@dyskolos
apprezzo molto la lezione di sociolinguistica: non ignoro che le variazioni diatopiche e diacroniche sono il pane quotidiano di chi studia le culture. E io sono solo un autodidatta. Ma è proprio la diacronia (il mutamento nel tempo) che credo possa tradire il tuo ottimismo.
Il cambiamento non è sempre un'evoluzione verso la laicità: Anche l'Iran di Khomeini è cambiato rispetto all'Iran dello Scià, ma è andato nella direzione opposta a quella sognata.
Prendiamo il tuo esempio: Samira Bensaïd, Eurovision 1980. Un video bellissimo, un pezzo di storia. Ma hai notato un dettaglio? È successo quarantasei anni fa. Quella non era l'alba di un'apertura, era il tramonto di un'epoca. Dopo quel 1980, il Marocco non è mai più tornato all'Eurovision. Se guardiamo alla diacronia, oggi in molti paesi musulmani che negli anni '70 e '80 erano “laicizzati” (penso alle università del Cairo, di Teheran o di Kabul, al Libano, penso anche a quel fantastico concerto tenuto da Battiato nel 1992 mi pare, in lingua araba, al teatro di Baghdad), il velo è tornato a essere la norma e la Shari'a è tornata al centro del dibattito politico. Il tempo non sta andando verso il tuo “mondo senza confini”, sta tornando verso identità religiose granitiche. La “variazione” di cui parli sta andando, secondo me, in direzione opposta alla nostra.
Dici che l’Europa è forte perché ha “medici, ingegneri, militari, eccetera”. Vero. Ma la forza tecnica non è forza vitale, non è forza morale: Un continente di ottimi medici e ingegneri che però non fanno più figli e non hanno più riti comuni è un continente destinato a essere "ereditato" da chi ha una visione più forte, non importa quanto antica. Possiamo avere i migliori giuristi del mondo, il diritto latino, ma se non fanno figli quei giuristi scriveranno semplicemente le leggi per i nuovi arrivati. La tecnica è uno strumento; l'identità è la mano che lo impugna. Se la mano trema perché ha “vergogna di se stessa” (per citare di nuovo Fallaci, che so non gode molte simpatie), a cosa servono le città, la nostra bimillenaria civiltà, i brevetti?
Il tuo sogno di un mondo dove tutti si spostano come studenti sardi a Torino è affascinante, l’ho fatto anche io, ma ignora un punto: lo studente sardo condivide con il piemontese un substrato culturale, linguistico e giuridico millenario. Quando questo trasferimento e incontro o impatto che dir si voglia avviene tra visioni del mondo che si negano a vicenda (laicità vs teocrazia), non ottieni un'universalità, ottieni un conflitto di civiltà.
Infine, sul signore di 93 anni di destra: mi dispiace che la tua esperienza con la famigerata “destra” si appoggi a un social. Ma vedi, il mio discorso non è di destra o di sinistra, non credo, non nel senso letterale ed elettorale (scusa il bisticcio) del termine. Mi piacciono alcune idee di destra e al contempo anche idee di sinistra. Sono cristiano, ma considero l’ebraismo e l’islam. È un'analisi demografica e storica. Possiamo continuare a darci dei bolscevichi o dei fascio leghisti rosario-muniti, termini un po’ stancanti e vabbè, giusto per vincere una discussione nel breve termine, o possiamo provare a capire perché, nonostante i nostri “fior fior di medici”, l'Occidente si sente così fragile davanti a chi, pur non avendo i nostri titoli di studio, ha una fede incrollabile nel proprio futuro.
E, aggiungo: hanno una fede incrollabile che gli occidentali non hanno nessuna intenzione, nessuna voglia di difendere a ogni costo quello che si sono guadagnati in oltre duemila anni di storia e di sangue. E che quindi è a portata di mano.
dyskolos wrote: Mi ha sbalestrato il fatto che in un post più su dici che tutto cambia, però qua la visione del mondo non cambia. E vabbuo'.
"Dici che ti ho "sbalestrato" perché prima dico che tutto cambia e poi che la visione del mondo resta uguale. Forse mi sono spiegato male: io non dico che l'Islam sia immobile, dico che non è una fase di passaggio verso la nostra laicità. Cambia, certo, ma la direzione del cambiamento negli ultimi decenni è stata la 're-islamizzazione', non l'occidentalizzazione. Il cambiamento non è un binario unico che porta tutti a
diventare come noi; a volte porta esattamente dalla parte opposta. Ed è qui che l'Occidente, convinto che il mondo intero voglia diventare "come noi", pecca di superbia e di mancanza di cognizione.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)