[MI190] L’inquietante cabina del villaggio turistico Miraggio del Sol
Posted: Tue Jun 30, 2026 10:36 pm
1. Spiati
Raccontate una storia ambientata nel bagno di un villaggio turistico. Non importa quanti siano i personaggi, le azioni, la fantasia con cui si può riempire. Ma in quelle quattro mura, quelle soltanto, all'improvviso arriva la sensazione di essere spiati.
L’inquietante cabina del villaggio turistico Miraggio del Sol
Stefania Carella, 38 anni, Pavia, era una donna piuttosto anonima.
Almeno d’inverno.
Altezza media, sogni medi e l’aria di chi non ci capiva un accidente.
Non che fosse stupida, era pure laureata in lettere moderne: era quell’espressione svagata che la fregava. Chiunque le rivolgesse parola finiva sempre per sincerarsi che avesse capito.
“Certo” rispondeva puntuale, con gli occhialoni che le scivolavano sul naso aquilino, un po’ deviato verso destra.
Stefania Carella, 38 anni, Pavia, non badava troppo all’estetica. Appariva sciatta, con i capelli in disordine, gli abiti spiegazzati e le ballerine di dubbio gusto.
Erano anni che gli uomini non le rivolgevano un complimento e, da quando si era sposata – quasi dieci anni prima, con due bimbi dalla medesima aria svagata – aveva smesso di farci caso.
Almeno d’inverno.
D’estate, il vento cambiava. In costume da bagno, il suo corpo si trasformava. Anche a trentott’anni, dopo due gravidanze, poteva vantare un fisico da Miss Universo: roba da far uscire il sangue dal naso ai bagnini che, al suo passaggio, smettevano di monitorare gli aspiranti suicidi al largo per non perdersi quel paradisiaco ballonzolare d’ogni ben di Dio, suddiviso in due quarti anteriori e due quarti posteriori, capaci di oscurare il resto della fauna marina.
D’estate, persino la sua espressione cambiava. Sembrava addirittura capirci qualcosa.
Quella cabina le dava i brividi. Era già il terzo giorno che, prima di pranzo, si cambiava il costume e usciva dal bagno con una sensazione di viscido addosso.
Si rivestì in tutta fretta, con l’aria di chi avesse rubato nel cestino delle offerte della chiesa.
Solo dopo essersi ricomposta si dedicò alla meticolosa ispezione delle quattro mura. A parte un lontano odore di rancido, non c’era nulla di strano. Seguiva con l’indice le mattonelle allineate, una blu e una bianca: non c’era un buco o una crepa che potesse celare un’insidia. O una telecamera.
Eppure, più ci pensava, più la sensazione era netta: si sentiva osservata.
Restò immobile, come un daino al suono di un ramo spezzato. Con la solita espressione di chi non ci capiva un accidente, trattenne il respiro. Era impercettibile, ma credette di distinguere dei gemiti in lontananza.
Con un gesto rapido girò la chiave e abbassò la maniglia, non sarebbe più tornata in quel bagno.
Si sarebbe tenuta il costume bagnato per tutto il giorno, come quel sudicione di suo marito o quei profughi dei suoi figli.
Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, era una bella ragazza.
Ma bella, bella. Anche d’inverno. Con tutte le sue cosine a posto e un viso così raggiante che sembrava uscita da una pubblicità dei materassi. Certo, non poteva vantare le forme esplosive della donna che era appena uscita dal bagno, ma lo stuolo di ragazzacci che le fischiavano dietro a ogni passo non lasciava spazio alle interpretazioni.
“Signora, mi scusi.”
Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, vinse la timidezza e avvicinò la donna. Aveva riconosciuto la stessa miscela di spavento e indignazione. E poi, non poteva restare col dubbio per tutta la vacanza.
“Posso… posso farle una domanda?”
La prosperosa signora le rivolse un’espressione bovina, aveva un prendisole verde e giallo, infradito viola e le dita dei piedi smaltate di blu.
Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, si domandò se la signora la capisse.
“Mi scusi, forse ho sbagliato.”
La prosperosa signora non mutò espressione, sembrava distante anni luce. D’un tratto, come se avesse appena ricordato qualcosa, lanciò un’occhiata fugace alla porta del bagno.
“Ha… ha notato qualcosa di strano lì dentro?”
La signora prosperosa sgranò gli occhi: “Oddio, anche lei?”
“Li ha sentiti?” incalzò la ragazza.
“I gemiti?”
Vanessa aggrottò la fronte: “Ehm, no. Gli applausi.”
