Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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A me i dialoghi viene da inserirli in modo consistente. Prediligendo la forma della fiaba,  una buona parte viene dedicata al dialogo per dare voce ai personaggi. Per esempio io trovo più difficile descrivere l'ambientazione, l'intreccio narrativo, che prevedono, dal mio punto di vista, una maggiore capacità di scrittura, di regole, di mestiere. Il dialogo è più spontaneo, semplice, intuitivo. Forse dico una cavolata, ma potrebbe elaborarlo molto bene anche chi non ha doti da scrittore. Quando scrivo un dialogo, cerco di immaginarmi la situazione visivamente, come se avessi di fronte gli interlocutori. Un po' come nel teatro. Forse è una forma più evocativa e la difficoltà sta nel fornire con poche battute una serie di riflessioni che possano stimolare l'immaginazione del lettore.

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Provo a dare un mio piccolo contributo, sperando di poter intervenire meglio in seguito 

Una cosa che cerco, con poco successo, di inserire in un dialogo è la verosimiglianza, sia alla situazione sia alla “voce parlante” del personaggio; credo che una cosa molto importante, qualsiasi sia il genere di cui si scrive, è che si senta la differenza tra i vari personaggi: quello più istruito e quello meno istruito, quello che abbonda di manierismi e quello che pondera bene le parole; volendo esistono moltissimi “archetipi di parlanti”, che io credo sia difficilissimo rendere in maniera credibile, senza appiattire il tutto

Una cosa che, scrivendo in prevalenza fantasy, ho sempre avuto difficoltà a bilanciare è l’esposizione della “parte magica”: ovvero cercare di limitare al massimo quei dialoghi volti al pubblico, ma che avvengono tra due personaggi, in cui viene spiegato un qualche elemento “magico/mistico/arcano” del mondo 

Altro dubbio che mi viene: come vi rapportate ai dialoghi nello scrivere in prima persona? Ho provato a buttar giù un racconto in questa forma, ed ho trovato difficile scrivere le battute dell’ “io narrante” 

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Bardo96 ha scritto: Altro dubbio che mi viene: come vi rapportate ai dialoghi nello scrivere in prima persona? Ho provato a buttar giù un racconto in questa forma, ed ho trovato difficile scrivere le battute dell’ “io narrante” 
Come mai? Io personalmente non trovo grandi differenze di costruzione fra dialoghi che fan pare di un testo con POV in 1° persona e dialoghi di un testo con POV in 3° persona immerso; già è più complicato il dialogo con POV esterno perchè a quel punto non si possono usare i commenti/pensieri del personaggio POV a corredo del dialogo.

Al momento il mio problema con i dialoghi è quello di gestire l'assegnazione della voce parlante in un contesto in cui ho 4-5 personaggi a parlare fra loro: trovare il giusto equilibrio fra la necessità di far capire chi parla e evitare l'eccesso di "X dice", "Y risponde" (tra l'altro, il testo è scritto al presente e questo mi complica ancor di più le cose, almeno a mia sensazione)

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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@Gualduccig , le poche volte che ho usato la prima persona per un testo, scrivendo i dialoghi, ho sempre trovato come se fossero più “artificiosi” rispetto al narrare in terza persona 

Per esempio: 
“<<Buona giornata>> dissi, uscendo dal bar” lo trovo più “finto” rispetto a “<<Buona giornata>> disse il ragazzo, uscendo dal bar”; è come se, riportando le parole esatte nel narrare in prima mi sembrasse quasi di star creando una storia meno realistica a priori. Magari è solo una mia impressione, per questo chiedo se anche altri hanno la stessa sensazione 

Riguardo alle scene affollate, non ne ho mai scritte con molti personaggi, ma credo che un modo possa essere o omettere il verbo dicendi o sostituire il nome del personaggio con un “epiteto”, non necessariamente “ragazzo/a”, ma anche “lo studente, il professore, il dottore” o simili, magari anche mescolando i due modi

