Page 1 of 1

[Lab20] Il giorno speciale

Posted: Sun Jun 07, 2026 10:51 am
by Almissima
Adesso controllo la siringa contro luce, sotto ai tuoi occhi attenti. L’infermiera l’ha messa sul davanzale in una vaschetta di cartoncino foderata di cotone idrofilo. È pronta, non c’è da fare niente, se non usarla.
Fuori c’è il sole, presto farà caldo e non so se preferirei le nuvole basse di novembre.
 
22 giugno 2002
Guardo le nostre mani intrecciate e me le immagino piene di rughe mentre aspettiamo i figli con i nipotini per qualche occasione speciale.
Abbiamo tanto riso in previsione della giornata di oggi. Mentre le fedi baluginano splendenti, mi sussurri all’orecchio:” Hai visto che ho fatto di te una donna onorata!” Nostro figlio più piccolo mi tira l’abito e mi chiede se durante la confessione al prete non glielo avessi detto che il papà lo baciavo tutti i giorni. Mentre mia figlia di qualche anno più grande lo redarguisce dicendogli che, come al solito, non capisce niente.
Ho il cuore colmo di gioia mentre mi fotografano sul sagrato della chiesa. Ogni scatto un gruppo di parenti diversi. Sembra che oggi tutti vadano d’accordo e la vita accanto a te mi sorride. “Faremo anche il viaggio di nozze, ma da soli, quando saranno più grandi. Promesso!” 
*
 
Ora sul comodino c’è un bicchiere di acqua fresca con un po’ di zucchero. Me lo chiedi con gli occhi. Appoggio il bordo alle tue labbra screpolate. Deglutire è diventato un esercizio impossibile, quasi come respirare. Lascio cadere qualche goccia sulla tua lingua, e da come socchiudi gli occhi riconosco il piacere che provi. Il corpo è immobile.
 
1° luglio 2010
Ce l’abbiamo fatta a fare il nostro viaggio di nozze. In volo ci raccontiamo tutte le meraviglie del villaggio che ci aspetta in Grecia. Pregustiamo le cene a lume di candela, le ore stesi in spiaggia, le visite ai musei e agli scavi, il windsurf, lo yoga all’alba, la discoteca alla sera, i pomeriggi a leggere e magari affittiamo anche uno scooter. Ma ci staranno tutti questi programmi in una settimana? Scoppiamo a ridere. Che ci importa. Siamo di nuovo soli dopo 14 anni, i figli dai nonni, possiamo riscoprire quello che ci piace e ci promettiamo di farlo anche quando saremo tornati a casa.
*
 
Oggi è una giornata speciale. Ti accarezzo la testa glabra. Sposto il lenzuolo e movimento il tuo corpo. Lo massaggio con la pomata contro le piaghe da decubito. Lo faccio piano, con tenerezza. Parto dai piedi per risalire prima lungo una gamba e poi lungo l’altra. Passo alle mani, mi soffermo sui polsi, prima di dedicarmi alle braccia. Con le mani piatte mi prendo cura del tuo torace.
“Signora, ha bisogno di una mano per girarlo? Ho ancora un momento prima di andare via.” Mi chiede l’infermiera. No, non ne ho bisogno, mentre mi dedico alla nuca e alle spalle e scendo lungo la schiena scarna e arrossata.
Tornato prono, metto comode le tue braccia immote e finisco con le clavicole e il collo. Mi soffermo ad accarezzare il tuo viso mentre socchiudi gli occhi.
 
5 ottobre 2016
Abbiamo invitato tutti alla festa della catapecchia. È il tuo compleanno: sono cinquanta. Siamo fieri di aver acquistato questo rudere sulla riva del lago incastonato fra le montagne. Il contadino che ce l’ha venduta ci ha avvisato che dobbiamo fare un sacco di lavori e “Non è mica il lago di Garda” ci ha tenuto a sottolineare. Ma a noi non importa, abbiamo tempo fino alla pensione e nel frattempo va più che bene per passarci qualche giorno d’estate e fare i bagni. L’abbiamo trovata proprio come la volevamo, con le onde che lambiscono il piccolo terreno.
Ci sono addirittura i figli a brindare con noi e mi sento ragazza con questo progetto. L’energia che cresce in me, come un nuovo inizio che cancella tutte le volte che abbiamo litigato, che non sono bastati i soldi, che non eravamo d’accordo. Un altro inizio per noi due, adesso che i figli stanno per uscire per sempre da casa nostra. Insieme ai brindisi nell’aria volano anche le promesse di aiuto da parte dei nostri amici e parenti in cambio di vacanzine sul lago. Siamo felici e stupidi e anche un po’ ubriachi, ma non importa, va bene così.
*
 
