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[Lab n.19] Almeno cinquecentomila!

Posted: Fri Feb 06, 2026 7:07 pm
by sefora2
«Che dici, mi tocca una pausa di scarico?» chiede Paolo posando il manubrio.
Faustino controlla la scheda: «Non mi sembra necessario, ti alleni utilizzando una divisione in mono frequenza. Ogni giorno  è dedicato a un gruppo muscolare principale, con qualche richiamo secondario: il rischio di sovrallenamento è molto basso. Come sai, preferisco modulare l’intensità, piuttosto che farvi fermare completamente.»
«Meglio così. In questi sei mesi ho fatto un bel progresso e mi sento anche meglio» approva Paolo, intento agli esercizi di stretching.
Mentre lui fa la doccia, Faustino mette in ordine gli attrezzi, spegne le luci e si cambia. E, seduto nel piccolo ufficio, un box a vetri, dà un’occhiata al suo sito you tube in attesa di chiudere. Sorride: i follower sono aumentati di dieci unità! Non male, però un “vero” influencer dovrebbe averne migliaia… Una “fissa” stupida, per la sua ragazza, ma lui ne sarebbe davvero felice! Sospira.
È sabato, manca poco alle 13; uscito Paolo, l’ultimo in palestra, la sua settimana è conclusa.

Simona pranza alla mensa. Comunque sono un po’ in freddo e spesso rimane a casa dai suoi. Così, dopo un pasto sobrio e solitario, Faustino rassetta la cucina, avvia la lavatrice e pubblica un breve video sull’uso dei pesi.
Verso le tre scende nel garage, dà una pulita alla moto e si dirige alla casa di riposo. Incontrerà lei, che smonta alle cinque, magari riusciranno a chiarirsi, ma gli piace comunque fare un po’ di spontaneo volontariato (così lo definisce) con i vecchietti, talvolta trascurati e soli.
La struttura -”Villa serena” il prevedibile nome- è di quelle piuttosto buone: la costruzione, eredità di un’antica benefattrice, appare ben tenuta e così il parco, non esteso ma con grandi alberi. Offre camere singole e doppie, con bagno interno, spazi comuni, mensa, attività varie; il personale è adeguato, l’assistenza medica sufficiente.
Così, mentre parcheggia, Faustino si ripete distratto che, se a suo tempo ne avrà i mezzi, stare lì non gli andrebbe poi male.
A quell’ora gli ospiti hanno riposato e, grazie alla bella giornata, sono quasi tutti all’aperto. Simona fa compagnia a due signore, una con il bastone, che passeggiano lungo il viale.
Vittoria, la più loquace, gli rivolge la solita battuta: «Suvvia, devi farti chiamare Faustone!»
«Ci provo, ma ormai sono ...ino per tutti. Dov’è Fausto, a proposito?» chiede a Simona.
Non l’ha visto dopo pranzo dev’essere in camera, sarà una delle giornate in cui parla da solo in tedesco, risponde lei, ancora sostenuta.
Nessuno là conosce la lingua, né lui di degna di tradurre, così quei soliloqui rimangono oscuri. Come sa anche Faustino, a “Villa serena” vengono accolte solo persone autosufficienti, però vi rimangono in caso di patologie successive, purché gestibili: demenze non gravi, deambulazione difettosa e simili.
Fausto, gli ha detto Simona, è arrivato alla “Villa” prima ancora di Giacomo, l’infermiere più anziano, e ha sempre fatto così, ma senza altri problemi. Di solito sta bene, è un uomo istruito e ama raccontare storie dei tempi antichi e che molti ospiti ascoltano volentieri.
Faustino l’ha accostato attratto dall’omonimia per chiedergli se, come lui, porta il nome del nonno e la risposta, piuttosto stramba (“Già da secoli“), l’ha intesa come affermativa.
Poi hanno fatto per così dire amicizia, pure lui apprezza le narrazioni del vecchio, che però si dimostra attento anche al presente: si è interessato alla sua attività, ai video che gli ha mostrato e persino ai follower che cerca di attrarre.
Dopo un giretto di saluti nel parco, Faustino dà una mano al fisioterapista in palestra -la finalità precipua del suo volontariato- e quando ha finito sale al primo piano. La porta di Fausto è chiusa e, come altre volte, gli sente pronunciare ad alta voce frasi in tedesco. Tra l’una e l’altra tace, quasi in attesa di una risposta.
Affollata quella porta: in momenti diversi, per fortuna.
Faustino lo viene a sapere quando raggiunge comunque Simona, sperando di rabbonirla, ma lei subito lo interrompe. La signora Bianca - paziente nuova un po’ ficcanaso- ha costretto a origliare una nipote in visita che sa il tedesco! Piuttosto seccata, la ragazza ha comunque tradotto qualcosa, tanto per contentarla.
«E cosa diceva?»
«Niente di che, recitava poesie. Il pezzo che ha sentito parlava del vuoto eterno...»
Faustino vorrebbe trattenerla, ma lei corre via con un “ciao” anodino.