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Bardo96 ha scritto: <<Buona giornata>> dissi, uscendo dal bar” lo trovo più “finto” rispetto a “<<Buona giornata>> disse il ragazzo, uscendo dal bar
Ci sta, però "<<Buona giornata,>> una spinta alla porta e sono in strada" mi pare efficace.
Con un POV immerso credo sia raccomandabile ridurre il tell (dissi, uscendo) e aumentare lo show: nella vita reale noi non "usciamo da una stanza" ma compiamo azioni che ci portano a farlo e notiamo dettagli diversi in funzione del risultato ottenuto (una versione più estrema porebbe essere "<<Buona giornata>>  Beh, buona per loro che restano al fresco: si potrebbe cuocere un uovo sull'asfalto, oggi.") 

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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 Bradbury fa un grande uso dei dialoghi. Questo, dal celebre Fahrenheit 451, prosegue  per quasi tre pagine. 

La pioggia s'era diradata e la ragazza stava camminando in mezzo al marciapiede, la testa buttata all'indietro e le poche gocce le piovevano direttamente sulla faccia. Sorrise, vedendo Montag.
«Salve!»
«Salve» rispose lui e poi disse:
«E ora, si può sapere cosa state facendo?»
«Sono sempre pazza, sapete. La pioggia ha un buon sapore, è bello sentirsi toccare dalla pioggia. Mi piace camminare sotto la pioggia.»
«Non posso dire che a me piaccia molto.»
«Sfido io, non avete provato mai!»
«Infatti non ho mai provato.»
La ragazza si leccò le labbra:
«Ha proprio un buon sapore!»
«Insomma, andate in giro a provare ogni cosa in una volta, vero?»
«Spesso anche due volte.»
La ragazza guardò qualcosa che aveva in mano
" ...con mano ferma ma lenta sollevò la celata. L'elmo era vuoto." (Calvino)
Pagina autrice fb: virginialess/21 Blog "Noi nonne": https.//virginialess.wordpress.com

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Bardo96 ha scritto: Per esempio: 
“<<Buona giornata>> dissi, uscendo dal bar” lo trovo più “finto” rispetto a “<<Buona giornata>> disse il ragazzo, uscendo dal bar”; è come se, riportando le parole esatte nel narrare in prima mi sembrasse quasi di star creando una storia meno realistica a priori. Magari è solo una mia impressione, per questo chiedo se anche altri hanno la stessa sensazione 
 
