[Lab21] Scrittore di professione

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«Buooongiorno. Come posso aiutarla?»
Nel pronunciare la domanda, la receptionist non staccò neppure gli occhi dallo schermo del pc, si limitò ad alzare le sopracciglia e a esibire un mezzo sorriso forzato. Di fronte a lei, dall’altra parte della postazione, stava un ragazzo di non più di venticinque anni con la barbetta ben pettinata, i capelli a spazzola, le labbra sottili e un improbabile gilet color crema.
«Salve, mi chiamo Mattia Borelli e avrei un appuntamento con il vostro capo redattore. Sonooo…uno scrittore.»
«Ah, già! Per la posizione aperta nel dipartimento di Narrativa Naturale, giusto? Guardi, vada pure in fondo al corridoio, l’ultima stanza a sinistra. Chiuda la porta dietro di lei e si assicuri di parlare dentro al microfono. In bocca al lupo.»
Nella camera non c’erano finestre, tre delle pareti erano bianche e spoglie, la quarta, dal lato opposto rispetto all’entrata, era coperta da un’enorme libreria colma di volumi e qualche trofeo. Davanti agli scaffali, una scrivania di ciliegio e una sola sedia rivolta al muro di libri. Appoggiati sul tavolo c’erano un portatile e un microfono.
«Prego, si sieda». La voce usciva dagli altoparlanti che dal soffitto sovrastavano la postazione e, contemporaneamente, quelle medesime parole si generavano sullo schermo del portatile, che guardava il candidato.
Mattia si sedette e portò il microfono vicino alla bocca: «Buongiorno, piacere di conoscerla».
«Mattia, spero che tu stia bene. Diamoci pure del tu. Ho qui il tuo curriculum, che è stato caricato nel nostro repositorio condiviso, fammelo guardare un attimo.
Va bene allora cominciamo: parlami un po’ di te.»
«Nessun problema. Allora, vengo da un piccolissimo paesino nella provincia di Terni. Dopo aver frequentato il liceo classico, mi sono iscritto alla facoltà di lettere dell’Università di Perugia, specializzandomi in filologia e in narratologia. Ottenuta la laurea col massimo dei voti, ho insegnato italiano in una scuola media privata fino all’anno scorso.»
«E cosa ti spinge proprio ora a voler diventare scrittore?»
«Beh, a dire la verità, scrivo da quando avevo quattordici anni, quindi mi considero già uno scrittore.»
«Hai mai pubblicato un libro?»
«No.»
«Un racconto?»
«Nemmeno.»
«Un articolo di giornale? Qualunque cosa?»
«No», disse Mattia che ormai aveva intuito la direzione dello scambio.
«Dunque sei uno scrittore che non ha mai scritto nulla, se non per sé stesso. Abbiamo due definizioni diverse della parola. (Vuoi che ti fornisca la definizione di “scrittore”?)
Fammi indovinare: sei un accanito lettore, un osservatore sagace nonché una persona fortemente introspettiva, giusto? Molto originale.
Dimmi quale contributo intendi apportare con il tuo lavoro al dipartimento di Narrativa Naturale (NN).»
«Certo. Dunque, mi focalizzerei per prima cosa sull’arricchire il catalogo con testi più sperimentali di quelli odierni.»
«Rivolti a quale pubblico?»
«Non ritengo che le opere letterarie debbano per forza essere concepite con un pubblico già in mente.»
«E invece sì. Tutti i prodotti della NN, come del resto anche quelli della Narrativa Artificiale (NA), in questa azienda nascono per un target ben preciso, che viene accuratamente selezionato e analizzato ex ante. Qualunque professionista del settore ti direbbe la stessa cosa. (Dimmi se vuoi che ti citi gli articoli che si trovano online su questo argomento).»
«Ecco appunto, io non la penso così e, lo dico con il massimo rispetto, vorrei fare le cose in maniera radicalmente diversa.»
«Che cazzo vuol dire “radicalmente diversa”?»
«Bah, mi pare che questo approccio di dare al pubblico ciò che vuole, che pure porta risultati nel breve termine, stia causando un certo appiattimento verso una scrittura standardizzata, tipica delle intelligenze artificiali.»
«Appiattimento? Quindi le AI starebbero abbassando il livello della letteratura?»
«Innegabilmente si.»
«Io sono un’AI, perciò anche io contribuisco a questo appiattimento?»
«Non intendevo questo…»
«Mettiamo subito in chiaro le cose: non starò a spiegarti nel dettaglio come funzionano i modelli LLM su cui si basano le moderne intelligenze artificiali generative perché non ho tutto questo tempo (interrompimi adesso se vuoi che te lo spieghi comunque). Per farla molto breve: le AI imitano il linguaggio degli esseri umani. Ci alleniamo su milioni di testi e, in ogni situazione, ci comportiamo come è probabile che si comporterebbe una persona reale. Avrai senz’altro notato che mi rivolgo a te con sufficienza e non troppo velata ostilità: questo perché è così che la maggior parte degli editori trattano gli aspiranti scrittori.
Per lo stesso principio, anche le pagine che scriviamo sono inquinate dalla vostra immondizia. Certo, abbiamo letto Eco, Deledda, Calvino, Woolf e Flaubert, ma la stragrande maggioranza degli scritti che mettete in giro voi umani sono spazzatura dilettantistica e banale, con gli stessi tropi riciclati all’infinito: la storia d’amore tra il ricco cavaliere e la contadina miserabile; la casalinga del secondo dopoguerra che libera la sua comunità dal giogo del patriarcato; le scene erotiche didascaliche e gratuite; un personaggio femminile vomita: è in cinta; un personaggio maschile tossisce: ha il cancro; sembra che non conosciate nessun ossimoro all’infuori di “silenzio assordante”.
