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[Lab 19] Silantropia

Posted: Fri Feb 06, 2026 11:55 am
by Artemis
La minuscola Peugeot verde si inerpicava sulla statale tutta tornanti e buche, nello sfiancante tentativo di raggiungere l’ultima frazione di quella lunga giornata. Una prova che superava ogni giorno, da vent’anni. Gino Paoli cantava dall’autoradio “Senza fine, tu sei un attimo senza fine, non hai ieri non hai domani, tutto è ormai nelle tue mani, mani grandi, mani senza fine" e suor Teresa, alla guida, annuiva come fosse l’assioma della sua vita consacrata.
Ogni giorno percorreva quella strada, senza interruzione di stagione o calamità. Un peregrinaggio quotidiano da una frazione all'altra, da una casetta all'altra della sua piccola parrocchia sulle pendici della Sila. La Calabria non era la sua terra, ma l'aveva adottata. Sembrava ancora giovane, ma era a quel punto della vita in cui ormai, se ti guardi indietro, il tuo paese d'origine ti appare un altro mondo.
Arrivò da Concetta a un'ora dal tramonto. L'anziana donna l'aspettava come sempre sull'uscio, sapendo che sarebbe venuta. Si scambiavano gentilezze, dicevano una preghiera assieme, si aggiornavano sulle novità del paese. E la giornata di Concetta cambiava, prendeva peso.
Negli ultimi tre giorni la signora aveva un ospite, la nipote ventenne, che nel resto dell'anno viveva su al nord con padre e madre. Alcuni giorni col padre, altri con la madre.
"Resta qui con noi Nuzza" l'aveva invitata Suor Teresa "Non ci scambiamo certo segreti, io e tua nonna", ma la ragazza aveva declinato scuotendo il capo, mettendosi in disparte con le cuffie alle orecchie.
"Il caffè è pronto, Suò" puntualizzò Concetta, come se fosse la cosa più importante del mondo, il gesto d'accoglienza assoluto. Lo versò nelle tazze di porcellana e affiancò dolcetti al sesamo, per gradire. "Allora, che c'è di nuovo in basso?" chiese, riferendosi come al solito al centro del paese, che in linea retta era a breve distanza, ma quasi tutta in altitudine.
Suor Teresa si prese un istante per trovare le parole giuste "Suor Maria ieri ha lasciato il convento per andare a servire in una comunità agricola emiliana. Era l'ultima consorella, non c'è più niente per me laggiù, penso che me ne andrò presto anch'io". Fu un duro colpo, lo lesse nello sguardo dell'anziana, che divenne all'istante affaticato.
"Senza la tua guida spirituale, il nostro piccolo paese si spegnerà" le disse Concetta, con una lucidità che non si aspettava. Il dolore per quel potenziale allontanamento, le aveva permesso di uscire per un attimo dalla nebbia della senilità. "Hai tenuto a battesimo mia figlia e buona parte delle sue amiche, hai delle responsabilità" la riproverò. Qualcosa aveva richiamato anche l'attenzione di Nuzza, che si tolse le cuffie, ma restò muta.
Suor Teresa provò ad addolcire la pillola "Abbiamo ancora molto tempo da trascorrere assieme. Ma non mi va di vivere tutta sola in quella grande casa fatiscente", ma non sortì l'effetto atteso. Anzi, Concetta si accese in volto "Fatiscente, in decadimento, come tutti i tuoi parrocchiani! Lo sai, Suor Teresa, il mio tempo su questa terra è ben diverso dal tuo". Suor Loredana si allarmò e Nuzza venne verso di loro, temendo che la nonna avesse un malore. Poi tutto passò. Concetta si calmò, senza motivo, come se i pensieri pesanti fossero stati soffiati lontano.
Quella sera Suor Teresa restò più a lungo del solito. Chiacchierarono di cose futili e di cose utili, come sempre. Sciolse la lunga treccia sale e pepe di Concetta, in preparazione alla notte. Quando si sentì meno in colpa per averla turbata, si accorse che un tramonto violaceo salutava il paese dal mare.
"Nuzza, te la senti di guidare la mia auto? Non vedo molto bene al buio e non mi fido dei tornanti, anche se li conosco a memoria" propose. Imprevedibilmente la nipote confermò "Certo. Vado e torno, nonna. Non stare in pensiero". Concetta si dimostrò permissiva "Visto che si sente sola, puoi dormire da Suò e darle una mano con il giro di domani".
 
