Ha senso continuare a scrivere nel 2026?

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Ritorno su questo forum dopo anni di assenza. 

All'inizio del mio percorso, nel 2014, questo luogo, che precedentemente aveva un altro nome che ora mi sfugge, mi ha aiutato a fare chiarezza sui passi da muovere per fare della scrittura amatoriale una professione. 

Oggi posso dirvi che il lavoro fatto negli anni precedenti ha dato i suoi frutti. Sono un autore emergente, ho un buon numero di vendite e riesco a camparmi almeno per il 50% grazie alla scrittura.

Vengo da voi però con un quesito che mi sta dilaniando da due anni e che rappresenta un vero e proprio ostacolo: Ha senso continuare a scrivere in questo presente? In un momento in cui con un promot ben impostato una AI tira fuori racconti, poesie, romanzi? Che, per carità, fanno indubbiamente cagare perché artificiosi, ma allo stesso modo sono uno schiaffo in faccia. 

Da due anni ormai non riesco più a sedermi e scrivere. Io e word. Io e il quaderno. La scorciatoia, anche solo per scrivere la scaletta del romanzo con una AI è sempre in agguato, famelica, pronta a venirti in soccorso come un demone che fa buon viso a cattivo gioco.
E poi, la costante domanda che mi lacera da dentro "Ma che senso ha ormai scrivere? Non ne vale la pena."

Qualcuno di voi è nella mia stessa situazione?
Avete dei consigli umani da darmi per superare questo disagio?
Aiutatemi a ritrovare il senso e la dimensione umana di un'arte così intima che per venti anni ha costituito il mio pane quotidiano e il mio unico pensiero.

Grazie

Re: Ha senso continuare a scrivere nel 2026?

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Ciao  @Moriarty
Innanzi tutto ben tornato e complimenti per la tua attività di scrittore.
Moriarty wrote: Ha senso continuare a scrivere in questo presente? In un momento in cui con un promot ben impostato una AI tira fuori racconti, poesie, romanzi? Che, per carità, fanno indubbiamente cagare perché artificiosi, ma allo stesso modo sono uno schiaffo in faccia. 
Mi sono posto anche io questa domanda.
Mi sono dato una risposta. Senza dubbio una A.I. (specie se ti iscrivi, ti abboni, cosa che io non ho mai fatto, frugando qua e là), ti facilita il lavoro di scrittura, redigendo noiose scalette, trame, idee, varianti eccetera e addirittura con scritture, riscritture e correzioni di capitoli se non di tutto un romanzo.
Ma c’è un grosso Ma.
Sono scritture e riscritture senz’anima, senza vita. Involucri standard, prefabbricati, schemi fissi come zombie, riconoscibili per stile.
Inutile seguire tutorial che ti spiegano come “umanizzare” la tua scrittura, buttandoci qualche “sporcatura”, qualche strafalcione più “umano” per confondere. Ne esce una vera schifezza, a parer mio, oltre che una perdita di tempo.

Basta che ci chiediamo, qualcuno dovrebbe chiederselo, io me lo sono chiesto: come ha fatto Dante a scrivere la Commedia con penna, calamaio e intelletto? Senza A.I.? Come ha fatto a scrivere la sua opera  Platone, Sant’Agostino, Shakespeare e una moltitudine di altri grandi del passato?
Iliade, Odissea, Eneide, Gerusalemme Liberata, e in India il  Mahābhārata, considerato il poema epico più lungo del mondo, senza A.I.?
Qualcosa che l’A.I. non riuscirà mai a fare. E pur facendolo, niente avrebbe anima.
La risposta che mi sono dato, non essendo io uno scienziato, è che la mente umana, la forza di volontà dell’Uomo, è superiore a quella artificiale. Forse non come velocità di esposizione, questo umanamente no, per quanto non sia detto. L’uomo non conosce le potenzialità del suo cervello. L’A.I. è una macchina dove sono stati inseriti dei dati, elaborati secondo certi schemi e paradigmi, da menti umane.
Questo per me è sufficiente a porsi seri dubbi. Come la pensano queste menti umane? Da quali scuole, da quali pensieri, ideologie sono scaturite? Non sono menti che la pensano come me. Cito sempre me stesso come esempio, non intendo coinvolgere quel che resta dell’umanità.
Per farti un esempio ho posto diverse domande a diverse A.I. su fatti storici e dibattiti che da sempre attraversano la storia.
No sto a tediare. Ma se all’A.I. è inutile chiedere se è vero che non siamo stati sulla Luna, o stiamo andando su Marte, con buona pace delle fasce di Van Allen che fondono qualsiasi metallo oltrepassi l’atmosfera, se sono vere le relazioni di Byrd sulle terre oltre Antardide, se è vero il genocidio della Vandea ad opera dei rivoluzionari francesi… e mille altri quesiti, e a tutti risponde con teorie del complotto, a questo punto tanto vale guardare la tv generalista, anzi: meglio non guardare e tirare avanti sulla propria strada, con i propri studi e testi cartacei. Che me ne faccio di divulgatori indottrinati,  ideologizzati, che me ne faccio di una A.I. indottrinata che mi smonta la curiosità verso idee “diverse” dalla vulgata comune, accettata, codificata, classificandole come teoria del complotto? Conosco abbastanza persone che credono di discendere dalle scimmie, da una A.I. pretenderei che mi analizzasse i presupposti di tutte le parti, non che mi dica cosa è giusto e cosa è sbagliato. Giusto per chi? Sbagliato per chi?
Quindi, ammesso e non concesso che una A.I. possa essere “infallibile”, ma non lo è e non lo sarà mai, fintanto che saranno uomini a gestirla, uomini che “tengono famiglia”,  e perciò non si discosteranno giammai dai dettami ricevuti per codificare la A.I. io non me ne faccio niente.
Preferisco continuare a scrivere letteralmente a mano, non ci trovo nulla di strano e “travasare” tutto su Word, stampare, correggere, riscrivere. È  più faticoso, ma la soddisfazione di aver creato con la tua mente, con le tue forze qualcosa che ha un’anima, non ha prezzo. E, cosa importante, non sarà assimilabile a stili standard preconfezionati.
Almeno, io la penso così, per sommi capi.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: Ha senso continuare a scrivere nel 2026?

