Ngannafoddi wrote: Spesso scriviamo pensando a un pubblico di lettori forti. Ma se volessimo lanciare una sfida a noi stessi e scrivere una storia capace di agganciare un non-lettore, uno di quelli che non apre un libro dalle scuole medie e pensa che la lettura sia solo noia? Quali sono secondo voi gli ingredienti necessari per fare breccia? Ritmo serrato, situazioni bizzarre fin dalla prima riga, capitoli cortissimi? Qual è la vostra strategia?
Io ho amato i libri e i fumetti ancora prima che sapessi leggere. I fumetti mi aiutavano a capire la storia con i disegni e anche i libri per ragazzi. Mi inventavo dei mondi.
Poi imparai a leggere e ben presto mi accorsi, dovetti constatare, che a non tutti piacevano i libri e i fumetti. Per non parlare dei mitici soldatini, indiani e soldati del Settimo Cavalleria, con fortini di plastica. Io ci passavo le giornate, altri miei compagni di scuola non ne vedevano e non ne capivano il senso, preferendo giocare al calcio, smontare e rimontare biciclette (poi motorini) e altro.
Ricordo che talvolta, per cercare di "convertire" qualche mio compagno alla lettura, in particolare fumetti, ma anche libri di avventura, prestavo loro qualcosa di quello che avevo e che custodivo e trattavo con religioso rispetto.
Diverse volte andai in escandescenze quando mi restituivano (dopo molti solleciti) fumetti che veneravo (Come Guerra d'Eroi, Super Eroica, Tex, Diabolik, Comandante Mark, Blek, il Monello... famosi negli anni Sessanta e Settanta), tutti spiegazzati e pasticciati, con i personaggi deturpati da baffi e corna. Perché questo era, ed è rimasto il loro concetto del cartaceo. Usare per consumare. E buttare. Dimenticare. Come le parole crociate in spiaggia.
Crescendo mi sono fatto il concetto che con gente simile è inutile discutere o cercare di "convincere". Ignorare.
Da grande provai a intavolare un discorso, durante un turno di guardia, ero sergente, con un mio collega. Dovevamo passare un interminabile fine settimana in un luogo isolato. Per me il tempo non bastava mai a parlare di libri e fumetti. Provai a parlare dei Promessi Sposi e mal me ne incolse. Questo mio collega lo ricordava vagamente, per averlo "studiato" a scuola e non ne voleva più sentire parlare. Di gente così ne abbiamo la maggioranza. Di cosa vuoi parlare?
Tu chiedi
Ngannafoddi wrote: Quali sono secondo voi gli ingredienti necessari per fare breccia? Ritmo serrato, situazioni bizzarre fin dalla prima riga, capitoli cortissimi? Qual è la vostra strategia?
Secondo me gli ingredienti che forse, e dico forse possono far voltare certe persone verso i libri sono argomenti come: barzellette, specie se erotiche, libri scritti da calciatori analfabeti funzionali di ritorno, che manco li scrivono loro i libri ma altri, ma portano il loro nome e parlano di calcio, poi libri scritti da chef televisivi in tutte le salse, ciarpame politico scritto da giornalisti allineati, che non li legge nessuno ma fa tendenza dire di averli comprati e... che altro? Ah! Storie di corna e bicorna fra coppie di cantanti, attori e quant'altro, storie di delitti compiuti venti e più anni fa e oggi alla ribalta televisiva come telenovelle e altro ciarpame e mondezza del genere, che rispecchia il livello culturale e l'interesse di certe persone.
Non c'è da usare nessuna strategia per convincerli a leggere altro, a mio parere. Non ne vale la pena.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)