[CE2026] Gnosis x Reader
Posted: Sun Sep 06, 2026 11:16 pm
Commento per postare
Bottiglia n. 14
Finale: Aprì gli occhi di colpo. Era tutto finito. O almeno così credeva. Poi sentì tre colpi alla porta. Gli stessi tre colpi che aveva sentito nel sogno.
Prima o poi, il ricercatore di una conoscenza recondita potrà concludere - attraverso un’illuminazione o per puro sfinimento - che il processo non ha fine, e che la mortificazione di un mistero dopo l’altro non ha termine oltre all’estinzione del ricercatore stesso.
- T. Ligotti
Sei in una stanza in penombra e siedi a un tavolo rotondo con tre sconosciuti. La proprietaria di casa è di fronte a te, lo sguardo affilato dall’eyeliner. Il fumo del palo santo sale al soffitto, dove la luce delle candele non arriva.
La medium volta una carta per la donna alla sua sinistra, che la osserva con uno sguardo appesantito dalle occhiaie. La Ruota. Poi, gira una carta per l’uomo alla sua destra, che la scruta con un’occhiata rilassata. L’Eremita. Le mani curate della medium si allungano oltre la tavola ouija e voltano una carta per te. La Luna. Infine, gira una carta per sé. La Sacerdotessa.
I muri sono stracolmi di libri, e tenti di decifrare qualche titolo. La Chiave d’Argento. Le Pergamene del Mar Morto. Rauðskinna. Il catalogo di tutti i cataloghi che non includono sé stessi. L’unica parte libera è una piccola porta d’ebano, dietro l’uomo, intarsiata di ossidiana.
«Iniziamo», la medium rompe il silenzio. Afferra una mano dei due seduti accanto a lei, e loro fanno altrettanto con te.
La cliente con la carta della Ruota trema. Ha una mano gracile, tanto che temi di farle male afferrandola. Le unghie sono corte e mangiate a sangue.
Il cliente con la carta dell’Eremita ha una presa decisa. Le sue mani sono fredde e lisce, sgradevoli al tatto.
«Dichiarate ciò che desiderate», dice la medium, «volete parlare con un caro defunto?»
«Sì», risponde la cliente con la Ruota.
«Voglio la verità su cosa c’è dall’altra parte», replica il cliente con l’Eremita.
«...» Abbassi lo sguardo alla carta della Luna.
«Bene. Non lasciate andare le mani dei vostri compagni finché la seduta non è terminata. E, soprattutto, non aprite la porta: sarà la nostra soglia per l’altrove.»
È più facile ingannare così, pensi. Con quello che è costato, si permette di dettare regole così bizzarre!
La medium fissa la carta con la Sacerdotessa. «Canta oltre i cancelli di acciaio e illuminaci con il tuo buio. Ti invochiamo.»
Toc. Toc. Toc.
Tre colpi alla porta. Ti viene quasi da ridere per il tempismo dell’aiutante che, sicuramente, è appostato là dietro. Anche il cliente con l’Eremita deve averlo pensato, perché la sua presa è rilassata. La cliente con la Ruota, invece, trema più forte.
Tuttavia anche la medium, sbiancata, guarda con occhi sbarrati la porta. «Non muovetevi», sussurra.
«N-non è normale?» Domanda la cliente della Ruota.
«No», ribadisce l’altra, atterrita. «Un’evocazione...?»
Una folata di aria fredda ti carezza il collo. Guardi la porta, ma nulla si muove.
Il cliente dell’Eremita ti sorride.
«Mamma». La voce cristallina di un bambino.
La cliente della Ruota ha una convulsione e cerca di liberarsi con un verso gutturale. La medium stringe la presa, e tu fai lo stesso. «Non mollare le mani, per l’amor del cielo!» Strilla la medium.
«Non c’è nessun cielo», ribatte il cliente dell’Eremita.
«Ringrazio tutti gli spiriti qui presenti e li invito subito a fare ritorno da dove sono venuti, grazie!» Esclama la medium, sbrigativa. «E tu?! Cos’hai da dire?»
«Che non c’è nessun cielo», ripete il cliente dell’Eremita, «solo questa stanza, nell’intera esistenza.»
«Mamma, sono qui. Apri la porta.»
«Amore mio...»
«Non aprire, non devi aprire la porta!» Sbraita la medium, agitandosi così tanto da far cadere il palo santo sulla moquette. «Altro che soldi facili, lo sapevo che ‘ste cose esistevano davvero. Vai via, spirito! Non sei il benvenuto!»
«Mamma, fa freddo quaggiù. Ti prego.»
La cliente della Ruota riesce a sfuggire alle vostre mani.
«No!» Esclama la medium, terrorizzata. «Non dovevi rompere il cerchio, deficiente! Lo capisci in che pericolo siamo? Quello non è tuo figlio!»
