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[CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Wed Apr 08, 2026 8:55 pm
by Alberto Tosciri
Uovo n° 7, Colpo di scena
Voci oltre le mura

Exul apparteneva all’Organizzazione di New City. Era il loro Killer, un titolo che portava come un paramento sacro, anche se le sue mani conservavano la morbidezza di chi non ha mai spezzato un respiro.
Il suo potere era un’ombra che si allungava tra banchi del mercato, fra l’odore di pollame vivo, frutta matura e  formaggio stagionato nelle cantine. Eppure anche lui era un ingranaggio, fissato a un  perno che non aveva scelto. Obbediva come si recita una preghiera, ma al contrario. Lo sapeva.
Le regole di New City erano scritte su ardesie consumate, ma avevano la rigidità del ferro.  La più antica, quella che i vecchi sussurravano ai bambini prima del sonno, imponeva di non oltrepassare mai le colline di detriti che circondavano gli orti fuori delle mura sbrecciate della città.
L’Organizzazione ripeteva che quella reclusione era l’unico rifugio possibile per la sicurezza di tutti. Ma perché i cittadini non potessero andare oltre era un mistero. Si parlava di antiche battaglie in cui il cielo aveva bruciato. Di  uomini mutati, capaci di piegare la Terra. Di un luogo oltre le colline: Vetus Urbs.
― Meglio non sapere, ― dicevano le donne lavando i panni nelle vasche di pietra. ― Meglio non andare mai oltre il confine degli orti.

Così la vita fluiva lenta sotto quel sole bianco e immutabile. Non tramontava mai davvero: impallidiva appena, poi tornava a ferire gli occhi. I contadini lavoravano gli orti scortati da uomini armati, in attesa di un nemico che nessuno aveva mai visto.
Exul viveva lì. Un esecutore senza esecuzioni.
Al mercato gli mettevano da parte il meglio. Al Palazzo dell’Organizzazione, un rudere di cemento riparato con lamiere e pietre, sedeva alla destra di Ephimon, il Primo Cittadino.
Ephimon era uomo fatto di spigoli e sospetti. Portava il potere come qualcosa che gli stringeva il petto. Mangiava osservando Exul con occhi che parevano spilli.
― Non senti la noia, Exul? ― gli chiedeva spesso, facendo roteare il vino nel calice di vetro graffiato.
― Non ti annoi, Exul?  Un boia senza condannati è un po’ come un uomo che mangia a sbafo.
Exul rispondeva col silenzio.
― Non rispondi? Sai che il silenzio m’infastidisce.
Lo provocava. Se il Killer  fosse caduto in disgrazia, in attesa di trovarne un altro, il diritto di uccidere sarebbe passato temporaneamente a lui. Era già accaduto: killer giustiziati per non aver eseguito gli ordini, sostituiti da altri comparsi dal nulla, “ispirati da Dio”. Ma Ephimon non credeva in Dio.

In quel mondo immobile il fuoco covava sotto la cenere. Ephimon passava le notti a leggere vecchie relazioni scritte su carta di  stracci, cercando una crepa sulla nomina di Exul.
A volte il cielo sembrava vibrare. La luce si faceva più dura, poi più opaca. Dal sottosuolo arrivava un rumore basso, come un respiro trattenuto. Ephimon sollevava lo sguardo. ―  I killer vengono dal nulla, ―  pensava.  Se è volontà di Dio, se esiste, è una volontà capricciosa. 

Si mormoravano voci inquietanti negli angoli delle taverne, tra bicchieri scheggiati e sguardi bassi. Alcuni cominciavano a dubitare, ma nessuno voleva essere il primo a rompere l’equilibrio.
L’occasione arrivò con Vesper.  Era giovane, troppo vivo per quella città. Figlio  della vedova Catalina. Durante un mercato, ubriacato da un vino cattivo offerto da vecchi crudeli che volevano veder bruciare una giovinezza, aveva iniziato a parlare a sproposito.  Di Vetus Urbs, come se ci fosse stato, o avesse desiderato esserci.  Un  regno di specchi e di motori, macchine che accendevano il cielo, che  producevano rumori in terra. Le spie fecero il resto.  Nelle sue tasche comparvero fogli clandestini :  parole di rivolta, promesse di ritorno. Bastavano per una condanna di tradimento.
― Avete fatto un ottimo lavoro ― disse Ephimon  alle spie.
― Non è stato difficile. Il ragazzo desidera molto dalla vita.
― Allora desidera anche fuggire. Nessuno sospetta di voi?
― Nessuno Ephimon. Puoi stare tranquillo.
― Lo spero ― Lo sguardo di Ephimon si fece cupo quando aggiunse: ― Per tutti.