“Gli applausi?”
“Oh, mi perdoni, sono una stupida. È che ogni volta che entro in quel bagno mi sembra di sentire degli applausi in lontananza. Devo averli sognati.”
“No, no. Io non ho sentito gli applausi, ma ho sentito dei gemiti e…”
“E…?”
“E credo di aver sentito dei grugniti.”
“Grugniti?”
“Sì” confermò la prosperosa signora, sollevando con l’indice la punta del naso aquilino e cimentandosi nell’impeccabile imitazione di un suino.
Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, la osservò rapita, inclinando la testa da un lato.
Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli, era un idiota.
Da qualche tempo si era messo in testa di diventare famoso su Internet. Realizzava degli stupidi video in cui andava a caccia di spacciatori, immigrati clandestini e gente che buttava il vetro nell’indifferenziata. Il suo canale YouTube aveva pochissimi iscritti e nell’ultimo anno aveva già rimediato due costole rotte, tre occhi neri e una denuncia. Restava fiducioso per il futuro.
Si aggirava per il villaggio turistico Miraggio del Sol con un improbabile slippino nero, i capelli tinti e degli odiosi zoccoli di legno. La sua passerella quotidiana divideva la platea femminile in due categorie: un 18% lo trovava ridicolo, l’82% avrebbe desiderato strangolarlo.
Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli, sorseggiava un mojito sotto il sole cocente dell’una meno un quarto, noncurante di bruciare le ultime cellule vive del suo vanaglorioso cervello.
La sua attenzione fu rapita da due sventole che parlottavano davanti ai bagni. Formavano la coppia perfetta: una era bella, ma bella, bella, con un fisichino sodo e giovane; l’altra di un’opulenza giunonica, in cui si sarebbe volentieri tuffato a pie’ pari, come in un gigantesco budino al caramello.
Sapeva che con il suo irresistibile charme avrebbe potuto invitarle nella sua stanza la sera stessa. Era uno famoso su Internet lui, le donne impazzivano per le celebrità del web.
Si avvicinò mentre la signora opulenta grugniva, non capì perché ma gli sembrò un ottimo presagio.
“Forse dovremmo chiedere anche a qualcun altro” propose la ragazzina che, oltre a essere un quadro di Matisse, sembrava persino intelligente.
Pessimo auspicio, pensò Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli.
“Ora che mi ci fai pensare, ho avvertito anch’io la sensazione di essere spiata” intervenne una romanaccia sulla cinquantina, con i capelli a caschetto.
“Mio Dio, anche voi? Credevo di essere impazzita” si inserì una siciliana con dei Ray-Ban che le coprivano tre quarti di viso.
“Più che applausi – asserì una sessantenne con una gran pancia, i capelli di tre colori diversi e il trucco mezzo sciolto sulla faccia – a me sembravano dei buuu di disapprovazione.”
Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli, tendeva l’orecchio. Chi spiava chi? Quella storia sarebbe finita dritta sul suo canale YouTube.
L’equino frastuono dei suoi zoccoli lo precedette: “Signore belle, che succede qui? Sono un importante giornalista. Andrò nella cabina a controllare.”
Tirò fuori il cellulare e cominciò a parlare ai suoi amici immaginari: “Qui gatta ci cova, sta succedendo qualcosa di grosso, in questo villaggio turistico un maniaco spia le signore che si cambiano il costume. Dove andremo a finire? Scommetto che è un pervertito nordafricano” e un’infinita sequela di banalità che divise la platea femminile raccolta fuori dai bagni del Miraggio del Sol in un 18% che pensò che quell’uomo fosse un idiota e un 82% che avrebbe desiderato strangolarlo.
Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli, non si sentì particolarmente osservato.
Restò chiuso nella cabina per un quarto d’ora in attesa che succedesse qualcosa, ma niente.
Spense il cellulare per non annoiare gli ultimi iscritti rimasti, e restò in silenzio.
D’un tratto fu colto da un’intuizione, si sfilò il costume. Restò nudo facendo roteare gli slip su un dito e sentì prima dei risolini sommessi e poi un’esplosione di risate sguaiate.
Si rivestì in fretta e si allontanò dal bagno con le orecchie in fiamme e la stessa espressione preoccupata delle donne che lo avevano preceduto.
Quando incrociò gli sguardi interrogativi di Stefania Carella, 38 anni, Pavia e Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, assunse un’aria sprezzante e tirò dritto.
“Tutte uguali – disse tra i denti, a volume non abbastanza basso da non essere ascoltato. – Si inventerebbero di tutto per un briciolo di attenzione.”
