Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

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Dunque: la Procura della Repubblica di Milano arresta un italiano di seconda generazione perché, in data 18 ottobre, avrebbe fondato un'associazione denominata 17 ottobre, dal cui pulpito avrebbe incitato le masse a perpetrare le violenze consumate a Milano il giorno prima. La GIP incaricata non convalida l'arresto, per inconsistenza degli indizi, vista l'incompatibilità delle date e visto che l'indagato non ha fatto altro che mettere in rete la propria opinione e che, in quella che è (ancora) una democrazia, i reati d'opinione non sono perseguibili. Risultato: la presidenta si scaglia in maniera sconsiderata e scomposta contro la magistratura, rea di vanificare gli sforzi di essa presidenta e delle eroiche e gloriose forze dell'ordine per proteggere il popolo dai delinquenti. Del suo vice Principe dei Cialtroni è inutile citare il solito becero commento, mentre meritano attenzione le dichiarazioni pubbliche dell'altro suo vice, quello capitato lì per caso in rappresentanza della famiglia Berlusconi, secondo il quale la flagranza di reato addossata all'islamico indagato si concretizza anche se il reato è stato già compiuto, oppure potrebbere essere compiuto. In sintesi, così come già esternato a proposito del diritto internazionale, la legge vale fino a un certo punto. E il garantismo vale solo per i fascioleghisti indagati o già giudicati colpevoli con sentenze di primo e secondo grado, fino al definitivo pronunciamento della Cassazione. Non conta  neanche che la GIP abbia di fatto applicato, dissentendo da quanto stabilito dalla Procura, quanto propugnato da Meloni & C. nel fallito tentativo di separare le carriere per evitare che procuratori, P.M. e giudici facciano comunella, a danno dell'imparzialità.  Ma da chi cavolo siamo governati? 
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

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"Tralasciando"  il caso Falchi di Rimini, dove sono stati perpetrati abusi di potere e gravi ingiustizie da parte delle forze dell'ordine (ma non erano tutti eroi?), ora si vuole erigere un monumento per i militari morti nell'incidente in Bosnia, come annunciato da Crosetto; dispiace per i morti, per chi è caduto facendo il proprio lavoro, ma proprio per questo non ci dovrebbe essere un due pesi due misure, e invece non ci sono celebrazioni, monumenti, o anche solo una parola di cordoglio da parte di ministri e governo per chi muore ogni giorno sul posto di lavoro. Ma, ehi, loro non sono militari sempre incensati dal governo, sono dei poveracci che non contano una mazza e possono pure crepare, tanto ci sono tanti altri poveracci che possono prendere il loro posto. 
Esistono molti mondi: reali, immaginari. Non importa la loro natura: da ognuno di essi si può apprendere qualcosa.
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

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Oggi è una buona giornata per il mondo intero: non si tratta della prima, ma della più importante battuta d'arresto degli ultimi tempi per l'internazionale fascista. L'elettorato americano si è riscattato dall'avere eletto per due volte un ignobile cialtrone alla guida del Paese. D'ora in avanti, per i prossimi due anni, Trump sarà un'"anatra zoppa", che dovrà ottenere da un Congresso ostile l'autorizzazione prima di assumere qualsiasi iniziativa di rilievo. E siccome, spesso, ciò che accade  negli USA traccia una via poi seguita dall'Occidente, attendiamo con ansia, ma con qualche speranza in più, lo svolgimento derlle prossime elezioni in Spagna, Francia e Italietta meloniana. (y)
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M.T. wrote: @Cheguevara @ElleryQ C'è però chi non ci sta: Ben Gvir vuole far arrestare tutti i leader dei partiti arabi e invalidare le elezioni. Se saltasse anche l'attuale governo israeliano sarebbe cosa buona.
Temo che qualsiasi governo israeliano vedrebbe nella sua composizione elementi favorevoli ai coloni e allo sterminio dei palestinesi. Spero, però, che dopo la batosta subita da Trump venga meno il sostegno incondizionato degli USA, a meno che le lobby ebraiche non riescano a condizionare anche il Congresso a maggioranza democratica. Staremo a vedere.
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