Ora, finalmente, c’era lavoro per il killer. E un problema che si poteva risolvere. Liberarsi del killer. E del ragazzo. Ma Vesper era una nullità presa a caso.
Fece chiamare Exul a una cena. Gli illustrò i fatti, gli mostrò le prove.
Exul ascoltava, leggeva i fogli. Era pensieroso.
― Cosa avete intenzione di fare? ― chiese infine.
― Un’azione ponderata ― rispose Ephimon davanti al consiglio degli Anziani dell’Organizzazione, che sedevano su vecchie sedie avvolte in coperte.
― Il ragazzo si trova nella sua casa.  Riceverai un messaggio. Eseguilo.
Exul chinò il capo e uscì.

Tornò alla sua abitazione, oltre un piccolo giardino chiuso da alte mura.  I  gatti, velluto e cenere, si strusciarono contro i suoi gambali,  stupiti del suo sguardo assente. Un suono vibrò dalla cucina. Exul si alzò con calma.
― Cerca sotto il cuscino ― disse una voce metallica che inondava la casa.
Il killer lesse il biglietto delle istruzioni, trovato esattamente lì dove la voce gli aveva detto di cercare. Il messaggio diceva: Non uccidere.
Ma che diamine! Era impossibile portare a termine la missione. Ma se non lo avesse fatto, sarebbe diventato lui il bersaglio dell’Organizzazione, era accaduto ad altri. Come poteva uccidere senza uccidere? Forse avrebbe potuto causare un incidente mortale, in ogni caso sarebbe stato lui il responsabile del decesso, anche se indirettamente. Come sarebbe uscito fuori da quel dannato inghippo?
A che gioco stavano giocando? Il cuore di Exul battè contro le costole come un uccello in gabbia. Ma fu solo per un attimo. Era troppo per essere vero. Restò immobile. Poi inspirò lentamente.
― Hai scritto NON ― disse a voce alta ― E nemmeno sai cosa hai fatto.
I gatti lo guardarono interrogativi. Il segnale era arrivato.  Rise nervosamente, si versò un bicchiere d’acqua dalla brocca e lo bevve centellinando come se fosse vino. Si guardò intorno con malinconia, si preparò per uscire. I gatti gli si avvicinarono in silenzio, gli occhi spalancati, pensierosi.
― Addio amici miei. Vi lascerò del cibo e il portone aperto, così potrete uscire quando lo avrete finito. Spero di ritrovarvi al mio ritorno.
Andò a casa di Vesper. Le guardie che erano state messe fuori lo fecero passare. Trovò il ragazzo con sua madre, seduti nel loro giardino. Catalina fissò i suoi occhi dentro quelli di Exul. Non disse niente. Non aveva paura. Guardava oltre le mura. Vesper, ancora pallido del vino cattivo, si alzò e lo seguì.
Attraversarono la città sotto gli sguardi di tutti. Poi gli orti. Poi i sentieri che salivano tra le colline di detriti.
― Dove andiamo? ― Chiese Vesper, inciampando su sassi che sembravano frammenti di ossa di ferro.
― Dove sei destinato ―  disse  Exul senza guardarlo.
― Ho paura.
Exul lo guardò appena.
― È giusto. Non avere paura.
Camminarono a lungo, finché New City non divenne una macchia grigia alle loro spalle nel riverbero della luce che aveva cominciato a lampeggiare con insistenza. Le colline intorno a loro luccicavano di materiali ferrosi che emergevano dal suolo come scheletri. Il terreno, sotto i piedi, vibrava a intervalli.
Vesper se ne accorse.
― Lo senti anche tu?
Exul non rispose.
Dalle ombre emersero senza rumore uomini vestiti di nero. Non avevano fretta, non avevano armi visibili.
Vesper cominciò a tremare.
― È lui? ― chiese uno.
― Sì ― rispose Exul.
― Il segno?
Exul mostrò il messaggio. L’uomo lo lesse con una sorta di devozione. Gli altri si avvicinarono.
Uno sussurrò: ― Non uccidere…  N.O.N. Novus Orbis Natus… Nasce il nuovo mondo! Sia lode a Dio!
Si inginocchiò. Gli altri lo imitarono. Vesper fece un passo indietro, mettendosi dietro a Exul. Nonostante tutto non aveva paura di lui, lo conosceva da bambino. Non aveva mai ucciso nessuno. Exul si spostò, si inchinò a sua volta con gli altri.
