Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Cheguevara wrote: Un po' meno sul fatto che premi Nobel e scienziati esprimano dogmi concordanti con quanto voluto dal potere 
Se fossero contro il potere, difficilmente otterrebbero borse di studio, dottorati di ricerca, cattedre, pubblicazioni.
Cheguevara wrote: Chi è che consente ciò che è da sapere e blocca il resto?
Cheguevara wrote: I vari dittatori cercano da sempre di farlo, e possono riuscirci solo nell'ambito di ciò di cui hanno, al momento, il controllo.
Esatto. Dovresti rileggere Antonio Gramsci e la sua metafora militare delle “casematte”, che descrisse nei suoi Quaderni dal carcere
 (7 e 13 nella vecchia edizione che ho io).
Gramsci era consapevole che in Occidente la Rivoluzione d’Ottobre russa del 1917 era inapplicabile. Occorreva attuare una “guerra di posizione” finalizzata a una vera e propria egemonia culturale. Gramsci diceva che il potere “borghese” non risiede soltanto nell’apparato di forza, nel governo ufficiale, nella trincea avanzata del “palazzo” ma nell’egemonia culturale e sociale diffusa nel territorio, nelle retrovie. La rivoluzione o il potere politico in Occidente non si ottiene occupando semplicemente il palazzo, occorre intraprendere una guerra di “posizione” per conquistare le casematte della società civile, una dopo l’altra, prima di trasformare il potere politico.
 Quali sono queste benedette casematte? Come dice il video la magistratura, la cultura, il teatro, il cinema, la letteratura, mezzi di comunicazione, televisione, radio e la scuola, moltissimo la scuola. E a mio parere l’elenco continua.
Ecco chi è che consente di sapere, senza apparente coercizione ma per semplicissima imposizione naturale. Idee ben precise ne scaturiscono che, ovvio, bloccano o rendono indesiderabile alla comunità assuefatta le idee contrarie, altrimenti  chi le manifesta viene isolato. In una o più nazioni, fossero pure di finte destre arroccate nei palazzi, se tutti i veri poteri sono in retrovia, nelle casematte, anche un aspirante Nobel avrà il suo da fare per far emergere le sue idee e se sono contro il potere egemonico,  che non gli punta i fucili addosso ma che lo bloccano, se va contro combatterà contro i mulini a vento.

Scusate l' O.T.   Sto combattendo, inutilmente, contro diverse A.I. che mi dicono che particolari del mio racconto si possono annoverare tra leggenda e complottismo. Sono quasi stanco, anche se lo sapevo già.

Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote:
"Alberto TosciriOttima per consigli grammaticali, parlo per me, per le mie esigenze. So che può scrivere racconti e romanzi, ci ho provato, ma il risultato per me è stato del tutto deplorevole, in quanto artificiale, con descrizioni non del tutto attinenti e, per dirla a modo mio, una scrittura senza partecipazione, senz’anima. Si deve sentire un’anima umana in quello che si scrive, anche con refusi e strafalcioni. Una perfezione asettica di parole, punti e virgole fa venire il mal di stomaco e di testa."


Sono d'accordo su tutto tranne su una cosa: i refusi e gli strafalcioni vanno eliminati, per un semplice motivo, il rispetto per il lettore, non solo per i soldi che spende, ma soprattutto per il tempo che dedica a un'opera, che è la moneta più importante che esista, perché il tempo, una volta speso, non può tornare, non può essere rimborsato.
Esistono molti mondi: reali, immaginari. Non importa la loro natura: da ognuno di essi si può apprendere qualcosa.
Le strade dei mondi
Il canale Youtube di Le strade dei mondi

