Buon Compleanno Pt.2

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(1) [MI166] Diversa - Costruttori di Mondi



Buon Compleanno  Pt.2



Venne un giorno in cui l'Azienda, attraverso la voce del suo Presidente, sentenziò che la linea Donna, di cui Martina aveva la responsabilità, non fosse più remunerativa in funzione delle politiche di sviluppo.

Si era deciso che il prodotto “donna” non fosse strategico all’operazione di espansione in franchising sul territorio nazionale.
Questo perché il settore moda femminile era oltremodo segmentato e difficile da praticare: subiva la concorrenza di grandi griffe, sostenute da ingenti investimenti pubblicitari, con campagne sui maggiori media nazionali. L’azienda non era attrezzata per competere con quelle facoltose realtà commerciali.
I pochi punti vendita Donna esistenti sarebbero stati riconvertiti in negozi delle due linee su cui l’azienda puntava nel suo obiettivo di crescita.
La scarsa resa economica di quegli esercizi fu attribuita all’incapacità direttiva di Martina sulla  linea, piuttosto che alle carenze e la poca appetibilità del prodotto offerto.
Quindi senza tanti complimenti le comunicarono di trovarsi un nuovo posto di lavoro.

Quella mattina la vidi uscire dall’ufficio del Responsabile del Personale con le labbra strette di amarezza e gli occhi lucidi di lacrime.
Disse alla segretaria che usciva a prendere una cosa nell'auto, sul parcheggio aziendale.
Dalle grandi finestre del mio ufficio al primo piano la vidi seduta nell'abitacolo della macchina: la testa tra le mani e il corpo scosso dai singhiozzi.
In quello momento mi sentì morire con lei.
Venne l'inverno e con lui il mobbing. L’Azienda aveva sistemi infallibili per liberarsi dei collaboratori non più utili e per sollecitarne la rapida dipartita li impiegava tutti.
La desolazione dipinta ogni mattino sul viso di lei era lo specchio di quanto fossero efficienti i metodi impiegati.

Fortunatamente, due mesi dopo, Martina trovò posto in una grande azienda concorrente e lasciò quel luogo di quotidiane umiliazioni.
Ci salutammo sul parcheggio al termine del suo ultimo giorno di lavoro: ci abbracciammo con calore, eravamo entrambi commossi.
Lo facemmo in silenzio, perché non c’erano parole per quel distacco, riuscimmo solo ad augurarci reciproca buna fortuna con un bisbiglio.
Restammo stretti per un lungo momento, come quelle coppie che, ai piedi del treno in partenza, non sciolgono il loro abbraccio finché il capotreno non inizia a chiudere gli sportelli del convoglio.
La sera calava sulla spianata grigia del parcheggio, pensai che era l’ultimo tramonto nel quale avrei sentito la carezza ravvicinata del suo profumo.

Era andata da un mese, uscita per sempre dalla mia vita.
Sapevo di non poterla cercare, la nostra non poteva restare la semplice amicizia di due ex compagni di lavoro, perché per me non lo era.
Se avessi provato a rincontrarla senza la scusa di una frequentazione di lavoro, sarei inevitabilmente giunto a rivelarle ciò che sentivo.
Questo avrebbe spalancando la via a un serio problema, per lei e per me.
La sua area all'interno degli uffici era già stata occupate dalla linea “Giovane”, una delle due linee insieme al “Classico Uomo", candidate al futuro sviluppo aziendale.

Solo ora avvertivo l’algida freddezza di quelle stanze.
L'aria stessa, priva della sua presenza, mi risultava opprimente al respiro. Avevo ancora una foto di lei, scattata a sorpresa in uno dei negozi che visitavamo abitualmente.
Nello scatto sorrideva osservando qualcosa fuori dell’inquadratura.
L’avevo fatta con la reflex che portavo con me durante il lavoro, era un momento sereno nel periodo prenatalizio: sullo sfondo si intravedevano gli addobbi di decorazione del punto vendita.
La conservavo in un cassetto sotto chiave della scrivania.
Ogni volta che la nostalgia mi assaliva aprivo il cassetto e guardavo il suo sorriso in quell’immagine: era il mio piccolo sole personale in quell'inverno del cuore.

