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[Lab 19] Tu mancia!

Posted: Tue Jan 27, 2026 4:03 pm
by Luquandus
C’era stato un tempo in cui gli uomini erano felici di stare al mondo, questo Mauro lo ricordava, anche se facevano un lavoro di merda come il suo, impilare casse e a scaricare camion. Poi le cose erano precipitate e molti erano finiti al fronte a farsi sparare da qualche slavo del cazzo sul confine orientale per compiacere quei vecchi politicanti. Perché non ci andavano loro al fronte, ovviamente; i vecchi decidevano la guerra ma a morire andavano i giovani. Il giorno in cui avessero alzato l’età di leva a settant’anni probabilmente non si sarebbe più dichiarata una guerra in giro per il mondo.

«Che ora è?» disse a mezza voce Mauro tergendo le grosse gocce di sudore che gli imperlavano la fronte e gli scorrevano sull’ispida barba scura. Girò lo sguardo all’interno dell’enorme capannone in cui da anni ormai passava le sue giornate e vide che anche gli altri colleghi iniziavano a raccogliersi in gruppetti e smezzarsi qualche sigaretta. Erano i fortunati, loro, dichiarati indispensabili per le necessità di produzione e approvvigionamento della nazione e dunque esentati dalla partenza per il fronte. All’inizio della guerra mangiavano leggermente meglio di tutti gli altri, poi era stata introdotta la bella novità chiamata razionamento: un tot di cibo a famiglia, che in genere non bastava neanche se stavi da solo figurarsi se avevi anche dei figli. A causa della guerra ormai in Italia si mangiava solo quello che si produceva. Erano quelli i momenti in cui la gente rifletteva sulla lungimiranza di aver spinto decenni per avere tutti nelle università e nessuno nei campi o nei pascoli: in piena crisi c’erano tantissime persone brave ad usare Excel ma pochi in grado di coltivare la terra e produrre cibo a sufficienza.

«La sapete la novità? Quegli del ministero hanno affidato la distribuzione del cibo all’intelligenza artificiale. Vedremo qualche robottino vestito da chef arrivare a portarci la sbobba». A parlare era stato Angelo Bandelli, il caposquadra, alto e segaligno con la barba di tre giorni e due occhi duri come selce. Prima della guerra era impiegato nel recupero crediti. Allo scoppio della guerra aveva deciso di entrare nella produzione per evitare il fronte. «Metti che mi trovo in caserma con qualche stronzo di quelli a cui ho tolto la macchina - diceva - rischierei di beccarmi una fucilata». Un coro di commenti misti ad imprecazioni si sollevò dal crocchio di operai, Bandelli sorrise fra sé immaginandosi un robot con le sembianze di Cracco, poi gettò in terra in mozzicone consumato fino a metà filtro e se ne andò in ufficio. Tutti gli altri rimasero ancora per un po’ in gruppo, muti. C’erano spie dappertutto, era risaputo, e qualsiasi forma di dissenso troppo evidente poteva comportare il trasferimento immediato al fronte orientale. Mauro si sentiva rodere il culo ma doveva tacere. Non sapeva come si era arrivati fin lì ma sapeva che se sei in un mare di merda non serve nuotare contro corrente, con gli spruzzi che ti arrivano in faccia, meglio lasciarsi trasportare nella direzione più sicura.  

Al fischio della sirena spense il mozzicone della sigaretta grattandolo contro la parete e se lo mise in tasca, poi si diresse verso lo spogliatoio per prendere la gamella del pranzo. Altra novità. La mensa era sempre stata uno schifo, ma almeno ti servivano il cibo in un vassoio e potevi sederti ad un tavolo insieme agli altri. Poi era arrivata la guerra e tutti quei bei cambiamenti del cazzo, compreso il dover mangiare in un secchio come i maiali. Dopo aver chiuso l’anta del suo armadietto con un calcio Mauro uscì dallo spogliatoio e si diresse al piazzale della distribuzione dove qualche volontaria dell’assistenza, solitamente zitelle incarognite con rosari al collo e ginocchia ossute, versava mestolate di roba vagamente commestibile nella gamella e consegnava del pane e un pacchetto di sigarette dal sapore ogni giorno più schifoso. Ma c’era poco da lamentarsi, la distribuzione del pacchetto era quotidiana ed era una fortuna, visto che gli unici ad avere sigarette erano i militari e gli addetti alla produzione mentre gli altri dovevano ricorrere al contrabbando o arrangiarsi. Avvicinandosi a passo lento, con la fame che saliva, vide dei curiosi aggeggi che ricordavano dei grossi distributori automatici di bevande. La cosa che però saltava all’occhio era la scritta “EuroGym” che campeggiava sulla facciata frontale sopra la quale spiccava il faccione gigante di un uomo vestito in camice bianco, con i capelli sparati in maniera disordinata ed un grosso naso. 