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Albascura wrote: Non sono del tutto d'accordo. Di misteri non svelati è piena la scienza, la storia. Quel prima o poi quasi sempre diventa mai.
Per esempio: Galileo Galilei abiurò nel 1963. la riabilitazione ufficiale arrivo il 31 ottobre del 1992. Era papa Giovanni Paolo secondo. 359 anni per rettificare.  Circa una decina di generazioni vissute nell'ignoranza, non hanno mai saputo la verità.
 E  noi? Saremo ancora vivi quando si saprà la verità intorno a quello che stiamo vivendo ora? E quante verità sono sepolte nei millenni?
Che esistano mistei non svelati non significa che esistano complotti a livello mondiale finalizzati al lorro mantenimento: può accadere a livello locale, qualche volta. L'esempio di Galileo non mi pare appropriato: indipendentemente dalla rettifica di Santa Romana Chiesa, tutti hanno sempre saputo come stessero le cose. Una cosa è prendere coscienza del fatto che esistano misteri non ancora svelati, un'altra è buttare a mare tutta la conoscenza scientifica classificandola come vulgata dei poteri forti. Mi pare ovvio e, soprattutto, ragionevole.
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Alberto Tosciri Una cosa è teorizzare, altro è trasformare la teoria in pratica. Non credo proprio in un'internazionale comunista talmente potente da occupare tutte le casematte del potere, anzi, il comunismo è miseramente fallito dalla caduta del muro di Berlino in poi, non solo in Russia e dintorni, ma anche, e soprattutto, in Europa e in particolare in italia, dove l'abbraccio con l'ex-DC ha praticamente distrutto la sinistra e portato, dal cavaliere del bunga-bunga in poi, le destre al potere. Favoleggiare dell'occupazione gramsciana delle casematte del potere è quantomeno anacronistico e appannaggio di qualche setta supercattolica come quella del video da te postato. E' il mio parere, di sicuro diverso dal tuo.
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Un saluto a tutti, è da un po' che valuto se dire o meno la mia su questo argomento, che trovo assai interessante da dibattere e che ho seguito su varie discussioni nella sezione Agorà. Molte delle cose che scriverò, saranno a titolo personale, ma una riflessione finale vorrei farla come parte dello Staff.
Comincio da ciò che penso dell'IA in generale: non è né buona né cattiva, a seconda dei suoi campi di applicazione e finalità. Per esempio, la trovo assolutamente negativa a scopo bellico, perché è stato sperimentato che è in grado di prendere decisioni autonome e valuterebbe senza remore la possibilità di una guerra nucleare, oltre a prendere altre decisioni in genere, basate su fini e obiettivi, rendendo sacrificabili le vite umane. La trovo valida in ambito clinico e medico, nella realizzazione di alcune protesi, per la ricostruzione dei circuiti neurali nelle malattie degenerative, nella realizzazione di interventi a distanza, ecc... ci sarebbero altri ambiti con pro e contro, compresi informazione, tecnologia, sicurezza, impatto ambientale, socialità, ma sorvolo.
Veniamo, invece, all'arte e alla scrittura. Ho letto diverse riflessioni tra questi commenti e quelli del Labocontest dedicato e mi ha colpito molto la suddivisione fatta da Alba in 3 categorie di scrittori, perché non mi ritrovo in nessuno di essi. A prescindere dalla dicotomia scrittore (o scrittrice... Alba perdonami, ma trovo "scrittora" atroce e non lo riesco a dire, abbiamo termini italiani già esistenti e ha più senso utilizzare questi :rosa: ) aspirante/affermato, io faccio parte di chi non userà mai l'IA nella scrittura (categoria non menzionata, se non erro). È vero, ormai compare nella ricerca di informazioni e documentazione, è un'opzione implementata nei motori di ricerca 
e non nego sia piuttosto utile e rapida, benché sia stato verificato che alcune ricerche siano veicolate anche a scopo commerciale (come fino a poco tempo fa era con le Add), ma a maggior ragione le informazioni vanno comunque verificate bene, sempre e qualunque mezzo si usi. Anche perché, nel sintetizzarle, a volte l'agente tende a sovrapporre le informazioni e a essere fuorviante. Sei hai già delle nozioni di base e vuoi dei riscontri, è pratica e veloce e puoi anche dedurre per logica ciò che è congruente da ciò che non lo è. Diversamente è consigliabile verificare leggendo le varie fonti (che comunque seleziona in tempo rapido).
Non la userei mai, però, nel processo di scrittura e revisione per diversi motivi. Come molti hanno detto, ognuno ha un proprio stile, che magari è frutto di anni di letture e in questo l'IA non è diversa da noi: l'apprendimento umano avviene spesso per modellamento, conscio e inconscio, e noi stessi acquisiamo uno stile che è molto vicino ai modelli di riferimento che ci scegliamo o ci vengono impartiti, ma questi modelli sono poi filtrati dal nostro punto di visita, dalla sensibilità personale e così via... Per imitare il nostro stile, quindi, l'IA deve aver acquisito molti dei nostri modelli di scrittura personali (cioè dovrebbe aver immagazzinato molte nostre opere di scrittura, racconti e altro) e a quel punto, a che ci serve se ne abbiamo prodotti tanti e siamo in grado di farlo? Se invece vogliamo mettere una nostra idea nel prompt e chiedere all'IA di scrivere una storia con quell'idea, ma con lo stile di Dostoevskij (preso come modello), potrebbe farlo, ma a questo punto mancherebbe la personalizzazione (nostra e l'emotività di cui si è già parlato). Possiamo darle l'idea e chiedere di trarne una storia senza chiederle uno stile, ma scegliendo tono, linguaggio e atmosfere, per poi fare delle modifiche personali; però sarebbe una storia scritta "a 4 mani", non la nostra storia, come la scriveremmo noi, ma magari il risultato ci soddisfa e va bene così.