Raccontate una storia ambientata nel bagno di un villaggio turistico. Non importa quanti siano i personaggi, le azioni, la fantasia con cui si può riempire. Ma in quelle quattro mura, quelle soltanto, all'improvviso arriva la sensazione di essere spiati.
L’inquietante cabina del villaggio turistico Miraggio del Sol
Stefania Carella, 38 anni, Pavia, era una donna piuttosto anonima.
Almeno d’inverno.
Altezza media, sogni medi e l’aria di chi non ci capiva un accidente.
Non che fosse stupida, era pure laureata in lettere moderne: era quell’espressione svagata che la fregava. Chiunque le rivolgesse parola finiva sempre per sincerarsi che avesse capito.
“Certo” rispondeva puntuale, con gli occhialoni che le scivolavano sul naso aquilino, un po’ deviato verso destra.
Stefania Carella, 38 anni, Pavia, non badava troppo all’estetica. Appariva sciatta, con i capelli in disordine, gli abiti spiegazzati e le ballerine di dubbio gusto.
Erano anni che gli uomini non le rivolgevano un complimento e, da quando si era sposata – quasi dieci anni prima, con due bimbi dalla medesima aria svagata – aveva smesso di farci caso.
Almeno d’inverno.
D’estate, il vento cambiava. In costume da bagno, il suo corpo si trasformava. Anche a trentott’anni, dopo due gravidanze, poteva vantare un fisico da Miss Universo: roba da far uscire il sangue dal naso ai bagnini che, al suo passaggio, smettevano di monitorare gli aspiranti suicidi al largo per non perdersi quel paradisiaco ballonzolare d’ogni ben di Dio, suddiviso in due quarti anteriori e due quarti posteriori, capaci di oscurare il resto della fauna marina.
D’estate, persino la sua espressione cambiava. Sembrava addirittura capirci qualcosa.
Quella cabina le dava i brividi. Era già il terzo giorno che, prima di pranzo, si cambiava il costume e usciva dal bagno con una sensazione di viscido addosso.
Si rivestì in tutta fretta, con l’aria di chi avesse rubato nel cestino delle offerte della chiesa.
Solo dopo essersi ricomposta si dedicò alla meticolosa ispezione delle quattro mura. A parte un lontano odore di rancido, non c’era nulla di strano. Seguiva con l’indice le mattonelle allineate, una blu e una bianca: non c’era un buco o una crepa che potesse celare un’insidia. O una telecamera.
Eppure, più ci pensava, più la sensazione era netta: si sentiva osservata.
Restò immobile, come un daino al suono di un ramo spezzato. Con la solita espressione di chi non ci capiva un accidente, trattenne il respiro. Era impercettibile, ma credette di distinguere dei gemiti in lontananza.
Con un gesto rapido girò la chiave e abbassò la maniglia, non sarebbe più tornata in quel bagno.
Si sarebbe tenuta il costume bagnato per tutto il giorno, come quel sudicione di suo marito o quei profughi dei suoi figli.
Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, era una bella ragazza.
Ma bella, bella. Anche d’inverno. Con tutte le sue cosine a posto e un viso così raggiante che sembrava uscita da una pubblicità dei materassi. Certo, non poteva vantare le forme esplosive della donna che era appena uscita dal bagno, ma lo stuolo di ragazzacci che le fischiavano dietro a ogni passo non lasciava spazio alle interpretazioni.
“Signora, mi scusi.”
Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, vinse la timidezza e avvicinò la donna. Aveva riconosciuto la stessa miscela di spavento e indignazione. E poi, non poteva restare col dubbio per tutta la vacanza.
“Posso… posso farle una domanda?”
La prosperosa signora le rivolse un’espressione bovina, aveva un prendisole verde e giallo, infradito viola e le dita dei piedi smaltate di blu.
Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, si domandò se la signora la capisse.
“Mi scusi, forse ho sbagliato.”
La prosperosa signora non mutò espressione, sembrava distante anni luce. D’un tratto, come se avesse appena ricordato qualcosa, lanciò un’occhiata fugace alla porta del bagno.
“Ha… ha notato qualcosa di strano lì dentro?”
La signora prosperosa sgranò gli occhi: “Oddio, anche lei?”
“Li ha sentiti?” incalzò la ragazza.
“I gemiti?”
Vanessa aggrottò la fronte: “Ehm, no. Gli applausi.”
“Gli applausi?”
“Oh, mi perdoni, sono una stupida. È che ogni volta che entro in quel bagno mi sembra di sentire degli applausi in lontananza. Devo averli sognati.”