Scrivere in prima persona non è più difficile che scrivere in terza. Bisogna saper "dosare" gli interventi nei dialoghi tenendo a mente che alla lunga, comunque, ogni modo di scrivere per quanto stilisticamente perfetto può risultare stancante e artificioso, sia per chi scrive e ancora di più per chi legge.
In un racconto in prima persona si ha l'opportunità di sfruttare la forma raccontata, il "dialogo perpetuo" da intervallare, bene, con il dialogo vero e proprio, circoscritto dai segni del dialogo.
In forma di dialogo il narratore in prima persona può evitare i caporali continuando il discorso precedente dicendo ad esempio: Uscendo dal bar gli augurai buona giornata.
Usando i caporali sarebbe preferibile usarli di questo tipo: «Buona giornata».
Qualcuno come me preferisce le linee, meno invadenti e necessarie solo a inizio dialogo:
Buona giornata.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Bardo96 ha scritto: Altro dubbio che mi viene: come vi rapportate ai dialoghi nello scrivere in prima persona? Ho provato a buttar giù un racconto in questa forma, ed ho trovato difficile scrivere le battute dell’ “io narrante” 
Io non ho notato grandi differenze tra i dialoghi in terza persona e in prima.
Semmai, ho notato che tendo a inserire meno dialoghi, perché la narrazione in prima persona è già un dialogo costante con il lettore, in cui l'io narrante espone fatti, pensieri e sensazioni in un modo che assomiglia al discorso diretto. La voce e il modo di pensare del protagonista dovrebbero essere già abbastanza chiari da necessitare meno dialoghi per tale scopo. In tal caso servono soprattutto per mostrare invece il suo modo di relazionarsi, o anche l'eventuale discrepanza tra ciò che dice ai lettori e ciò che dice agli altri.
Un romanzo in prima persona è per sua natura più introspettivo, quindi i dialoghi dovrebbero essere ancora più significativi, specie per l'io narrante (altrimenti si perderebbe il senso di riportarli). Forse da qui deriva la tua maggiore difficoltà, ossia: cosa il mio protagonista riterrebbe importante riportare e cosa no?
Bardo96 ha scritto: “<<Buona giornata>> dissi, uscendo dal bar” lo trovo più “finto” rispetto a “<<Buona giornata>> disse il ragazzo, uscendo dal bar
Se lo trovi finto, è perché il personaggio narrante forse riterrebbe poco importante ricordare di aver detto una cosa così banale in un contesto banale, a meno che quel contesto non abbia un significato più ampio. Se, per esempio, subito dopo il bar fosse esploso (o il ragazzo avesse incontrato la donna della sua vita... non bisogna per forza entrare nel dramma :lol: )  allora la frase avrebbe un motivo per essere lì ed essere ricordata. Altrimenti no.
Ma se proprio lo vuoi mettere e ti suona forzato puoi provare a cambiare un po' l'ordine delle parole: "Uscii dal bar, borbottando un vago <Buona giornata>" o "Uscii dal bar sbattendomi dietro la porta. <E buona giornata a tutti>". Dipende dalla situazione e dall'umore.
Secondo me scrivere dialoghi in prima persona è invece un buon esercizio per capire cosa è importante dire e cosa no. E anche un buon modo per approfondire la personalità del narratore.
Ci capita di non avere davvero la consapevolezza di quanto potere abbiamo, di quanto possiamo essere forti (A. Navalny)
Qualunque sia il tuo nome (HarperCollins)
La salvatrice di libri orfani (Alcheringa)
Il lato sbagliato del cielo (Arkadia)
Il tredicesimo segno (Words)

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Bardo96 ha scritto: Altro dubbio che mi viene: come vi rapportate ai dialoghi nello scrivere in prima persona?
Bardo96 ha scritto: “<<Buona giornata>> dissi, uscendo dal bar” lo trovo più “finto” rispetto a “<<Buona giornata>> disse il ragazzo, uscendo dal bar”; è come se, riportando le parole esatte nel narrare in prima mi sembrasse quasi di star creando una storia meno realistica a priori. Magari è solo una mia impressione, per questo chiedo se anche altri hanno la stessa sensazione

Penso che sia una tua impressione. Io sto scrivendo un romanzo in prima persona al presente immersiva. Quel dialogo non lo scriverei così, ma proverei qualcosa come questa: mentre esco dal bar, gli dico un "buon giorno" con tono secco. Oggi mi sento stanco e mi secca fare tutto. E lui risponde con le stesse parole. "Buon giorno" mi dice con la solita faccia da schiaffi. Ah, non lo sopporto quando parla. Lo ucciderei! Che voce gracchiante! Il mio passo si allunga, per poco non inciampo sullo scalino all'uscita. Gli ho detto più volte di toglierlo, ma 'sto scemo non lo fa mai. È proprio un imbecille! Quando sono distante tre metri dal bar, mi giro e lo mando a quel paese con un gesto: neanche una parola merita, da me!
Così forse anche a te apparirebbe meno "falso" :)
Il Sommo Misantropo

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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@Bardo96 , @dyskolos  io credo di aver capito una regola fondamentale, ma ditemi se mi sbaglio.

Se scrivo  in prima persona al presente non esitono mentre, poi, quindi ecc.
Perciò la frase di Bardo io la scriverei così:

prima persona presente.
«Buona giornata» Esco dal bar, andassero al diavolo! Che razza di amici

Terza persona al passato
«Buona giornata»   Marco usci dal bar, strinse i pugni, "andassero al diavolo, che razza di amici."


   

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Alba359 ha scritto: Se scrivo con in prima persona al presente non esitono mentre, poi, quindi ecc.

Sei una specie di hooligan gentile :)
"Mentre" e "quando" per me vanno bene, anche in una scrittura immersiva. Anche "Quindi" ci può stare. Alcune congiunzioni, secondo il mio modestissimo parere, possono andare bene, ma non se ne dovrebbe abusare.