Non uso l'IA per elaborare le mie idee, perché resterebbero in un gigantesco database, che l'IA può riutilizzare. Sul vecchio forum leggevo, ogni tre per due, post di gente terrorizzata dal mandare agli editori i propri manoscritti preziosissimi, per paura di un plagio del proprio capolavoro o della propria idea. Ora nessuno si pone il dubbio se un'idea, trama, soggetto, fatto elaborare dall'IA non venga poi riutilizzato per andare a implementare idee analoghe di altri e addio originalità.
Non la uso per revisioni e editing, perché voglio che le prime revisioni passino sotto il mio controllo, voglio rendermi conto di cosa tagliare o lasciare, delle ridondanze, ripetizioni ed errori. Di ciò che è imprescindibile per me o di ciò che, immedesimandomi nel lettore, è superfluo. Poi magari l'editor della CE me lo sconvolgerà pure, ma intanto non ho perso l'opportunità di automigliorarmi, mettermi in discussione e allenare la mia capacità di assumere altri punti di vista e crescere. Anche solo capire quante volte uso un vocabolo.
Non uso l'IA nella ricerca di sinonimi e contrari perché è limitata, dà gli stessi lemmi che darebbe Word, preferisco "Homolaicus sinonimi e contrari", sito obsoleto  e non più ottimizzato, ma ricco, una vera miniera.
A proposito di ciò, ultimamente mi sta anche venendo la psicosi da precisione. Io cerco il più possibile di affinare e correggere ogni mio testo da errori, ma mi sembra che si stia creando una sorta di generico sottinteso: senza errori=IA.
Si privilegia il testo non corretto e scritto di getto alla revisione. Lo noto anche qui sul forum e nei commenti, come se l'errore fosse sinonimo di autenticità. Per carità, può sfuggire ed è più che normale, ma a volte ho quest'impressione, per cui ho persino paura, talvolta, a inviare a una CE testi troppo revisionati, per timore che siano valutati come non autentici. Insomma, temo che arriveremo al paradosso di privilegiare l'errore come simbolo di rifiuto dell'IA (che pure di errori ne commette).
Altro motivo per cui non la uso è perché penso che qualunque forma d'arte sia anche terapeutica. Se ci togliamo persino la possibilità di creare e lasciarci assorbire dal processo creativo per liberarci dai nostri "demoni", o esprimere ciò che nella vita di tutti i giorni non potremmo o non riusciremmo a fare, abbiamo tutto da perdere come individui. Ci precludiamo qualcosa di benefico, dilettevole, utile e talvolta persino salvifico!
Non uso IA per creare cose che non sarei capace di fare, come illustrazioni, copertine, locandine, perché ho rispetto della professionalità altrui. C'è chi la usa come strumento anche in questo, ma si vede perfettamente ciò che è realizzato dietro supervisione umana, con uno stile, con una composizione dell'immagine, da ciò che è del tutto generato da IA, senza che ci sia una professionalità specifica in quel campo e non è solo questione di prompt ben formulati. Certo, chi ha esperienza in un campo saprà redigere il prompt più adatto, ma non si accontenterà di un'immagine generata, o della composizione di una grafica disordinata, caotica, o troppo piena di informazioni inutili.
Con questo, non starò a puntare il dito contro uno strumento che non mi piace usare, se c'è chi lo fa con criterio, con oculatezza, come parte del processo e non come sostitutivo di competenze che non ha. Per cui, se c'è chi usa l'IA nella scrittura per ricerche, brain storming (cosa che io preferisco comunque fare con umani), editing... e ne ottiene rapidità e beneficio, benvenga, non sta a me giudicare e non avrebbe senso. Non posso giudicare un artigiano perché usa uno strumento al posto di un altro, o ancora, un utensile elettrico al posto della manualità, se c'è arte ed esperienza, capacità, talento, è solo un processo e ognuno è libero di esprimere la propria creatività nel modo più opportuno. Il contest del laboratorio aveva e ha questo scopo, unicamente sperimentare e capire, non puntare il dito contro chi usa l'IA, o chi non la vuole usare e perché. È un esercizio per capire, come in ogni laboratorio creativo. Un allenamento anche per riconoscere se e come l'IA sia stata utilizzata e con quale e quanta efficacia; se non è stata usata e invece sembra che lo sia e perché ci dà questa sensazione. Senza preconcetti su uso e non uso, ma solo il divertimento di scoprire, indagare e sperimentare. Mettersi in gioco non significa usare per forza appieno uno strumento, ma anche in parte o affatto e comunque guardarsi attorno e capire benefici e limiti per chi lo usa.
È per questo che CdM non vuole e non può schierarsi apertamente verso l'IA come alcuni forum fanno con manifesti, regolamenti e proclami. Ci siamo sempre fidati e affidati al buon senso della nostra utenza, anche nell'esprimere le proprie idee, popolari o impopolari che siano, purché nel rispetto reciproco e del regolamento. Vigiliamo, interveniamo lì dove riteniamo sia indispensabile farlo se ci sono gravi violazioni e commenti infamanti, ma non cambieremo il regolamento per l'uso di uno strumento che chi vuole è libero di usare. L'importante è ammetterlo con serenità e specificare se e in che modo lo si è usato, senza che questo diventi uno pretesto, né per barare, né per incriminare. Se l'IA fa parte, ormai, del quotidiano, non ha senso fare crociate pro e contro, ha senso fare i conti con il proprio pensiero e le proprie scelte accettando quelle altrui, purché l'altro abbia la serenità e il coraggio di ammetterle. Non è una cosa illegale e da nascondere. Se abbiamo un approccio aperto, possiamo accettare che chi vuole la usi per come ritiene, purché senza intenti ingannevoli. Se lo esplicita è meglio, oppure, se abbiamo il dubbio e vogliamo esprimerlo in un commento motivandolo, senza che sia un'accusa, l'altro si sentirà più al sicuro nell'ammettere di averlo fatto e in che misura.
Detto ciò vi auguro un buon proseguimento, di dibattito e del contest... E sappiate che questo forum è molto visitato da chatbot, che leggono, apprendono, e ci restituiscono una sintesi delle nostre stesse opinioni, quando li interpelliamo sull'uso delle IA.   :D