La Peugeot scivolava lungo le strettoie del borgo, con autonomo senso dell'orientamento, nonostante al volante ci fosse una ragazzina di fuori. Lungo tutto il tragitto, Suor Teresa non parlò, le sembrò il modo migliore per mettere Nuzza a suo agio. "A che ora è la fine del Mondo? Che rete è? Che ora è?" gracchiava il mangiacassette, quando arrivarono in piazza. 
"Accidenti, sono le otto e mi stavo scordando di Sandru". Ci andarono a piedi. Lui aspettava Suor Teresa, come tutti gli altri, con la moka già sul fornello a gas. Lei gli donò della marmellata artigianale e del conforto morale, per la gamba di legno che doleva come una vera. Poi gli riscaldò l'acqua per della tinozza, per il bagno.
"A lui non l'hai detto, che te ne vuoi andare" sottolineò Nuzza, sul cancello di casa. "Con tua nonna è diverso, ci conosciamo da quando sono arrivata in questo paese" "E' da molto?" "Abbastanza" "Ti mancherà?" "Tantissimo" "A me sta stretto dopo tre giorni" e finalmente entrambe si lasciarono andare in un risolino d'intesa. Suor Teresa estrasse la lunga chiave arrugginita e con gran clangore entrarono nello spoglio edificio adibito a convento. Era stato una scuola, un filatoio e infine un dormitorio per religiose. Per tutto il secolo scorso, soltanto l'esistenza di quella comunità aveva indotto qualcuno a trasferirsi in quella magnifica terra depressa.
"Suor Teresa, ti devo chiedere una cosa. Ho trovato questa a casa della nonna" e gli porse una vecchia fotografia incorniciata, degli anni settanta, se non precedente. Vi si riconosceva Concetta, allora una giovane madre. Al suo fianco, nella foto, intenta a impastare del pane, c'era una suora, all'incirca sua coetanea. "Non riesco a capire come sia possibile: sei tu quella con la nonna".
Suor Teresa squadrò la fotografia intensamente "Qualcuno che mi assomiglia, io non so impastare" negò con naturalezza, restituendo il ricordo a Nuzza. "Con tutto il rispetto, non mi prendere in giro. So' riconoscere le persone, soprattutto se non sono per nulla cambiate. Sei ancora la stessa della foto" si ribellò la ragazza.
La suora la fissò negli occhi e replicò in tono militaresco "Con tutto il rispetto, forse non ero neppure nata allora". Poi le voltò le spalle, raggiunse l'armadio, ne estrasse biancheria pulita per il letto e le indicò la stanza in fondo al corridoio "E' l'unica a cui arriva ancora l'acqua calda. Domattina sveglia alle sei, il giro di assistenza domiciliare parte alle sette".
 
