[Lab 19] Virginia
Posted: Sun Feb 08, 2026 6:39 pm
Stufa, stufa, stufa.
Sono stufa di dover rispondere sempre alle stesse domande di parenti, giornalisti e soci.
Come si fa a 90 anni ad essere ancora a capo della flotta più imponente d’Europa?
Signora non si sente stanca?
La Virginia nazionale mollerà mai le redini?
Studio il rossetto che si accumula fra le rughe delle mie labbra. Fa il paio con la cipria che si compatta nelle fessure che mi solcano il viso e mi rendo conto che devo scegliere chi prenderà il mio posto.
Escludo i figli che sono vecchi, certo hanno esperienza, ma non danno continuità.
Rimangono nipoti e pronipoti, tutti laureati, ma non vedo la determinazione e nemmeno la capacità di prendere decisioni difficili e portarsele dentro.
“Cesira!”
La mia badante accorre nel suo abito da sera tutto lustrini. Ha sempre amato vestirsi in maniera vistosa, del resto a spingere la sedia a rotelle della star si è sempre al centro dell’attenzione.
“Si, signora.”
“Sistemami un po’ il trucco che sembro una di quelle bambole dei film dell’orrore. Per sistemare, intendo levare. La truccatrice pensava a Dolly Parton probabilmente.”
Si da dá fare mentre riflessa nello specchio vedo l’immagine di questa vecchia canuta e stortolenta, nemmeno più riesco a star seduta dritta. A niente servono le ore e ore di fisioterapia.
“Certo, signora”
Il batuffolo di cotone imbevuto di struccante è un balsamo sulla pelle incartapecorita. Riprende da capo a truccarmi, tralascia la cipria, si concentra sugli occhi, un po’ di belletto sulle guance e finalmente solo un velo di burro cacao ad ammorbidire le labbra.
Dio, se sono vanitosa!
“Vammi a prendere le Louboutin!”
Sedia a rotelle si, ma non rinuncio certo ai tacchi a spillo che fanno risaltare le mie caviglie scheletriche, oltre al fatto che sono un’edizione speciale tutto oro e strass che a spuntare sotto la copertina nera fanno il loro figurone.
È ora di andare alla mia festa di compleanno. Ho deciso di festeggiare i novanta in maniera sfarzosa, me lo merito e non so se arrivo ai cento.
Cesira mi spinge per i corridoi della nave più bella della mia flotta. Sa che prima di arrivare al salone delle feste deve portarmi a poppa e lasciarmi sola. Mi piace stare lì anche se non riesco più a sporgermi a guardare le enormi eliche che rimestano il mare. Ma sento il rumore della schiuma che ricade in mare, il lieve odore del carburante, gli sbuffi delle onde che ci seguono. Mi faccio parcheggiare in angolo appartato, non illuminato per poter vedere anche le stelle.
Mi sorprende sentire dei passi. Sono Adele, mia pronipote e suo marito, un gran depravato. Sono belli a vederli da lontano, lei con un abito a sirena chiaro cosparso di brillantini e lui con uno smoking che gli sta a pennello. È proprio un bell’uomo, ma non so come faccia lei a non accorgersi delle orrende abitudini di suo marito, che oltretutto è un arrampicatore sociale di prima categoria. Non voglio disquisire sulle sue abitudini, che di questi tempi ognuno è libero di fare quello che vuole, ma qualche domanda sulle mogli precedenti se le sarebbe dovute fare la mia Adele, che sembrava la più promettente ad ambire alla successione. Eppure, si accompagna con questo perdigiorno che aveva già svuotato i conti delle due mogli precedenti e ora si dava da fare con lei. Ma la cosa peggiore, e stasera avrei dovuto certo informarla, non era la sua passione per i festini, il lusso e le droghe, bensì l’attenzione verso i minorenni maschi e femmine. Ho raccolto abbastanza prove per denunciarlo, e la volevo preparare al battage mediatico.
Mi ricorda tanto mio marito, da cui ho ereditato la società. Anche lui aveva questo vizio. Li invitava nelle scuderie con il pretesto dell’equitazione e uno per uno li seduceva. Lo faceva da solo e assieme a certi amici.
Erano gli anni Cinquanta. Molti di loro non parlavano degli abusi, altri invece tornavano con i genitori, che foraggiati con sostanziosi assegni se ne andavano in silenzio.
Tutti lo sapevano, tranne io, che ero la madre dei suoi tre figli.
Io, che non avevo capito che i miei genitori avevano benedetto il matrimonio con un uomo più vecchio di quasi quarant’anni a fronte di 35 milioni di lire.
Io, la poveretta a cui era sfuggito di essere il paravento dietro a cui nascondersi in società.
Adele e Riccardo, così si chiama il pervertito, sono appoggiati al parapetto. Si sono portati due bicchieri e brindano nella sera tiepida. Lei ha una bottiglia di champagne da cui continua riempire il bicchiere di lui. Intuisco poi degli strani movimenti e mi sembra gli offra delle pasticche, forse qualcosa per sopravvivere meglio alla serata in mio onore.