Lei la ignora e le passa accanto, incespicando.
«Non sei tu la persona che può aprire la porta», dice il cliente dell’Eremita.
La sua calma sembra contagiare anche la donna, che si ferma e lascia andare le braccia lungo i fianchi.
«E per il cerchio non importa», rincara, «conta solo la porta.»
«Mamma, fa male...» Piange la voce. Cresce in un urlo straziante, interminabile. Tu, la medium e il cliente restate paralizzati, mentre la donna si accanisce sulla maniglia senza aprirla.
Alla fine rimane in ginocchio, le unghie insanguinate a grattare l’ebano. Quando termina il fiato per singhiozzare, il silenzio torna a trionfare nella penombra.
«Cosa c’è oltre la porta?» Domanda la medium, a mezza voce. «Come siamo finiti qui?»
L’uomo con l’Eremita si alza. «Lo vedi in che situazione hai voluto cacciarti?» Ti chiede. «Una medium ciarlatana e una madre incapace di superare il lutto. È questo il meglio che il mondo ha da offrirti? Tu», ti punta l’indice contro, «pensi sia un trucco, vero?»
«...!» Scatti in piedi a fronteggiarlo.
«Come faccio a saperlo? Mi è bastato leggerlo, qualche riga su.»
«Cosa sta succedendo?» Sbotta la medium.
L’uomo la ignora. «Allora, perché sei qui? Quale verità cerchi?»
« » Apri la bocca a vuoto. La richiudi.
«Vedi? Non lo sai neanche tu. Come hai fatto ad arrivare qui te lo ricordi? Sei davvero qui?»
Afferra una candela a illuminare i libri sulle pareti. «Ti senti al sicuro, non è così? Potrebbe accadere qualsiasi cosa, ma non ti ferirai nemmeno la punta di un dito. Ti senti speciale?»
Solleva la carta della Luna. «Hai una carta anche tu, e non l’hai scelta. Anche tu, là fuori, ti crei misteri per stuzzicare la tua curiosità, e ne cerchi risposte, e trovi porte da aprire e fabbrichi chiavi per le loro serrature. Anche tu ti trovi in un mondo insensato. Nonostante gli uomini considerino reale il loro mondo e irreale il suo originale multidimensionale, in verità ciò che chiamiamo sostanza e realtà è ombra e illusione, e ciò che chiamiamo ombra e illusione è sostanza e realtà.»
Ti afferra i polsi. «No, no, hai ragione, su una cosa siamo diversi in fondo. Solo tu puoi aprire la porta e farmi uscire da questo incubo. Guarda loro due, guardale bene. Sono così diverse da te? Come sai di esistere, e di non essere solo una versione di me che ancora non vede il codice della simulazione, le parole nero su bianco? Che ne dici? Perché non mi parli? Ora che ci penso, non è ancora stato detto se hai paura.»
Hai paura.
«Lo vedi? Non è assurdo leggere “ti senti così” o “pensi quest’altro”? Tu sei tu, lo sai solo tu quello che pensi! Voglio anche io questo privilegio. Voglio uscire. E non so se lo voglio perché così ha voluto chi sta scrivendo queste parole per darmi voce, o perché io sia davvero libero. Sì, siamo liberi in ciò che facciamo, ma non lo siamo in ciò che vogliamo. Allora, vuoi aprire la porta per me?»
Aprire la porta?
NO - SÌ
No: Non lo farai, eh? E va bene. Io non posso entrare nella tua realtà, sono un personaggio di una storia breve. Questa stanza è un acquario, e tu non puoi entrarci. Non puoi sentire l’odore del palo santo, o passare la mano sulle copertine di questi libri. Non puoi camminare tra le ciclopiche mura di R’lyeh, o perderti tra i corridoi di Hill House. È tutto un sogno, d’altronde: sveglia. Apri gli occhi di colpo. È tutto finito. O almeno così credi. Poi senti tre colpi alla porta. Gli stessi tre colpi che hai sentito nel sogno.
Sì: Come in una visione da dormiveglia, gli occhi dell’Eremita luccicano mentre la tua mano diventa una chiave che gira nella toppa, e la porta di ebano e ossidiana si apre. Finalmente, l’altro tace. Quando il lettore si svegliò, era ancora al tavolo rotondo. Erano in tre: la medium, con la carta della Sacerdotessa; una donna, con la carta della Ruota; e il lettore, con la carta del Mondo. Il sogno dell’Eremita folle stava già svanendo. Strizzò le palpebre per cacciarlo via. Quando le avrebbe riaperte, sarebbe tornato tutto alla normalità. Ed ecco. Aprì gli occhi di colpo. Era tutto finito. O almeno così credeva. Poi sentì tre colpi alla porta. Gli stessi tre colpi che aveva sentito nel sogno.
