Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Poeta Zaza wrote: @Akhaten

Triste quello che dici, e siamo almeno in due a sperare che non sia quella la strada...

Per sdrammatizzare, ricalco le domande di @Albascura  Sapete cosa ho pensato?  :D

Di chiedere la risposta ai tre quesiti proprio a lei, la fantomatica  I.A.! Che ha letto in un nano secondo  :libro:

e mi ha risposto così:

Sulla voce dell'autore: Si preserva rivendicando le proprie "ossessioni", le proprie imperfezioni stilistiche e il coraggio di rischiare metafore non convenzionali. L'IA opera per media statistica (sceglie la parola più probabile); l'autore deve operare per scarto (scegliere la parola inaspettata).

Sulla credibilità: Chi usa l'IA per "scrivere al posto suo" rischia di diventare sostituibile. L'unico modo per non perdere credibilità è far sì che la macchina non tocchi mai la stesura finale del testo.

Sulla crescita nei forum di scrittura: Comunità come quella citata nel testo mantengono il loro valore proprio perché offrono il feedback umano, crudo e imperfetto di altri lettori. Sostituire il confronto con i pari con un giudizio sintetico dell'IA equivale a rinunciare alla palestra collettiva che ha sempre formato i grandi autori.
Mi sembrano risposte compiacenti per ingraziarsi, o non inimicarsi, l'essere umano che le ha poste. Ma forse sono io a essere prevenuto.
Mario Izzi
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: Il tuo intervento è importante perché ci ricorda che la sfida non è solo tecnica: è culturale. E riguarda tutti noi.
Anche per questo ho aperto questa discussione.
Non possiamo impedire a qualcuno di pubblicare un romanzo generato dall’IA. Ma possiamo scegliere di non dargli seguito. Possiamo scegliere di non confondere la precisione algoritmica con la voce. Possiamo scegliere di difendere la crescita personale, l’artigianato, la fatica.
Insomma io penso che gli scrittori siano insieme produttori e fruitori di un prodotto, questo ci mette di fronte a delle responsabilità. Io voglio assumermi la responsabiltà di quello che produco, delle parole che scrivo e non posso certo seguire le ideologie di mercato e produrre lbri che non comprerei mai. Anche la coerenza è del tutto umana. Purtroppo è tutto vero quello che hai scritto nel post, ma voglio avere fiducia e non seguire i miraggi del mondo che ci si para davanti. Tutto ciò è molto triste spero anch'io che la tua profezia non si avveri.
Noi siamo ancora in grado di non confondere la precisione algoritmica con la voce. Sarà lo stesso quando coloro che oggi sono bambini o non ancora nati, raggiungeranno l'età della ragione? Oppure l'algoritmo sarà talmente dominante nella loro cultura, da preferirlo alla voce, ormai antica, di chi è stato?
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Mid Vero che l'artigianato è sopravvissuto all'imporsi dell'industria, ma la quantità di beni prodotti dagli artigiani è risibile rispetto ai beni prodotti dall'industria, e la loro incidenza sul PIL è pari allo zero virgola. Se accadrà la stessa cosa col dominio dell'IA, i libri prodotti dall'ingegno umano rischiano di fare la stessa fine. Io, per ragioni anagrafiche, non ci sarò, e non mi dispiace affatto.
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Cheguevara wrote: @Mid Vero che l'artigianato è sopravvissuto all'imporsi dell'industria, ma la quantità di beni prodotti dagli artigiani è risibile rispetto ai beni prodotti dall'industria, e la loro incidenza sul PIL è pari allo zero virgola. Se accadrà la stessa cosa col dominio dell'IA, i libri prodotti dall'ingegno umano rischiano di fare la stessa fine. Io, per ragioni anagrafiche, non ci sarò, e non mi dispiace affatto.
Conta che già adesso in Italia l'editoria vale al massimo lo zero-virgola del PIL. Qui c'è qualche dato in più.

Non conta la quantità, ma la qualità.
Già prima dell'avvento dell'IA gli scaffali erano sommersi di migliaia di testi che sprecavano solo carta, inchiostro e spazio. L'ultimo numero che ricordo, risalente a 7-8 anni fa, era di 80.000 titoli pubblicati ogni anno solo in Italia. 220 al giorno.

Un lettore "fortissimo" legge all'anno circa 50 titoli. Io, che pure mi ritengo forte, arrivo a malapena a una trentina.
Già allora bastava un giorno di pubblicazioni per darmi 7 anni di letture. In 6-7 giorni avrei abbastanza libri da leggere per tutto il resto della mia vita.

Ora con l'IA probabilmente avremo centinaia di migliaia di libri ogni anno. Migliaia al giorno.
Cambierà qualcosa? Io non credo.
I libri che varrà la pena leggere continueranno a essere pochissimi. Forse sarà più difficile trovarli a mano tra molti altri titoli, ma sono sicuro che resteranno siti e community focalizzati su letture di qualità.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Mid OK, sarà più difficile trovarli, e sarà più difficile che ci siano persone a cercarli, quando la gente sarà vissuta, dall'inizio, nel mondo dell'IA. Un'esigua minoranza, un'elite, una setta di devoti. Pare uno scenario fantascientifico eppure, se pensiamo alla fantascienza di qualche decennio fa, la realtà ha superato, in molti casi, la fantasia. Un futuro che non mi piace e nel quale, come già spiegato, per fortuna non sarò presente. :(
Mario Izzi
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