Halloween 2026 – Costruttori di Mondi
Incipit:
1. "C'era una strega sepolta al confine del cimitero, era un fatto risaputo. La signora Owens aveva detto praticamente da sempre a Bod di tenersi lontano da quell'angolo del mondo."
(N. Gaiman, "Il cimitero senza lapidi")
[CH26] Dieci piccole biglie gialle
"C'era una strega sepolta al confine del cimitero, era un fatto risaputo. La signora Owens aveva detto praticamente da sempre a Bod di tenersi lontano da quell'angolo del mondo."
Sera del 31 ottobre 2023. Sono le diciotto. Ci sono dei versi che dovrebbero accogliere gli ospiti in visita, sin dall'ingresso tra i cipressi, nella zona distribuzione acqua e innaffiatoi, vergati col pennarello su un foglio di compensato, a portata del rubinetto, della pioggia e dei pianti. Purtroppo, per questo motivo, sono ormai illeggibili.
Maria ha settant'anni e si trova in visita alla tomba dell'amico coetaneo Roberto, morto l'anno precedente. Lei è una vecchietta fragile e antica, col frangione bianco che si staglia dal fazzoletto in testa legato sotto il mento, le rughe vittoriose tra i solchi del vissuto sul viso, la gonna midi nera a taglio morbido e cintura alta, pelliccia grigia consunta di astrakan. Vintage, ma con gli occhi di oggi sagaci e attenti.
Ha ignorato la campanella della chiusura del cimitero: lei sa come uscire comunque, e ci riesce ancora senza particolari difficoltà.
All'età di dieci anni, con gli amici Roberto e Ivano, aveva scoperto quel pertugio nel muro di cinta.
Un gelso piangente, cresciuto coi morti, con le sue folte fronde scavalcava il centenario muro a secco proprio in un punto in cui aveva ceduto, e complice nascondeva l'agevole passaggio, quale scaletta naturale di pietra e di radici. C'è ancora, più grande e chiomato. Le ha strappato per scherzo il fazzoletto dalla testa, mentre si chinava nel varco, ma le ha lasciato prendere facile una sua piccola fronda come dono all'amico.
Ecco l'ulivo importuno che un becchino improvvido aveva piantato sessant'anni prima. Lei ne aveva sentito parlare, all'epoca.
Facile che le sue radici, in orizzontale, abbiano raggiunto e ravanato qualche scheletro non più protetto da una bara integra.
Toh, ma guarda la combinazione! La fossa più vicina alle radici insinuanti del pino è proprio quella del vecchio becchino...
Il cimitero è piccolo: prima che calino del tutto le tenebre, la vecchia signora si aggira per le tombe e riconosce tanti nomi, troppi visi che le erano cari.
Ripensa ai tempi della sua infanzia e al vecchio gioco del tiro delle biglie con la fionda.
Anche allora, era la tarda sera di Halloween, e stavano calando le tenebre. Per semplice curiosità infantile, avendo letto e sentito cose inquietanti, si erano trovati lì, allacciati tra di loro, con tre torce, a far luce tra i passaggi per verificare se qualcuno tra gli abitanti del luogo fosse uscito per quella notte a far prendere aria alle ossa.
Incipit:
1. "C'era una strega sepolta al confine del cimitero, era un fatto risaputo. La signora Owens aveva detto praticamente da sempre a Bod di tenersi lontano da quell'angolo del mondo."
(N. Gaiman, "Il cimitero senza lapidi")
[CH26] Dieci piccole biglie gialle
"C'era una strega sepolta al confine del cimitero, era un fatto risaputo. La signora Owens aveva detto praticamente da sempre a Bod di tenersi lontano da quell'angolo del mondo."