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Moriarty wrote: Da due anni ormai non riesco più a sedermi e scrivere. Io e word. Io e il quaderno. La scorciatoia, anche solo per scrivere la scaletta del romanzo con una AI è sempre in agguato, famelica, pronta a venirti in soccorso come un demone che fa buon viso a cattivo gioco.
Il blocco dello scrittore fa parte del gioco, anche se gente come Balzac o Scott ne fu apparentemente immune. @Moriarty, dici che nel tuo caso questo dipende dal disorientamento che ti ha causato l'avvento dell'Intelligenza Artificiale? Beh, sicuramente viviamo un periodo di transizione e sarà nostro compito di scrittori capire in che modo convivere con l'IA. 
Ignorarla, perché fare da soli dà più soddisfazione? O perché è moralmente discutibile ottenere in pochi secondi quello che raggiungeresti con ore o giorni di lavoro? Oppure, provare a capire se sia possibile farne uno degli strumenti di lavoro che abbiamo a disposizione.
Io non ho una risposta e certamente condivido parte dei tuoi crucci, anche se, finora, non mi hanno tolto il piacere di fare questo mestiere, pur ancora lontano, nel mio caso, da una professione che mi dia da vivere. Quello che so è che l'amico avvocato di diritto internazionale mi dice che, grazie a una speciale piattaforma di IA applicata al campo legale, ha a disposizione in un amen delle lettere di diffida, dei pareri, dei contratti, delle negoziazioni su cui fino a uno/due anni fa avrebbe speso le notti. Poi le rivede, of course, ed è la sua competenza che dà un senso a quanto prodotto dalla macchina. Che cosa dovrebbe fare? Smettere di fare l'avvocato? Sentirsi un imbroglione? Un altro amico, un architetto, mi ha detto che i rendering per i quali nell'epoca pre-IA lavorava per settimane ora li ha pronti in pochi minuti. Fatti anche meglio di quanto non facesse lui. Certo, i prompt li decide lui, le correzioni e le modifiche le apporta lui grazie alle sue competenze. Che cosa dovrebbe fare? Smettere di fare l'architetto perchè così è troppo facile?
Personalmente ho fatto degli esperimenti con l'IA. E' evidente che non so come usarla, perché i risultati sono stati imbarazzanti. Sono però convinto che con il tempo lo saranno sempre di meno e allora saranno proprio i grandi scrittori, quelli che sono grandi senza l'IA, ad avvalersene per restare tali, laddove schiere di mediocri riusciranno invece a farla franca e troveranno chi li pubblicherà. Non parliamo poi dei settori traduzioni/editing perché qui sono le stesse CE a usare quegli strumenti. I cialtroni un po' alla cieca, i professionisti come supporto alle competenze umane.
Gli esempi potrebbero moltiplicarsi e coinvolgere anche le altri arti, per rimanere nel campo. Cinema e musica sono ormai inconcepibili senza l'IA. Bisogna farsene una ragione e imparare (cosa che io non sono ancora riuscito a fare) come coniugare artigianato, passione e originalità con quel diavolo.
 Si stanno moltiplicando gli studi su quello che l'IA fa bene (coerenza narrativa di fatti, luoghi, oggetti) e quello che fa male (coerenza dei personaggi, realismo emotivo e psicologico). Sembra non sia (ancora) molto brava nemmeno nella progressione della trama: le storie avanzano ma senza la causalità stringente e la tensione che caratterizza la narrativa umana. Chi vivrà, vedrà.
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