[CDP2026] Adelia
Posted: Wed Apr 08, 2026 10:42 pm
8.Incipit
Il negozio del centro commerciale era pieno di cartelli che suggerivano di fare attenzione, di non introdurre borse e buste nei camerini, che la videosorveglianza era sempre presente con telecamere attive in ogni direzione. Per non parlare dei dispositivi antitaccheggio applicati su ogni articolo.
In più c'erano quei dannati robot-vigilantes con il monitor al posto del torace, che recava la scritta lampeggiante “Non rubare”, ribadita anche, a volume assordante, da una gracchiante voce metallica.
Non rubare, non rubare, non rubare...
Ma come poteva? Era più forte di lei, la sua era una malattia alla quale non poteva opporsi.
Cleptomania, questa era la diagnosi.
La sua tessera sanitaria parla chiaro: era am-ma-la-ta!
Ma il poliziotto dall’altra parte del tavolo se ne frega. Fra di loro il fermaglio incriminato. Nemmeno le serviva, aveva i capelli corti.
Lui continua a giocherellarci mentre scarica il rapporto dal robot di sorveglianza del negozio.
Adelia van Derwahn è indignata: come può ignorare la sua patologia. Ha il diritto di restituire ciò che aveva rubato senza subire alcuna conseguenza, e questo da quando la comunità europea aveva deciso di riconoscere certe malattie mentali come attenuanti a crimini minori.
Non che fossero diventati tutti più buoni. Semplicemente faceva parte della ristrutturazione del sistema giuridico. Era un po’ come essere condannati a priori, ma senza scontare la pena e evitando intasare i tribunali.
Per mantenere lo status di cleptomane ogni settimana incontra una psicologa e ogni anno si presenta davanti a una commissione per la revisione della sua tessera sanitaria. Adelia ci tiene davvero molto al suo stato. Tanto lei sa di essere sana come un pesce. Dal suo punto di vista lei non soffre di alcuna patologia, le serve solo per non finire in galera. In una di quelle terribili prigioni digitali, dove non si avevano contatti umani e tutto era informatizzato.
Ci aveva passato una settimana per sbaglio. Aveva scelto il cibo attraverso un tastierino, poi si era aperta una fessura da cui passava il vassoio. Per l’ora d’aria e qualsiasi altra cosa dovesse fare fuori dalla sua cella, si sbloccava la porta e da sola doveva seguire il corridoio. Tutte le porte erano bloccate tranne quella che le serviva, che fosse il bagno o il cortile. Almeno lì aveva sperato di incontrare qualcuno. Ma niente, era sola. Per una settimana non aveva sentito voce umana, nemmeno un rumorino attraverso le pareti. Quando l’avevano fatta uscire aveva l’irrazionale paura che non ci fosse più nessuno sulla faccia della terra.
Quindi era determinata a non farsi incarcerare mai più, perché sarebbe impazzita, e lei non é pazza e nemmeno cleptomane.
Finalmente il poliziotto ha in mano una stampa del rapporto e lo legge con lentezza seguendo le righe col dito.
“Mi piace la carta, sa?”
Sono le prime parole che le rivolge.
Continua: „Di questi tempi si legge tutto da tablet, ma vuole mettere la sensazione della carta fra le dita, signora van Derwahn o la posso chiamare Adelia?”
Lei fa spallucce, ma sa di aver abboccato al suo discorso. Il fermaglio lo aveva preso per la sua setosa consistenza e per il sottile piacere di sottrarlo a qualcuno che non sarebbe stato in grado di apprezzarne la bellezza. A lei piacciono oggetti piccoli e privi di valore, ma che danno un certo piacere. Oggetti che le facciano sognare del passato, quando ancora c’era disordine nelle città e le cose si regolavano fra esseri umani.
“Allora, Adelia, lo sappiamo tutti e due che lei non è cleptomane, lei è un’artista del furto. Pianifica ogni suo intervento per il solo piacere di farlo. Un chiaro sintomo della sua patologia. Adesso compilo il modulo per il suo rilascio e l’accompagnerò all’uscita. Lei è libera, però prima che lei firmi per la sua libertà, gradirei invitarla ad una passeggiata nel parco.”
Adelia annuisce e firma. Chissenefrega della passeggiata, lo avrebbe seminato alla prima panchina con qualche pretesto. Povero deficiente!
Escono dal commissariato e imboccano il viale principale camminando affiancati. Costeggiano il parco. Adelia lo urta un paio di volte e per non perdere la mano, gli sfila il portafoglio.