Vedo che il rollio della nave crea qualche difficoltà a Riccardo, che per rimanere in equilibrio si aggrappa bene. Il tacco di Adele si é incastrato nell’orlo dell’abito. Lei si china, si leva le scarpe e con un movimento fluido prende il marito per le caviglie e lo cappotta da bordo. Lui urla dalla sorpresa e rimane aggrappato con una mano al parapetto. La bottiglia di champagne cala più volte fino ad andare in frantumi. Quando ormai le rimane in mano solo il collo della bottiglia rotto, infierisce con quella. Deve aver mollato la presa, visto che poco dopo la getta in mare.
La osservo mentre si rimette le scarpe, si liscia l’abito e si sporge a controllare.
Ha fatto la stessa cosa che feci io più di sessant’anni fa e che mi trasformò nell’armatrice più importante d’Italia.
Rimane da verificare ancora una cosa.
“Signora?” Cesira è alle mie spalle pronta a spingermi nel salone.
“Ciao, Adele.” La saluto appena usciamo dall’angolo buio. “Cosa ci fai qui sola?”
“Mi godevo la serata, nonna. Tu sei pronta per dare il via ai festeggiamenti?”
Non un capello fuori posto, nemmeno un attimo di esitazione.
“E tuo marito?”
“Dovrebbe già essere nel salone ad aspettarmi. Vengo con te, nonna.”
Ci sono 450 invitati che mi applaudono e festeggiano. Mi faccio portare sul palco e abbagliata dai lampadari di cristallo faccio il mio tremolante discorso di benvenuto e ringraziamenti, tenendo d’occhio Adele.
Appena termino, la cena ha inizio e i camerieri servono le entrée.
Adele si avvicina :“Nonna, non trovo mio marito. Il cellulare suona a vuoto. Credo di dover chiedere aiuto al capitano per fare una ricerca, non vorrei si fosse sentito male da qualche parte.”
“Certo Adele, informalo subito.”
Brava ragazza. La perquisizione della nave durerà almeno un’ora e saremo lontanissimi dagli avanzi frullati di Riccardo, qualsiasi ricerca in mare sarà infruttuosa e io penso proprio di aver trovato chi prenderà il mio posto in azienda: una donna dal sangue freddo capace di prendere decisioni difficili.
Un altro disperso nelle acque internazionali, di cui ci ricorderemo con amore e devozione.
Sono stufa di dover rispondere sempre alle stesse domande di parenti, giornalisti e soci.
Come si fa a 90 anni ad essere ancora a capo della flotta più imponente d’Europa?
Signora non si sente stanca?
La Virginia nazionale mollerà mai le redini?
Studio il rossetto che si accumula fra le rughe delle mie labbra. Fa il paio con la cipria che si compatta nelle fessure che mi solcano il viso e mi rendo conto che devo scegliere chi prenderà il mio posto.
Escludo i figli che sono vecchi, certo hanno esperienza, ma non danno continuità.
Rimangono nipoti e pronipoti, tutti laureati, ma non vedo la determinazione e nemmeno la capacità di prendere decisioni difficili e portarsele dentro.
“Cesira!”
La mia badante accorre nel suo abito da sera tutto lustrini. Ha sempre amato vestirsi in maniera vistosa, del resto a spingere la sedia a rotelle della star si è sempre al centro dell’attenzione.
“Si, signora.”
“Sistemami un po’ il trucco che sembro una di quelle bambole dei film dell’orrore. Per sistemare, intendo levare. La truccatrice pensava a Dolly Parton probabilmente.”
Si da dá fare mentre riflessa nello specchio vedo l’immagine di questa vecchia canuta e stortolenta, nemmeno più riesco a star seduta dritta. A niente servono le ore e ore di fisioterapia.
“Certo, signora”
Il batuffolo di cotone imbevuto di struccante è un balsamo sulla pelle incartapecorita. Riprende da capo a truccarmi, tralascia la cipria, si concentra sugli occhi, un po’ di belletto sulle guance e finalmente solo un velo di burro cacao ad ammorbidire le labbra.
Dio, se sono vanitosa!
“Vammi a prendere le Louboutin!”
Sedia a rotelle si, ma non rinuncio certo ai tacchi a spillo che fanno risaltare le mie caviglie scheletriche, oltre al fatto che sono un’edizione speciale tutto oro e strass che a spuntare sotto la copertina nera fanno il loro figurone.
È ora di andare alla mia festa di compleanno. Ho deciso di festeggiare i novanta in maniera sfarzosa, me lo merito e non so se arrivo ai cento.
