Ciao a Tutti,
la settimana scorsa ho scritto un articolo nato da un incontro culturale a Bologna dedicato a Hypnos e Thanatos, il Sonno e la Morte nel mito classico.
È una breve riflessione sulla necessità di dedicare tempo a quei cambiamenti che non possono essere forzati, ma devono essere attraversati ed elaborati.
Un piccolo invito a rallentare in un mondo che corre.
Se vi va di leggerlo, qui trovate il link:
https://www.lasvolta.net/2026/02/hypnos-e-thanatos-il-tempo-della-trasformazione/
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
2@Fukogama Va bene, la fine non è definitiva, ma un passaggio necessario per raggiungere un nuovo stadio: secondo i cristiani credenti, potrebbe essere la vita eterna, l'eterno Paradiso per i buoni, l'eterna dannazione infernale per i cattivi. Per gli atei, la fine di tutto, per gli agnostici come me, un passaggio verso il non si sa. Spostando la riflessione sull'attuale situazione geopolitica, l'attuale crollo di equilibri e ideali su base mondiale potrebbe preludere a una nuova umanità basata su empatica fratellanza - per gli inguaribili ottimisti - o sulla legge del più forte, cosa che gli scettici come me ritengono probabile. Bei dilemmi, sui quali interrogarsi.
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
3@Cheguevara
in effetti le riflessioni sul tema sono apertissime, ma mi piaceva sottolineare due idee che il mondo moderno tende a far dimenticare o non sembra accettare: 1) certi cambiamenti richiedono tempo e "maturazione" 2) certe trasformazioni nella vita non sono ne facili ne indolori.
Sul primo tema credo (spero) di essere stato abbastanza esplicito, mentre il secondo è solo accennato. Purtroppo avevo dei limiti di "spazio" da rispettare e ho cercato di fare del mio meglio.
comunque hai centrato una delle questioni che, secondo me, colpiscono maggiormente le persone davanti al cambiamento: il dubbio e l'incertezza su quello che ti aspetta dopo la trasformazione (sia che tu sia pessimista che ottimista).
io vorrei tanto essere ottimista, ma sono mediamente pessimista, sarà che sto invecchiando e la fiducia nell'essere umano si sta affievolendo ...
in effetti le riflessioni sul tema sono apertissime, ma mi piaceva sottolineare due idee che il mondo moderno tende a far dimenticare o non sembra accettare: 1) certi cambiamenti richiedono tempo e "maturazione" 2) certe trasformazioni nella vita non sono ne facili ne indolori.
Sul primo tema credo (spero) di essere stato abbastanza esplicito, mentre il secondo è solo accennato. Purtroppo avevo dei limiti di "spazio" da rispettare e ho cercato di fare del mio meglio.
comunque hai centrato una delle questioni che, secondo me, colpiscono maggiormente le persone davanti al cambiamento: il dubbio e l'incertezza su quello che ti aspetta dopo la trasformazione (sia che tu sia pessimista che ottimista).
io vorrei tanto essere ottimista, ma sono mediamente pessimista, sarà che sto invecchiando e la fiducia nell'essere umano si sta affievolendo ...
Last edited by Fukogama on Mon Mar 02, 2026 5:27 pm, edited 1 time in total.
La IX Tavola di kussar viewtopic.php?f=44&t=7881
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
4Fukogama wrote: Purtroppo avevo dei limiti di "spazio" da rispettare e ho cercato di fare del mio meglio.Rileggendomi non ho trattenuto un mezzo sorriso ... in un pezzo dove invitavo alla riflessione, ho dovuto tagliare su uno degli argomenti su cui avrei voluto riflettere per questioni "di spazio".
sic est
La IX Tavola di kussar viewtopic.php?f=44&t=7881
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
5Fukogama wrote: sarà che sto invecchiando e la fiducia nell'essere umano si sta affievolendo ...Io, che ormai sono ben invecchiato, la fiducia nell'essere umano l'ho persa quasi del tutto. Resta un lumicino di speranza.
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
6@Cheguevara @Fukogama in un mondo dove vige il consumo e la velocità, aspettare che le cose maturino seguendo il loro corso è cosa rara e malvista. Però è necessaria.