― Siete di Vetus Urbs… ― disse Vesper, esitante.
― Non temere alcun male. Ti aspettavamo.
Vesper non provava paura. Una strana pace.
― Perché?
Gli uomini si alzarono e lo circondando.  Lo guardavano commossi. Qualcuno gli mise una mano sulla spalla. Vesper sentì il loro calore. Ripresero a camminare.
― Cosa sta succedendo? Cosa vuol dire? ― sussurrò Vesper a Exul.
Il terreno vibrava, a intervalli lenti. Un respiro antico, trattenuto troppo a lungo.
― Ti sarà spiegato tutto a Vetus Urbs. Per adesso devi sapere che il posto dove sei vissuto, che hai chiamato mondo, è un angolo di qualcosa di più grande. È il respiro di una Forza  che ti ha già riconosciuto e che ti aspetta.
Il sole bianco si spense per un istante eterno, poi esplose in una luce bianca, accecante.
Gli uomini guardarono in alto. Cominciò a piovere. Non c’era vento, non c’era odore di tempesta. Solo acqua che cadeva verticale, ostinata, come se fosse sempre stata lì, sospesa, in attesa di un segnale.
L’acqua disegnava scie scure sui metalli affiorati dal terreno. Le colline di detriti si stendevano davanti a loro come un mare immobile. Ma ora, sotto quella pioggia sottile, qualcosa cambiava. I metalli  riflettevano una luce diversa, più viva, spezzata, con un ritmo  profondo, antico.
Vesper alzò il volto. ― Che cos’è? ― sussurrò.
― Sei stato riconosciuto ― disse Exul, alzando la testa. Esitava a parlare.  Gli uomini vestiti di nero si erano disposti attorno a lui, ma non lo toccavano più. Non era un prigioniero e non ancora qualcosa di definito.
Exul osservava il biglietto, stretto tra le dita. La parola NON sembrava diversa ora, come se avesse peso.
Uno degli uomini si fece avanti. Aveva il volto segnato, gli occhi lucidi.
― Non uccidere… ― disse piano. ― Non è un divieto. È un varco.
Vesper scosse la testa. ― Non capisco.
― Non devi capire con le parole ― rispose l’uomo. ― Devi ascoltare.
Il terreno vibrò più forte.
Questa volta Vesper barcollò. Cadde in ginocchio. Le mani affondarono in una terra che non era terra: polvere fine, residui, frammenti levigati come ossa consumate dal tempo.
E sotto… qualcosa si muoveva.  Sotto.
Il suo respiro si spezzò. ― Exul…
Exul era immobile. Per la prima volta non sembrava sapere cosa fare.
― Alzati ― disse infine, ma la voce gli uscì diversa. Vesper non si alzò. Chiuse gli occhi.
Il rumore che sentiva da sempre, quel basso rumore che nessuno nominava, adesso era dentro di lui. Nelle sue ossa.
Un ritmo, un richiamo. Aprì le mani nel terreno. E rispose. Ma non con le parole. Sentì come doveva fare, lo fece. Il respiro sotto la terra cambiò. Gli uomini indietreggiarono, uno cadde in ginocchio, tremando.
― È lui…
La pioggia si dissolse, la luce del sole tremava. Per la prima vola da generazioni s’incrinò. Una linea sottile lo attraversò, come una crepa nel vetro.
Vesper aprì gli occhi. ― Non è un mondo fermo… ― disse, come se qualcuno parlasse attraverso di lui. ― È un mondo che aspetta.
Exul lo fissava. Non c’era più distanza tra loro, né ruolo.
― Aspetta cosa?
Vesper lo guardò. E in quello sguardo non c’era più paura.
― Che qualcuno gli dia un ordine.
Il terreno si sollevò come un respiro sotto i piedi. Un risveglio.
Le colline di detriti vibrarono, e per un istante perfetto ogni frammento metallico rifletté la luce in direzioni diverse, come un sistema che si riaccende.
Gli uomini di Vetus Urbs si inginocchiarono. Exul no. ― Se è così… ― disse lentamente  ― Allora tutto questo tempo… io non ho mai eseguito ordini.
Vesper scosse la testa. ― Li hai custoditi.
Il silenzio cadde tra loro, più denso della pioggia.