Capita sempre più di rado essere così vicini ad una persona.
“Quindi anche abile borseggiatrice.” Dice con un sorriso. Lei studia i suoi documenti, prima di restituirglieli.
“Brando? Brando Ranieri?”
“Si, sono io. Brando, perché ai miei, che erano appassionati di cinema, Marlon sembrava troppo.”
Le sfugge un semplice “Ah.”
“E come bonus le confesso che sono il responsabile per il reclutamento di nuove leve per l’AIB. Analogic Investigation Bureau, l’ufficio per non perdere il contatto con la realtà.”
“Non capisco.”
“Lo sa come abbiamo fatto a beccarla? È stato merito di un nostro collaboratore che si è inventato l’anomalia del piacere. L’IA lavora sui grandi numeri, sulle statistiche. Si ruba per fame, per bisogno o per arricchirsi. La minima percentuale di persone che lo fa per il puro piacere della sottrazione non viene presa in considerazione dagli algoritmi, dato che costa di più riprogrammare che sostituire il bene rubato.
Quindi abbiamo indagato alla vecchia maniera, senza robot, ma incrociando i dati, verificando ore di filmati per vedere chi c’era quando. E così all’orizzonte è comparsa lei, e alcuni altri che abbiamo già reclutato. L’abbiamo seguita e studiata e rilevato la soddisfazione e la creatività con la quale lei sottrae oggetti e, appena passato il brivido, l’indifferenza con la quale se ne libera.”
Adelia lo fissa e Brando mettendole un pollice sotto al mento le chiude la bocca.
Quanto tempo era che non veniva toccata con tanta delicatezza da un’altra persona?
“Quello che le offro è un lavoro, dove lei può continuare a fare ciò che le piace. Testerà i nuovi sistemi antifurto, non solo nei negozi, ma negli uffici, nelle case private, ovunque lei voglia. Quello che riesce a portare via è suo, oltre ad uno stipendio ragguardevole.”
“Ma io sono cleptomane.”
“Il suo status rimane, così come il sussidio dello stato, ma potrà divertirsi a fare ciò che vuole nella più totale impunità.”
Per la prima volta Adelia è davvero felice, un brivido di eccitazione la pervade all’idea di tornare a casa.
Lei l’aveva deciso fin da piccola: sarebbe stata Arsenio Lupin!
Il negozio del centro commerciale era pieno di cartelli che suggerivano di fare attenzione, di non introdurre borse e buste nei camerini, che la videosorveglianza era sempre presente con telecamere attive in ogni direzione. Per non parlare dei dispositivi antitaccheggio applicati su ogni articolo.
In più c'erano quei dannati robot-vigilantes con il monitor al posto del torace, che recava la scritta lampeggiante “Non rubare”, ribadita anche, a volume assordante, da una gracchiante voce metallica.
Non rubare, non rubare, non rubare...
Ma come poteva? Era più forte di lei, la sua era una malattia alla quale non poteva opporsi.
Cleptomania, questa era la diagnosi.
La sua tessera sanitaria parla chiaro: era am-ma-la-ta!
Ma il poliziotto dall’altra parte del tavolo se ne frega. Fra di loro il fermaglio incriminato. Nemmeno le serviva, aveva i capelli corti.
Lui continua a giocherellarci mentre scarica il rapporto dal robot di sorveglianza del negozio.
Adelia van Derwahn è indignata: come può ignorare la sua patologia. Ha il diritto di restituire ciò che aveva rubato senza subire alcuna conseguenza, e questo da quando la comunità europea aveva deciso di riconoscere certe malattie mentali come attenuanti a crimini minori.
Non che fossero diventati tutti più buoni. Semplicemente faceva parte della ristrutturazione del sistema giuridico. Era un po’ come essere condannati a priori, ma senza scontare la pena e evitando intasare i tribunali.
Per mantenere lo status di cleptomane ogni settimana incontra una psicologa e ogni anno si presenta davanti a una commissione per la revisione della sua tessera sanitaria. Adelia ci tiene davvero molto al suo stato. Tanto lei sa di essere sana come un pesce. Dal suo punto di vista lei non soffre di alcuna patologia, le serve solo per non finire in galera. In una di quelle terribili prigioni digitali, dove non si avevano contatti umani e tutto era informatizzato.