Bottiglia n. 14
Finale: Aprì gli occhi di colpo. Era tutto finito. O almeno così credeva. Poi sentì tre colpi alla porta. Gli stessi tre colpi che aveva sentito nel sogno.
~
Prima o poi, il ricercatore di una conoscenza recondita potrà concludere - attraverso un’illuminazione o per puro sfinimento - che il processo non ha fine, e che la mortificazione di un mistero dopo l’altro non ha termine oltre all’estinzione del ricercatore stesso.
- T. Ligotti
Sei in una stanza in penombra e siedi a un tavolo rotondo con tre sconosciuti. La proprietaria di casa è di fronte a te, lo sguardo affilato dall’eyeliner. Il fumo del palo santo sale al soffitto, dove la luce delle candele non arriva.
La medium volta una carta per la donna alla sua sinistra, che la osserva con uno sguardo appesantito dalle occhiaie. La Ruota. Poi, gira una carta per l’uomo alla sua destra, che la scruta con un’occhiata rilassata. L’Eremita. Le mani curate della medium si allungano oltre la tavola ouija e voltano una carta per te. La Luna. Infine, gira una carta per sé. La Sacerdotessa.
I muri sono stracolmi di libri, e tenti di decifrare qualche titolo. La Chiave d’Argento. Le Pergamene del Mar Morto. Rauðskinna. Il catalogo di tutti i cataloghi che non includono sé stessi. L’unica parte libera è una piccola porta d’ebano, dietro l’uomo, intarsiata di ossidiana.
«Iniziamo», la medium rompe il silenzio. Afferra una mano dei due seduti accanto a lei, e loro fanno altrettanto con te.
La cliente con la carta della Ruota trema. Ha una mano gracile, tanto che temi di farle male afferrandola. Le unghie sono corte e mangiate a sangue.
Il cliente con la carta dell’Eremita ha una presa decisa. Le sue mani sono fredde e lisce, sgradevoli al tatto.
«Dichiarate ciò che desiderate», dice la medium, «volete parlare con un caro defunto?»
«Sì», risponde la cliente con la Ruota.
«Voglio la verità su cosa c’è dall’altra parte», replica il cliente con l’Eremita.
«...» Abbassi lo sguardo alla carta della Luna.
«Bene. Non lasciate andare le mani dei vostri compagni finché la seduta non è terminata. E, soprattutto, non aprite la porta: sarà la nostra soglia per l’altrove.»
È più facile ingannare così, pensi. Con quello che è costato, si permette di dettare regole così bizzarre!
La medium fissa la carta con la Sacerdotessa. «Canta oltre i cancelli di acciaio e illuminaci con il tuo buio. Ti invochiamo.»
Toc. Toc. Toc.
Tre colpi alla porta. Ti viene quasi da ridere per il tempismo dell’aiutante che, sicuramente, è appostato là dietro. Anche il cliente con l’Eremita deve averlo pensato, perché la sua presa è rilassata. La cliente con la Ruota, invece, trema più forte.
Tuttavia anche la medium, sbiancata, guarda con occhi sbarrati la porta. «Non muovetevi», sussurra.
«N-non è normale?» Domanda la cliente della Ruota.
«No», ribadisce l’altra, atterrita. «Un’evocazione...?»
Una folata di aria fredda ti carezza il collo. Guardi la porta, ma nulla si muove.
Il cliente dell’Eremita ti sorride.
«Mamma». La voce cristallina di un bambino.
La cliente della Ruota ha una convulsione e cerca di liberarsi con un verso gutturale. La medium stringe la presa, e tu fai lo stesso. «Non mollare le mani, per l’amor del cielo!» Strilla la medium.
«Non c’è nessun cielo», ribatte il cliente dell’Eremita.
«Ringrazio tutti gli spiriti qui presenti e li invito subito a fare ritorno da dove sono venuti, grazie!» Esclama la medium, sbrigativa. «E tu?! Cos’hai da dire?»
«Che non c’è nessun cielo», ripete il cliente dell’Eremita, «solo questa stanza, nell’intera esistenza.»
«Mamma, sono qui. Apri la porta.»
«Amore mio...»
«Non aprire, non devi aprire la porta!» Sbraita la medium, agitandosi così tanto da far cadere il palo santo sulla moquette. «Altro che soldi facili, lo sapevo che ‘ste cose esistevano davvero. Vai via, spirito! Non sei il benvenuto!»
«Mamma, fa freddo quaggiù. Ti prego.»
La cliente della Ruota riesce a sfuggire alle vostre mani.
«No!» Esclama la medium, terrorizzata. «Non dovevi rompere il cerchio, deficiente! Lo capisci in che pericolo siamo? Quello non è tuo figlio!»