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Ciao, @ElleryQ 
Grazie per il tuo intervento. 
  wrote: ElleryQHo letto diverse riflessioni tra questi commenti e quelli del Labocontest dedicato e mi ha colpito molto la suddivisione fatta da Alba in 3 categorie di scrittori, perché non mi ritrovo in nessuno di essi. A prescindere dalla dicotomia scrittore (o scrittrice... Alba perdonami, ma trovo "scrittora" atroce e non lo riesco a dire, abbiamo termini italiani già esistenti e ha più senso utilizzare questi :rosa: ) aspirante/affermato, io faccio parte di chi non userà mai l'IA nella scrittura (categoria non menzionata, se non erro). È vero, ormai compare nella ricerca di informazioni e documentazione, è un'opzione implementata nei motori di ricerca
I tre tipi di scrittori erano solo un' indicazione per leggere le mie idee a riguardo. Lo so che non ci sono categorie da distinguere, il mio era un pensiero del tutto personale, non un catalogo. Ho distinto tre tipi di scrittori che si aiutano con l'IA, del tutto immaginari. Per questo tu non ti ci ritrovi e nemmeno io. 
La mia era una  fotografia mentale. Allo stesso modo potrei farlo con altri mestieri. Per esempio: 
il panettiere che si alza alle quattro del mattino e ancora impasta a mano, per il gusto. 
Il panettiere che impasta con l'impastatrice e dà la forma alle pezzature con gli stampi.
E il panettiere che scongela baguette e pagnotte,  le rivende e pure bene.  A voi valutare la qualità del prodotto. 
Ho usato delle figure estreme per illustrare una riflessione.