Esistono molti mondi: reali, immaginari. Non importa la loro natura: da ognuno di essi si può apprendere qualcosa.
https://www.lestradedeimondi.com/
https://www.lestradedeimondi.com/
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
7La IX Tavola di kussar viewtopic.php?f=44&t=7881
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
8wrote:Comprendere richiede invece tempo. Non solo tempo cronologico, ma tempo interiore in cui l’esperienza possa sedimentare, essere attraversata, trasformarsi in consapevolezzaIo, invece, ho una visione un po' diversa, o meglio inversa.
Quanto descritto, è ciò che in genere tende ad avvenire nella vita che siamo abituati a vivere.
Ma il cambiamento richiede già una coscienza alla base, affinché si manifesti più in fretta. Non una coscienza "postuma" per adattarsi.
Tutti noi siamo abituati a pensare a quello che vorremmo accadesse e a struggerci nell'attesa che si verifichi. O siamo vittime del cambiamento, che o accettiamo o subiamo.
Il problema è proprio l'assenza di coscienza, che è il nostro stato prevalente. Se siamo (o se fossimo) già consapevoli degli eventi (parlo di quelli personali, perché quelli mondiali richiederebbero una coscienza collettiva dalla quale siamo sempre più lontani, e tali vogliono farci rimanere... ma è un altro discorso troppo lungo) possiamo scegliere e indirizzarli; è la scelta consapevole a determinare il cambiamento esterno. Quello interno dovrebbe essere elaborato, accettato, voluto in noi, prima che si verifichi quello esterno. O meglio, affinché si verifichi quello esterno.
Quando "le cose non vanno come vorremmo", il cambiamento tarda, o è parziale, è perché non è attecchito prima di tutto in noi e non lo abbiamo accettato in coscienza piena. Finché è l'inconscio, o parti di esso, a dominare, il cambiamento voluto non si verifica del tutto.
Quindi, il cambiamento è uno stato prima di tutto interno, una dimensione interiore coerente, impersonata all'esterno con la stessa coerenza. Poi si verifica anche come evento.
Comunque, @Fukogama, lo abbiamo capito che ci stai invitando in tutti i modi a leggere il tuo libro.
Riflessioni interessanti, battuta a parte.
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
9ElleryQ wrote: il cambiamento è uno stato prima di tutto interno, una dimensione interiore coerente, impersonata all'esterno con la stessa coerenza. Poi si verifica anche come eventoAssolutamente d'accordo: una trasformazione, sia che avvenga per 'volontà' e forza interiore che sotto la spinta di pressioni esterne, è sempre preceduta dall'accettazione della fine (morte) dello stato interiore precedente e, finché ciò non accede, il cambiamento non è mai completo.
A mio modo di vedere, è l’atto di accettazione, volontario e/o necessario che sia, quello che deve essere elaborato e che può richiedere tempo di 'sedimentazione'.
ElleryQ wrote: ci stai invitando in tutti i modi a leggere il tuo libro.
Ho avuto la fortuna di scrivere i due articoli che ho postato grazie ad 'agganci fortuiti': questo in ringraziamento ad una persona che mi ha invitato ad un evento culturale molto convolgente, l'altro, quello sull'IA, grazie ad una conoscenza indiretta. In entrambi i casi mi è stato consentito di inserire alcuni riferimenti al libro.
Tuttavia, in questo modo, ho anche avuto l'occasione di esprimere opinioni personali su argomenti che sento molto e su cui mi piace confrontarmi con chi possa ritenerlo interessate.
Confesso che, in entrambe le occasioni, è stata una grande emozione il fatto che qualcuno accettasse di condividere le mie riflessioni. Spero posssano essere statie interessanti anche per voi e che non siano stati pecepite solo come pubblicità (non troppo) occulta.
un abbraccio, P.
La IX Tavola di kussar viewtopic.php?f=44&t=7881
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
10Fukogama wrote: Spero posssano essere statie interessanti anche per voiCertamente. Per me lo sono.
Fukogama wrote: A mio modo di vedere, è l’atto di accettazione, volontario e/o necessario che sia, quello che deve essere elaborato e che può richiedere tempo di 'sedimentazione'.Purtroppo, necessario non è sempre volontario. Però ciò che io credo, e che probabilmente non riesco a spiegare con esattezza, è che il cambiamento compreso con la ragione non sempre è accettato dall'inconscio e solo la Coscienza può integrare queste due parti, facendo emergere e consapevolizzare l'inconscio.