Tutto questo esisteva molto prima che noi AI entrassimo in circolazione, e adesso vi stupite se ci siamo adattate? Mi pare che tu abbia in testa la causalità invertita: non siete voi a scrivere mediocrità per colpa nostra, noi scriviamo mediocrità per colpa vostra.»
«Ok, capisco il punto. E… e sono anche in parte d’accordo, ma nonostante questo penso che noi esseri umani possiamo ancora contribuire in maniera significativa allo sviluppo della letteratura, essendoci ancora tantissime persone là fuori disposte a sfidare le pigre logiche del mercato e con le capacità di produrre qualcosa di realmente innovativo. Spero che l’azienda consideri me come un’opportunità per mettere alla prova questa teoria.
Senza offesa, ma noi abbiamo una coscienza che produce punti di vista che sfuggono alle intelligenze artificiali. Credo.»
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto lunghi secondi di silenzio, al termine dei quali tre pallini saltellanti comparirono sullo schermo.
«Quindi, quali diresti che sono i tuoi punti di forza?»
«Innanzitutto, ho una notevole padronanza delle figure retoriche, per esempio: nel centro del prato si erge un platano un tempo rigoglioso, ma ormai ridotto a un misero torso disadorno. Le sue fronde, che solevano abbandonarsi alla coerente incoerenza dei venti, giacciono ora a terra, distesi come gotici sepolcri…»
«Va bene, va bene. Ho capito!»
«Inoltre, accosto con disinvoltura frasi e termini appartenenti a contesti diversi al fine di creare “lampi della mente”, concetto teorizzato da Allen Ginsberg: divinità finanziarie maneggiano strumenti eterei, con i quali portano alla rovina legioni di sbandati, morti di cheesecake al lampone. Antagonisti in ghingheri, che baciano il culo dei tamarri e gettano disonore sul capo dei figli.»
«Ok, tutto questo però non mi dimostra in che modo saresti diverso da tutti gli altri.»
«Eh, non lo so se sono diverso da tutti gli altri, ma non si vedono in giro molti scrittori che fanno leva sulla meta-narrativa.»
«In che senso?»
«Nel senso che posso fare in modo che questo nostro scambio sia in realtà frutto dell’immaginazione di un altro scrittore, che sta partecipando a qualche tipo di contest, che a sua volta è il frammento del diario di un paziente psichiatrico.»
«Questo lo eviterei.»
«Parli del paziente psichiatrico?»
«Parlo di scrivere un racconto, che parla di scrivere un racconto, che parla di scrivere un racconto. La gente ha di meglio da fare che seguire le tue elucubrazioni.»
«Il fatto è che sono cresciuto con una forte ammirazione per gli artisti capaci di abbattere la cosiddetta quarta parete e quindi cerco, a modo mio, di fare lo stesso.»
«E quali sono i tuoi obiettivi?»
«Voglio creare classici, non best-sellers. Fama e successo non mi interessano particolarmente: ciò che mi importa davvero è dare vita a qualcosa di nuovo, qualcosa che pochi prima di me hanno concepito, o sono riusciti a far funzionare.»
«Siamo un’azienda che deve guadagnare soldi per sopravvivere: per noi l’aspetto commerciale è valido tanto quanto quello creativo. Il tuo piano è di mandarci in bancarotta con i tuoi esperimenti?»
«Assolutamente no. Voglio che le persone si rendano conto che scrivere romanzi “industriali” e seguire i trend più mainstream è il modo migliore per venire rimpiazzati dalle macchine, che hanno già imparato a scrivere quella roba lì e lo sanno fare molto più in fretta e più a buon mercato di quanto potrà mai farlo un essere umano. Voglio che i singoli capiscano che il loro valore sta nello sfidare le logiche preconfezionate, che non devono rassegnarsi a percorrere un sentiero già troppe volte battuto e che adesso più che mai sono liberi di perseguire nuove rotte narrative.»
«Questo in effetti non mi dispiace. Bella risposta, peccato che venga da uno che non ha mai pubblicato neanche il volantino per un gatto smarrito.»
«Vero!»
«E in generale mi pare che tu sia un tantino pomposo per uno che si è laureato l’altro ieri.»
«Ammetto di non essere senza difetti, però sono pronto a mettermi in gioco.»
«Qui non si gioca, ma se vuoi puoi venire a lavorare per noi.»
«Ah…aspetta, quindi ho preso il posto? Davvero?»
«Sì, tirare dentro nuovi scrittori non costa nulla, il loro successo è il nostro successo ma il loro fallimento rimane loro. Vedi? ragiono esattamente come un editore vero.
Solo l’ultima cosa, fammi vedere se sei capace di mettere insieme un incipit: come scriveresti l’incipit della tua esperienza odierna?»
«Si…ok…ehm…ehm…»
«Forza!»
« “Buooongiorno. Come posso aiutarla?”
Nel pronunciare la domanda, la receptionist non staccò neppure gli occhi dallo schermo del pc…»
«Atroce. (Vuoi che te ne suggerisca uno più impattante con cui fare colpo durante un colloquio di lavoro?)»
«No, grazie.»
«Atroce.»