I mesi scorrevano e si alternavano lente le stagioni.
L’Azienda cresceva secondo i piani stabiliti, gli impegni del lavoro erano aumentati, talvolta incalzanti, ma pur assorbendomi al punto di fermarmi sovente in ufficio oltre le nove della sera, la mancanza di lei non mi abbandonava.
Restava in sottotraccia, come quelle febbri maligne che ti abbandonano per brevi periodi, dando l'illusione di una guarigione, per poi tornare ad aggredire il corpo scuotendolo di tremito.
Attraverso comuni conoscenti ricevevo ogni tanto sue notizie: mi dicevano dei progressi nel nuovo lavoro e ne gioivo per lei.
Mi informavano anche che faceva una vita ritirata con suo figlio e non aveva al momento una nuova relazione, saperla sola mi intristiva.
Ricevevo sempre i suoi saluti che ricambiavo tramite loro.
Sapere di come stava me la faceva sentire un po’ più vicina: avevo la sensazione di portarla con me e mi faceva compagnia, come un segreto dolce e dolente.

Non ero libero, non potevo esserlo e neppure lo desideravo.
L’assurdo di questa passione stava della biforcazione dell’anima e dei miei sentimenti.
Sentivo come una ferita non rimarginata quello che avvertivo per Martina, ma questo non impediva che restasse presente l’amore verso mia moglie.
Ero tormentato e confuso, vivevo colpevolmente la passione che mi tormentava mettendo in crisi le mie convinzioni.
Avevo sempre creduto che due amori non potessero convivere nella mente e nel cuore umano, pensando che un nuovo amore, o quello più forte, alla fine scalzasse l’altro.
Scoprire che questa convinzione fosse errata mi gettava nello sconforto più profondo.
Quello che vivevo dimostrava che in amore non esistono dogmi granitici, ogni amore alla fine è una storia a sé.
Potevo solo dire che ciò che provavo per Martina e per mia moglie fosse sicuramente amore, lo era con qualità e sfumature differenti, ma con uguale importanza
Con mia moglie Luisa stavamo insieme dall’adolescenza: il nostro rapporto era nato sui banchi del liceo e si era mantenuto con quella giovanile presunzione di assoluto, che sfidava l’eternità.
Ci eravamo sposati prima dei vent’anni in un sabato di novembre, pieni d’entusiasmo, col ventre di lei prominente per l’attesa di un bimbo concepito cinque mesi prima.
Un figlio che avevamo deciso, con caparbia incoscienza, di mettere al mondo pur non disponendo in quel momento di mezzi per sostenere una famiglia.
Ma la voglia di stare insieme con unì bimbo nostro, che poi si rivelò essere una splendida bambina, era più forte di qualsiasi difficoltà presente e futura.
Da sposati, superando le difficoltà iniziali, per quindici anni avevamo vissuto il nostro sogno, sicuramente felici, spensierati magari no.

