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[CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Tue Apr 07, 2026 11:39 pm
by Strikeiron
2.Incipit

Lo scarabeo faceva rotolare la sua pallina di sterco sulla sabbia rovente del deserto. Shira, china sul piccolo insetto, era preoccupata perché in quel punto c’era un gran via vai di carri che avrebbero potuto schiacciarlo. Mosè aveva ordinato al popolo di abbandonare gli dei degli egizi. “Non avrai altro Dio al di fuori di me,” aveva detto il Signore. Ma lei aveva conservato il suo ciondolo a forma di scarabeo e lo stringeva a sé tutte le notti, pregando che Dekel non entrasse mai più nella sua tenda.

Soprattutto non dopo l’ultima volta, due settimane prima. Nel mezzo della notte l’aveva svegliata di soprassalto e, tenendola stretta per i polsi, era entrato dentro di lei più volte.
Lei aveva cercato di ribellarsi, ma lui era stato più forte. Poi, una volta finito, l’aveva minacciata.
“Stai zitta, donna. Tanto qualsiasi cosa tu dica nessuno ti crederà mai,” le aveva sussurrato all'orecchio, chino su di lei, l’alito pesante nelle sue orecchie. Sapeva dell’amuleto a forma di scarabeo e poteva accusarla. Attento a non lasciarle alcun segno visibile, si era allontanato dalla sua tenda poco prima dell’alba, lasciandola sola e infreddolita nel suo giaciglio. Mentre il vento gelido del deserto scostava i lembi della tenda, lei stringeva tra le mani il ciondolo e giurava che non lo avrebbe mai più lasciato accadere: per nessun motivo. Purtroppo lui aveva ragione: Shira era solo una gersonita, inferiore ai keatiti. Il suo compito di portare tende e tessuti, nella lunga marcia dell’esodo del popolo eletto, era di gran lunga più misero di quelli che custodivano e trasportavano gli oggetti sacri per il futuro Tempio.
Per di più lei aveva quello scarabeo dai tempi in cui viveva in Egitto. E per questo le altre donne la accusavano di idolatria. Ma lei ignorava le loro accuse, anche dopo quanto successo con il Vitello d’Oro. Che credessero in quello che volevano: per lei quello era un ricordo della sua amica, Nefertiti. Gliel’aveva donato quando era fuggita dall’Egitto: sapeva che non si sarebbero mai più riviste.
È una protezione speciale del dio Khepri, le aveva spiegato: il dio Sole.
Shira non aveva ben capito cosa volesse dirle; solo tempo dopo aveva realizzato quanto la sua vita fosse cambiata da quei tempi di prigionia. Che importava che il suo dio si chiamasse Jahweh o Khepri? Per questo teneva l’amuleto al collo. Perché le ricordava la raccomandazione di Nefertiti di resistere a tutto, qualsiasi fosse l’esito di quel folle esodo.
Già da dieci anni vagavano senza meta nel deserto.
Con il piede scalzo spostò nella sabbia lo scarabeo, facendo rotolare via la sua palla di sterco. Almeno l’insetto sarebbe resistito alla lunga fila dei carri ingombri delle strutture più pesanti delle tende. I Merariti si stavano di nuovo muovendo.
Chissà cosa stava facendo Nefertiti in quel momento. Stava bene? Shira invece non sapeva più per quanto sarebbe riuscita a resistere. Si sentiva sempre più stanca, spossata. Lasciando l’insetto al suo destino, si affrettò a riprendere il proprio posto nella fila. Quando arrivò al primo carro dei gersoniti le sue compagne le lanciarono appena un’occhiata: i posti a sedere erano stati già presi e nessuna di loro le avrebbe lasciato il proprio, non fino alla prossima sosta. Intanto la sabbia del deserto si arroventava sotto le piante dei piedi, rendendo difficile proseguire. Ma continuavano instancabili a marciare.
Neira stava parlando sul carro con Sarah.
“Hai sentito? Mosè ha ordinato di costruire un tabernacolo.”
“Ma perché mai?”
“Nessuno lo sa. Annah mi ha detto che così gli ha parlato Jahweh. Quindi ora stanno già cercando il legno per costruire il tabernacolo.”
Sarah sbuffò.
“Quel pazzo! Non gli basta trascinarci nel deserto rovente, con l’illusione della terra promessa: ora vuole trovare qualche pezzo di legno per obbedire alle follie che sente nella testa!”
Shira fece finta di non aver sentito. Lei sola per tutte le altre era l'idolatra, ma in realtà nessuno si fidava più di Mosè e del suo Dio. Li seguivano obbedienti, giorno dopo giorno, soltanto perché ormai non credevano esistesse altro modo di sopravvivere.