Sera del 31 ottobre 2023. Sono le diciotto. Ci sono dei versi che dovrebbero accogliere gli ospiti in visita, sin dall'ingresso tra i cipressi, nella zona distribuzione acqua e innaffiatoi, vergati col pennarello su un foglio di compensato, a portata del rubinetto, della pioggia e dei pianti. Purtroppo, per questo motivo, sono ormai illeggibili.
Maria ha settant'anni e si trova in visita alla tomba dell'amico coetaneo Roberto, morto l'anno precedente. Lei è una vecchietta fragile e antica, col frangione bianco che si staglia dal fazzoletto in testa legato sotto il mento, le rughe vittoriose tra i solchi del vissuto sul viso, la gonna midi nera a taglio morbido e cintura alta, pelliccia grigia consunta di astrakan. Vintage, ma con gli occhi di oggi sagaci e attenti.
Ha ignorato la campanella della chiusura del cimitero: lei sa come uscire comunque, e ci riesce ancora senza particolari difficoltà.
All'età di dieci anni, con gli amici Roberto e Ivano, aveva scoperto quel pertugio nel muro di cinta.
Un gelso piangente, cresciuto coi morti, con le sue folte fronde scavalcava il centenario muro a secco proprio in un punto in cui aveva ceduto, e complice nascondeva l'agevole passaggio, quale scaletta naturale di pietra e di radici. C'è ancora, più grande e chiomato. Le ha strappato per scherzo il fazzoletto dalla testa, mentre si chinava nel varco, ma le ha lasciato prendere facile una sua piccola fronda come dono all'amico.
Ecco l'ulivo importuno che un becchino improvvido aveva piantato sessant'anni prima. Lei ne aveva sentito parlare, all'epoca.
Facile che le sue radici, in orizzontale, abbiano raggiunto e ravanato qualche scheletro non più protetto da una bara integra.
Toh, ma guarda la combinazione! La fossa più vicina alle radici insinuanti del pino è proprio quella del vecchio becchino...
Il cimitero è piccolo: prima che calino del tutto le tenebre, la vecchia signora si aggira per le tombe e riconosce tanti nomi, troppi visi che le erano cari.
Ripensa ai tempi della sua infanzia e al vecchio gioco del tiro delle biglie con la fionda.
Anche allora, era la tarda sera di Halloween, e stavano calando le tenebre. Per semplice curiosità infantile, avendo letto e sentito cose inquietanti, si erano trovati lì, allacciati tra di loro, con tre torce, a far luce tra i passaggi per verificare se qualcuno tra gli abitanti del luogo fosse uscito per quella notte a far prendere aria alle ossa.
Quasi paura…
Perché conoscevano la leggenda della strega che era stata sepolta al confine del muro del cimitero, e che ogni anno il suo spirito vaga alla ricerca dei contemporanei che avevano apprezzato l'ingiuria di "metterla fuori": sia dalla vita terrena, sia dalla sepoltura. Ombre. Luci. Il fantasma della Senza Nome né lapide il 31 ottobre di ogni anno va a trovare quei defunti o i loro discendenti: si siede su quelle tombe per discettare di ombre e di luci con ciascuno di loro.
Perché conoscevano la leggenda della strega che era stata sepolta al confine del muro del cimitero, e che ogni anno il suo spirito vaga alla ricerca dei contemporanei che avevano apprezzato l'ingiuria di "metterla fuori": sia dalla vita terrena, sia dalla sepoltura. Ombre. Luci. Il fantasma della Senza Nome né lapide il 31 ottobre di ogni anno va a trovare quei defunti o i loro discendenti: si siede su quelle tombe per discettare di ombre e di luci con ciascuno di loro.
I fantasmi così evocati escono di casa e siedono con la Senza Nome all'ingresso. Nessuno ignora la chiamata.
Maria prosegue ricordando il passato.
Maria prosegue ricordando il passato.
Ivano abitava in una casa che si affacciava sul cimitero, con un bel terrazzo al primo piano.