Preso atto che la relazione vacilla, Faustino si dedica con impegno alla palestra e alla rete. Riprende il blog sull’alimentazione dello sportivo che ha un po’ trascurato, proponendo una nuova dieta iperproteica, e scrive un articolo sulla necessità del buon sonno ai fini dell’incremento muscolare che gli procura diversi commenti positivi.
Una piccola ditta di integratori naturali gli telefona per proporgli un contratto pubblicitario: concorda un incontro.
Quando torna a “Villa serena” Simona non è di turno. Nel parco scorge Fausto di spalle seduto su una panchina e nell’avvicinarsi per salutarlo si rende conto che parla da solo: a meno -pensa ironico - che non si rivolga al gatto nero acciambellato lì accanto.
Il vecchio usa al solito il tedesco, e il tono è piuttosto alto. A Faustino viene improvvisa un’idea: rimane dietro di lui, celato da un cespuglio, e registra con il cellulare le sue frasi per forse una decina di minuti. Comincia a sentirsi un cretino quando l’altro tace e si alza; anche il gatto salta giù, dileguandosi.
Faustino si sposta tra il verde così da incontrarlo di fonte e ancora una volta si rende conto di non sapergli dare un’età. Fausto, abbastanza alto, canuto ma dritto, poche rughe marcate in volto, sguardo chiaro e penetrante, è come sempre vestito con cura e si muove senza difficoltà.
Dopo i saluti, scusandosi per l’indiscrezione, gli dice che si è reso conto della crisi di coppia, ma non dubita che passerà.
«Non lo so. A Simona dà noia che stia troppo in rete e voglia attirare follower, ma bravi trainer ce ne sono tanti… È anche un settore in cui non è facile diventare macro influencer e solo loro attirano grossi contratti» si lamenta Faustino.
«E quanti follower deve avere un macro influencer
«Da cinquecentomila in su...»
Fausto riconosce che sono in effetti un bel po’ e, fissandolo incuriosito, chiede cosa sarebbe disposto a fare per averli.
«Niente di illegale, si capisce, ma per il resto… Qualunque cosa!»
«Anche un patto con il diavolo?» chiede sorridendo Fausto.
Faustino sta al gioco e annuisce convinto: anche quello! Mentre si accomiata per andare in palestra, il gatto nero gli passa davanti.

Nel giro di qualche settimana la vita di Faustino inizia a svoltare e da allora in poi accelera vertiginosamente: video e lezioni dei suoi esercizi moltiplicano le visite, il blog guadagna iscritti a centinaia e, soprattutto, l’incremento dei follower supera ogni record. Anche la palestra è super affollata.
Riceve diverse buone proposte pubblicitarie, inviti dalle radio e dai canali TV del settore, lo intervistano parecchie testate giornalistiche.
Insomma diventa in breve una star: corteggiatissimo, manco a dirlo, da non poche belle ragazze.
Lui, incredulo e frastornato, fatica a barcamenarsi fra tante novità eclatanti: felice ma insieme turbato, non riesce a mettere in ordine sensazioni e pensieri.
Fra tante novità e impegni, il suo volontariato a “Villa serena” si è interrotto, né ha più visto Fausto, di certo chiuso in camera le ultime volte che c’è stato.
Ha pensato di chiedere a Simona, ma anche lei è uscita di scena: qualche messaggio di congratulazioni, nessun ravvicinamento. Quasi ogni sera prova l’impulso di chiamarla, però s’impappina nel mettere insieme cosa dirle e lascia perdere.