Nuzza si rigirò nel letto rigido, ma non era quello il problema. Si alzò per raggiungere il bagno e sentì dei rumori oltre la finestra. Al di là, c'era una colata di catrame, che faceva da tetto del piano di sotto. E su quella superficie piatta, come fosse in spiaggia, stava sdraiata Suor Teresa. Aprì le ante della finestra e si accorse che ascoltava una radiolina, rigirava una moneta sulle dita come un prestigiatore e guardava le stelle.
Nuzza scavalcò e mise i piedi nudi sul catrame "Posso?". Suor Teresa le fece segno di avvicinarsi e sdraiarsi. "L'hai mai visto un cielo così in Pianura Padana?" "Direi di no" ammise subito, stesa a pochi centimetri dalla suora. Potevano sussurrare e sentirsi, nonostante il sottofondo della radiolina.
"Anch'io quaggiù ho visto cose che altrove non esistevano" ammise Suor Teresa "Cose che accadevano a chi dal nord si trasferiva qui. Praticamente soltanto consorelle".
Nuzza non rispose. Ma sotto il silenzio covava il tizzone ardente di una domanda scomoda. Si fece avanti "Nonna ha detto che hai tenuto a battesimo mia madre. Ma mia madre è più vecchia di te di almeno quindici anni. Non capisco" "I vecchi come tua nonna si confondono, incrociano i ricordi, li ricostruiscono se li aggrada, ma per loro sono reali" la interruppe Suor Teresa.
"Non ha senso, ma questo confermerebbe che quella della fotografia..." "Pensavo che voi nativi digitali foste allergici alla carta fotografica" la interruppe, con sarcasmo.
"Credi davvero che una suora immortale se ne stia confinata in questo paese per sempre?” "Lo hai detto tu, i vecchi come mia nonna non hanno il senso del presente e del passato. In questo paese ci sono solo loro, quale luogo migliore per passare inosservata?".
"D'accordo, solo per gioco, basiamoci su quest’ipotesi assurda. Perchè?"
"Forse ti mangi il loro cervello prima di portarli al cimitero, ti allunga la vita".
"Bella questa. Oppure mi approprio delle loro eredità, per vivere la mia lunga vita in un lusso sfrenato" disse, guardando con ironica soddisfazione lo sfarzo di quel tetto catramato.
Risate diffidenti, reciproche.
"L'ombelico del mondo, dove non si sa dove si va a finire, e risalendo dentro sé stessi alla sorgente del respirare" cantava qualcuno dalla radio disturbata. Come il gallo che canta tre volte, pensò Suor Teresa. Era il momento.
"Io non sono quello che tu credi io sia" e si fece più seria, "Però quel che succede qui, resta qui, non viene con me".
Non poteva andare oltre. Non poteva rivelare a quella ragazzina ciò che per decenni era stato il segreto della loro comunità, che era stato imposto come tale dalla Santa Sede. Non poteva dirle che i papi  avevano ritenuto troppo pericoloso rivelarlo al mondo. Alcuni di loro, pensavano potesse annientare l'umanità.
"Buona notte, a domani, puntuale" tagliò corto, levandosi dal tetto e andando verso il letto.
 
Erano le cinque, Nuzza dormiva nella stanza più lontana della casa. Suor Teresa le aveva lasciato un biglietto: una sola frase, ma che le avrebbe dato l'opportunità di riprendere da dove lei stava lasciando. Non aveva nessun problema a guidare nel buio, era stata solo una scusa, per portarla con sè. 
Scese le scale di soppiatto, con una sola valigia, il necessario per ricominciare altrove, senza il dono. La serratura della Peugeot scattò con un clang fragoroso nel silenzio della notte paesana. Si mise al volante e avviò il motore.
"E il nostro giro dei vecchietti?" disse una voce dal sedile posteriore. Quasi le venne un colpo, "Nuzza! Che ti salta in mente? Volevo..."
"Ti sei già compromessa, Suo'. Ti dichiaro in stato di fermo per tentata divulgazione di segreto di stato"

Re: [Lab 19] Silantropia

Posted: Fri Feb 06, 2026 12:17 pm
by Artemis
Ecco subito il mio commento riguardo allo sperimentare col finale.

Molto interessante il dover pensare una storia, concentrandosi sul finale, visto che di solito non procedo così, anche se mai lo trascuro. Infatti il finale ad effetto è uno dei miei tocchi d'autore preferiti, quando leggo e quando scrivo. Non vi rinuncerei mai volentieri.

