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Verde inglese Pt.2

Posted: Sun May 10, 2026 8:39 pm
by Nightafter
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Verde inglese Pt.2


La vecchiaia è un non-luogo.
Simile alla sala d’aspetto di una stazione, i passeggeri vi sostano nel tempo precario di un’attesa.
Alcuni fissano stancamente le locandine sbiadite affisse alle pareti, quasi senza vederle, con la mente assorta nel pensiero del viaggio, oppure guardano distratti gli altri viaggiatori che occupano la stanza, come compagni rassegnati di un percorso che li accomuna in quel momento; consci che, alla fine, ognuno viaggerà da solo con la propria ansia verso la destinazione finale.
Altri si distraggono leggendo giornali o riviste, i più acculturati un libro.
Ai nostri giorni queste attività sono state quasi interamente assorbite dalla visione immersiva di uno smartphone, che li mette in comunicazione con l’immagine virtuale del mondo, tenendoli temporaneamente lontani da quella reale.
La differenza nella sala d'aspetto tra i viaggiatori comuni e quelli della vecchiaia, sta nel fatto che i primi sono ansiosi di giungere alla meta, mentre gli altri se la prendono comoda, senza fretta.
Molti guardavano all’ultimo viaggio con la speranza di un aldilà, sostenuti da una fede tiepida o fervente nell'esistenza d'un luogo oltre la morte pronto ad accoglierli.
Lui non era credente, o quantomeno non in senso religioso: quelle fantasiose narrazioni bibliche non l’avevano mai incantato da quando aveva raggiunto l’età della ragione.
L’esistenza di Dio nel senso consueto non trovava posto in lui.
Non confondeva la fede con la naturale predisposizione umana (quando c’era) all’astrazione mistica — quel possibile moto dell’anima di fronte a un particolare stato d’animo nel quale si sentiva di elevarsi al di sopra delle cose del mondo —, né con la sensazione d’assoluto che ti pervadeva davanti a un paesaggio naturale di bellezza mozzafiato.
In quei casi avvertivi qualcosa di soprannaturale che ti scuoteva l’anima e ti faceva pensare a un progetto cosmico di immensa portata capace di generare questo splendore.
Una forza generatrice in grado di organizzare, mettere in relazione e combinare elementi e sostanze elementari fino a dar vita ai sistemi infinitamente complessi che costituivano la realtà percepita.
Eppure anche lui si era trovato talvolta a mettere in dubbio le sue convinzioni sull'assenza di Dio.

Essere vecchi comportava i fastidi inevitabili del corpo che decade e pure alla mente qualche problema non mancava.
Si diceva che la memoria vacillasse per le cose più recenti o immediate.
Tipo dimenticarsi la caffettiera sul fornello, finché nella casa non si diffondeva quell'aroma tossico di caffè tostato tipico delle torrefazioni.
In quei casi ci si limitava a dover caricare nuovamente la caffettiera, dopo aver svuotato quell'intruglio imbevibile nel lavello .
Più grave era se sbadatamente la fiamma del fornello si fosse spenta e il gas, inodore, avesse saturando l'intero ambiente.
Ti trovavi ad accenderti serenamente la pipa, per una rilassante fumata e in un bagliore pirotecnico la casa non c'era più, non solo la tua, ma anche quelle del condominio in cui abitavi
In teoria quella a non essere affidabile dovrebbe essere la memoria breve.
Non ricordavi se avevi cagato nella mattina, ma avresti dovuto ricordare con estrema precisione a che ora lo facevi quando frequentavi l'asilo.
Cazzata. I suoi ricordi passati, anche di fatti importanti erano frammentari e non così certi.
Nel senso che di alcuni avvenimenti non sapeva dire se realmente fossero andati come li ricordava o se, inconsciamente, ne avesse inventato qualcosa mai avvenuta.
E' un po' come accade per certi libri o certi film che ti erano molto piaciuti: ti ricordavi certi brani e certe scene in maniera nitida, ma se andavi a rileggerli o rivederli dopo molti anni, scoprivi che le cose non stavano così.
Magari si avvicinavano, ma non erano identiche a come le avevi in mente.
Non è che la cosa ti sconvolgesse, ne prendevi atto e aggiornavi la memoria alla realtà dei fatti, ma ti sorgeva qualche dubbio su come i registri del tuo cervello fossero attendibili.
Sarebbe bello se la tua vita fin dai primordi fosse rivedibile come un libro stampato o un film, avresti una cronistoria di chi sei e di cosa sei leggibile e chiara, senza sbavature e ritocchi di fantasia.
La tua vita sotto il tuo sguardo oggettivo e lucido, nelle cose positive o negative che ti sono accadute e come le hai vissute.
Ma ci sarebbe molto che non vorresti vedere e accettare, cose di cui non ti senti fiero o ti vergogni in maniera penosa.
Cose fatte che hai cancellato perché insopportabili dalla tua mente, cose miserabili che non vorresti aver mai compiuto, indegne di quello che senti di essere.
Forse per questo i nostri ricordi divengono nebulosi e incerti, per proteggerci da cosa siamo stati, dalle miserie umane che ci umiliano ai nostri stessi occhi.

Da quando non lavorava più, lui aveva un sacco di tempo libero da far scorrere.
Cercava, per quanto possibile, di non crogiolarsi nei ricordi del passato, benché avesse un nutrito volume di cose da ricordare.
Ma sapeva quanto fossero labili e fugaci i ricordi delle cose piacevoli, come fossero scritti su sabbia.
Mentre quelli sgradevoli tornavano ben impressi, come incisi nella roccia, e quando si riproponevano mantenevano il proprio aspro e molesto sapore.
Questo tempo a disposizione lo occupava scrivendo racconti e poesie che nessuno avrebbe mai letto.
Non per ambizione, ma riteneva fosse utile per non rincoglionire del tutto.
Lo costringeva a una ginnastica mentale che lo teneva lontano dal pericolo di scendere in strada e mettersi a guardare i cantieri cittadini
Ore davanti alle ruspe, alle betoniere, ai muratori rumeni che gridavano, a seguire con lo sguardo severo quelle attività ripetitive, scuotendo criticamente la testa.
Inoltre gli aveva stimolato attenzione verso gli automatismi di azioni compiute ogni giorno, quei gesti ripetuti mille volte senza pensarci.
Un esempio era il caffè.
Solitamente al mattino preparava una moka da dodici tazze.
Nel corso della giornata, ogni tanto ne sorbiva una tazzina: riscaldava la porzione utile in un pentolino.
Di questa operazione aveva stabilito una regola certa: la giusta temperatura richiedeva esattamente venti secondi di riscaldamento. Non uno in meno, non uno in più.
C’era un tempo adatto anche per la frittura delle cotolette di pollo impanate.
Quando l’olio in padella iniziava a sfrigolare e faceva le prime bollicine, ci adagiava la carne e contava lentamente fino a venticinque.
Dopodiché la voltava e altri venticinque. A quel punto era perfetta.
Un’altra misura riguardava il tempo di crescita delle unghie.
Non sapeva se fosse un dato estendibile a tutto il genere umano, ma nel suo caso era accertato: le unghie dei piedi crescevano più lentamente di quelle delle mani.
Quelle delle mani necessitavano di due tagli al mese.
I piedi se la prendevano più calma: bastava uno soltanto.

Piccole dighe di resilienza contro il tempo che stava scivolando via.


(Continua)