Ti rispondo sul bellissimo termine Scrittora.   :D

Hai tutto il diritto di trovarlo atroce; io, invece, trovo questa parola evocativa. Nel contesto di quel brano mi sembrava adatta.
Ho scelto  Scrittora per il suo suono e per le immagini che mi suggerisce. Nel mio immaginario ha un sapore più artigianale, antico.
Nel post, che aveva un pò il sapore di una storia, non volevo riferirmi alla professionista in senso stretto, ma a una figura un po' romantica: la persona che si chiude in una stanza, immagina mondi, fa ricerca, scrive, riscrive e passa più tempo a pensare che a produrre.
Capisco che la parola possa risultare sgradevole all'orecchio di qualcuno. A me, invece, piaceva proprio perché suonava inconsueta e leggermente fuori dal tempo.
  wrote: ElleryQAltro motivo per cui non la uso è perché penso che qualunque forma d'arte sia anche terapeutica. Se ci togliamo persino la possibilità di creare e lasciarci assorbire dal processo creativo per liberarci dai nostri "demoni", o esprimere ciò che nella vita di tutti i giorni non potremmo o non riusciremmo a fare, abbiamo tutto da perdere come individui. Ci precludiamo qualcosa di benefico, dilettevole, utile e talvolta persino salvifico
Ho lo  stesso tuo identico pensiero. Per me scrivere non è solo il mezzo per arrivare a un romanzo o a un racconto finito.
Il processo creativo in sé mi dà soddisfazione, adrenalina e benessere. Mi piace immaginare, fare collegamenti, trovare soluzioni narrative, vedere un personaggio prendere forma o una trama che improvvisamente si incastra. È una parte del piacere della scrittura che non voglio delegare.

