come se fosse destinata a far parte di quella famiglia, che la stava solo aspettando.
Si fa buio, è ora di cena. I gemelli si mettono a preparare, mentre Maria e Pietro si occupano di proteggere l’orto dal gelo.
Veronica si porta in cucina, bisognosa di trovare qualcosa di cui occuparsi.
Dan resta taciturno e indifferente, Anna, invece, la accoglie piena di gioia, le dice cosa fare, la guida con un sacco di complimenti, parlando con un tono alto, esagerato.
Al momento di mettersi a tavola, i bambini si contendono l’attenzione di Mia, tutti vorrebbero sedersi vicino a lei; infine, Emy desiste e si siede con aria triste vicino a Dan, che le poggia un braccio sopra le spalle e le da un bacio sulla testa, mentre Mia si sistema tra Lucas e Sammi, portando avanti con loro una fitta discussione sulla favola letta prima.
Arriva la notte, Veronica e Mia si ritirano nella loro stanza, finalmente un momento solo per loro.
La bambina parla tantissimo e in fretta, è un fiume in piena
-Ho raccolto un uovo, e poi ho munto una mucca, e poi abbiamo giocato a nascondino, e poi abbiamo letto la favola, e poi... e poi...-
Veronica la ascolta, e si lascia contagiare dal suo entusiasmo, sorride e le fa domande, lasciando che la gioia della piccola diventi un po’ anche la sua.
Il sonno colpisce Mia a tradimento a metà di una frase, Veronica la abbraccia e prova a sincronizzarsi sul suo respiro perché le faccia da ninnananna, ma stavolta l’incantesimo non funziona.
Con il silenzio, la morsa intorno alla gola si fa più stretta e l’ansia si posa come un macigno sul suo petto
“Chi sono queste persone?”
“Posso fidarmi?”
“Cosa ne sarà di Mia se mi facessero qualcosa?”
“E se facessero qualcosa a lei? Cosa ne sarà di me allora?”
È da quando sono partite per questo viaggio infinito che si chiede se stia facendo la cosa giusta, ma da lì dovevano assolutamente fuggire, c’erano solo ricordi dolorosi e paura.
A nord c'è la loro famiglia ad aspettarle, forse.
L’ultima volta che ha sentito sua madre è stato il giorno prima del disastro, nella consueta chiamata dove si raccontavano tutto e niente.
Poi, più nulla.
Potrebbero essere sopravvissuti; alcune voci che giravano subito dopo l’accaduto dicevano che il nord fosse stato meno colpito; questo piccolo barlume di speranza è ciò che permette a Veronica di fingere di non essere persa e avere una meta.
I pensieri stanno avendo la meglio, con uno scatto sposta Mia, che non si sveglia, e si alza. Esce dalla stanza, vuole andare in cucina a prendere un bicchiere d’acqua.
Nel passare in salotto si ferma a osservare le foto alle pareti, illuminate dal chiaro di luna. Riconosce i bambini: Lucas in fasce, con i suoi inconfondibili capelli, i gemelli durante varie fasi di vita, sempre in coppia. Sammi, così identica a sua madre fin da piccolissima, Emy l’unica bionda della famiglia, che trasuda timidezza anche dalle foto.
Poi, nota un’altra figura.
Un bambino biondo, più piccolo di Sammi e più grande di Lucas, le cui foto si interrompono quando mostra circa 4 anni.
Veronica lo osserva, lo sguardo pieno di meraviglia, di chi è appena venuto al mondo e pensa di avere tutta la vita davanti.
“Già”
Pensa
“Non sono l’unica ad aver perso qualcuno che amavo”
-Thomas-
Una voce alle sue spalle, Pietro sta guardando la foto del figlio perduto, gli occhi carichi di rimpianti, persi in ricordi lontani che solo lui può vedere.
Veronica annuisce, senza dire nulla, a che servono le parole?.