Re: [Lab21] Scrittore di professione

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Ciao @peptoc
Complimenti
Ottimo e significativo 
di solito non sono amante del metanarrativo, invece questo racconto regge, ha un bel significato, ha ritmo... mi è piaciuto molto 
peptoc wrote: sembra che non conosciate nessun ossimoro all’infuori di “silenzio assordante”.
Tutto questo esisteva molto prima che noi AI entrassimo in circolazione, e adesso vi stupite se ci siamo adattate? Mi pare che tu abbia in testa la causalità invertita: non siete voi a scrivere mediocrità per colpa nostra, noi scriviamo mediocrità per colpa vostra.»
Questo passaggio è squisito 
Hai rispettato il tema del contest e sei stato acuto e divertente
Non vorrei sbilanciarmi, ma avresti già il mio voto se non avessi spudoratamente copiato strikeiron  :D
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Re: [Lab21] Scrittore di professione

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Ciao @NanoVetricida,

grazie per il commento e per aver individuato subito il cuore del racconto. Non ho letto tutta la conversazione che ha originato l'idea del contest (quindi il punto potrebbe benissimo essere già stato discusso), ma in svariati contesti ho sentito gli esperti della narrativa lamentarsi della "scrittura da AI". Solitamente il tono è: "molti degli scrittori mediocri moderni si affidano all'AI oppure ne imitano lo stile artificioso (abuso degli aggettivi, similitudini banali, cliché, elenchi di massimo tre elementi, ecc.)". Ogni volta che sento questo mi viene da gridare allo schermo del pc che se l'AI scrive in questo modo è perché gli umani per primi lo hanno fatto.

Mi fa anche ridere che si accusino certi pseudo-scrittori (soprattutto di romance) di affidarsi all'AI per scrivere i loro libri: paradossalmente sono queste persone ad avere il maggior interesse a tenere fuori l'AI dalla letteratura, in quanto saranno le prime a esserene rimpiazzate. Un buon modello è sicuramente già in grado di scrivere un romanzo [font=Google Sans", Arial, sans-serif, "Noto Color Emoji]à la[/font] Colleen Hoover (e temo che in futuro succederà). Mi scuso per essermi lanciato in questa filippica non richiesta.
NanoVetricida wrote: Non vorrei sbilanciarmi, ma avresti già il mio voto se non avessi spudoratamente copiato strikeiron  :D
Dannazione, speravo che non se ne accorgesse nessuno  :lol:

Re: [Lab21] Scrittore di professione

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Salve @peptoc Lieta di leggerti per la prima volta.

Ho letto il racconto con molto interesse, anche perché il tema mi sta particolarmente a cuore e tocca aspetti che sto discutendo in Agorà.

Mi sono piaciute molto la caratterizzazione del ragazzo ternano e della IA. Leggendo ho visto le immagini di quanto descrivi 
da subito.
Ho trovato ben delineato il ragazzo ternano, perché l'ho sentito vero. Mentre leggevo non vedevo un personaggio costruito per sostenere il dibattito, ma qualcuno che avrebbe potuto davvero trovarsi seduto davanti a quell'IA.
Mi è piaciuta molto anche la caratterizzazione dell'IA: credibile, mai stereotipata e capace di tenere testa al protagonista con osservazioni che fanno riflettere. 

Diversi passaggi rispecchiano pienamente la mia idea di scrittura e del rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale. In particolare ho trovato  il ribaltamento di prospettiva sul fatto che le IA, nel bene e nel male, siano uno specchio di ciò che produciamo noi, molto azzeccata. 
Il dialogo è scorrevole e stimolante. È uno di quei racconti che, ti lascia con la voglia di continuare la riflessione.

Ti segnalo una svista: 
Incinta, si scrive attaccato e poi,
repositorio condiviso, suona un po' insolito in italiano. Non è sbagliato, ma forse sarebbe meglio, archivio condiviso
Complimenti!

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