Lei la ignora e le passa accanto, incespicando.
«Non sei tu la persona che può aprire la porta», dice il cliente dell’Eremita.
La sua calma sembra contagiare anche la donna, che si ferma e lascia andare le braccia lungo i fianchi.
«E per il cerchio non importa», rincara, «conta solo la porta.»
«Mamma, fa male...» Piange la voce. Cresce in un urlo straziante, interminabile. Tu, la medium e il cliente restate paralizzati, mentre la donna si accanisce sulla maniglia senza aprirla.
Alla fine rimane in ginocchio, le unghie insanguinate a grattare l’ebano. Quando termina il fiato per singhiozzare, il silenzio torna a trionfare nella penombra.
«Cosa c’è oltre la porta?» Domanda la medium, a mezza voce. «Come siamo finiti qui?»
L’uomo con l’Eremita si alza. «Lo vedi in che situazione hai voluto cacciarti?» Ti chiede. «Una medium ciarlatana e una madre incapace di superare il lutto. È questo il meglio che il mondo ha da offrirti? Tu», ti punta l’indice contro, «pensi sia un trucco, vero?»
«...!» Scatti in piedi a fronteggiarlo.
«Come faccio a saperlo? Mi è bastato leggerlo, qualche riga su.»
«Cosa sta succedendo?» Sbotta la medium.
L’uomo la ignora. «Allora, perché sei qui? Quale verità cerchi?»
« » Apri la bocca a vuoto. La richiudi.
«Vedi? Non lo sai neanche tu. Come hai fatto ad arrivare qui te lo ricordi? Sei davvero qui?»
Afferra una candela a illuminare i libri sulle pareti. «Ti senti al sicuro, non è così? Potrebbe accadere qualsiasi cosa, ma non ti ferirai nemmeno la punta di un dito. Ti senti speciale?»
Solleva la carta della Luna. «Hai una carta anche tu, e non l’hai scelta. Anche tu, là fuori, ti crei misteri per stuzzicare la tua curiosità, e ne cerchi risposte, e trovi porte da aprire e fabbrichi chiavi per le loro serrature. Anche tu ti trovi in un mondo insensato. Nonostante gli uomini considerino reale il loro mondo e irreale il suo originale multidimensionale, in verità ciò che chiamiamo sostanza e realtà è ombra e illusione, e ciò che chiamiamo ombra e illusione è sostanza e realtà.»
Ti afferra i polsi. «No, no, hai ragione, su una cosa siamo diversi in fondo. Solo tu puoi aprire la porta e farmi uscire da questo incubo. Guarda loro due, guardale bene. Sono così diverse da te? Come sai di esistere, e di non essere solo una versione di me che ancora non vede il codice della simulazione, le parole nero su bianco? Che ne dici? Perché non mi parli? Ora che ci penso, non è ancora stato detto se hai paura.»
Hai paura.
«Lo vedi? Non è assurdo leggere “ti senti così” o “pensi quest’altro”? Tu sei tu, lo sai solo tu quello che pensi! Voglio anche io questo privilegio. Voglio uscire. E non so se lo voglio perché così ha voluto chi sta scrivendo queste parole per darmi voce, o perché io sia davvero libero. Sì, siamo liberi in ciò che facciamo, ma non lo siamo in ciò che vogliamo. Allora, vuoi aprire la porta per me?»
Aprire la porta?
NO - SÌ
No: Non lo farai, eh? E va bene. Io non posso entrare nella tua realtà, sono un personaggio di una storia breve. Questa stanza è un acquario, e tu non puoi entrarci. Non puoi sentire l’odore del palo santo, o passare la mano sulle copertine di questi libri. Non puoi camminare tra le ciclopiche mura di R’lyeh, o perderti tra i corridoi di Hill House. È tutto un sogno, d’altronde: sveglia. Apri gli occhi di colpo. È tutto finito. O almeno così credi. Poi senti tre colpi alla porta. Gli stessi tre colpi che hai sentito nel sogno.
Sì: Come in una visione da dormiveglia, gli occhi dell’Eremita luccicano mentre la tua mano diventa una chiave che gira nella toppa, e la porta di ebano e ossidiana si apre. Finalmente, l’altro tace. Quando il lettore si svegliò, era ancora al tavolo rotondo. Erano in tre: la medium, con la carta della Sacerdotessa; una donna, con la carta della Ruota; e il lettore, con la carta del Mondo. Il sogno dell’Eremita folle stava già svanendo. Strizzò le palpebre per cacciarlo via. Quando le avrebbe riaperte, sarebbe tornato tutto alla normalità. Ed ecco. Aprì gli occhi di colpo. Era tutto finito. O almeno così credeva. Poi sentì tre colpi alla porta. Gli stessi tre colpi che aveva sentito nel sogno.