Lontano, New City tremò. Le mura sbrecciate lasciarono cadere polvere. Nei vicoli, nelle case, nei mercati, qualcuno alzò lo sguardo. Il sole cambiava. Impercettibilmente, ma cambiava. Ephimon stava leggendo. Le mani sporche d’inchiostro scorrevano su pagine fragili, piene di annotazioni che non portavano da nessuna parte. Quando il bicchiere cadde non capì subito perché. Il vetro si infranse sul pavimento. Solo allora alzò lo sguardo. La luce della stanza era cambiata, era diversa. Si avvicinò alla finestra. Le mura, gli orti, le strade… tutto sembrava uguale.  Ma niente era più come prima. Un tremore attraversò il pavimento. Ephimon si irrigidì. ― No ― disse. Ma non era un ordine. Era una constatazione.

Sulle colline, Vesper si alzò in piedi. Adesso il suo respiro era sincronizzato con quello del mondo.
Exul volle chiedergli: ― Che cosa sta succedendo?
Vesper lo guardò. Sorrise. Con riconoscimento?
― Questo mondo… non è un rifugio ― disse. ― È solo un frammento.
Indicò il terreno. ― È una macchina che ha dimenticato di essere viva.
Exul sentì qualcosa incrinarsi dentro di sé. Tutti quegli anni, tutte quelle attese. Tutti quei killer mai diventati tali.
― Tu non sei un esecutore di ordini, Exul. L’unico che ti hanno dato era il segnale per portarmi qui. Per far riprendere il  cammino del mondo. Exul abbassò lo sguardo. Rise piano, annuendo senza ironia.
― Quando tutto riprenderà il corso normale delle cose, ― disse Exul ― potrò tornare a New City? Ho lasciato dei piccoli amici con gli occhi gialli.

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Wed Apr 08, 2026 10:56 pm
by Strikeiron
Ciao @Alberto Tosciri, ho preso il tuo racconto e l'ho letto e riletto tante volte perché a una lettura superficiale non riuscivo a comprenderlo.
Per questo l'ho riletto tante volte e pian piano ho capito che è tutto costruito a incastro, tutto seminato di piccoli indizi che, attraverso gli stati d'animi dei personaggi, vogliono intendere sempre quel qualcosa in più.
C'è tanta roba qua in mezzo: una profezia, un eletto, la predestinazione, il conflitto di potere, l'arroganza di voler manipolare gli altri, la fiducia. Tutto mescolato assieme. Come con altri racconti la traccia da inserire nel testo spicca perché si vede che non l'hai scritta te. E non è necessariamente un male questo. Hai fatto quello che hai potuto con il materiale che ti è stato assegnato.
Riflettevo sulla frase inserita ed è in contraddizione con lo stato d'animo di Exul. Se non ha mai ucciso nessuno come fa a pensare "Forse avrebbe potuto causare un incidente mortale", frase tipica di un killer. Ma lui, nonostante sia chiamato tale per tutto il racconto non lo è nell'animo, lo si vedrebbe male nella progettazione di un omicidio. E' piuttosto una presenza e, come tale, un custode.

Incidentalmente sono incappato in un refuso:
  wrote:Per la prima vola da generazioni
Te lo segnalo così puoi correggerlo.
Il tuo racconto mi ha ricordato un film che ho amato moltissimo "Ember, il mistero della città di luce" e mi è venuto in mente proprio perché, allo stesso modo, indaga sul rapporto tra potere e isolamento in una società distopica.
Mi è piaciuto. Qui siamo sempre a livelli alti.
Grazie. A rileggersi!