In questo istante la casa è silenziosa. Questo è il momento della lettura. Stasera finiremo anche questo libro. Mi metto comoda in poltrona di fianco al letto. Non ho nemmeno bisogno di accendere la luce, è ancora chiaro. Cerco il segno e inizio a leggere senza fretta. Sono le ultime trenta pagine e mi permetto di sentire ogni singola vocale e consonante che scivola dalla mia bocca. Soppeso ogni virgola, lanciandoti uno sguardo. Per ogni punto prendo un respiro, e una piccola pausa per ogni nuovo capoverso.
Ho ancora tempo.
 
16 maggio 2019
Compio 50 anni e inauguriamo villa “Catapecchia”, la più amata di tutti i tempi. Abbiamo un sacco di camere da letto e appeso al muro in entrata c’è un grande calendario dove ognuno può segnare la settimana in cui vuole essere nostro ospite. Non rimane altro che lavorare fino alla pensione per poi ritirarsi quassù.  I figli arrivano tardi e li abbraccio con le mani unte di grigliata. Sono questi i momenti che mi permettono di dimenticare tutti i sacrifici fatti, i dolori. Guardo avanti con serenità. Sembra proprio che tutto vada per il meglio. Tu sei ancora al mio fianco, nonostante le distrazioni, le difficoltà, i momenti bui e gli errori. C’è ancora voglia di costruire, ma c’è anche tanta voglia di godersi i frutti di questa vita, e il momento è proprio ora, immersi nel profumo di costine e salsicce innaffiate di birra fresca.
*
 
Il capitano guardò Fermina Daza e vide sulle sue ciglia i primi fulgori di una brina invernale.
Poi guardò Florentino Ariza, la sua padronanza invincibile, il suo amore impavido, e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.
“E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?” gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese.
“Per tutta la vita”, disse. 1
Riesco a controllare la voce e con forza di volontà evito di dire “fine”. Lascio che queste parole si sedimentino, si sciolgano nei nostri cuori. Non ti sei addormentato, hai ascoltato tutto, ogni singolo suono, ogni respiro, ogni battito del mio cuore. Chiudo un momento gli occhi e mi immagino questo battello prendere la via del fiume per non arrivare da nessuna parte.
 
4 febbraio 2022
Abbiamo scherzato sul fatto che fossi diventata braccio di ferro e i barattoli li aprissi solo io. Però qui sotto al salice piangente mi stai chiedendo una promessa della quale non so se riuscirò a mantenerla. È una domanda secca la tua, il tuo sguardo è severo e mi viene in mente Gesù Cristo che vuole evitare il calice amaro. Ma lui lo sa, come lo so io, che non è possibile fare altrimenti.
Tre maledette lettere ha pronunciato il medico. Tre lettere che hanno azzerato i tuoi progetti per la pensione, di fare il nonno. Così invece di pescare sotto queste fronde, vuoi che io ti faccia una promessa che non so nemmeno come realizzare. Mi dici che da un certo punto in poi sarà facile, che tu hai già deciso. Infine, mi ricatti e, non so se potrò mai perdonartelo, mi dici che lo chiederai ai nostri figli. Con le palpebre abbassate prometto e mi sento morire dentro.
*
 
È arrivato il momento.
Stasera, amore mio, manterrò la mia promessa. A modo tuo hai salutato tutti, hai tenuto duro più che hai potuto. Nessuno ne parla, ma tutti lo sanno, arriva un momento in cui è semplicemente troppo essere prigionieri in questo corpo. Avrei voluto scegliere un giorno speciale con una data particolare, ma la malattia ha scelto per noi. Alzo lo schienale del letto, perché tu possa vedere il salice. Ti disinfetto il braccio e tu sbuffi leggermente come a sottolineare l’ironia di questo gesto superfluo. L’ago entra sottopelle e occhi negli occhi schiaccio lo stantuffo fino a vuotarti tutto il serbatoio in corpo.
Con le mani ovattate rimetto la siringa al suo posto. Muovo leggermente il tuo corpo di carta velina per stendermi accanto a te, con la testa sulla tua spalla. 
Voglio respirare assieme a te, voglio addormentarmi con te.
Per tutta la vita.