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M.T. wrote: "Tralasciando"  il caso Falchi di Rimini, dove sono stati perpetrati abusi di potere e gravi ingiustizie da parte delle forze dell'ordine (ma non erano tutti eroi?), ora si vuole erigere un monumento per i militari morti nell'incidente in Bosnia, come annunciato da Crosetto; dispiace per i morti, per chi è caduto facendo il proprio lavoro, ma proprio per questo non ci dovrebbe essere un due pesi due misure, e invece non ci sono celebrazioni, monumenti, o anche solo una parola di cordoglio da parte di ministri e governo per chi muore ogni giorno sul posto di lavoro. Ma, ehi, loro non sono militari sempre incensati dal governo, sono dei poveracci che non contano una mazza e possono pure crepare, tanto ci sono tanti altri poveracci che possono prendere il loro posto. 
La rabbia e la frustrazione per le morti sul lavoro sono assolutamente legittime e comprensibili: ogni lavoratore che non torna a casa è una tragedia ingiustificata e una sconfitta per tutta la società, su cui le istituzioni devono fare molto di più.
Tuttavia, mettere le due cose in contrapposizione a mio parere rischia di oscurare un punto fondamentale. Chi indossa una divisa non sceglie semplicemente un lavoro con dei rischi intrinseci, ma sottoscrive un giuramento unico: accetta consapevolmente la possibilità che qualcuno possa cercare deliberatamente di ucciderlo per ciò che rappresenta o che gli venga chiesto di mettere in gioco la propria vita per proteggere quella altrui. Non si tratta di fare '"due pesi e due misure" o di creare categorie di morti "più o meno importanti", ma di riconoscere la specificità di una missione fondata sullo spirito di servizio ed estremo sacrificio verso la collettività. 
Secondo me riconoscere questo valore non toglie nulla all'urgenza di proteggere e rispettare ogni singolo lavoratore.
Ma mi rendo conto che oggi parlare di valori militari e di sacrificio in una società come la nostra sia incredibilmente difficile e spesso frainteso.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

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Alberto Tosciri wrote: Non si tratta di fare '"due pesi e due misure" o di creare categorie di morti "più o meno importanti", ma di riconoscere la specificità di una missione fondata sullo spirito di servizio ed estremo sacrificio verso la collettività. 
Secondo me riconoscere questo valore non toglie nulla all'urgenza di proteggere e rispettare ogni singolo lavoratore.
Concordo su questo, Alberto. Chi compie una simile scelta e lo fa con cognizione di causa, spesso è consapevole dei rischi che corre, ma lo fa con senso di responsabilità, mettendo da parte i possibili pericoli che già conosce.
E anche in quest'ambito lavorativo c'è stata una lotta per far sì che venisse riconosciuta la dignità e l'identità di uomini e donne, che spesso venivano messi in secondo piano dinanzi a personalità più illustri. Penso ai tanti e tante  agenti delle scorte, per esempio, senza nulla togliere ai ruoli importanti e rilevanti di chi essi proteggevano. Una morte non è inferiore solo perché fa parte del "pacchetto lavoro" che ti sei scelto, perché è messa in conto, anzi è una scelta consapevole che va onorata. Come qualsiasi scelta nel lavoro, anche quella di chi è costretto a lavorare senza tutela legale o precauzioni professionali e lo fa ugualmente, per necessità e con la consapevolezza del rischio.
Qualunque morte sul lavoro dovrebbe avere la stessa dignità, a mio parere.

Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

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Alberto Tosciri wrote: Ma mi rendo conto che oggi parlare di valori militari e di sacrificio in una società come la nostra sia incredibilmente difficile e spesso frainteso.
Non c'entrano i valori militari e il sacrificio, ma è proprio il due pesi due misure (anche se sarebbe più corretto parlare di campagna elettorale per giudicare le parole di certe figure): quanti militari sono morti facendo il loro lavoro? Diversi, purtroppo e non mi ricordo che a tutti sia stato eretto o si sia voluto erigere un monumento. Perché a questi no e a quelli della Bosnia sì?