Spesso, i tre amici si trovavano da lui e, non visti dagli adulti, giocavano con le fionde. Irrispettosi e inconsapevoli, dal terrazzo si esercitavano a tirare le biglie con le fionde, tra le lapidi, rigorosamente a cimitero chiuso.
Andavano a controllare subito solo dopo il clic rumoroso sul marmo. Se cadeva sull’erba o sulla ghiaia no: recuperavano le biglie perse alla fine del gioco.
Maria tirava biglie rosse, Ivano verdi e Roberto gialle, tutte del tipo "occhi di gatto". Ne avevano dieci a testa.
La corsa a vedere i segni eventuali tra le tombe passava dall'ingresso segreto del gelso piangente.
Il colpo su una foto dava dieci punti, ma era lite sul vero vincitore, perché poteva trattarsi di una biglia persa in precedenza.
Il regolamento l'avevano fatto con serietà, con un decalogo che individuava tutte le circostanze e le norme da seguire per l'esecuzione del tiro e il tipo di fionda utilizzata, introdotte dal primo articolo, essenziale e inequivocabile:
Non colpire le persone!
Detto fatto: quale posto scevro di conseguenze meglio di un cimitero?
Spesso, i tre amici si trovavano da lui e, non visti dagli adulti, giocavano con le fionde. Irrispettosi e inconsapevoli, dal terrazzo si esercitavano a tirare le biglie con le fionde, tra le lapidi, rigorosamente a cimitero chiuso.
Andavano a controllare subito solo dopo il clic rumoroso sul marmo. Se cadeva sull’erba o sulla ghiaia no: recuperavano le biglie perse alla fine del gioco.
Maria tirava biglie rosse, Ivano verdi e Roberto gialle, tutte del tipo "occhi di gatto". Ne avevano dieci a testa.
La corsa a vedere i segni eventuali tra le tombe passava dall'ingresso segreto del gelso piangente.
Il colpo su una foto dava dieci punti, ma era lite sul vero vincitore, perché poteva trattarsi di una biglia persa in precedenza.
Il regolamento l'avevano fatto con serietà, con un decalogo che individuava tutte le circostanze e le norme da seguire per l'esecuzione del tiro e il tipo di fionda utilizzata, introdotte dal primo articolo, essenziale e inequivocabile:
Non colpire le persone!
Detto fatto: quale posto scevro di conseguenze meglio di un cimitero?
Per di più, in caso qualcuno avesse alzato lo sguardo verso il loro caseggiato, ai terrazzi del primo piano, questi erano strutturati con la ringhiera nella parte superiore e, in quella inferiore, con un muretto alto poco più di una spanna: sufficiente a nascondere il profilo di un ragazzino steso a terra.
Nel tardo pomeriggio, col chiaro o tra le tenebre, quella era l'occupazione prevalente, dopo i compiti e la merenda.
Maria ricorda come si chiamavano tra di loro. Era un'intesa particolare:
Ivan, Mari e Robert
- le vocali finali elise -.
Maria adesso si crede sola, ma sente dei fruscii vicini, misteriosi. Quasi paura. Si immobilizza dov'è e com'è, la testa confusa dal fogliame, le braccia flesse ai gomiti come articolazioni nodose e le ginocchia a mezza curva come rami storti, a lato del pino. Di primo acchito, sembrerebbe far parte della pianta, con l’outfit della fronda del gelso che piange in mano.
Non sente più rumori, e allora si dirige con passi felpati sulla ghiaia amica. nel luogo dove sa esserci la tomba della famiglia Berti. Non accende ancora la torcia: il buio non è assoluto.
Ecco lui, il caro amico d'infanzia: BERTI Roberto.
Inconsciamente, leva lo sguardo sul terrazzino del primo piano: sa che Ivan è andato a stare a Milano con la figlia, e nel suo alloggio ci sta il figlio Andrea col nipote Ivano.