Per il resto che riguarda l'IA fuori dalla sfera della narrativa, non ho opinioni nette e in tutta sincerità non me ne occupo proprio.
Ho aperto questa discussione per un solo motivo: sensibilizzare gli utenti di questo forum che come me si trovano a dover commentare un racconto o a rispondere a un commento sterile generato da una macchina. 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Cheguevara wrote: @Alberto Tosciri Una cosa è teorizzare, altro è trasformare la teoria in pratica. Non credo proprio in un'internazionale comunista talmente potente da occupare tutte le casematte del potere, anzi, il comunismo è miseramente fallito dalla caduta del muro di Berlino in poi, non solo in Russia e dintorni, ma anche, e soprattutto, in Europa e in particolare in italia, dove l'abbraccio con l'ex-DC ha praticamente distrutto la sinistra e portato, dal cavaliere del bunga-bunga in poi, le destre al potere. Favoleggiare dell'occupazione gramsciana delle casematte del potere è quantomeno anacronistico e appannaggio di qualche setta supercattolica come quella del video da te postato. E' il mio parere, di sicuro diverso dal tuo.
Questa discussione sarebbe da fare in Agorà in altra sezione idonea, colpa mia. Ma penso che non ci torno per un po'. 
Ti dico solo che il comunismo, la sua idea, non è  mai morta.
Soprattutto nelle scuole, fin dalla fine della guerra. Negli anni Settanta stavano per linciarmi perché dissi ai "collettivi studenteschi" del mio liceo perché, fra i vari scioperi e occupazioni, non ne facessero uno anche per Miki Mantakas.
Non è anacronistico  oggi rievocare le "casematte" gramsciane. Chiamale  se vuoi egemonia culturale, consenso spontaneo delle classi subalterne.
Se il video che ho messo sopra ti sembra troppo supercattolico, non potrai dirlo di questo video. Il professor Angelo d'Orsi conosce molto bene Gramsci.  Se non vuoi vederlo tutto, ma è breve, guarda verso la fine, dove parla dell'egemonia culturale della sinistra.
Se non va bene nemmeno questo e tutte le sue conferenze, che trovi in rete, con molte delle quali vado in sintonia, non stupirti, non so che dirti. Pazienza.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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ElleryQ wrote: Altro motivo per cui non la uso è perché penso che qualunque forma d'arte sia anche terapeutica. Se ci togliamo persino la possibilità di creare e lasciarci assorbire dal processo creativo per liberarci dai nostri "demoni", o esprimere ciò che nella vita di tutti i giorni non potremmo o non riusciremmo a fare, abbiamo tutto da perdere come individui. Ci precludiamo qualcosa di benefico, dilettevole, utile e talvolta persino salvifico!
(y)
ElleryQ wrote: Senza preconcetti su uso e non uso, ma solo il divertimento di scoprire, indagare e sperimentare. Mettersi in gioco non significa usare per forza appieno uno strumento, ma anche in parte o affatto e comunque guardarsi attorno e capire benefici e limiti per chi lo usa.
È per questo che CdM non vuole e non può schierarsi apertamente verso l'IA come alcuni forum fanno con manifesti, regolamenti e proclami. Ci siamo sempre fidati e affidati al buon senso della nostra utenza, anche nell'esprimere le proprie idee, popolari o impopolari che siano, purché nel rispetto reciproco e del regolamento. Vigiliamo, interveniamo lì dove riteniamo sia indispensabile farlo se ci sono gravi violazioni e commenti infamanti, ma non cambieremo il regolamento per l'uso di uno strumento che chi vuole è libero di usare. L'importante è ammetterlo con serenità e specificare se e in che modo lo si è usato,
Ecco il problema, secondo me, @ElleryQ  :si:

Come Staff, dovreste invitare a specificare, a monte di ogni racconto, queste importanti specifiche sull'uso dell'I.A.
Secondo me, non si può postare un racconto in cui si è usata la I.A. senza premetterlo ai lettori.  :libro:

E dal primo post, quello del racconto, prima del testo!

Taggo anche @Poldo e @Sira per conoscenza
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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ElleryQ wrote: io faccio parte di chi non userà mai l'IA nella scrittura
stessa cosa vale per me. L'IA può essere utile come punto di partenza per ricerche, per avere informazioni veloci (che vanno poi verificate), ma nel processo creativo di un romanzo, dalla prima stesura alle revisioni, la cosa spetta allo scrittore. Può essere usata per trovare refusi, errori ortografici, ma questo è un processo che fanno già programmi come Word e Libreoffice; il processo creativo è invece qualcosa di personale, dove l'autore ci mette del suo, e magari ha delle intuizioni, dei colpi cui l'IA non penserebbe. Certo, l'IA può essere addestrata, ma al momento (non so cosa avverrà in futuro) gli manca una cosa che l'uomo ha: l'intuito. L'IA va per modelli, per programmazione, ma non ha improvvisazione, non ha quel guizzo che rende una scena unica. Faccio un esempio con un film, Will Hunting.



In questa scena del monologo della moglie che scoreggia nel sonno è stata completamente improvvisata da Robin Williams (nel ruolo dello psicologo Sean McGuire) davanti a Matt Damon (Will). Un dialogo del genere l'IA l'avrebbe fatta da sola? Non credo; è stato l'estro dell'attore a creare qualcosa che era fuori dal copione. Per questo è così importante che una storia debba essere realizzata, per me, completamente dall'autore.
Purtroppo sto vedendo la tendenza portata avanti da diversi che vogliono scrivere con l'uso dell'IA per velocizzare il processo di scrittura, per fare più in fretta, per potere aumentare la produzione di prodotti; mi sembra che si voglia mettere nel processo creativo il processo d'industrializzazione: più velocità, meno sforzo, più efficienza. Questo può andare bene per azioni meccaniche, ma la scrittura non è un'azione meccanica, a meno che non sia semplice ricopiatura; la scrittura come ogni creazione è una forma d'arte e l'arte non può essere industrializzata. E qui si potrebbe tirare in ballo il consumismo e l'era dell'economia che mira al guadagno, divenendo qualcosa di sterile.