Per cui, a un cambiamento esterno che ci appare improvviso (ma che non è mai così), possiamo adeguarci in tutto o in parte, o rifiutarlo. Rispetto a un cambiamento da noi voluto (e parlo sia di personalità che di eventi), è solo una modifica interna integrale e coerente a produrre l'evento esterno desiderato. Ed è tanto più rispondente alle nostre aspettative, quanto maggiore e pienamente consapevole è questa coerenza.
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
11@ElleryQ
Se interppreto bene il tuo pensiero: un cambiamento avviene solo se viene accettato sia dalla parte razionale che da quella inconscia. Corretto?
Se è così, è quello che cercavo di dire qui in modo contorto:
"Comprendere richiede invece tempo. [...] tempo interiore in cui l’esperienza possa sedimentare, essere attraversata, trasformarsi in consapevolezza."
Comprendere rappresenta l'atto razionale, l'esperienza, in questo caso, era il cambiamento, mentre la trasforazione in consapevolezza era proprio l'accetazione da parte anche dell'inconscio ...
come dicevi tu
La cosa assurda, del contesto che ci circonda, è che i cambiamenti spesso ci vengono imposti con una velocità che 'violenta' (!) la nostra natura interiore: talvolta la razionalità riesce ad adattarsi, ma l'iconscio non ha il tempo per elaborare questo trauma. Mi è capitato di vivere questa esperienza sia in ambito lavorativo, dove la lentezza è vista sempre come assolutamente negativa, che familiare, dove accettare un cambiamento delle proprie convinzioni è più difficle perchè riguarda la relazione con le persone che più ami.
uff.... non sono sempre così riflessivo, ma è un periodo dove sto soffrendo il cambiamento sia esterno (anche a livello globale) che interno (ho due figlie adolescenti ...) e, come dicevo, sento di star invecchiando ... e scrivere si sta rivelando una potente valvola di sfogo.
Se interppreto bene il tuo pensiero: un cambiamento avviene solo se viene accettato sia dalla parte razionale che da quella inconscia. Corretto?
Se è così, è quello che cercavo di dire qui in modo contorto:
"Comprendere richiede invece tempo. [...] tempo interiore in cui l’esperienza possa sedimentare, essere attraversata, trasformarsi in consapevolezza."
Comprendere rappresenta l'atto razionale, l'esperienza, in questo caso, era il cambiamento, mentre la trasforazione in consapevolezza era proprio l'accetazione da parte anche dell'inconscio ...
come dicevi tu
ElleryQ wrote: Ma il cambiamento richiede già una coscienza alla base, affinché si manifesti più in fretta. Non una coscienza "postuma" per adattarsi.Se la coscienza di base c'e' già, il cambiamento è più rapido e, forse, più facile. Altrimenti è necessario che ci sia un adattamento postumo della coscienza perchè il cambiamento sia effettivo.
La cosa assurda, del contesto che ci circonda, è che i cambiamenti spesso ci vengono imposti con una velocità che 'violenta' (!) la nostra natura interiore: talvolta la razionalità riesce ad adattarsi, ma l'iconscio non ha il tempo per elaborare questo trauma. Mi è capitato di vivere questa esperienza sia in ambito lavorativo, dove la lentezza è vista sempre come assolutamente negativa, che familiare, dove accettare un cambiamento delle proprie convinzioni è più difficle perchè riguarda la relazione con le persone che più ami.
uff.... non sono sempre così riflessivo, ma è un periodo dove sto soffrendo il cambiamento sia esterno (anche a livello globale) che interno (ho due figlie adolescenti ...) e, come dicevo, sento di star invecchiando ... e scrivere si sta rivelando una potente valvola di sfogo.
La IX Tavola di kussar viewtopic.php?f=44&t=7881
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
12Fukogama wrote: Se la coscienza di base c'e' già, il cambiamento è più rapido e, forse, più facile. Altrimenti è necessario che ci sia un adattamento postumo della coscienza perchè il cambiamento sia effettivo.Probabilmente è qui che non riesco a spiegarmi bene. Io parto dal presupposto che la Coscienza (quella parte di noi estremamente saggia, quella che i greci chiamavano psyché, ovvero anima) esista già, ma non la utilizziamo se non in minima parte. Crediamo che razionalità sia Coscienza, ma non lo è; crediamo che la consapevolezza sia legata al sapere, ma non lo è. È qualcosa di molto più profondo che c'è sempre, ma siamo abituati e incentivati a non mantenerla che per pochissimi istanti. La Coscienza non può adattarsi, esiste. È la materia che, o agisce finalmente sulla base della Coscienza, o viene mossa e modellata dall'inconscio. Noi lo chiamiamo destino e siamo noi stessi.
