Sempre il solito insolito latino
Posted: Sun Aug 23, 2026 4:47 pm
Siamo in una pieve, alla fine del XIII secolo, dove il notaio sta leggendo un testamento.
Sono andato a cercare le formule dell'epoca e ne avrei trovata una che calza a pennello:
«Nomino exequutores mei testamenti Dominum Raynaldum comitem, filium condam domini Raynerii comitis de Carpinio, patronum meum, et Dominum Hugonem, venerabilem Abbatem monasterii Sancte Marie de Mutino, quatenus meum ultimum voluntatem fideliter exequantur».
Il mio prof del liceo sobbalzerebbe: MEUM ULTIMUM?
La trascrizione del testo è opera di un professore universitario, che dovrebbe saperne molto più di me del latinaccio tardomedievale. E di paleografia.
Quindi: trascrizione errata oppure l'originale era davvero così? Il notaio Rugerio aveva davvero “confuso” il genere di voluntas? Era un suo errore?
A me pare una stecca.
Meam ultimam voluntatem è grammaticalmente corretto e, francamente, anche meno cacofonico. So che è una sciocchezza: la maggior parte dei (pochi) lettori che oseranno leggere il mio romanzo non se ne accorgerà. Ma, a mio parere, l'errore c'è.
Voi cosa fareste?
1) Tengo la stecca così com'è nella trascrizione, facendo finta di nulla.
2) Tengo la stecca, ma qualcuno dei presenti se ne accorge e, a seconda del personaggio, inorridisce o sogghigna.
3) Correggo la stecca:
«Nomino exequutores mei testamenti Dominum Raynaldum comitem, filium condam domini Raynerii comitis de Carpinio, patronum meum, et Dominum Hugonem, venerabilem Abbatem monasterii Sancte Marie de Mutino, quatenus meam ultimam voluntatem fideliter exequantur».
Conto sull'aiuto dei nostri prof e latinisti del forum, e di chi abbia esperienza di latino medievale e/o di documenti notarili dell'epoca.
Grazie!
Sono andato a cercare le formule dell'epoca e ne avrei trovata una che calza a pennello:
«Nomino exequutores mei testamenti Dominum Raynaldum comitem, filium condam domini Raynerii comitis de Carpinio, patronum meum, et Dominum Hugonem, venerabilem Abbatem monasterii Sancte Marie de Mutino, quatenus meum ultimum voluntatem fideliter exequantur».
Il mio prof del liceo sobbalzerebbe: MEUM ULTIMUM?
La trascrizione del testo è opera di un professore universitario, che dovrebbe saperne molto più di me del latinaccio tardomedievale. E di paleografia.
Quindi: trascrizione errata oppure l'originale era davvero così? Il notaio Rugerio aveva davvero “confuso” il genere di voluntas? Era un suo errore?
A me pare una stecca.
Meam ultimam voluntatem è grammaticalmente corretto e, francamente, anche meno cacofonico. So che è una sciocchezza: la maggior parte dei (pochi) lettori che oseranno leggere il mio romanzo non se ne accorgerà. Ma, a mio parere, l'errore c'è.
Voi cosa fareste?
1) Tengo la stecca così com'è nella trascrizione, facendo finta di nulla.
2) Tengo la stecca, ma qualcuno dei presenti se ne accorge e, a seconda del personaggio, inorridisce o sogghigna.
3) Correggo la stecca:
«Nomino exequutores mei testamenti Dominum Raynaldum comitem, filium condam domini Raynerii comitis de Carpinio, patronum meum, et Dominum Hugonem, venerabilem Abbatem monasterii Sancte Marie de Mutino, quatenus meam ultimam voluntatem fideliter exequantur».
Conto sull'aiuto dei nostri prof e latinisti del forum, e di chi abbia esperienza di latino medievale e/o di documenti notarili dell'epoca.
Grazie!