ElleryQ wrote: Ora nessuno si pone il dubbio se un'idea, trama, soggetto, fatto elaborare dall'IA non venga poi riutilizzato per andare a implementare idee analoghe di altri e addio originalità.
Mi sono posto questo dubbio, infatti quando pubblico ebook negli store ho scelto l'opzione che i miei testi non vengano usati per addestrare le IA.
ElleryQ wrote: A proposito di ciò, ultimamente mi sta anche venendo la psicosi da precisione. Io cerco il più possibile di affinare e correggere ogni mio testo da errori, ma mi sembra che si stia creando una sorta di generico sottinteso: senza errori=IA.
Si privilegia il testo non corretto e scritto di getto alla revisione. Lo noto anche qui sul forum e nei commenti, come se l'errore fosse sinonimo di autenticità. Per carità, può sfuggire ed è più che normale, ma a volte ho quest'impressione, per cui ho persino paura, talvolta, a inviare a una CE testi troppo revisionati, per timore che siano valutati come non autentici. Insomma, temo che arriveremo al paradosso di privilegiare l'errore come simbolo di rifiuto dell'IA (che pure di errori ne commette).
Discorso che ho fatto prima: rispetto per il lettore. Anche io cerco di eliminare tutti gli errori e se mi scappano non è per me sinonimo di autenticità, ma di non aver posto la giusta attenzione: è uno sbaglio, non qualcosa di autentico che rende il testo migliore. Qualcuno si risentirà, ma una simile mentalità (errore=autenticità) è pigra e anche irrispettosa.
ElleryQ wrote: penso che qualunque forma d'arte sia anche terapeutica. Se ci togliamo persino la possibilità di creare e lasciarci assorbire dal processo creativo per liberarci dai nostri "demoni", o esprimere ciò che nella vita di tutti i giorni non potremmo o non riusciremmo a fare, abbiamo tutto da perdere come individui. Ci precludiamo qualcosa di benefico, dilettevole, utile e talvolta persino salvifico!
Concordo.
Esistono molti mondi: reali, immaginari. Non importa la loro natura: da ognuno di essi si può apprendere qualcosa.
Le strade dei mondi
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Poeta Zaza wrote: Secondo me, non si può postare un racconto in cui si è usata la I.A. senza premetterlo ai lettori.  :libro:

E dal primo post, quello del racconto, prima del testo! 
Certo, personalmente concordo e starebbe sempre al buonsenso dell'autore specificarlo, se usata per generare il testo o una parte di esso (non servirebbe specificarlo se usata per fare ricerche e editing), in caso contrario, è legittimo che il commentatore faccia richiesta di sapere se è stata usata, motivando il dubbio.
E la stessa cosa, sempre secondo me, varrebbe per i commenti. Premesso che il commento al testo è comunque un momento formativo pure per il commentatore e barare non avrebbe senso (anzi è un autodanno, una mancata occasione), il discorso è sempre quello: è uno strumento, quindi ok usare l'IA per schematizzare, ottimizzare e correggere il commento, diversamente bisognerebbe specificare di averla utilizzata e in che modo. In caso di dubbio, di contro, è legittimo chiedere, sia per chi riceve la valutazione, sia per gli altri commentatori, se sia stata utilizzata motivando il dubbio. Se l'IA fosse usata per generare l'intero commento, sarebbe poco corretto sia nei confronti di chi lo riceve (a quel punto potrebbe chiedere direttamente all'IA di produrlo, senza che sia un altro a farlo), sia nei confronti degli altri valutatori che invece impiegano il loro tempo a formulare il giudizio. E, ripeto, analizzare un testo altrui: l'intreccio narrativo, i personaggi, lo stile, la grammatica, ecc... è un esercizio anche per se stessi come scrittori.

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