Titolo: A crepa-pelle
Sequel di: Cento miliardi di kappa (di Nanovetricida) viewtopic.php?f=104&t=6897
Dopo lo sconcertante incontro con il famoso Terentius, il Conte aveva chiuso per bene tutti gli accessi al castello e si era avviato verso la sua cripta, per il meritato riposo. Aveva una certa età ormai e preferiva coricarsi diverse ore prima che sorgesse il sole.
Prima però doveva levarsi di dosso quella sensazione di aver appena commesso un errore, di avere sporche sia le mani che la coscienza. Era davvero lui quello apparso davanti alla telecamera qualche minuto prima? Si era comportato come gli aveva detto il suo personale consigliere, ma aveva davvero fatto quel che doveva? Persino quella schifezza degli schizzi di sangue ovunque, su collo, bocca, pavimento, non gli si addiceva. Una porcheria.
Con una densa pasta lavamani si lavò via il sangue da braccia e faccia. Si levò i vestiti da teatrante shakespeariano, slacciò la pancera e ricominciò a respirare senza difficoltà. Persino morsicare al collo quel disgraziato era stato scomodissimo, perché i denti mostrati in quella messinscena non erano i suoi piccoli canini affilati, ma una mandibola da leone. Sfilandosi la dentiera, si tolse anche la parrucca corvina. Ormai i pochi capelli che gli restavano sulla nuca erano di un giallo pallido come la luna.
Si avvolse nella sua tuta sintetica preferita e scese in cripta, dove finalmente poteva essere se stesso. O quasi, perché proprio lì ora stava il suo consigliere, incollato davanti a uno schermo e una tastiera. Non sollevò lo sguardo neppure quando il Conte entrò e lo salutò “Buonasera Luca”.
“Buonasera un corno, te avevo detto che er sangue c’aveva d’arrivà anche contro a telecamera” aveva replicato l’altro, un ragazzo tra i venti e i trenta, magro ma panciuto.
“Lo sai bene, ho fatto del mio meglio” reagì lui con controllo, senza mostrare quanto lo urtava essere ripreso a quel modo.
“Non sta annando male comunque, in pochi minuti avemo già fatto quarche migliaio de visualizzazioni. Buon risultato per un boomer pivello”.
“Boomer? Cosa sarebbe?” chiese, constatando subito l’incredulità nell’espressione del ragazzo al computer, che questa volta lo guardò in faccia. “No o sai Conte? Maddai…” lasciò passare qualche istante per capire se stava parlando sul serio, poi sentenziò “Non te sta a preoccupà comunque, i boomer stanno a un paio de millenni de vantaggio su de te”.
“Trovo sconveniente che tu insista a chiamarmi Conte” deviò Dracula “Non puoi chiamarmi babbo, come tutti gli altri tuoi compagni?”
Il ragazzo scoppiò in una risatina isterica “Compagni? Che sei pure comunista?” lo schernì “Te chiamo come me pare. E poi te non sei mica un babbo normale, quelli dei miei compari non se ne vanno in giri a bersi er sangue tutte e notti fino all’alba”.
Si trattenne ancora una volta dal riprendere quell’irrispettoso figliolo “Anche i loro padri avranno certo qualche vizietto”.
“Vabbhe” tagliò corto il ragazzo “T’ho già organizzato un altro incontro con Terentius per dopodomani, dobbiamo insistere, tenere sempre carda l’attenzione su de te, diventerai ‘a moda del momento. Il vampiro sanguinario è tornato in rete!” urlò esaltato Luca, come se fosse lui il protagonista dei video postati.
“Veramente non siamo una moda passeggera, noi vampiri esistiamo da secoli o millenni” contestò Dracula, per mostrare il suo disappunto, che lo aveva coinvolto e convinto a farsi filmare dallo youtuber.