«Ma cosa cazz…» esclamò nel momento in cui la sua memoria richiamò dallo slot giusto il ricordo della figura che spiccava sul portellone anteriore della macchina, poi fu preso da uno scoppio di risa che cercò subito di dissimulare chiudendo la bocca nell’incavo del braccio come in preda ad un accesso di tosse. Era un ricordo di molti anni prima, quando il mondo ancora era normale e lui aspettava il film della sera da guardare dopocena con suo padre. Ed ora su quella macchina rivedeva uno dei personaggi più iconici ideati dal geniale Paolo Villaggio, quel professor Birkenmeier spietato dietologo con metodi da Mengele e spassoso accento italo-tedesco. Col famoso dialogo della scena con le crocchette di patate lui e i suoi compagni di scuola avevano riso per settimane. Riuscì a ritrovare il controllo del proprio viso e fece altri due passi in avanti, per nulla sorpreso delle espressioni perplesse che scorgeva sul viso di quelli che lo avevano preceduto. Poi si ricordò di aver letto di macchine del genere che erano state impiantate anni prima nelle palestre più alla moda, quando l’uso dell’intelligenza artificiale aveva iniziato a soppiantare il lavoro di personal trainer, allenatori e nutrizionisti. Fece altri due passi, davanti a lui c’era il solo Gobetti con la gamella stretta nelle due mani. Mentre lo osservava attentamente per capire in che modo collocare il recipiente nel distributore sentì una voce metallica dall’inconfondibile accento esclamare «preko, avanti altro che mancia». 

Tutta la compostezza del viso che aveva faticosamente cercato di rimettere insieme in quei minuti andò in pezzi in un solo istante. Lo scoppio di risa fu così prepotente che Mauro dovette tirarsi fin sopra al naso il colletto del camicione e vibrarci dentro come in preda alle convulsioni. Erano anni che non gli capitava di ridere e aveva una lunga riserva da consumare. Quel dannato aggeggio era uno spasso. Con gli occhi pieni di lacrime riuscì comunque a dare un fuggevole sguardo intorno, ma nessuno sembrava fare caso a lui. Intanto Gobetti lì davanti aveva recuperato il suo recipiente e si era diretto verso i capannelli di operai che già avevano iniziato a mangiare seduti alla bell’e meglio in giro per l’enorme piazzale.
«Preko, avanti altro che mancia». Con lo stomaco contorto esattamente a metà dai crampi delle risate e da quelli della fame, Mauro fece altri tre passi e giunse davanti alla macchina. Notò una piccola telecamerina posizionata poco sopra il ripiano e dal lieve ronzio capì che in quel preciso momento stava inquadrando proprio lui. Fece per posare la gamella nel punto indicato ma sentì la voce esclamare «preko, azpettare ankora ein momento». Fece ancora un mezzo sorriso divertito poi riavvicinò il contenitore alla macchina e lo posò all’altezza del bocchettone. Dietro al ventre di vetro del distributore vide un grosso scompartimento che conteneva una poltiglia giallastra molto densa, probabilmente qualche sbobba a base di patate o presunte tali. C’era poi un comparto più piccolo dove erano stipate delle fette di pane nero e infine un piccolo compartimento pieno di pacchetti di sigarette. Con un improvviso scatto metallico il bocchettone si aprì e lasciò cadere un po’ di minestra che riempì circa un terzo della gamella. Poi cadde una fetta di pane. Dal tubo delle sigarette invece non scese nulla. «Tu pesare centocinque kili per 1 metro e zettantacinque, oggi tu poko manciare. E nein fumare, che tu prende infarto». Mauro restò interdetto a fissare la macchina per qualche secondo, la voglia di ridere cancellata completamente dal suo viso. «Ma che cazzo dici?» esclamò a voce abbastanza alta mentre reprimeva a fatica l’istinto di avvicinarsi e prendere a calci quell’aggeggio. «Ja, tu ezzere sovrappeso, ta oggi tu dieta und no zigarette». 