Mentre cammino, sento che i capelli si bagnano. Odio quando piove e si inzuppano questi quattro peli che mi rimangono sulla testolina, come succede adesso. Che iattura! Davanti al portone di casa, il citofono è bagnato. Mannaggia! Giovanni aveva ragione quando mi invitava a prendere l'ombrello, che poi – mi diceva – potrebbe piovere. Ma io a volte sono troppo testarda e ho detto di no! Adesso, con il senno di poi, devo ammettere che aveva ragione! Alla fine, lui è un tipo intelligente, sicuramente più del tizio rincoglionito del bar. Devo ascoltarlo di più, a Giovanni.

Credo che vada bene anche con tutti i "quando", i "mentre" e i "poi" :-)
Il Sommo Misantropo

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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dyskolos ha scritto: Sei una specie di hooligan gentile
:D Forse, ma non ne sono convinta.

Mentre cammino, sento che i capelli si bagnano. Odio quando piove e si inzuppano questi quattro peli che mi rimangono sulla testolina, come succede adesso.

Io credo che scritta così faccia uscire il lettore dal punto di vista. Peché senti l'esigenza di spiegare che sta succedendo adesso? Se sei dentro la testa del protagonista seve solo quello che avverti, nent'altro.

Cammino. Ho i capelli bagnati: odio la pioggia che mi inzuppa questi quattro peli che mi restano sulla testa.
Così, credo che chi legge visualizzi solo la scena, chiara e senza intoppi: una donna che cammina sotto la pioggia con i capelli appiccicati sulla testa, stop.
dyskolos ha scritto: Che iattura! Davanti al portone di casa, il citofono è bagnato. Mannaggia! Giovanni aveva ragione quando mi invitava a prendere l'ombrello,
Che iattura! Il portone è chiuso, avessi dato retta a Giovanni avrei l'ombrello ora, poggio l'indice sul citofono che gronda: suono.
Come prima, una donna fradicia davanti al portone suona al citofono che gronda acqua quanto lei.


Io sto ancora cercando di capire, non ho nessuna certezza. Ho studiato solo sui manuali di scrittura, senza un confronto con insegnanti o altri studenti.
Però credo fermamente che non si tratti solo di regolette scritte sui libri.
La stessa cosa vale anche per il dialoghi.

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Alba359 ha scritto: Mentre cammino, sento che i capelli si bagnano. Odio quando piove e si inzuppano questi quattro peli che mi rimangono sulla testolina, come succede adesso.

Io credo che scritta così faccia uscire il lettore dal punto di vista. Peché senti l'esigenza di spiegare che sta succedendo adesso? Se sei dentro la testa del protagonista seve solo quello che avverti, nent'altro.

Cammino. Ho i capelli bagnati: odio la pioggia che mi inzuppa questi quattro peli che mi restano sulla testa.
Giusto per spaccare il capello (appunto): una persona non pensa "odio x", lo fa e basta, a meno che non stia razionalizzando il proprio comportamento.
Quindi caso 1: I capelli si fanno più pesanti, a breve saranno ingestibili e addio acconciatura. Mannaggia alla pioggia e a quei quattro peli che mi rimangono sulla testolina
caso 2: I capelli si fanno più pesanti (caso particolare). Odio quando piove e si inzuppano questi quattro peli che mi rimangono sulla testolina (caso generale, razionalizzazione del caso particolare), come succede adesso (connessione esplicita fra i due casi)

Resta però vero che la prima descrizione, completamente immersa nel qui e ora del parlante, è più coinvolgente.

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Alba359 ha scritto: Mentre cammino, sento che i capelli si bagnano. Odio quando piove e si inzuppano questi quattro peli che mi rimangono sulla testolina, come succede adesso.


Io credo che scritta così faccia uscire il lettore dal punto di vista. Peché senti l'esigenza di spiegare che sta succedendo adesso; se sei dentro la testa del protagonista seve solo quello che avverti, nent'altro.