Torna l’inquietudine, ma non per la strega, che certo non bada a lei, occupata come sarà nel suo mostrare le cose some sono andate, luci e ombre, ai diretti interessati.
Nel tardo pomeriggio, col chiaro o tra le tenebre, quella era l'occupazione prevalente, dopo i compiti e la merenda.
Maria ricorda come si chiamavano tra di loro. Era un'intesa particolare:
Ivan, Mari e Robert
- le vocali finali elise -.
Maria adesso si crede sola, ma sente dei fruscii vicini, misteriosi. Quasi paura. Si immobilizza dov'è e com'è, la testa confusa dal fogliame, le braccia flesse ai gomiti come articolazioni nodose e le ginocchia a mezza curva come rami storti, a lato del pino. Di primo acchito, sembrerebbe far parte della pianta, con l’outfit della fronda del gelso che piange in mano.
Non sente più rumori, e allora si dirige con passi felpati sulla ghiaia amica. nel luogo dove sa esserci la tomba della famiglia Berti. Non accende ancora la torcia: il buio non è assoluto.
Ecco lui, il caro amico d'infanzia: BERTI Roberto.
Inconsciamente, leva lo sguardo sul terrazzino del primo piano: sa che Ivan è andato a stare a Milano con la figlia, e nel suo alloggio ci sta il figlio Andrea col nipote Ivano.
Torna l’inquietudine, ma non per la strega, che certo non bada a lei, occupata come sarà nel suo mostrare le cose some sono andate, luci e ombre, ai diretti interessati.
Sente di nuovo i fruscii, come scalpiccii di passi leggeri.
Scappare? No, così la sentirebbe chiunque: meglio stare ferma sul posto, come prima, quando si era mimetizzata col pino, a torcia spenta e la fronda che piange in mano.
Si volta con apprensione… Quasi paura.
Scappare? No, così la sentirebbe chiunque: meglio stare ferma sul posto, come prima, quando si era mimetizzata col pino, a torcia spenta e la fronda che piange in mano.
Si volta con apprensione… Quasi paura.
A semicerchio davanti a lei, tutti con tute nere con stampa a scheletro e cappuccio, ... ecco cinque ragazzotti mascherati che le si parano davanti, sguaiati, gridandole:
- Sei la strega dissepolta per Halloween? Non ci fai paura! Noi siamo Bad, Bed, Bid, Bod e Bud. Ci manda la signora Owens; la gotica ci ha parlato di te. Non hai dolcetti? Ti facciamo noi gli scherzetti! - e sghignazzano forte, minacciosi, con le mani sui fianchi e il bacino in avanti…
Maria si prende paura sul serio, sente freddo e poi caldo, la gola secca e, mentre indietreggia, cade nell'erba.
In cinque incombono su di lei. Bod, il capo della banda, si slaccia i pantaloni e fa il gesto per pisciare...
All'improvviso, arrivano i familiari fischi nell’aria, clic secchi che schioccano biglie, prima sui petti in avanti, poi sulle fragili schiene dei piccoli balordi, stavolta in fuga verso un gelso ridente…
Maria accende la torcia e cerca di domare il cuore che va al galoppo; inizia a raccogliere le biglie: guarda e riguarda, cerca e ricerca, sono in tutto nove, tutte gialle. schizzate nella ghiaia.… Il suo Robert l’ha protetta. Non colpire le persone per i morti non vale!
Maria sente distintamente un altro "clic", secco e rumoroso, del tipo da dieci punti, di certo sul marmo.
Sulla lapide di Roberto, le lettere di ottone non hanno molta presa sul marmo, Maria l'aveva già notato: solo colla e niente perni per fissare le lettere del nome e i numeri delle date.
Qualcosa ha preso in pieno e ha fatto saltare l'ultima lettera del nome:
- Robert! - legge e grida Mari, con una vena di felicità nella voce, a mani giunte, mentre la decima biglia gialla occhi di gatto occhieggia tra l'erba delle fosse.