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Wed Apr 08, 2026 11:44 pm
by Alberto Tosciri
Grazie @Strikeiron per il commento, per l'apprezzamento e per aver dovuto rileggere tante volte il racconto per capirlo.
Però lo hai capito molto bene, sono contento.
In effetti  ho dovuto lavorarci un bel po'. Avevo molti dubbi, l'ho scritto e riscritto tante volte. Confesso che la traccia non mi era congeniale, anzi: particolarmente ostica. Ma non mi piace scrivere racconti come risolvere enigmi o equazioni e problemi matematici irrisolvibili. Per me non è un divertimento.  Forse per questo non amo troppo i gialli, gli enigmi, le indagini sulla costruzione di un omicidio, sulla scoperta di un colpevole che agisce per formule. Gli uomini, nella realtà, ma anche nella fantascienza, nel fantasy, nel realismo magico, hanno infinite angolazioni, non sono mai a senso unico certo e codificato. Si cambia dall'oggi al domani. E allora ho cercato di trasformare l'enigma in un terreno dove mi sarei potuto muovere più a mio agio. Che anche quello è complicato, in particolare perché nulla è dato per scontato.

E hai visto molto bene, hai ragione, l'ho notato anche io, che si vede troppo la discrepanza tra il  mio modo di raccontare, intendere i personaggi, il loro modo di agire e in particolare il modo di pensare di questo atipico killer e la traccia.
Il refuso non riuscirò a correggerlo, è passato il tempo per poterlo fare, pazienza. A dire il vero ero stanchissimo quando l'ho postato, tutto il giorno a lavorare in giardino e sono a pezzi. Sono un po' in trance mentre sto scrivendo, gli anni passano, cosa vuoi farci.
Ancora grazie.

PS
Anche io ho amato molto il film "Ember, il mistero della città di luce".

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Thu Apr 09, 2026 10:41 am
by Jack Cupo
Ciao @Alberto Tosciri;
è sempre un piacere leggerti, si riconosce subito il tuo stile solido ed evocativo, anche se questa volta sono rimasto interdetto. Da un lato, anch'io ho dovuto rileggere il racconto più volte, ho fatto fatica a raccapezzarmi e a seguire l'evolversi della storia; dall'altro, l’ho trovato un po’ manieristico, come se ricalcasse consapevolmente certi stilemi del genere senza riuscire davvero a superarli. L’ambientazione (con la chicca di un posto chiamato come gli ultrà della Viterbese...) i personaggi, la trama e perfino il tema mi sono sembrati piuttosto familiari, costruiti su stereotipi che si riconoscono facilmente. 
La sensazione che mi ha lasciato è quella di un ottimo cuoco che si ritrova davanti ingredienti di qualità: sa perfettamente come trattarli, ha tecnica e competenza, ma non ha una ricetta davvero precisa in testa. E così procede a sensazione, mettendo comunque insieme un buon piatto, ben eseguito, ma che non sorprende fino in fondo e non lascia la voglia di un bis.

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Thu Apr 09, 2026 11:03 am
by Almissima
@Alberto Tosciri 
Ho pensato alla Pasqua, alla rinascita e ci ho letto un tema religioso.
Il racconto di per sé mi è piaciuto molto. La parole scorrono e portano il lettore esattamente lì dove deve essere, ma ho trovato anche alcuni punti deboli nella narrazione. Il ruolo del killer (non killer) non è ben definito. Intuisco che sia come un boia non ufficiale, ma si chiarisce anche che il suo compito non é esattamente quello di uccidere. Ho trovato anche debole il pretesto alcolico per mettere Vesper nei guai.
C'è nell'aria la promessa di una punizione che poi si rivela essere uno scambio fra popoli diversi, insomma mi ha un po' confuso.
È un racconto strano, da una parte ne avrei letto ancora e ancora, dall'altra mi ha lasciato più domande che risposte. Un po' disorientante.