Mauro sentì lo stomaco che gli si contorceva per il nervosismo. Odiava da sempre l’intelligenza artificiale perché l’aveva vista prendere in mano in maniera sempre più preponderante ogni aspetto della sua vita, ma questo era troppo. Lavorava come un mulo e mangiava in una vaschetta come i maiali, e lui se lo faceva andare bene perché almeno era un diritto acquisito. Adesso arrivava quel mucchio di circuiti con l’accento dei crucchi a rompergli le palle e a distruggergli le ultime cose che gli erano rimaste. La furia lo avvolse. Raccolse un robusto palo di ferro che stava poggiato al muro e si avvicinò al distributore. Intanto un capannello di gente si era radunata intorno a lui. Nel silenzio immoto che si era improvvisamente creato si avvertì il breve ronzio della telecamera, poi la voce metallica «preko, io avere te già consegnato razione, per oggi basta». Con gli occhi iniettati di sangue e il respiro sempre più affannoso Mauro alzò il palo di metallo tenendolo sollevato all’altezza della testa, poi con un solo colpo aprì in due lo spessore di vetro del distributore mandandolo in frantumi mentre l’aria era squarciata dal suono acuto della sirena di allarme della macchina. Senza badarci minimamente alzò il coperchio che chiudeva il contenitore del cibo e inserendo entrambe le mani a coppa iniziò a mangiare avidamente, prendendo fette di pane alla rinfusa e ficcandosele in bocca. Il suono della sirena fu sovrastato allora dalla voce metallica della macchina «tu mancia! Infermieri, presto! Lui mancia! Lui mancia!».

Re: [Lab 19] Tu mancia!

Posted: Tue Jan 27, 2026 5:45 pm
by NanoVetricida
Ciao @Luquandus
Ricordo con piacere il tuo Gino il Selvaggio, sono contento di poterti rileggere 
Il tuo lavoro mi è piaciuto molto, è divertente e significativo. Noto con dispiacere - e spero che sia solo un caso - che anche nei nostri racconti il tema della guerra diventa sempre più frequente. E ciò è molto preoccupante. 
Ho notato, ma aspettiamo il commento di persone più esperte, che forse sei un po' avaro di virgole. È solo una sensazione, non mi permetto di dare giudizi assoluti perché per me la virgola è un'apostrofo al contrario tra le parole un e apostrofo. 
Il diabolico robot tedesco mi ha fatto pensare a Renè Ferretti quando si arrabbia perché non esiste un accento tedesco normale. 
Non ho colto il riferimento al tema del labcontest, ciononostante il tuo finale è ottimo e simbolico. 
A rileggersi.  

Re: [Lab 19] Tu mancia!

Posted: Tue Jan 27, 2026 6:02 pm
by Luquandus
Ti ringrazio, quando l'ho elaborato ho cercato di pensare ad un finale che fosse strano con un racconto intorno capace di portarci pian piano il lettore, mi da come ho interpretato la traccia del contest l'ho immaginato come uno dei tentativi di finale possibili. Sulle virgole ti dirò, non amo i periodi troppo corti e probabilmente è un difetto, ma non saprei scrivere diversamente. L'omaggio a Ferretti è tanta roba, potrei essere pronto a buttare giù una nuova stagione de Gli occhi del cuore. 
A rileggerci.

L.

Re: [Lab 19] Tu mancia!

Posted: Wed Jan 28, 2026 9:01 am
by Luquandus
Autocommento
Era da un po' che pensavo ad un finale ridicolo, dove per ridicolo si intende qualcosa capace di farti ridacchiare e dire "ma va a cagare te e sto racconto". Ho scelto di provare a lavorare su qualcosa di iconico, che fosse riconoscibile ma che potesse sembrare inverosimile calato in un contesto non nativo, magari distopico come quello di un paese in guerra in cui l'intelligenza artificiale si è impadronita di molti aspetti del quotidiano (sperando che rimanga solo una distopia). Ho costruito il racconto partendo già dall'idea finale, cercando un modo per portarci il lettore, magari provando a spiazzarlo. Che ci sia riuscito poi è un altro paio di maniche, ma devo confessarvi che mi sono molto divertito a scriverlo.
Vi saluto
L.

Re: [Lab 19] Tu mancia!

Posted: Wed Jan 28, 2026 3:28 pm
by Didalinda
Ciao @Luquandus,
racconto che funziona molto bene sull’ironia sporca e crescente, capace di far sorridere e allo stesso tempo di mettere a disagio: il disagio nasce dal contrasto tra il comico e il reale, tra il ridicolo e il violento.
Il richiamo a Villaggio e al grottesco non resta solo citazione, ma diventa una chiave efficace per parlare di controllo dei corpi e della fame. Mi piace l’idea della guerra non tanto come morte o distruzione, quanto come controllo sul corpo. Anche nel finale, quando Mauro frantuma il distributore e mangia a mani nude mentre l’IA lo sgrida con «tu mancia! Infermieri, presto! Lui mancia! Lui mancia!», c’è una punta di ilarità che rende la scena ancora più disturbante. Mi ha accompagnato fino alla fine, e il finale sembra quasi l’unica soluzione possibile.
L’accento e la voce metallica dell’IA sono una trovata riuscita, anche se a tratti rischiano di prendere un po’ il sopravvento. Nel complesso, però, l’idea è forte e portata avanti con coerenza.
Anche a me il racconto è piaciuto molto.