Ore dopo la marcia dei carri si fermò e una voce passò tra le file: erano vicini a un’oasi. Finalmente. Shira riuscì a sedersi sul fondo del carro e qualcuna le passò l’orcio di pelle con l’acqua.
“Sei pallida. Stai forse male?” le chiese una compagna.
Shira non parlò: annuì. In verità non si era mai sentita così strana. Bevve l’acqua che le era stata offerta in un sorso. E subito dopo la vomitò tutta quanta nella sabbia.
Raggiunsero l’oasi prima di sera: un’enorme macchia lussureggiante in mezzo al nulla. Qualcuno ordinò subito di scaricare le tende, mentre dai carri gli uomini scaricavano già i pesanti telai, per montare l'accampamento.
Shira non fu in grado di aiutare: continuava a boccheggiare, mentre i conati di vomito le contraevano lo stomaco ormai vuoto.
Le chiamarono il guaritore: un vecchio piegato in due dall’età. Le mise in bocca una radice piccante e le raccomandò di bere l’acqua a piccoli sorsi.
“Hai preso troppo caldo,” le spiegò. “Riposa questa notte.”
Le lasciò una manciata di manna dolciastra e sparì.
Nessuno veniva lasciato indietro: tutte le braccia potevano essere utili. Anche le sue.
Pian piano iniziò a star meglio. Le tende erano già montate e lei era libera di girare per l’accampamento. Ora voleva camminare e cercare di godere della frescura al far della sera.
Proprio al centro gli operai stavano segando delle acacie avvizzite, dal legno già secco. Shira riconobbe Oholiab che controllava i lavori. Magari si sarebbero fermati alcuni giorni, per realizzare quel tabernacolo. Notò che vicino a dove ritagliavano celeri le assi di legno qualcuno aveva montato la tenda per gli oggetti sacri. Era diversa dalle altre: là dentro potevano entrare solo i sacerdoti. E i keatiti.
Dekel. Shira lo vide là in mezzo e cercò di tornare indietro, per evitare di essere vista.
Troppo tardi.
Quello si staccò dal gruppo e la raggiunse a falcate. Lei cercò di divincolarsi, ma si sentì afferrare per un braccio. La tirò a sé con violenza.
“Dove credi di andare, donna?” sibilò.
Fu costretta a girarsi, ma non lo guardò negli occhi. Ricordava nauseata il suo alito su di lei. Cercò di trattenere un conato di vomito che le riempì subito la bocca della radice piccante che le aveva dato il vecchio.
Dekel si staccò da lei, arretrando disgustato. “Cos’hai? Sei incinta?” aveva sussurrato l’ultima parte, guardandosi attorno, con sospetto.
La mano di Shira corse veloce all’amuleto a forma di scarabeo sotto il vestito.
“Non lo so,” balbettò.
“Maledetta, che non ti sfugga nulla. Sai bene che non verresti creduta,” sogghignò, nel dirlo, ma nei suoi occhi Shira vide la paura.
Non gli rispose. Sgusciò dalla stretta e corse via. Lui non la riprese. Sentì il suo sguardo fisso sulla nuca finché lei non si perse tra le tende. Lì si fermò immobile. Respirava veloce, con la bocca spalancata per prendere più aria. Dekel aveva detto ad alta voce ciò che solo ora il suo istinto urlava. Non lo avrebbe mai ammesso da sola: sapeva già da qualche giorno di essere incinta.
Vagò a lungo senza meta nel campo, cercando la propria tenda. Quando la trovò la luce andava già scemando. Vi entrò mentre nell’accampamento si accendevano i primi fuochi.  Era rimasta anche senza mangiare. Là dentro c’era solo il necessario per difendersi dal freddo della notte, nulla di più. Ma lei non avrebbe dormito. Ogni volta che chiudeva gli occhi vedeva davanti a sé il viso di Dekel. Per questo, si appoggiò a uno dei pali di sostegno della tenda e si avvolse in una coperta pesante, con il viso verso il lembo di oscurità dell’ingresso. Non riusciva a stare tranquilla.
Con il passare delle ore su tutto scese il silenzio del riposo. E la stanchezza si fece sentire: la testa le cadeva in avanti ogni volta che si appisolava in quella posizione scomoda. Almeno non aveva più la nausea. Dietro di lei un rumore nella tenda la rese vigile d’un tratto: uno strappo. Come il rumore di un pugnale che avesse perforato il tessuto e ora lo lacerava lento, verso il basso. Se l’era immaginato? Girò la testa nel buio e lì rimase immobile, il respiro sospeso, l’udito in allerta. Dietro di lei il rumore della tela che si squarciava continuò, un pezzo di tela alla volta.
Dekel. Aveva deciso di sorprenderla nel sonno. Ma non per violentarla; altrimenti a cosa gli sarebbe servito il pugnale?
