Siamo in una pieve, alla fine del XIII secolo, dove il notaio sta leggendo un testamento.
Sono andato a cercare le formule dell'epoca e ne avrei trovata una che calza a pennello:
«Nomino exequutores mei testamenti Dominum Raynaldum comitem, filium condam domini Raynerii comitis de Carpinio, patronum meum, et Dominum Hugonem, venerabilem Abbatem monasterii Sancte Marie de Mutino, quatenus meum ultimum voluntatem fideliter exequantur».
Il mio prof del liceo sobbalzerebbe: MEUM ULTIMUM?
La trascrizione del testo è opera di un professore universitario, che dovrebbe saperne molto più di me del latinaccio tardomedievale. E di paleografia.
Quindi: trascrizione errata oppure l'originale era davvero così? Il notaio Rugerio aveva davvero “confuso” il genere di voluntas? Era un suo errore?
A me pare una stecca.
Meam ultimam voluntatem è grammaticalmente corretto e, francamente, anche meno cacofonico. So che è una sciocchezza: la maggior parte dei (pochi) lettori che oseranno leggere il mio romanzo non se ne accorgerà. Ma, a mio parere, l'errore c'è.
Voi cosa fareste?
1) Tengo la stecca così com'è nella trascrizione, facendo finta di nulla.
2) Tengo la stecca, ma qualcuno dei presenti se ne accorge e, a seconda del personaggio, inorridisce o sogghigna.
3) Correggo la stecca:
«Nomino exequutores mei testamenti Dominum Raynaldum comitem, filium condam domini Raynerii comitis de Carpinio, patronum meum, et Dominum Hugonem, venerabilem Abbatem monasterii Sancte Marie de Mutino, quatenus meam ultimam voluntatem fideliter exequantur».
Conto sull'aiuto dei nostri prof e latinisti del forum, e di chi abbia esperienza di latino medievale e/o di documenti notarili dell'epoca.
Grazie!
Re: Sempre il solito insolito latino
2@Fraudolente ciao!
Io ne so poco o nulla sull'argomento, ma posso taggare @Ippolita che ne sa, sempre che passi da queste parti a breve termine.
Se succede, un caro saluto, @Ippolita
Io ne so poco o nulla sull'argomento, ma posso taggare @Ippolita che ne sa, sempre che passi da queste parti a breve termine.
Se succede, un caro saluto, @Ippolita
Re: Sempre il solito insolito latino
3Ciao @Fraudolente, non rientro né nel genere professori, né latinisti, ma ti dico cosa farei io.
Dalle reminiscenze scolastiche, credo che la tua versione sia la più corretta, però giocherei sull'ambiguità e terrei aperta anche l'opzione che ti è stata suggerita. Quindi, tra le soluzioni da te proposte opterei per la 2: ovvero, stecca con qualcuno dei personaggi che sogghigna o inorridisce. Però non spiegherei perché lo fa e lascerei tutto all'inferenza dei lettori. Chi è convinto che "meum ultimum" sia corretto, penserà che la gente sogghigna per altri motivi (magari per ciò che si aspetta dalla lettura); chi lo ritiene sbagliato, capirà che le reazioni dei presenti si riferiscono a quello.
Dalle reminiscenze scolastiche, credo che la tua versione sia la più corretta, però giocherei sull'ambiguità e terrei aperta anche l'opzione che ti è stata suggerita. Quindi, tra le soluzioni da te proposte opterei per la 2: ovvero, stecca con qualcuno dei personaggi che sogghigna o inorridisce. Però non spiegherei perché lo fa e lascerei tutto all'inferenza dei lettori. Chi è convinto che "meum ultimum" sia corretto, penserà che la gente sogghigna per altri motivi (magari per ciò che si aspetta dalla lettura); chi lo ritiene sbagliato, capirà che le reazioni dei presenti si riferiscono a quello.
Re: Sempre il solito insolito latino
4Credo che @ElleryQ mi abbia dato un buon consiglio. Grazie.
Siamo nella Pieve di San Giovanni di Carpegna: tromboni ecclesiastici, il notaio, i nobili e, laggiù nell’ombra, il popolino.
Il “latino”, sconosciuto ai più, dovrebbe essere soprattutto un sottofondo: un’eco per il popolo, una consueta litania musicale che quasi nessuno comprende davvero né si mette a tradurre. Nemmeno i “miei” lettori, suppongo.
In questo contesto, la correttezza grammaticale ha un valore relativo. Anzi, immaginate un coro in cui, all’improvviso, una voce stoni: il maestro inarca un sopracciglio, si imbroncia… e quella piccola stecca, invece di rovinare l’insieme, lo rende più realistico.
Ciao, @Poeta Zaza , grazie.
Siamo nella Pieve di San Giovanni di Carpegna: tromboni ecclesiastici, il notaio, i nobili e, laggiù nell’ombra, il popolino.
Il “latino”, sconosciuto ai più, dovrebbe essere soprattutto un sottofondo: un’eco per il popolo, una consueta litania musicale che quasi nessuno comprende davvero né si mette a tradurre. Nemmeno i “miei” lettori, suppongo.
In questo contesto, la correttezza grammaticale ha un valore relativo. Anzi, immaginate un coro in cui, all’improvviso, una voce stoni: il maestro inarca un sopracciglio, si imbroncia… e quella piccola stecca, invece di rovinare l’insieme, lo rende più realistico.
Ciao, @Poeta Zaza , grazie.