1 L'amore ai tempi del colera,  Gabriel Garcia Marquez

Re: [Lab20] Il giorno speciale

Posted: Sun Jun 07, 2026 3:50 pm
by NanoVetricida
Ciao @Almissima
A differenza di tanti altri tuoi racconti, questo forse non ha quella leggerezza che tanto apprezzo nella tua scrittura, ma, considerando il tema che hai trattato, mi rendo conto che non potevi fare altrimenti. Sei riuscita ad affrontare un tema forte, cupo, pesante lasciando il racconto scorrevole e questo è un forte pregio, perché la pesantezza ti resta dopo, non mentre lo leggi. E forse è l'unico modo di trattare un tema del genere senza trascendere nella disperazione. Il tema del contest è ben trattato, c'è quella nostalgia romantica che si può trovare in un amore ai tempi del colera, credo che la tua citazione sia ovviamente voluta. Il finale invece è aulico come notre dame di Paris, nel complesso un ottimo lavoro. Ti parlo sempre in amicizia perché sono tuo fan, mi piace più quando saltelli nella tua leggiadria scanzonata, lì si vede un tuo stile inimitabile, qui hai voluto essere più seria. Non che il risultato non sia ben riuscito, non ho nessuna critica da muoverti, è solo il mio personalissimo gusto che probabilmente sarà diverso da quello degli altri. E poi non è che uno si debba per forza trincerare dietro un unico stile, forse è meglio non dare ascolto al mio signor Pino. Gusti personali a parte, il racconto è oggettivamente buono e toccante, nonché ben scritto come al solito. A rileggersi

Re: [Lab20] Il giorno speciale

Posted: Sun Jun 07, 2026 3:52 pm
by @Monica
Mamma mia @Almissima che racconto angosciante. Il tempo è ben gestito con i continui passaggi tra la tragicità della promessa coraggiosa fatta che appare ancora più terribile messa a confronto coi ricordi dei momenti felici della promessa d’amore eterno. L’ultima giornata trascorsa insieme è di una tristezza infinita, l’ultima lettura, prima che tutto si spenga e restino solo i ricordi. L’unica cosa che mi sento di segnalarti è che la sospensione d’incredulità termina nel momento in cui si capisce quale sia la promessa fatta e ci si ricollega alla preparazione dell’iniezione descritta nell’incipit: non troppo credibile con le attuali leggi. Resta la tua bella scrittura fatta di tanti piccoli dettagli che riescono sempre ad emozionare. 

Re: [Lab20] Il giorno speciale

Posted: Sun Jun 07, 2026 4:39 pm
by Almissima
@NanoVetricida 
Il tuo signor Pino non é niente male.
Riferiscigli che la questione del flashback mi ha gettato nello sconforto, non mi veniva in mente nulla.

@@Monica 
Proprio a causa delle leggi che attualmente stanno cambiando, é molto, molto credibile.

Re: [Lab20] Il giorno speciale

Posted: Sun Jun 07, 2026 7:44 pm
by bestseller2020
Ciao @Almissima

Col tuo racconto credo che tu abbia affrontato un tema di un'importanza civile e di un'intensità emotiva devastanti. La scelta di raccontare la cronaca intima di un fine vita, legato alla SLA e a una promessa estorta per amore, mette il lettore di fronte a una ferita terribile. Quello che descrivi è un estremo atto d'amore, una scelta drammatica a cui la protagonista viene quasi costretta dal ricatto affettivo del marito. Ti confesso che ho avuto un amico morto "improvvisamente" che era malato di SLA. Ricordo che però non era solo, aveva tanta gente attorno e una moglie splendida.