Shira scattò in avanti, verso l’ingresso. Se lui si era messo dall’altra parte, forse poteva sfuggirgli. Corse nel freddo del deserto. Più veloce che poteva, i piedi che affondavano nella sabbia gelida, orientandosi con i pochi fuochi rimasti accesi. Tutti ancora dormivano: nessuno si era accorto di nulla. Lo sentiva dietro, ma non voleva fermarsi per vedere dove fosse: aveva paura che una volta vista la lama del coltello il panico la bloccasse. Ora aveva freddo, paura e soprattutto stava esaurendo le forze.  L’avrebbe presa facilmente là in mezzo.
E se avesse urlato?
Lui avrebbe raccontato che era sua moglie: che era scappata dalla sua tenda e che era uscito a recuperarla. Poi l’avrebbe riportata alla tenda e avrebbe fatto di lei ciò che voleva, quando tutto fosse tornato tranquillo. No, urlare non sarebbe servito.
Si accorse che rischiava di girare in tondo: in quel modo non poteva sfuggirgli per tutta la notte. Poi notò che avevano lasciato uno spazio tra le tende, vicino a un gruppo di alberi. Ricordò la tenda degli oggetti sacri e gli operai che costruivano il tabernacolo. Era quella.
Non ci pensò un istante. Vi entrò dentro: non era sorvegliata. Era inaudito il solo pensiero che qualcuno compisse una profanazione. Nessuno la vide. E lì dentro Dekel non l’avrebbe seguita. Poteva aspettare nascosta il resto della notte e scivolare fuori solo all’alba, quando ancora tutti gli altri non fossero già stati svegli. A quel punto avrebbe guadagnato un giorno in più per capire come sopravvivere.
Silenzio. Dekel si era fermato là fuori.
Shira si guardò attorno nella grande tenda. Una lampada ad olio diffondeva il suo tenue bagliore su un telo che divideva in due l’interno. Dove si trovava ora vi era una grossa cassa di legno grezzo, quasi completata. Dall’altra parte del telo sul fondo era probabile vi fossero le tavole della legge e gli altri oggetti sacri. Gli artigiani erano stati rapidi a costruire il tabernacolo: era quasi finito. Il legno ancora grezzo, ma robusto. Avevano lasciato il coperchio appoggiato sopra, di sbiego.
Ancora nessun rumore.
Shira guardò dentro il contenitore, facendo scivolare in avanti il coperchio. I gersoniti come lei non potevano stare là dentro, ma che importava ormai?
La lama entrò in lei improvvisa con un dolore acuto che la raggelò. Non poteva crederci.
“Cosa pensavi piccola sgualdrina? Sarai punita per essere entrata qui,” sibilò Dekel mentre ritraeva il pugnale e lo affondava ancora dentro di lei, più volte.
Poi la sollevò come un fagotto e la lanciò dentro la cassa. Lei scivolò dentro inerte, quasi senza rumore, ricadendo sul fondo. Sentiva il legno d’acacia sotto di lei: si imbibiva del suo sangue. E la lasciava fredda, sempre di più. Chiuse gli occhi e si chiese per quale motivo Jahweh non avesse fatto nulla per proteggerla, mai. Era troppo poco importante per lui? Era solo una donna?
Si raggomitolò mentre stringeva lo scarabeo tra le mani e Dekel richiuse dietro di lei il coperchio.
“Jahweh mi sia testimone, hai pagato con la vita per il tuo sacrilegio. E non potrai più dire niente a nessuno,” le disse, ridendo istericamente. I suoi passi si allontanarono.

Shira aprì gli occhi, ma si trovò avviluppata nell’oscurità che la stringeva in mezzo. Non c’era un sotto e un sopra. Non un confine. Non era più viva. Non respirava più. E il suo bambino? E tra le mani — aveva ancora le mani? — lo scarabeo. Si era svegliata? Non sentiva più dolore, ma uno strano calore. E proveniva dall’amuleto. Khepri?
Venne la luce. Ma Shira non poteva più vedersi. Forse che Nefertiti avesse avuto ragione e quel dio potesse veramente proteggerla? Era troppo tardi. Ma Jahweh non aveva fatto nulla per lei.
Provò a muoversi, ma era diverso: non aveva più corpo. Era nel legno. E in quell’acacia scorreva non più linfa, ma il suo sangue. Sentì che in qualche modo, mentre l’amuleto prendeva vita, lei rinasceva assieme alla vita che custodiva. Chiuse gli occhi e si fidò di ciò che Khepri aveva deciso per loro, qualsiasi cosa fosse.

Era ormai metà mattina quando Mosè attendeva paziente con il Sacerdote, nella tenda del tabernacolo. Stava seduto su un rozzo trespolo e stringeva a tal punto il bastone di Aronne, che le nocche gli erano venute bianche. Allora mollò la presa.