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Thu Apr 09, 2026 1:38 pm
by Alberto Tosciri
Ciao @Jack Cupo

Grazie per il commento.
Jack Cupo wrote: Thu Apr 09, 2026 10:41 amho fatto fatica a raccapezzarmi e a seguire l'evolversi della storia;
Sì, capisco. Ho fatto salti mortali per adeguarmi alla traccia, alla fine un’idea è anche venuta, ma avrei avuto bisogno di più spazio per spiegare le cose. 
Jack Cupo wrote: Thu Apr 09, 2026 10:41 amL’ambientazione (con la chicca di un posto chiamato come gli ultrà della Viterbese...)
Lo so. Tra l’altro, da giovanissimo, ho vissuto un periodo a Viterbo. Un bellissimo posto.

Jack Cupo wrote: Thu Apr 09, 2026 10:41 ami personaggi, la trama e perfino il tema mi sono sembrati piuttosto familiari, costruiti su stereotipi che si riconoscono facilmente. 
In effetti è così. Mi sono rifatto a certa vecchia fantascienza classica del passato e a una vaga reminiscenza dell’epopea di “Dune” di Frank Herbert, un’opera enciclopedica.

Jack Cupo wrote: Thu Apr 09, 2026 10:41 amLa sensazione che mi ha lasciato è quella di un ottimo cuoco che si ritrova davanti ingredienti di qualità: sa perfettamente come trattarli, ha tecnica e competenza, ma non ha una ricetta davvero precisa in testa. E così procede a sensazione, mettendo comunque insieme un buon piatto, ben eseguito, ma che non sorprende fino in fondo e non lascia la voglia di un bis.
È così. 


Ciao @Almissima

Grazie per il commento.
Almissima wrote: Thu Apr 09, 2026 11:03 amHo pensato alla Pasqua, alla rinascita e ci ho letto un tema religioso.
Qualcosa c'era.
Almissima wrote: Thu Apr 09, 2026 11:03 amIl ruolo del killer (non killer) non è ben definito. Intuisco che sia come un boia non ufficiale, ma si chiarisce anche che il suo compito non é esattamente quello di uccidere.
Vero. Come sempre, avevo bisogno di più spazio per poter cominciare a definirlo. Si possono spiegare, letterariamente, parlo di fantasia, anche le cose più assurde, ma bisogna averne le capacità e per quanto  riguarda me personalmente, ho bisogno di spazio.
Almissima wrote: Thu Apr 09, 2026 11:03 amHo trovato anche debole il pretesto alcolico per mettere Vesper nei guai.
Voleva essere davvero un pretesto per far “uscire” fuori città Vesper. Da ubriaco aveva detto cose proibite e doveva essere condannato, secondo le regole distopiche di New City.
Exul, come tutti i killer, veniva da fuori, da Vetus Urbs. Non ha paura quando incontra "gli uomini in nero" fuori città.
Il capo di New City stava svolgendo indagini circa questa prassi  dei killer e voleva eliminare il Exul con un cavillo enigmistico-giuridico.
Ne ho accennato, ma non era sufficiente, servivano capitoli.

Nessuno si è accorto, era impossibile, nonostante stranezze ambientali profuse a destra e a manca, che il mondo dove si svolge la storia non è naturale, ma una gigantesca struttura volante, come nel film “Elysium”, dotata di una sua atmosfera e di migliaia di abitanti, poco al di sopra della vera Terra, alla ricerca di altre Terre ma non nello spazio, oltre gli oceani di Antardide. Sono fermi perché bloccati da una rivolta, una guerra interna che ha diviso i suoi abitanti. I ribelli sono stati accantonati a New City, ma devono passare generazioni perché si riformi il sangue “geneticamente” giusto per tornare a far parte dell’equipaggio e riprendere il viaggio. Vesper è uno di questi "geneticamente giusti" e i killer  che devono scovarli e riportarli vengono da Vetus Urbs.
Il capo di New City si rende conto che qualcosa non va nei killer.
Questo spiegone di due righe ha bisogno di un vasto respiro per poterlo trasformare e diluire nella storia, in maniera comprensibile.
I contest vanno bene per piantare idee, ma difficile condensare idee da romanzi brevi tutto in pochi caratteri. Ne esce un riassunto incompleto. Almeno, per me è quasi sempre così.