“Ai vampiri non ce crede più nessuno, Conte, come te o devo dì?” si espose Luca. In fondo era la verità, tutto ciò che appariva in rete era un artificio, la nuova realtà era una illusione consapevole. Dunque, perché la gente avrebbe dovuto credere all’esistenza di un essere come il vampiro, piuttosto che alla crema per diventare invisibili, al ristorante nel capanno degli attrezzi di Londra o alla pelle liscia degli influencer settantenni?
D’altronde, persino Dracula era cosciente che neppure lui era il vampiro di una volta, calvo e con la pancia, non aveva lo stesso appeal.
“Se non esisti sui social, non esisti ebbasta” pontificò Luca, tornando a spostare lo sguardo sullo schermo.
Il Conte si prese il suo tempo per prepararsi la bara per la notte. Accese l’aria condizionata e il profumatore d’ambiente. Anche questo infastidì Luca.
“Te sei reso conto che fa un freddo de batte i denti quaddentro? Non semo tutti ghiccioletti come te! Eppoi l’aria condizionata è la nemica numero uno dell’ambiente, o dice pure Greta”.
Ancora con questa storia dell’ambientalismo, una tendenza troppo recente perché un pluricentenario potesse provare a comprenderla. Ma se per Luca fosse stato importante, lo sarebbe diventato anche per lui. Era pur sempre suo padre, anche se Luca non era un vampiro.
Finse di non aver sentito il commento sull’aria condizionata e si infilò il pigiama a quadrettoni, rimuginando sul passato. Su quanto Luca avesse sofferto la scomparsa della madre Zora e del periodo in cui, da adolescente, aveva provato in ogni modo ad emulare il padre. Si era bevuto di tutto, il sangue di qualunque animale, per dimostrare di avere anche lui dei tratti vampireschi. Aveva rimediato solo qualche indigestione e scoperto certe allergie inimmaginabili. Neppure uno dei poteri sovraumani era passato al figlio, che sino ad ora aveva trascorso la sua breve vita come uomo comune. Non senza parecchie frustrazioni, l’ansia da prestazione tipica dei figli delle persone straordinarie. Proprio per questo Dracula era accondiscendente con lui, si sentiva in debito col pargolo.
“Forse dopodomani è troppo presto per un’altra apparizione, dovremmo aspettare e creare un po’ di suspence” disse senza convinzione, solo perché non aveva nessuna voglia di reincontrare presto quel parassita di Terentius, il vampiro di visualizzazioni.
“Maccheddici Conte?!” sbottò Luca “te devi esse sempre presente sui social, te devi a martellatte n'della testa de la ggente. No o capisci che questo te fa svoltà, ora c'hai già quacche millino de visualizzazioni, diventerai virale. Dai che famo er botto con Terentius”
“Pensavo solo che…” “Non pensà, lascia fare a me che conosco er sistema. Non puoi annà avanti come prima o finemo davvero sur lastrico” lo interruppe caparbio “Il tuo modello de business non pija più, è più vecchio de tu nonno”
“Ha solo un paio di secoli, a onor del vero”
“Embhe, stavolta non te basta rilascià un’intervista den’quarto d'ora a 'no scrittore britannico scappato de casa”
Dracula capì che si riferiva a quell’irlandese che a fine ottocento aveva scritto della sua vita, romanzandola come una storia d’amore finita in tragedia. Effettivamente era stato da allora che il suo modo di accumulare ricchezze era cambiato, diventando un personaggio noto a tutto il mondo.
Prima di quel libro gli era bastato essere un vassallo dell'imperatore, perché le imposte dei contadinelli gli fluissero direttamente nelle tasche. L’imperatore glielo doveva, qualche secolo prima aveva messo parecchi ottomani sul girarrosto per conto suo. Ma anche il feudalesimo era finito, purtroppo.
“Quello scribacchino t’ha fatto famoso pe du’cento anni! Ma ora se non te dai ‘na mossa, finisci per lavorà come ‘n pupazzo nei parchi a tema” lo ammonì Luca.