Ma l'elemento più potente del testo è il senso di vuoto assoluto che si respira in queste pagine. È un vuoto a due facce. Da un lato c'è il vuoto intimo, profondo e doloroso, che nasce dalla sensazione di fallimento totale di fronte alla vittoria della malattia, che ha azzerato ogni progetto per il futuro. Dall'altro, questo vuoto esistenziale si specchia e si amplifica in un vuoto giuridico reale: la mancanza nel nostro Paese di una legge nazionale e organica sul suicidio assistito. L'assenza dello Stato e di un percorso medico tutelato lascia la protagonista in una disperata solitudine emotiva, trasformando la ricerca della dignità in un atto clandestino, pesante e solitario. È questa combinazione di sconfitta umana e abbandono legislativo a dare forza alla storia, ed è da qui che dobbiamo partire per analizzare l'ambientazione e la struttura della narrazione.

Proprio perché il vuoto della legge costringe alla clandestinità, c'è un'incongruenza logica molto forte nella scelta della tua ambientazione che rischia di minare la credibilità di tutto il dramma. Tu ambienti la scena finale in una struttura sanitaria, dove un'infermiera lascia la siringa pronta sul davanzale e se ne va, permettendo alla protagonista di agire indisturbata. Nella realtà medica e legale questo non è possibile, nessuna struttura permetterebbe una simile gestione di farmaci letali, e questo toglie verità e intimità al momento. Inoltre, verso la fine scrivi che lei alza lo schienale del letto per fargli vedere il salice, lo stesso albero sotto cui si erano fatti la promessa sul lago.
Ti suggerisco una scelta radicale che risolverebbe l'errore e renderebbe il testo infinitamente più coerente e potente: sposta l'intera scena all'interno della "Catapecchia", la loro casa sul lago. Se ambientata lì, la solitudine diventa reale e tragica. L'infermiera che saluta potrebbe essere un'operatrice dell'assistenza domiciliare che finisce il turno, lasciandoli finalmente soli nella loro dimensione privata. Far finire la vita di tuo marito nella casa che avete acquistato, ristrutturato e amato, accumulando i farmaci nel silenzio delle vostre stanze, guardando le onde del vostro lago e il vostro salice, chiuderebbe il cerchio poetico della storia in modo perfetto.
Il tempo presente e la telecronaca del dolore
Questa sensazione di crollo forzato si scontra però con la tua scelta di usare la prima persona combinata al tempo presente per il racconto principale ("Adesso controllo la siringa", "L'ago entra sottopelle"). Scrivere il dramma in diretta crea un effetto di telecronaca che rischia di schiacciare tutto sull'azione meccanica, togliendo spazio alla profondità psicologica. Quando si compie un gesto così definitivo, descrivere le azioni mentre accadono ruba il tempo al silenzio, al dolore e all'elaborazione interna di quel fallimento davanti alla morte. Se il presente del racconto venisse girato al passato, la storia si trasformerebbe in una rievocazione lucida, una confessione a posteriori che restituirebbe con molta più forza lo spessore e il peso emotivo di quel momento.

Il terzo nodo strutturale riguarda la gestione del passato. Quei blocchi datati, scritti al presente e isolati dal resto del testo, producono un "effetto diario" o "album fotografico". Questo meccanismo rischia di frammentare la narrazione: il lettore vede delle istantanee staccate (il matrimonio, il viaggio, la casa) invece di percepire il flusso continuo di una vita condivisa. Inoltre, l'andamento da diario si trova in un limbo ambiguo, perché nella stanza non vediamo mai la protagonista compiere l'atto fisico di scrivere.

Per dare uno spessore tutto nuovo al racconto, ti suggerisco di eliminare le date e trasformare quei flashback in veri e propri flussi di memoria legati all'azione presente. Il passato dovrebbe riappropriarsi della sua natura puramente evocativa ed entrare in scena per contrasto o per associazione emotiva. Ad esempio, è il gesto concreto di massaggiare le gambe immobili del marito nel presente che dovrebbe far scattare nella mente della protagonista il ricordo di quando, nel viaggio in Grecia, progettavano di fare windsurf o yoga all'alba. Se ancori i ricordi ai sensi e agli oggetti della stanza, e se li volgi al tempo passato, la memoria diventerà l'unico vero rifugio della protagonista di fronte al crollo del presente.