È giusto non uscire dal punto di vista, ma quel "come succede adesso" fa parte del punto di vista della protagonista. Cioè è sempre il personaggio che pensa quella cosa, e allora compare sul foglio di carta, o almeno credo, però la tua considerazione è notevole :) Questo dubbio l'ho avuto anch'io, però mi ricordo di aver aperto una discussione in proposito sul WD e mi dissero molti che quel "come succede adesso" va bene perché non è possibile sempre determinare con certezza ciò che passa per la testa dei personaggi. Comunque ci rifletterò :-)



Alba359 ha scritto: poggio l'indice sul citofono

Io cerco di evitare di riportare azioni del personaggio, che infatti per lo più pensa, sente, crede, ricorda, ecc… cose che per me non sono azioni fisiche. A volte è necessario aggiungere azioni e allora va bene, ma quando posso evito :) Credo sia più un fatto di stile personale che di giusto/sbagliato.



Alba359 ha scritto: Io sto ancora cercando di capire, non ho nessuna certezza. Ho studiato solo sui manuali di scrittura, senza un confronto con insegnanti o altri studenti.

Anche io studio e non ho certezze :)
Penso che a volte il "problema" sia legato allo stile personale e non a regole libresche o da vocabolario di tipo sì/no.
Il Sommo Misantropo

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Gualduccig ha scritto: Resta però vero che la prima descrizione, completamente immersa nel qui e ora del parlante, è più coinvolgente.

È vero, il mio era un esempio veloce e improvvisato, ma, come dicevo sopra, credo che alla fine il "problema" sia più legato allo stile personale che a regole fisse. Infatti gli scrittori hanno pareri diversi in proposito :)
Il Sommo Misantropo

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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@dyskolos @Alba359 @Gualduccig

Vedo che state anticipando uno dei temi di un prossimo Labocontest. Questo mi fa pensare che c'è tanta voglia di confrontarsi e che questa idea sta funzionando. (y)

Ne approfitto per ricordare a voi e a tutti quelli che hanno partecipato fino ad ora a questa discussione e che non hanno ancora aderito formalmente al contest:
@M.T. @Alberto Tosciri @Silverwillow @Ilaris @Luca Canetti
Che, se intendono farlo, hanno tempo fino alle 24 di domani per inviare il messaggio di adesione al topic ufficiale.

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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dyskolos ha scritto: È giusto non uscire dal punto di vista, ma quel "come succede adesso" fa parte del punto di vista della protagonista.
Devo essere sincera, per me non è così. Nel caso che hai descritto, la protagonista non direbbe mai a se stessa come succede adesso. Ha appena espresso che odia quel momento, lo sa che sta succedendo ora.
Mettiamo che suona il campanello, io sono scalza, corro ad aprire e sbatto il mignoletto alla gamba del tavolo. Il mio pensiero sarà: m***a che male, mhhhh, che odio!  E non m***a che male odio quando sbatto il mignolo, come succede adesso.

Ma torniamo ai  dialoghi, è la stessa cosa. Faccio anch'io un esempio:
— Entra in casa! grido a mia figlia
— No! voglio restare sotto la pioggia, risponde lei.
Se il punto di vista è la madre che richiama sua figlia, si esce dal PoV, la madre non direbbe mai  mai a se tessa Risponde lei

invece:
— Entra in casa! piove a dirotto.
— No!
Mia figlia allarga le braccia e col viso contro il cielo apre al bocca e si beve la pioggia.
Anche nei dialoghi le azioni servono a non uscire dal punto di vista, pensò, urlo, ribattè, ecc li uso con parsimonia

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Alba359 ha scritto: Devo essere sincera, per me non è così

Per me invece è così. I nostri cervelli, per fortuna, funzionano diversamente. Nel WD aprii una discussione a proposito. Ne risultò che non sempre il confine tra ciò che è detto e ciò che il personaggio pensa è determinabile. Diciamo che esistono diversi gradi di immersività/introspezione. Scegliere il grado è una questione di stile personale, non di giusto/sbagliato, o almeno credo :)


Alba359 ha scritto: Ma torniamo ai  dialoghi, è la stessa cosa. Faccio anch'io un esempio:
— Entra in casa! grido a mia figlia
— No! voglio restare sotto la pioggia, risponde lei.
Se il punto di vista è la madre che richiama sua figlia, si esce dal PoV, la madre non direbbe mai  mai a se tessa Risponde lei

Perché? Dipende dal contesto, credo.