Entrambi avevamo rinunciato a terminare gli studi all’Accademia di Belle Arti nella sezione di Pittura, inizialmente mi ero adattato a diversi lavori saltuari, poi finalmente avevo travato un’impiego fisso nell’Azienda in cui ancora mi trovavo.
Risolta l’urgenza di mettere insieme pranzo con cena, la nostra vita aveva preso a scorrere su un binario agevole.
La mia carriera si prospettava promettente, anche lei aveva trovato un buon lavoro: potevamo permetterci l’affitto di una casa spaziosa, con un arredo di gusto, il possesso di un auto per ciascuno, l’asilo privato e le lezioni di danza per la bimba, che cresceva bene e colorava di gioia la nostra vita.
Da studenti con uno stile di vita da frickettoni post hippy, amanti delle canne e dei concerti rock, ci eravamo lentamente adagiati in una esistenza rassicurante di piccoli borghesi.
Le serate con la casa piena di amici a fare e sentire musica, spinellarci e fare casino fino a notte fonda, divennero lentamente solo cene discrete fra coppie sposate.
Forse era per questa ragione che lei, rimasta legata a un'idea di vita più informale e zingaresca, si mostrava restia a calarsi nella nostra nuova condizione.
Un’ esistenza certo più solida ed economicamente tranquilla, ma assai lontana dalla vita scanzonata e bohémien di frick urbani.
Avvertivo da parte sua come la silenziosa accusa di aver tradito le nostre aspirazioni e la poesia dei sogni artistici della nostra adolescenza.

(Continua)

Re: Buon Compleanno Pt.2

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Nightafter ha scritto: (1) [MI166] Diversa - Costruttori di Mondi



Buon Compleanno  Pt.2


 riuscimmo solo ad augurarci reciproca buna fortuna con un bisbiglio.
Restammo stretti per un lungo momento, 
refuso: buona
Nightafter ha scritto: Restammo stretti per un lungo momento, come quelle coppie che, ai piedi del treno in partenza, non sciolgono il loro abbraccio finché il capotreno non inizia a chiudere gli sportelli del convoglio.
Bella immagine, perfettamente percepibile l'abbraccio e il sentimento provato adai protagonisti.
Nightafter ha scritto: Ma la voglia di stare insieme con unì bimbo nostro, che poi si rivelò essere una splendida bambina, era più forte di 
Refuso: il

In questo nuovo capitolo stai virando sul rapporto con la moglie, attenzione, rischi di fondarti in un'altra storia. Non dico di cambiare qualcosa ma di rientrare subito nei binari, a meno che il tuo personaggo non cominci ad indagare sul rapporto con la moglie portandolo ad evoluzioni significative. Anzi, adesso che ci rifletto sarà sicuramente per questo che la stai tirando in ballo. 

Ti faccio i complimenti su come stai riuscendo a rendere partecipe il lettore riguardo ai sentimenti provati dalla voce narrante. Una capacità che, per me, è di vitale importanza in uno scritto. Una serie di azioni, fossero anche le più rocambolesche, non prende il lettore quanto il coinvolgimento emotivo. 
Ottimo lavoro.

Re: Buon Compleanno Pt.2

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Nuovamente ciao @Adel J. Pellitteri 

"In questo nuovo capitolo stai virando sul rapporto con la moglie, attenzione, rischi di fondarti in un'altra storia. Non dico di cambiare qualcosa ma di rientrare subito nei binari, a meno che il tuo personaggo non cominci ad indagare sul rapporto con la moglie portandolo ad evoluzioni significative. Anzi, adesso che ci rifletto sarà sicuramente per questo che la stai tirando in ballo. 

Ti faccio i complimenti su come stai riuscendo a rendere partecipe il lettore riguardo ai sentimenti provati dalla voce narrante. "

Direi che prevedendo una stesura del racconto della mia consueta prolissità di capitoli, mi pareva giusto parlando di un potenziale fedifrago coniugato, di entrare un poco nel suo rapporto di coppia, per non lasciare in un'ombra indefinita la figura della potenziale cornificata.
Ma soprattutto per analizzare con maggior attenzione quelle situazioni in cui uno dei due prende una sbandata per un terzo, ma questa cosa non avviene mai in maniera netta e indolore.
Perché non sempre chiodo scaccia chiodo, rendendo certi sentimenti definiti, chiari e facilmente risolutivi.

Sono oltremodo felice di riuscire pur nella mia verbosità a coinvolgere lo sfortunato lettore  :D

Un rinnovato abbraccio.  <3
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