Proprio perché il fulcro del racconto è la cruda realtà di questa coppia sconfitta dal destino e abbandonata dalle leggi, il punto più critico si trova nelle battute finali, dove fai entrare in scena la citazione letterale di García Márquez da L'amore ai tempi del colera. Inserire quel passaggio, con tanto di nota a piè di pagina, crea uno stacco violento. Sembra quasi che la protagonista, non riuscendo a reggere il peso e il vuoto di quel momento, cerchi un rifugio artificiale nella grande letteratura.
Subito dopo, lei si appropria della metafora del battello sul fiume. A mio avviso, questo è un uso non felice del libro a livello di trama, anche se struggente e bello: l'immagine del battello appartiene a un altro romanzo, non ai tuoi personaggi. La bellissima storia d'amore che hai costruito è legata al lago, alla casa, alle montagne e alle grigliate. Quello è il loro scenario emotivo reale, ed è lì che il racconto deve chiudersi, sulle onde del vostro lago e sotto il vostro salice. La forza umana del tuo testo basta a se stessa; non ha bisogno di aggrapparsi a una sovrapposizione letteraria esterna che finisce per schiacciare l'identità e la dignità dei tuoi protagonisti anziché elevarli. Spero di essere stato utile. Ciao  <3

Re: [Lab20] Il giorno speciale

Posted: Sun Jun 07, 2026 9:21 pm
by Almissima
@bestseller2020 
Grazie per il tuo commento cosí preciso e articolato, ne faró tesoro.
Con il riferimento al salice piangente pensavo che si capisse che loro due in quel momento erano alla "Catapecchia" e che l'infermiera fosse una domiciliare, dato che aveva ancora un poco di tempo, sottointendendo che sarebbe andata via.

Per quanto riguarda i flashback, hai perfettamente ragione, ma ho pensato di non essere capace, allora ho scelto la modalitá "foto del passato" per sopperire a una mia mancanza tecnica.
 "L'amore ai tempi del colera" é banalmente il mio libro preferito, quello che vorrei sentire se fossi in quella situazione.

Re: [Lab20] Il giorno speciale

Posted: Mon Jun 08, 2026 6:40 pm
by Poeta Zaza
Brava @Almissima

Il tuo stile "prende" comunque il lettore, sia nelle versioni gioiose, assurde o scanzonate, sia, come questo è il caso, in un racconto di dolore,
amore e morte. 

Re: [Lab20] Il giorno speciale

Posted: Mon Jun 08, 2026 8:24 pm
by Artemis
Mi pareva di stare in un grande classico. È stato davvero toccante, lo stile ha rafforzato l'immersione nella pena.
Un'ottimo esercizio sul flashback, addirittura ripetuto sino a ricostruire la vita condivisa, di una coppia piena di vita. La vita cui dicono addio, con rimpianti, ma tanti ricordi dall'aura preziosa.
Se avessi messo altre date, sarebbe rimasta attuale. La malattia non ha confini nel tempo, come neppure gli attimi di vita genuini.
Il passaggio del massaggio rende tutto più umano, più fisico.
In più di un punto del racconto, con l'aiuto anche del battello di Marquez, rimandi a una fine sospesa, impalpabile, inesistente.
Non ho nessuna nota sulla forma, di cui hai dato gran prova. Unica frase che mi suona forzata "mi stai chiedendo una promessa della quale non so se riuscirò a mantenerla".
Complimenti, hai esplorato questa strada e ne hai esaltato tutto.