Ci aveva passato una settimana per sbaglio. Aveva scelto il cibo attraverso un tastierino, poi si era aperta una fessura da cui passava il vassoio. Per l’ora d’aria e qualsiasi altra cosa dovesse fare fuori dalla sua cella, si sbloccava la porta e da sola doveva seguire il corridoio. Tutte le porte erano bloccate tranne quella che le serviva, che fosse il bagno o il cortile. Almeno lì aveva sperato di incontrare qualcuno. Ma niente, era sola. Per una settimana non aveva sentito voce umana, nemmeno un rumorino attraverso le pareti. Quando l’avevano fatta uscire aveva l’irrazionale paura che non ci fosse più nessuno sulla faccia della terra.
Quindi era determinata a non farsi incarcerare mai più, perché sarebbe impazzita, e lei non é pazza e nemmeno cleptomane.
Finalmente il poliziotto ha in mano una stampa del rapporto e lo legge con lentezza seguendo le righe col dito.
“Mi piace la carta, sa?”
Sono le prime parole che le rivolge.
Continua: „Di questi tempi si legge tutto da tablet, ma vuole mettere la sensazione della carta fra le dita, signora van Derwahn o la posso chiamare Adelia?”
Lei fa spallucce, ma sa di aver abboccato al suo discorso. Il fermaglio lo aveva preso per la sua setosa consistenza e per il sottile piacere di sottrarlo a qualcuno che non sarebbe stato in grado di apprezzarne la bellezza. A lei piacciono oggetti piccoli e privi di valore, ma che danno un certo piacere. Oggetti che le facciano sognare del passato, quando ancora c’era disordine nelle città e le cose si regolavano fra esseri umani.
“Allora, Adelia, lo sappiamo tutti e due che lei non è cleptomane, lei è un’artista del furto. Pianifica ogni suo intervento per il solo piacere di farlo. Un chiaro sintomo della sua patologia. Adesso compilo il modulo per il suo rilascio e l’accompagnerò all’uscita. Lei è libera, però prima che lei firmi per la sua libertà, gradirei invitarla ad una passeggiata nel parco.”
Adelia annuisce e firma. Chissenefrega della passeggiata, lo avrebbe seminato alla prima panchina con qualche pretesto. Povero deficiente!
Escono dal commissariato e imboccano il viale principale camminando affiancati. Costeggiano il parco. Adelia lo urta un paio di volte e per non perdere la mano, gli sfila il portafoglio.
Capita sempre più di rado essere così vicini ad una persona.
“Quindi anche abile borseggiatrice.” Dice con un sorriso. Lei studia i suoi documenti, prima di restituirglieli.
“Brando? Brando Ranieri?”
“Si, sono io. Brando, perché ai miei, che erano appassionati di cinema, Marlon sembrava troppo.”
Le sfugge un semplice “Ah.”
“E come bonus le confesso che sono il responsabile per il reclutamento di nuove leve per l’AIB. Analogic Investigation Bureau, l’ufficio per non perdere il contatto con la realtà.”
“Non capisco.”
“Lo sa come abbiamo fatto a beccarla? È stato merito di un nostro collaboratore che si è inventato l’anomalia del piacere. L’IA lavora sui grandi numeri, sulle statistiche. Si ruba per fame, per bisogno o per arricchirsi. La minima percentuale di persone che lo fa per il puro piacere della sottrazione non viene presa in considerazione dagli algoritmi, dato che costa di più riprogrammare che sostituire il bene rubato.
Quindi abbiamo indagato alla vecchia maniera, senza robot, ma incrociando i dati, verificando ore di filmati per vedere chi c’era quando. E così all’orizzonte è comparsa lei, e alcuni altri che abbiamo già reclutato. L’abbiamo seguita e studiata e rilevato la soddisfazione e la creatività con la quale lei sottrae oggetti e, appena passato il brivido, l’indifferenza con la quale se ne libera.”
Adelia lo fissa e Brando mettendole un pollice sotto al mento le chiude la bocca.
Quanto tempo era che non veniva toccata con tanta delicatezza da un’altra persona?
“Quello che le offro è un lavoro, dove lei può continuare a fare ciò che le piace. Testerà i nuovi sistemi antifurto, non solo nei negozi, ma negli uffici, nelle case private, ovunque lei voglia. Quello che riesce a portare via è suo, oltre ad uno stipendio ragguardevole.”
“Ma io sono cleptomane.”
“Il suo status rimane, così come il sussidio dello stato, ma potrà divertirsi a fare ciò che vuole nella più totale impunità.”
Per la prima volta Adelia è davvero felice, un brivido di eccitazione la pervade all’idea di tornare a casa.
Lei l’aveva deciso fin da piccola: sarebbe stata Arsenio Lupin!