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Thu Apr 09, 2026 2:28 pm
by Almissima
Cosí é tutto piú chiaro e logico

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Thu Apr 09, 2026 8:13 pm
by Poeta Zaza
Alberto Tosciri wrote: Wed Apr 08, 2026 8:55 pmSi parlava di antiche battaglie in cui il cielo aveva bruciato. Di  uomini mutati, capaci di piegare la Terra.
Mi domando se non avessi voluto dire "mutanti".
Alberto Tosciri wrote: Wed Apr 08, 2026 8:55 pmEphimon era uomo fatto di spigoli e sospetti. Portava il potere come qualcosa che gli stringeva il petto.
Che belle espressioni! Sono alcune delle chicche di cui dissemini il testo!
Alberto Tosciri wrote: Wed Apr 08, 2026 8:55 pmIn quel mondo immobile virgola il fuoco covava sotto la cenere.
una virgola là in mezzo sancisce la pausa di attesa 
Alberto Tosciri wrote: Wed Apr 08, 2026 8:55 pm― Dove andiamo? ― Chiese Vesper, inciampando su sassi che sembravano frammenti di ossa di ferro.
"chiese" con la minuscola, indipendentemente da come finisca il discorso diretto che precede l'indiretto che vi si aggancia


Alberto Tosciri wrote: Wed Apr 08, 2026 8:55 pm― Ho paura.
Exul lo guardò appena.
― È giusto. Non avere paura.
Qui sopra ci leggo un controsenso. Io avrei scritto l'ultima frase così:
È giusto avere paura.

(Anche perché, alla luce di quello che fai seguire, Exul ha paura di quello che troverà, mentre Vesper arriverà a non provare più paura, ma una strana pace).
Alberto Tosciri wrote: Wed Apr 08, 2026 8:55 pm― Non temere alcun male. Ti aspettavamo.
Vesper non provava paura. Una strana pace.
La frase "Una strana pace" messa così manca di collegamento con la precedente, che ti suggerirei con una congiunzione:
Vesper non provava paura, bensì una strana pace.
Alberto Tosciri wrote: Wed Apr 08, 2026 8:55 pmAlberto TosciriSulle colline, Vesper si alzò in piedi. Adesso il suo respiro era sincronizzato con quello del mondo.
Exul volle chiedergli: ― Che cosa sta succedendo?
Vesper lo guardò. Sorrise. Con riconoscimento?
― Questo mondo… non è un rifugio ― disse. ― È solo un frammento.
Indicò il terreno. ― È una macchina che ha dimenticato di essere viva.
Exul sentì qualcosa incrinarsi dentro di sé. Tutti quegli anni, tutte quelle attese. Tutti quei killer mai diventati tali.
― Tu non sei un esecutore di ordini, Exul. L’unico che ti hanno dato era il segnale per portarmi qui. Per far riprendere il  cammino del mondo. Exul abbassò lo sguardo. Rise piano, annuendo senza ironia.
― Quando tutto riprenderà il corso normale delle cose, ― disse Exul ― potrò tornare a New City? Ho lasciato dei piccoli amici con gli occhi gialli.
L'epilogo non poteva certo risolversi con lo "spiegone" che ho letto dianzi (in un tuo post successivo) ma fai intuire che Vesper arriva per fare tornare indietro gli ingranaggi che hanno bloccato gli abitanti di questa "nuova città" in un mondo-macchina senz'anima. E questo ti fa onore. @Alberto Tosciri   :)

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Fri Apr 10, 2026 4:48 pm
by Alberto Tosciri
Il mio commento per postare

Lucio di @sbatti

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Sun Apr 12, 2026 2:14 pm
by ElmoInverso
Ciao @Alberto Tosciri,

ricordo bene la qualità della tua scrittura e mi aspetto sempre grandi produzioni da te.

Ho riletto più volte il brano e si avverte la mancanza di spazio. In alcuni punti mi sono sentita come Vesper, in attesa di capire cosa stesse accadendo.

Avevo colto stranezze nel paesaggio celeste ma non avevo capito che si trattasse di un mondo orbitante.

Anche l'aggancio alla traccia mi è sembrato poco chiaro.