Cesira mi spinge per i corridoi della nave più bella della mia flotta. Sa che prima di arrivare al salone delle feste deve portarmi a poppa e lasciarmi sola. Mi piace stare lì anche se non riesco più a sporgermi a guardare le enormi eliche che rimestano il mare. Ma sento il rumore della schiuma che ricade in mare, il lieve odore del carburante, gli sbuffi delle onde che ci seguono. Mi faccio parcheggiare in angolo appartato, non illuminato per poter vedere anche le stelle.
Mi sorprende sentire dei passi. Sono Adele, mia pronipote e suo marito, un gran depravato. Sono belli a vederli da lontano, lei con un abito a sirena chiaro cosparso di brillantini e lui con uno smoking che gli sta a pennello. È proprio un bell’uomo, ma non so come faccia lei a non accorgersi delle orrende abitudini di suo marito, che oltretutto è un arrampicatore sociale di prima categoria. Non voglio disquisire sulle sue abitudini, che di questi tempi ognuno è libero di fare quello che vuole, ma qualche domanda sulle mogli precedenti se le sarebbe dovute fare la mia Adele, che sembrava la più promettente ad ambire alla successione. Eppure, si accompagna con questo perdigiorno che aveva già svuotato i conti delle due mogli precedenti e ora si dava da fare con lei. Ma la cosa peggiore, e stasera avrei dovuto certo informarla, non era la sua passione per i festini, il lusso e le droghe, bensì l’attenzione verso i minorenni maschi e femmine. Ho raccolto abbastanza prove per denunciarlo, e la volevo preparare al battage mediatico.
Mi ricorda tanto mio marito, da cui ho ereditato la società. Anche lui aveva questo vizio. Li invitava nelle scuderie con il pretesto dell’equitazione e uno per uno li seduceva. Lo faceva da solo e assieme a certi amici.
Erano gli anni Cinquanta. Molti di loro non parlavano degli abusi, altri invece tornavano con i genitori, che foraggiati con sostanziosi assegni se ne andavano in silenzio.
Tutti lo sapevano, tranne io, che ero la madre dei suoi tre figli.
Io, che non avevo capito che i miei genitori avevano benedetto il matrimonio con un uomo più vecchio di quasi quarant’anni a fronte di 35 milioni di lire.
Io, la poveretta a cui era sfuggito di essere il paravento dietro a cui nascondersi in società.
Adele e Riccardo, così si chiama il pervertito, sono appoggiati al parapetto. Si sono portati due bicchieri e brindano nella sera tiepida. Lei ha una bottiglia di champagne da cui continua riempire il bicchiere di lui. Intuisco poi degli strani movimenti e mi sembra gli offra delle pasticche, forse qualcosa per sopravvivere meglio alla serata in mio onore.
Vedo che il rollio della nave crea qualche difficoltà a Riccardo, che per rimanere in equilibrio si aggrappa bene. Il tacco di Adele si é incastrato nell’orlo dell’abito. Lei si china, si leva le scarpe e con un movimento fluido prende il marito per le caviglie e lo cappotta da bordo. Lui urla dalla sorpresa e rimane aggrappato con una mano al parapetto. La bottiglia di champagne cala più volte fino ad andare in frantumi. Quando ormai le rimane in mano solo il collo della bottiglia rotto, infierisce con quella. Deve aver mollato la presa, visto che poco dopo la getta in mare.
La osservo mentre si rimette le scarpe, si liscia l’abito e si sporge a controllare.
Ha fatto la stessa cosa che feci io più di sessant’anni fa e che mi trasformò nell’armatrice più importante d’Italia.
Rimane da verificare ancora una cosa.
“Signora?” Cesira è alle mie spalle pronta a spingermi nel salone.
“Ciao, Adele.” La saluto appena usciamo dall’angolo buio. “Cosa ci fai qui sola?”
“Mi godevo la serata, nonna. Tu sei pronta per dare il via ai festeggiamenti?”
Non un capello fuori posto, nemmeno un attimo di esitazione.
“E tuo marito?”
“Dovrebbe già essere nel salone ad aspettarmi. Vengo con te, nonna.”
Ci sono 450 invitati che mi applaudono e festeggiano. Mi faccio portare sul palco e abbagliata dai lampadari di cristallo faccio il mio tremolante discorso di benvenuto e ringraziamenti, tenendo d’occhio Adele.
Appena termino, la cena ha inizio e i camerieri servono le entrée.
Adele si avvicina :“Nonna, non trovo mio marito. Il cellulare suona a vuoto. Credo di dover chiedere aiuto al capitano per fare una ricerca, non vorrei si fosse sentito male da qualche parte.”
“Certo Adele, informalo subito.”
Brava ragazza. La perquisizione della nave durerà almeno un’ora e saremo lontanissimi dagli avanzi frullati di Riccardo, qualsiasi ricerca in mare sarà infruttuosa e io penso proprio di aver trovato chi prenderà il mio posto in azienda: una donna dal sangue freddo capace di prendere decisioni difficili.
Un altro disperso nelle acque internazionali, di cui ci ricorderemo con amore e devozione.