Per la storia Silana non volevo un finale aperto, ma un finale che riaprisse, che cambiasse il punto di vista con cui il lettore aveva letto la storia sino a quel momento.
Non so se ci sono riuscito, ma volevo dar l'impressione che fosse sempre Suor Teresa a tenere tutto sotto controllo, ad essere l'unica depositaria del suo segreto. 
E' forse così anche nella vita di tutti i giorni, pensiamo di avere la verità in tasca riguardo ad un argomento, fino a quando qualcuno ci da lo spunto giusto.
Ho preferito non rivelare sino in fondo le modalità con cui Suor Teresa e alcune religiose acquisiscono il loro dono (lo si può inturire anche senza l'ultimo indizio, scritto sul biglietto lasciato a Nuzza e nella mia testa), proprio per dare al lettore la riapertura di postume elucubrazioni.
Complimenti a tutti quelli che vi ci stanno cimentando, ho letto parecchi pezzi (e finali) interessanti. Appena posso, vi darò un commento.

Re: [Lab 19] Silantropia

Posted: Fri Feb 06, 2026 4:43 pm
by Poeta Zaza
Artemis wrote: Il dolore per quel potenziale allontanamento, le aveva permesso di uscire per un attimo dalla nebbia della senilità.
Quella virgola separa il soggetto dall'azione, la toglierei.
Artemis wrote: Suor Loredana si allarmò e Nuzza venne verso di loro, temendo che la nonna avesse un malore
Da dove esce questa Suor Loredana, visto che c'era solo sr Teresa sinora?
Artemis wrote: Ho trovato questa a casa della nonna" e gli porse
le porse
Artemis wrote: i si riconosceva Concetta, allora una giovane madre. Al suo fianco, nella foto, intenta a impastare del pane, c'era una suora, all'incirca sua coetanea. "Non riesco a capire come sia possibile: sei tu quella con la nonna".
Giovane madre perché ha un bambino accanto?
Artemis wrote: So' riconoscere le persone, soprattu
So senza accento

Artemis wrote: La suora la fissò negli occhi e replicò in tono militaresco "Con tutto il rispetto, forse non ero neppure nata allora". Poi le voltò le spalle, raggiunse l'armadio, ne estrasse biancheria pulita per il letto e le indicò la stanza in fondo al corridoio "E' l'unica a cui arriva ancora l'acqua calda. Domattina sveglia alle sei, il giro di assistenza domiciliare parte alle sette".
Interessante svolta della storia...
Artemis wrote: pensò Suor Teresa. Era il momento.
"Io non sono quello che tu credi io sia" e si fece più seria, "Però quel che succede qui, resta qui, non viene con me".
Risposta sibillina...
Artemis wrote: Non poteva andare oltre. Non poteva rivelare a quella ragazzina ciò che per decenni era stato il segreto della loro comunità, che era stato imposto come tale dalla Santa Sede. Non poteva dirle che i papi  avevano ritenuto troppo pericoloso rivelarlo al mondo. Alcuni di loro, pensavano potesse annientare l'umanità.
Addirittura!
Artemis wrote: Erano le cinque, Nuzza dormiva nella stanza più lontana della casa. Suor Teresa le aveva lasciato un biglietto: una sola frase, ma che le avrebbe dato l'opportunità di riprendere da dove lei stava lasciando. Non aveva nessun problema a guidare nel buio, era stata solo una scusa, per portarla con sè. 
Scese le scale di soppiatto, con una sola valigia, il necessario per ricominciare altrove, senza il dono. La serratura della Peugeot scattò con un clang fragoroso nel silenzio della notte paesana. Si mise al volante e avviò il motore.
"E il nostro giro dei vecchietti?" disse una voce dal sedile posteriore. Quasi le venne un colpo, "Nuzza! Che ti salta in mente? Volevo..."
"Ti sei già compromessa, Suo'. Ti dichiaro in stato di fermo per tentata divulgazione di segreto di stato"
Suor Teresa ha il dono dell'immortalità, che perde volutamente allontanandosi dal suo convento?
La giovane Nuzza sa del suo "dono" e cercherà di fermarla? O la sostituirà?
Un finale aperto di un racconto fantasy? Non me lo aspettavo proprio.
Ben scritto. Piaciuto!

Bravo @Artemis  :)