Grido a mia figlia di entrare in casa. Ma non mi ascolta mai, però questa volta… "No, voglio restare sotto la pioggia", mi risponde lei. Alleluja! Per una volta mio ha ascoltata, incrediiiiibbbbile! [detto come Sasà Salvaggio, ahua :) ]

Il tuo esempio va anche bene: c'è un grado di immersività diverso, un altro stile. In molti romanzi blasonati, il mio metodo è più comune. Comunque è più bella la tua idea. L'ho sempre detto che come scrittore non valgo una cippa-lippa: non lo nascondo, e questo dimostra che è vero. Ho pensato di iscrivermi al contest, ma ora ci sto riflettendo: forse nemmeno ci provo :(
Il Sommo Misantropo

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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dyskolos ha scritto: Ho pensato di iscrivermi al contest, ma ora ci sto riflettendo: forse nemmeno ci provo :(
Maddai! questa discussione non può far fuggire la persone, altrimente stiamo sbagliando tutto. Dovresti sentirti incentivato, invece.
Partecipare, ricevere pareri degli altri, ci aiuterà a  essere sempre più bravi!
Ultima modifica di Albascura il ven mag 06, 2022 5:48 pm, modificato 2 volte in totale.

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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dyskolos ha scritto: Per me invece è così. I nostri cervelli, per fortuna, funzionano diversamente
Infatti. Io spero che anche altri diano i loro pareri, potrei sbagliarmi e qualcuno potrebbe farmi capire concetti diversi da quelli a cui mi sto abituando.
Adesso, perfino quando leggo romanzi comprati in libreria, non posso fare a meno di notare delle cose. Solo che poi non so se le mie idee corrette.

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Alba359 ha scritto: Partecipare, ricevere pareri degli altri,  ci aiuterà a  essere sempre più bravi!

Hai ragione :) Partecipare è un bel metodo per migliorarsi. Io, tra l'altro, non ho deciso che stile utilizzare. Magari deciderò di scrivere in terza persona al passato, o magari fingerò di leggere un manoscritto trovato per caso in soffitta, così eventuali errori non sono attribuibili a me, ma all'autore del manoscritto nascosto ;) Chissà! :)
Win the best :)


Gualduccig ha scritto: In molti testi letterari l’immersione del POV viene limitata

Pensavo di limitarlo anch'io, ma credo che utilizzerò un altro stile per il contest, con un altro tipo di PoV.
Il Sommo Misantropo

Re: Labocontest n.1 - Discussione generale - i dialoghi

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Credo anche io che molto dipenda dalla percezione dell’autore in questione, in effetti i vostri interventi mi stanno facendo riconsiderare alcune cose 

Anche il grado di immersione è essenziale, sia che si scriva in prima che in terza persona, ed in effetti non uscire dal punto di vista credo sia molto più difficile nel primo caso che nel secondo. Bisogna anche valutare come lo scrittore si relazione a questo, anche se credo non sia un buon momento per un discorso del genere 

Tornando al dialogo: in effetti descrivere cosa avviene in contemporanea alla battuta può portare un poco fuori dal pov, cosa che comunque credo vari in base alla percezione del lettore e dello scrittore, ma è necessario per la parte narrativa. D’altronde non credo esista una situazione in cui si sta del tutto fermi, nemmeno mentre si parla, e questo potrebbe essere un buon modo per caratterizzare il personaggio. 
Tutti quei gesti esterni collegati al dialogo, come i tic quando si è arrabbiati o si mente, che non rientrano prettamente all’interno delle parole pronunciate ma possono aiutare a definire sia il carattere del personaggio parlante sia il modo in cui viene pronunciata la battuta
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