“Su questo ti do ragione, purtroppo sono finiti i bei i tempi delle royalties sulla carta stampata, il cinematografo, i radiodrammi…” si interruppe, vedendo la faccia contrariata del figlio, persino un po’ schifata dal solo nominare quelle forme di intrattenimento.
“Intanto che aspettamo de diventà famosi, c'è l'hai ‘na pensione, anche minima? Avrai pur versato qualche marchetta” “Io da sempre prediligo i prelievi di liquidi, piuttosto che i versamenti” “Continnua così, vai, vai. E vai affinì sur lastrico co sta storia de ho sempre fatto così” “Da quel che mi risulta, ti ho comunque cresciuto come un gentiluomo, no?” “A me interessa ave n’sacco de quattrini come ce l’avevi tu, mica de esse el principe dei damerini”.
Da quando Luca aveva trovato, tra le altre lettere della posta, l’ingiunzione per il pignoramento del castello, i soldi erano sempre al centro dei suoi pensieri. Con un padre immortale, le probabilità di ricevere un giorno un’eredità erano minime, ma non poteva permettere che i problemi finanziari del genitore guastassero la vita agiata condotta sino ad allora.
Prima di quella lettera, che gli era capitata tra le mani per caso, Luca non aveva mai discusso di soldi con lui. Gli bastava sapere che erano milionari. Ora ne parlavano continuamente e si era messo in testa di sfruttare tutte le capacità del padre. A modo suo.
Anche se era pedante e sgarbato, a Dracula piaceva la determinazione del figlio. Si era pure trasferito in pianta stabile da lui, pur di concentrarsi sul problema e risolverlo. A modo suo.
“Mo vado a famme du spaghi aglio e ollio, te vanno?” ironizzò e si alzò dalla poltroncina. “ Trovo sconveniente la tua parlata in romanaccio, sai?” “sentin’po’, ha parlato er rumeno” “Neppure la mamma avrebbe approvato, era un’insegnate di lingua italiana, dopotutto” “Mbeh, me l’avrebbe potuto imparà mejo, se tu non te ‘a fossi magnata”.
Eh, già aveva ragione, neppure Zora era sopravvissuta alla sua natura.“O so cosa me dirai ora: in periodo de carestia, tutte e gole so’mmia” lo anticipò Luca “Ma propprio quella de mamma?”.
“D’altronde, era l’unica a disposizione” provò a giustificarsi Dracula, “Pecchè tutte le artre te l’eri già magnate!”. “Non credo tu possa capire, mio caro Luca” sussurrò, riflettendo sulla sua inflessibile natura di vampiro. “Perché? Perché so n’incrocio? Un meticcio de seconda mano? A la prossima carestia, me magnerai pure ammè?” strillò, alzandosi dalla poltrona e andandosene.
“Pe stanotte t’abbiamo preparato ‘na soppresa che te fa fare er botto, diventi er tiktoker più famoso der mondo” disse Luca a Terentius, per esaltarlo più di quanto già non era. Erano passati solo due giorni dalla loro prima condivisione, quella in cui Buddy ci aveva rimesso la pelle, ma sembravano entrambi in astinenza.
“Eskeeere” starnazzò Terentius “un volo da cinquanta metri d’altezza senza paracadute, questo sì che ci fa fare due milioni di kappa, bro”. Aveva filmato la sua nuova incursione al castello, come se lo avesse fatto di nascosto, come se non fosse stato invitato. Poi era salito in cima alla torre più alta, riprendendo tutti i gradini che portavano lassù, forse anche più di cinquanta metri. Sotto di loro il fossato, ormai ridotto a secco e discarica.
“Eggià” confermò Luca “Anche se pemme non c’è nulla peffà salire i kappa che supera ‘a violenza, hai visto come so schizzati quando la giugulare de Buddy ha innaffiato la telecamera?” e si misero a ridere di gusto entrambi.