― Hai scritto NON ― disse a voce alta ― E nemmeno sai cosa hai fatto.

Mi sembra di capire che Ephimon non è al corrente di come funzionano le cose e che il messaggio contenuto nell'acronimo "Non" sia stato redatto con inconsapevolezza, allora qual è il "segno" nel caso degli altri "geneticamente giusti"? O lui è il primo? Ma se ci sono stati altri killer non può essere il primo scovato.

Scusami, capisco che possa essere uno strazio leggere questo mio commento sapendo quanto ti sei impegnato per rendere tutto il più intellegibile possibile. Poi, chiaramente ci sono anche i miei limiti :D

Ti aspetto sempre con interesse. Alla prossima.

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Sun Apr 12, 2026 4:39 pm
by Alberto Tosciri
Grazie @Poeta Zaza
Poeta Zaza wrote: Thu Apr 09, 2026 8:13 pmMi domando se non avessi voluto dire "mutanti".
No, intendevo proprio "uomini mutati" nei loro comportamenti e atteggiamenti. Cioè, uomini che fino a un certo punto erano affidabili, "normali" che eseguivano un certo tipo di ordini, come potrebbe essere l'equipaggio e i passeggeri di una stazione spaziale orbitante, che improvvisamente si ribellano e cercano di mandare tutto all'aria.
Poeta Zaza wrote: Thu Apr 09, 2026 8:13 pm Qui sopra ci leggo un controsenso. Io avrei scritto l'ultima frase così:
È giusto avere paura.
Hai ragione. Io intendevo dire che, vista la situazione era giusto avere paura. Ma che poi, anche sapendo che non ci sarebbe stato pericolo, non bisognava più avere paura. Si poteva rendere meglio, certamente.

Mi rendo conto di numerose pecche nel racconto. Come ho detto sopra, la traccia per me era un ostacolo.
Se trovassi qualcosa dl genere nella Settimana Enigmistica, salterei.

Ti ringrazio per l'apprezzamento.


Ciao @ElmoInverso 

grazie per la lettura, capisco e condivido le tue perplessità.
ElmoInverso wrote: Sun Apr 12, 2026 2:14 pmMi sembra di capire che Ephimon non è al corrente di come funzionano le cose e che il messaggio contenuto nell'acronimo "Non" sia stato redatto con inconsapevolezza, allora qual è il "segno" nel caso degli altri "geneticamente giusti"? O lui è il primo? Ma se ci sono stati altri killer non può essere il primo scovato.
 Infatti Ephimon non è al corrente. Il suo messaggio contorto, volto solo a eliminare il killer è in realtà una sorta di "marcatore" programmato, a sua insaputa,  per far capire al killer che il ragazzo da uccidere/non uccidere è in realtà uno da riportare sul ponte di comando della stazione spaziale, cosa della quale, fino a quel momento è ignaro lo stesso ragazzo, in quanto sono passate generazioni dalla separazione dell'equipaggio e per motivi fanta-genetici solo alcuni discendenti dei ribelli hanno conservato le necessarie qualità per riprendere il posto dei loro avi. I killer, che anche loro si susseguono nelle generazioni, sono lì per recuperare questi  uomini ancora validi. Non ne basta solo uno, ma ognuno è prezioso.
ElmoInverso wrote: Sun Apr 12, 2026 2:14 pmScusami, capisco che possa essere uno strazio leggere questo mio commento sapendo quanto ti sei impegnato per rendere tutto il più intellegibile possibile. Poi, chiaramente ci sono anche i miei limiti :D
Invece mi sei stato utilissimo, assieme a tutti gli altri che mi hanno segnalato le varie incomprensibilità del testo.
Me lo aspettavo. Poteva uscire una storia più decente, nonostante il prompt, ma mi rendevo conto che avrei dovuto scrivere perlomeno un romanzo breve, affinché tutti i tasselli si incastrassero a dovere.

Ti ringrazio tantissimo.

Re: [CDP 2026] Voci oltre le mura

Posted: Sun Apr 12, 2026 5:52 pm
by Alberto Tosciri
Altri due commenti:
Le benedizioni dei padri, di @bestseller2020
Farhad  di @NanoVetricida