Re: [Lab20] Il giorno speciale

Posted: Tue Jun 09, 2026 10:00 am
by Almissima
@Poeta Zaza @Artemis 
Grazie, siete davvero generosi

Re: [Lab20] Il giorno speciale

Posted: Tue Jun 09, 2026 4:13 pm
by Arturo Ligotti
Secondo me il ping-pong temporale funziona, ma andrebbe ripulito, mi spiegherò meglio strada facendo. L'idea di alternare il presente claustrofobico e immobile della stanza da letto con i flashback solari della vita insieme è buona e produce un ottimo contrasto dinamico. Il problema è che in questo modo I flashback rischiano di sembrare un "elenco della spesa" dei momenti felici da manuale del perfetto matrimonio (le nozze, il viaggio in Grecia, la casa al lago, il compleanno). È tutto troppo patinato, troppo lineare. Una vita vera ha ben altre sfaccettature. Il correttivo potrebbe consistere nell'inserire più dettagli sporchi. Nel frammento del 2016 accenni ai litigi e alla mancanza di soldi, ma lo fai in modo astratto ("cancella tutte le volte che abbiamo litigato"). Mostralo, non dirmelo.  "Un nuovo inizio che cancella" poi è un cliché trito. L'uso del tempo presente secondo me presenta delle incongruenze, perché il presente vive di micro-gesti (la siringa, il goccio d'acqua, la crema). La scrittura col presente è più affilata, ma ci sono scivoloni stilistici per la tenuta del tono.  L'infermiera sul davanzale... L'attacco è forte, ma l'infermiera che mette la siringa pronta in una vaschetta di cartone foderata di cotone e se ne va è inverosimile se parliamo di un suicidio assistito legale (dove ci sono protocolli rigidi e testimoni), ed è altrettanto assurda se è un omicidio del consenziente clandestino (nessun infermiere lascerebbe l'arma del delitto pronta sul davanzale per poi andarsene dicendo "ho ancora un momento prima di andare via"). Questo spezza la sospensione dell'incredulità. Rende l'infermiera un espediente narrativo troppo comodo. Nel finale, l'espressione "corpo di carta velina" contrasta troppo con il realismo crudo di inizio testo ("schiena scarna e arrossata", "piaghe da decubito"). Non cedere al lirismo zuccheroso quando la realtà che racconti è di carne, ossa e sofferenza. La poesia deve nascere dal contrasto, non dalla mistificazione del dolore. Ci sono frasi che sono dei cliché  e che rallentano la lettura. Il blocco del 2010 (La Grecia): "Pregustiamo le cene a lume di candela, le ore stesi in spiaggia... il windsurf, lo yoga all'alba, la discoteca..." Sembra il catalogo di un'agenzia viaggi. Taglia l'elenco. Concentrati su un unico dettaglio memorabile di quel viaggio, uno solo, che evochi la loro complicità. Il blocco del 2022: "Tre maledette lettere ha pronunciato il medico." Tutti capiamo che è la SLA (o simili). Ma la frase "Tre maledette lettere" è drammaticamente superata, sa di fiction televisiva generalista. Trova un modo più obliquo o più spietato per dirlo. Il fatto che lui la "ricatti" dicendo che lo chiederà ai figli è il punto più alto e interessante di tutto il racconto: focalizzati sul conflitto psicologico di quella richiesta, non sul melodramma del medico. E ancora, inserire una citazione letteraria esplicita così lunga nel mezzo del climax è un'operazione pericolosa. Il parallelismo sul finale di L'amore ai tempi del colera è calzante dal punto di vista tematico. Ma inserendo il testo di Márquez, sminuisci la tua stessa voce. Il lettore passa dalla tua prosa (onesta, ma con qualche difetto) alla prosa di un Premio Nobel. Il confronto che tu stessa proponi al lettore, ti schiaccia. Non far leggere alla protagonista la citazione esatta. Faglielo dire a mente, o usa l'espediente del libro che si chiude, ma metabolizza tu quel concetto. Rendi il finale un omaggio implicito, non un copia-incolla che spezza l'intimità della stanza. Per concludere, il racconto ha il cuore al posto giusto e il finale (il gesto dell'iniezione, lei che si sdraia accanto a lui per morire insieme, o per simulare di farlo) ha la giusta dose di tragicità. Tuttavia, soffre di un eccesso di "romanticismo idealizzato" nei ricordi e di alcune debolezze tecniche nel gestire la verosimiglianza del presente. Se vuoi che questo testo colpisca allo stomaco e non sia solo un generatore di lacrime facili, devi asciugarlo. Togli l'aggettivazione superflua ("dolorosa ma lucida", "maledette lettere", "meraviglie del villaggio"), sporca i ricordi e stringi le viti della tensione nella stanza.