Ngannafoddi wrote: Vi capita di scegliere 'l'inquadratura' (un primo piano su un dettaglio, un campo lungo) prima di decidere le parole da usare?"
Più che scegliere un' "inquadratura" (cinematografica) preferisco immaginare come se stessi guardando, visualizzando la scena nella mia testa. Più che altro immagino quello che mi piacerebbe vedere, cercare di rendere, cercare di mostrare agli altri, renderli partecipi.
Non è una cosa semplice. Al pari dell'inquadratura cinematografica, quello che il regista-scrittore vede e rende, potrebbe piacere ed essere comprensibile solo a lui. Viviamo in un epoca dove oltre a mancare la cultura, in un mondo dove la maggior parte sono diplomati e laureati, mancano i presupposti, le basi vere e proprie fin dalle scuole elementari. Trovo problematico rendere un particolare, mettiamo di un racconto storico, di un Templare che assiste a un tramonto davanti a Gerusalemme, in un mondo di potenziali lettori in cui la maggior parte di chi legge non ha la più pallida idea di cosa siano state le crociate e se sente parlare di Gerusalemme associa a "genocidio". Ma ti posso fare decine di esempi.
Questo problema non lo aveva Dante quando scrisse la Commedia. All'epoca del "buio Medio Evo", che era tutt'altro che buio, anche i più ignoranti e analfabeti avevano ben presente di cosa si parlava quando si rappresentava l'Inferno, il canto più popolare della Commedia. Oggi ho i miei seri dubbi che fior di laureati capirebbero.