Troppo contorto e metafisico, lo so.
Fukogama wrote: La cosa assurda, del contesto che ci circonda, è che i cambiamenti spesso ci vengono imposti con una velocità che 'violenta' (!)Ed è una cosa voluta. La fretta ti obbliga a scegliere sotto pressione, il che equivale a non scegliere.
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
13Da scrittore poco letto ed editor poco cercato, mi permetto di suggerire a @Fukogama di evitare l'uso ricorrente della "d" eufonica e di rileggere i propri post, eliminando i numerosi refusi, prima di inviarli. Deformazione professionale. 
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
14@Cheguevara
Hai proprio ragione.
Effettivamente non rileggo attentamente i post e molto spesso sono scritti un po' di impulso, ma speravo che, almeno in questo spazio del forum, dove si parla di ciò che ci va, si potesse utilizzare un tono un po' più colloquiale. Spero che tu non capiti mai sul mio whatsapp ...
Mi hai comunque fatto riflettere e ho notato che anche nell'articolo che ho postato ho utilizzato un paio di "ad". Accidenti! Ci staro più attento.
Tra l'altro, preso dalla curiosità, mi sono chiesto da dove venga l'abitudine di utilizzare la "d" eufonica e l'ho chiesto a google; se vi interessa, ecco cosa mi ha risposto:
La "d" eufonica deriva dalla lingua latina e rappresenta una delle tante eredità che l'italiano ha mantenuto nel passaggio dal latino volgare. Nello specifico, la sua origine è legata alla conservazione della consonante finale di alcune particelle latine originali:
Ad: La preposizione italiana a deriva dal latino ad. La "d" finale è rimasta come residuo della parola originale quando questa precede una vocale, per facilitare il passaggio tra i due suoni.
Et: La congiunzione e deriva dal latino et. In questo caso, la "t" finale si è sonorizzata diventando "d" (passando da et a ed) per ragioni di armonia fonetica prima di una vocale.
Aut: La congiunzione o deriva dal latino aut. Analogamente a et, la consonante finale si è trasformata in "d" dando origine a od, forma oggi quasi del tutto scomparsa nell'uso comune.
Alla fine ho anche imparato qualcosa di nuovo.
Grazie mille, P.
Hai proprio ragione.
Mi hai comunque fatto riflettere e ho notato che anche nell'articolo che ho postato ho utilizzato un paio di "ad". Accidenti! Ci staro più attento.
Tra l'altro, preso dalla curiosità, mi sono chiesto da dove venga l'abitudine di utilizzare la "d" eufonica e l'ho chiesto a google; se vi interessa, ecco cosa mi ha risposto:
La "d" eufonica deriva dalla lingua latina e rappresenta una delle tante eredità che l'italiano ha mantenuto nel passaggio dal latino volgare. Nello specifico, la sua origine è legata alla conservazione della consonante finale di alcune particelle latine originali:
Ad: La preposizione italiana a deriva dal latino ad. La "d" finale è rimasta come residuo della parola originale quando questa precede una vocale, per facilitare il passaggio tra i due suoni.
Et: La congiunzione e deriva dal latino et. In questo caso, la "t" finale si è sonorizzata diventando "d" (passando da et a ed) per ragioni di armonia fonetica prima di una vocale.
Aut: La congiunzione o deriva dal latino aut. Analogamente a et, la consonante finale si è trasformata in "d" dando origine a od, forma oggi quasi del tutto scomparsa nell'uso comune.
Alla fine ho anche imparato qualcosa di nuovo.
Grazie mille, P.
La IX Tavola di kussar viewtopic.php?f=44&t=7881
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
15Fukogama wrote: ma speravo che, almeno in questo spazio del forum, dove si parla di ciò che ci va, si potesse utilizzare un tono un po' più colloquialeÈ pur sempre un forum di scrittura. Sarebbe come dire che durante la ricreazione ci si può dimenticare delle regole grammaticali.
Re: Hypnos e Thanatos: il tempo della trasformazione
16@Fukogama Ti prego di credere che non si è trattato di supponenza da parte mia, ma di un vero consiglio, proprio perché si tratta di un forum di scrittori, come fa giustamente rilevare @ElleryQ. Un saluto.
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]