Una mattina si sveglia molto presto: impaurito e insolitamente lucido. Lui non crede certo alla Befana e si sentiva una persona razionale finché non gli è cascata addosso quella  improvvisa e singolare fortuna. E quando? Dopo aver registrato il soliloquio di Fausto!
È riuscito a tradurlo  grazie a una IA, ormai sono bravissime, ma ci ha capito ben poco. Fausto recitava un lavoro teatrale, a suo parere, però mancavano le battute dell’altro personaggio, sostituite da lunghe pause di silenzio.
L’ha tenuto in memoria, prende il cellulare.
- Un imbroglio senza fine, maledetto, non reggo più, devi liberarmi.

- No! Neppure una volta, in questo schifo di mondo, c’è stato qualcosa che meritasse: ingiustizie e guerre, sopraffazioni e inganni.

- Hai fatto morire Margherita, il mio unico amore!

- Elena? Figurati, una stupida persino a letto.

- Non mi sopporti più? E mi lasci andare se un altro…

Un piccolo barlume passa nella mente di Faustino, ma subito si spegne. Chiama Simona.
Vuole andare con lei a parlare con Fausto. Impossibile, è scomparso! Gli viene da piangere: «Ti prego, solo tu puoi aiutarmi!»

Faustino è un ragioniere, ma Simona ha frequentato il liceo pedagogico. Riconosce subito la storia: la sua prof si era laureata con una tesi su Goethe e non perdeva occasione di parlarne.
«Ma sì, l’opera è in versi, Fausto avrà citato qualche frase per come la ricordava...» Trova il testo in rete e  gli riassume la trama.
«Ho capito tutto – grida Faustino fuori di sé – è lui Faust! Parlava con il diavolo, ascolta la traduzione: lo libererà dal patto se trova un altro… L’altro sono io, lui è sparito! Ecco da dove viene questa fortuna!»
«Piantala di dare i numeri: hai successo perché la gente è scema! Capita, poi passa… Mica ci credevi: sei pure ateo, quale anima puoi dare al diavolo?»
Ma lui insiste, ormai non sa più cosa crede o non crede.
«D’accordo, -lo asseconda infine Simona- recita la frase di Goethe: se l’anima esiste l’avrai salvata, sennò non cambia niente.»
«Niente, dici?» Faustino si calma.
«O magari tutto torna come prima... Ecco qui: Faust deve dire all’attimo fuggente: “Fermati, sei così bello!”»
Faustino tace; si guardano.

Re: [Labocontest n.19] Almeno cinquecentomila!

Posted: Fri Feb 06, 2026 7:14 pm
by sefora2
Sul finale (e un po' d'altro)

Non potevo certo imitare il finale goethiano e neppure contraddirlo: lasciarlo aperto era inevitabile!
Dato lo spunto, è anche simbolico: il messaggio morale è implicito.
In verità l’ho messo per così dire in ridicolo, quasi non volendo, man mano che il personaggio prendeva corpo ( !) e la storia andava avanti. Non ho infatti motivi di risentimento nei confronti di Faust!

Mi è capitato  di conoscere il mito molto presto, intorno ai dodici anni: l’Urfaust e i due Faust erano sopravvissuti alla guerra, nella casa bombardata dei nonni. Li ho anche ereditati.
Il Doctor Faustus di Mann  è invece una conoscenza adulta.
Goethe l’ho poi incontrato anche in filosofia, ma per motivi diversi. Nel chiedermi oziosamente negli anni per ottenere cosa si potrebbe dare l’anima al diavolo (sono atea) ho, com’è ovvio, tenuto conto dei tempi. Alcune  pulsioni di fondo  resistono (bellezza, gioventù, ricchezza…); la “sete” di conoscenza del Faust originario ha tutt’altra fisionomia, ma  dopo tutto rimane, elitaria; variabili invece  in concreto -e non potrebbe essere altrimenti- i “parametri” della felicità che Mefistofele promette a chi accetta il patto.
Quelli di Faustino mi sembrano, nella loro banalità,  abbastanza in linea con il periodo in cui ci troviamo.  Altri ce ne sono e saranno…

A proposito di Faust  il germanista  Berghahn ha infatti scritto: «E tuttavia, se ci fosse ancora qualcosa da dire?»

Il Vuoto eterno è nominato nel Prologo del primo Faust.
«È passato!» Che senso si ricava?
È come se non fosse stato affatto,
eppure gira in tondo, come fosse.
Per me io preferisco il Vuoto eterno.»