Dracula se ne stava ad ascoltare in disparte, anche se ancora non li capiva: dopotutto erano loro gli artisti. Doveva solo imparare ed adattarsi, come sempre. Chi meglio dei pluricentenari come lui aveva una visione d’insieme di quanto fosse mutevole lo stile di vita umano? Non poteva certo tenere il passo delle mode come il Babbo finlandese, quello era imbattibile, ma sperava almeno di fare meglio di quell’altro centenario, il MacLeod scozzese.
Parrucca, pancera e dentiera. Era pronto ad una nuova farsa, ripresa al cellulare. Quell’affare ingombrante in bocca gli rendeva difficile parlare, ma dopo un po’ gli faceva pure perdere saliva.
“Sicuro che il conte sia sotto controllo, non è che mi morde appena m’avvicino?” si scostò Terentius, preoccupato. “Sto poveraccio se ne sta buono” lo tranquillizzò Luca “O controllo io. Se ce dai la nostra parte de incassi, se ne sta quieto come ‘n agnellino”. Dracula ingoiò anche questa sbruffonata amara.
“Cominciamo?” chiese ai due ragazzi. Terentius confermò “Ok, io torno dietro la porta delle scale e fingo di irrompere qui con una croce in mano. Ma mi raccomando, deve sembrare realistico, altrimenti ci affossa le visualizzazioni”. Luca ripeté tutti i passaggi, per essere sicuro che il padre non si incartasse “Te giri verso la telecamera, una bella smandibolata de denti affilati, du passi in avanti e te butti de sotto con er mantello alare. Plani fino alla torre de fronte, Terentius te zoomma per bene e poi fa finta de scappà giù da ‘e scale”.
Già, stasera era il turno del mantello alare. Da tanto non lo usava, ma Luca glielo aveva estratto a forza dal guardaroba e voleva che facesse il giochetto del volo a gravità zero. Uno scherzetto per i vampiri come lui, ma uno spettacolo da brividi per gli incapaci umani. E questa volta, tutto sotto l’obbiettivo e l’occhio degli increduli della rete.
Attese che Terentius facesse la sua parte di scenetta: l’ingresso all’ultimo piano della torre, a croce sguainata. Poi finse la reazione allergica, spalancò le braccia e si buttò giù dal terrazzo.
Tutto regolare, tutto secondo i piani. Quasi tutto.
Invece di planare stava cadendo in picchiata. Dracula non poteva credere di essere incapace di quel trucchetto da principianti.
Poi, a trenta metri dal suolo, si accorse del dettaglio che gli mancava: il mantello alare era bucato come una groviera. Qualcuno lo aveva ritagliato qua e là per fargli perdere tutta la sua portanza. E quel qualcuno non poteva essere che Luca.
Si voltò nell’aria, per guardare verso il balcone da cui era saltato. Vide affacciati sia Terentius con il cellulare puntato su di lui, che Luca. Il suo udito sopraffino gli permise di sentire quello che diceva il figlio “Hai visto Terè? Mo se spiaccica atterra come n’a porpetta, poi se arza e se ne va”.
Lo aveva ingannato, il mantello alare non era mai stato in programma. Volevano il sangue, la violenza, la morte raggirata. E cosa c’era di meglio di un vampiro schiantato al suolo da cinquanta metri? Fatto a pezzi, straziato di dolore e poi ricomposto come un lego? Quello era un trucchetto che gli sarebbe costato assai di più, qualcosa che non augurava a nessun immortale.
Prossimo allo schianto, si immaginò la sua vendetta. Avrebbe inferto a Luca il medesimo dolore, ma irreversibile. Questa non gliel’avrebbe perdonata.
Pensare che manco era vera l’ingiunzione di pignoramento! L’aveva falsificata lui, con il solo scopo di farla ritrovare al figlio che non aveva mai capito, solo per avere un obbiettivo comune, per stare un po’ ass… Tlank.
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