Come dice @ElleryQ 
ElleryQ wrote: Qualunque morte sul lavoro dovrebbe avere la stessa dignità,
Cosa che purtoppo non avviene. Quello che infastidisce è che per alcuni si fa un caso, per altri nulla, come successo con Giulia Cecchettin: si è scritto un libro su di lei, si è fatto un film, ma per altre nulla. Questo non è giusto.
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

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@M.T.  Secondo me c'è una contraddizione logica nel tuo ragionamento che, solo per permettermi, aiutarmi a capire meglio, senza nessun intento polemico da parte mia, ritengo valga la pena mettere a fuoco.

Nel tuo primo intervento criticavi la decisione di erigere un monumento per i caduti in Bosnia quasi a suggerire che ci fosse un occhio di riguardo automatico per la categoria militare rispetto ai lavoratori civili.

M.T. wrote: ora si vuole erigere un monumento per i militari morti nell'incidente in Bosnia, come annunciato da Crosetto; dispiace per i morti, per chi è caduto facendo il proprio lavoro, ma proprio per questo non ci dovrebbe essere un due pesi due misure, e invece non ci sono celebrazioni, monumenti, o anche solo una parola di cordoglio da parte di ministri e governo per chi muore ogni giorno sul posto di lavoro.

Nel tuo ultimo messaggio, invece, affermi giustamente che non a tutti i militari caduti viene fatto un monumento.

M.T. wrote: Non c'entrano i valori militari e il sacrificio, ma è proprio il due pesi due misure (anche se sarebbe più corretto parlare di campagna elettorale per giudicare le parole di certe figure): quanti militari sono morti facendo il loro lavoro? Diversi, purtroppo e non mi ricordo che a tutti sia stato eretto o si sia voluto erigere un monumento. Perché a questi no e a quelli della Bosnia sì?
Ma allora le due cose non stanno insieme: se lo Stato non celebra sistematicamente ogni militare che perde la vita sul lavoro, vuol dire che il caso della Bosnia o di specifiche missioni internazionali risponde a criteri particolari (eventi storici, missioni di pace all'estero, circostanze eccezionali), e non a una disparità di trattamento pure tra militari oltre che con i civili.
Inoltre, tirare in ballo il caso di Giulia Cecchettin mescola piani completamente diversi, secondo me. L'attenzione mediatica, i libri o i film su singoli casi tragici di cronaca dipendono dall'impatto emotivo e civile che quei fatti scuotono nell'opinione pubblica e nella società, impatti emotivi che dipendono dalla coscienza, dalla maturità e sensibilità dell’opinione pubblica, non da un "regolamento" dello Stato che sceglie chi ricordare e chi no.
Io, ad esempio, non guardo mai quei programmi che rievocano in continuazione, per anni, omicidi e fatti di cronaca nera, anche di un passato ormai lontano. Rievocano in continuazione, senza ritegno.  Con la pubblicità. Per me è inconcepibile. Per me è immorale che il pubblico "pagante" debba essere “divertito” con il dolore altrui. Ma questa è la sensibilità, il favore della gente. Dov’è finita l’umana comprensione, la pietà? In questi ultimi anni è svanito tutto.

Resta sacrosanto il principio condiviso da tutti che ogni morte sul lavoro merita dignità, rispetto e soprattutto molta più prevenzione. Ma questo non significa che ogni tragedia risponda alle stesse dinamiche o che riconoscere il valore di un giuramento e di una missione internazionale (spesso in contesti di guerra o di altissimo rischio geopolitico) significhi sminuire il dolore per le morti nei cantieri o nelle fabbriche. Sono due temi gravissimi e dolorosi, ma equipararli forzatamente o farne una questione di "simpatie" politiche, ecco, per me rischia solo di svuotare di serietà entrambi.
È solo il mio parere, ovviamente. 
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Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
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