-Anche tu non riesci a dormire?-
Chiede l’uomo con tono cordiale. Lei stranamente si sente tranquilla e risponde con naturalezza
-Non vado d’accordo con la notte-
Lui fa un sorrisetto amaro
-Ti capisco-
Le dice
- Posso offrirti una camomilla? A me aiuta-
Lei fa un cenno di assenso, poi attende che lui torni dalla cucina. Al suo rientro , qualche minuto dopo, ha in mano due tazze fumanti.
Le poggia sul tavolinetto di fronte alle poltrone e prende posto, invitando con un gesto Veronica a fare lo stesso.
Per un po’ c’è solo silenzio, interrotto dallo scoppiettare del fuoco e dalle sorsate dell’uomo.
-Grazie-
Dice Veronica per spezzare il vuoto
-Per l’ospitalità e per...-
deglutisce
-Si, insomma quella cosa che ho detto ieri sera, grazie-
La voce è fioca e sente il sangue affluire alle guance, mentre parla tiene lo sguardo basso sulle mani, osservando le dita che si muovono freneticamente, quasi avessero vita propria.
Lui la guarda con occhi tristi.
-Potresti essere mia figlia-
Beve un sorso di camomilla
-Non sono scemo, so perché me lo hai detto, e non mi va giù-
Lei annuisce, seria
-Non tutti si fanno i tuoi problemi, te lo garantisco-
Lo sguardo assente verso ricordi lontani e dolorosi, che la mente ogni tanto cancella, ma che il corpo non dimentica.
Lui sospira e beve un altro sorso
-Sei una brava mamma, si vede-
Lei sorride incerta, non sicura di meritarsi quel complimento
-La vostra famiglia è bellissima-
Sposta il discorso lontano da sé.
Lo sguardo dell’uomo si riempie di affetto
-Sono l’unica cosa che mi fa svegliare la mattina, non so chi sarei senza di loro-
La voce ora si incrina e porta le mani sugli occhi per asciugarli. Veronica lo osserva, nuovamente priva di parole.
Pietro si riprende.
-Deve essere difficile, un viaggio del genere, con una bambina così piccola-
Lei risponde con una risata amara
-Una bambina così piccola che non mi somiglia per niente, non esattamente il periodo storico migliore-
Lui annuisce
-Già, in effetti non avete molto in comune, somiglia al padre?-
Veronica non risponde, si gira verso il tavolino dove si trova ancora la sua tazza, la prende in mano e inizia a tracciarne il contorno con il dito.
-Stamani quando dormivi ci ha parlato molto di te, ma di lui non ha detto niente, se devo scommettere non ha mai fatto parte della sua vita-
Veronica si schiarisce la voce
-Diciamo di no-
È tutto quello che si concede di dire, mentre Il pensiero va indietro negli anni, a quando Mia è entrata nella sua vita.
Le piacerebbe raccontare della coppia di giovani ragazzi elettrizzati dall’arrivo della loro prima bambina, dei primi mesi senza sonno, i primi passi, le prime paroline, le ansie, le paure e le gioie; tutto ciò che la maternità dovrebbe portare con sé.
Ma l'arrivo di Mia non ha avuto niente di ordinario.
Invece di rispondere, cambia argomento.
-Come mai avete ancora energia elettrica e acqua corrente?-
Lui comprende quel silenzio, accetta tacitamente di chiudere la discussione.
-Turbina eolica, pannelli fotovoltaici e pozzo privato, era tutto già pronto prima del disastro, per fortuna-
Restano un po' a soppesare il silenzio, poi Pietro sbadiglia, la camomilla si è freddata ormai e Veronica si alza per riportarla in cucina, prendendo anche l'altra tazza.
L'uomo si avvia verso le scale
-è stato un piacere parlare, se vorrai mi ritroverai qui domani sera. Buonanotte-
Lei si trova, inaspettatamente, a sorridergli
-Buonanotte Pietro, grazie-
Poi va a vuotare le tazze, prende la spugna, le pulisce, poi lucida il lavandino.
Torna in stanza, Mia è ancora lì che dorme profondamente.
Ora può anche lei.
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