“No, no. Io non ho sentito gli applausi, ma ho sentito dei gemiti e…”
“E…?”
“E credo di aver sentito dei grugniti.”
“Grugniti?”
“Sì” confermò la prosperosa signora, sollevando con l’indice la punta del naso aquilino e cimentandosi nell’impeccabile imitazione di un suino.
Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, la osservò rapita, inclinando la testa da un lato.
Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli, era un idiota.
Da qualche tempo si era messo in testa di diventare famoso su Internet. Realizzava degli stupidi video in cui andava a caccia di spacciatori, immigrati clandestini e gente che buttava il vetro nell’indifferenziata. Il suo canale YouTube aveva pochissimi iscritti e nell’ultimo anno aveva già rimediato due costole rotte, tre occhi neri e una denuncia. Restava fiducioso per il futuro.
Si aggirava per il villaggio turistico Miraggio del Sol con un improbabile slippino nero, i capelli tinti e degli odiosi zoccoli di legno. La sua passerella quotidiana divideva la platea femminile in due categorie: un 18% lo trovava ridicolo, l’82% avrebbe desiderato strangolarlo.
Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli, sorseggiava un mojito sotto il sole cocente dell’una meno un quarto, noncurante di bruciare le ultime cellule vive del suo vanaglorioso cervello.
La sua attenzione fu rapita da due sventole che parlottavano davanti ai bagni. Formavano la coppia perfetta: una era bella, ma bella, bella, con un fisichino sodo e giovane; l’altra di un’opulenza giunonica, in cui si sarebbe volentieri tuffato a pie’ pari, come in un gigantesco budino al caramello.
Sapeva che con il suo irresistibile charme avrebbe potuto invitarle nella sua stanza la sera stessa. Era uno famoso su Internet lui, le donne impazzivano per le celebrità del web.
Si avvicinò mentre la signora opulenta grugniva, non capì perché ma gli sembrò un ottimo presagio.
“Forse dovremmo chiedere anche a qualcun altro” propose la ragazzina che, oltre a essere un quadro di Matisse, sembrava persino intelligente.
Pessimo auspicio, pensò Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli.
“Ora che mi ci fai pensare, ho avvertito anch’io la sensazione di essere spiata” intervenne una romanaccia sulla cinquantina, con i capelli a caschetto.
“Mio Dio, anche voi? Credevo di essere impazzita” si inserì una siciliana con dei Ray-Ban che le coprivano tre quarti di viso.
“Più che applausi – asserì una sessantenne con una gran pancia, i capelli di tre colori diversi e il trucco mezzo sciolto sulla faccia – a me sembravano dei buuu di disapprovazione.”
Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli, tendeva l’orecchio. Chi spiava chi? Quella storia sarebbe finita dritta sul suo canale YouTube.
L’equino frastuono dei suoi zoccoli lo precedette: “Signore belle, che succede qui? Sono un importante giornalista. Andrò nella cabina a controllare.”
Tirò fuori il cellulare e cominciò a parlare ai suoi amici immaginari: “Qui gatta ci cova, sta succedendo qualcosa di grosso, in questo villaggio turistico un maniaco spia le signore che si cambiano il costume. Dove andremo a finire? Scommetto che è un pervertito nordafricano” e un’infinita sequela di banalità che divise la platea femminile raccolta fuori dai bagni del Miraggio del Sol in un 18% che pensò che quell’uomo fosse un idiota e un 82% che avrebbe desiderato strangolarlo.
Tommaso Bonelli, 51 anni, Empoli, non si sentì particolarmente osservato.
Restò chiuso nella cabina per un quarto d’ora in attesa che succedesse qualcosa, ma niente.
Spense il cellulare per non annoiare gli ultimi iscritti rimasti, e restò in silenzio.
D’un tratto fu colto da un’intuizione, si sfilò il costume. Restò nudo facendo roteare gli slip su un dito e sentì prima dei risolini sommessi e poi un’esplosione di risate sguaiate.
Si rivestì in fretta e si allontanò dal bagno con le orecchie in fiamme e la stessa espressione preoccupata delle donne che lo avevano preceduto.
Quando incrociò gli sguardi interrogativi di Stefania Carella, 38 anni, Pavia e Vanessa Gigli, 22 anni, Cesena, assunse un’aria sprezzante e tirò dritto.
“Tutte uguali – disse tra i denti, a volume non abbastanza basso da non essere ascoltato. – Si inventerebbero di tutto per un briciolo di attenzione.”