“Chi sarebbe questo Dekel?” chiese al Sacerdote.
“Si chiama Dekel, detto Uzzah: un keatita devoto. L’hanno visto correre per l’accampamento stanotte, inseguendo una donna in questa tenda. Dovrebbe arrivare a momenti,” gli rispose l’altro. E proprio in quell’istante l’uomo scostò i lembi di tessuto all’ingresso ed entrò, sbattendo gli occhi nella semioscurità.
“Entra pure,” lo invitò Mosè.
Notò le profonde occhiaie nel suo sguardo spiritato. Pensò che era la rappresentazione della colpa.
“Ho forse fatto qualcosa?” esclamò quello, titubante. E si mise in piedi là davanti, la schiena piegata, gli occhi sfuggenti sul terreno.
“Vogliamo solo chiederti se hai visto una donna correre nell’accampamento questa notte.”
Mosè notò che lo sguardo dell’uomo ora passava veloce da lui al tabernacolo, più volte. Sapeva. Ma taceva.
“Su, rispondi,” lo sollecitò il Sacerdote.
“Lo confesso, l’ho inseguita qui dentro. Ha profanato il luogo sacro: lei qui non poteva entrare. Allora ho compiuto la volontà di Jahweh, che sia benedetto.”
“Compiuto cosa?” gli chiese Mosè, perplesso.
Dekel trasecolò. Tremava ora, come in un accesso d’ira.
“Ho ucciso l’idolatra, come meritava, per Jahweh. E ho lasciato il corpo dentro la cassa.”
“Lì dentro non c’è il corpo,” gli rispose Mosè. Era un pazzo fanatico quell’uomo.
Dekel si lanciò verso la cassa e ne spostò il coperchio. Gemeva, in preda alla nevrosi. Non fece in tempo a fare altro: il suo corpo venne consumato all’istante e cadde a terra contorcendosi. In un istante era morto stecchito.
Né Mosè né il Sacerdote si erano mossi.
Ma la cassa vibrava ancora nella tenda con una forte luminosità. Poi si spense.
“Shed!” sibilò il Sacerdote, inorridito.
Mosè si alzò e, attento a non sfiorare il cadavere, rimise il coperchio al suo posto con il bastone di Aronne. Poi lo lasciò appoggiato sopra.
“Chiama Bezalel e il suo assistente.” gli disse, ignorando il suo terrore. “Che rifacciano la cassa più piccola. Non voglio che ricordi una bara. E poi che rivestano il legno con l’oro del Vitello che abbiamo distrutto. Poi che ci mettano dentro le tavole, la giara della manna e il bastone. Così Jahweh ordina che venga fatto.”
Il Sacerdote annuì e si precipitò fuori dalla tenda per ubbidirgli.
Mosè non si era mai sentito così vecchio e stanco: ritornò a sedersi e pensò ai vestiti che aveva appena visto dentro la cassa. Il corpo della donna era sparito, ma non il sangue: quello era ancora dappertutto all’interno. Che cosa aveva fatto di lei Jahweh?
Che vita mi tocca fare, pensò, sospirando.

Shira sorrideva. O pensava di farlo. Davanti a lei c’era Dekel, incapace di muoversi. L’aveva appena ucciso.
Sì, pensò Shira. Aveva sentito come l’aveva chiamata il Sacerdote, terrorizzato. Le piaceva quel nome. Shed. Era immortale, certo, ma quello che sentiva, ancora lo stava diventando. Non del tutto. E la vita che aveva dentro? A volte sentiva la sua forma umana, ma a volte no, si percepiva tutta dentro il legno di quelle tavole. Se la parola di Jahweh li aveva uccisi attraverso un folle fanatico, era stata la promessa di Khepri a farli rinascere a quel modo. E Mosè? Per ora avrebbe permesso che i suoi lacché ricostruissero il tabernacolo. Poi chissà.
“Mazzik,” chiamò con disprezzo, rivolgendosi al suo assassino. “Non sarai mai più libero. Lo sai vero?”
Lui non le rispose, non poteva più. Il suo sguardo e il suo spirito erano prostrati a lei.
La creatura le si mosse dentro.

Re: [CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Wed Apr 08, 2026 11:49 am
by Jack Cupo
Ciao @Strikeiron ;
racconto carino che si lascia leggere, ma sinceramente avevo altre aspettative vista la qualità media dei tuoi scritti pregressi. Questa volta ho avuto l'impressione del freno a mano tirato quanto a struttura narrativa, e  di un po' di fretta nello sviluppo; ma probabilmente anche per te il vincolo imposto del contest , nel tuo caso l'incipit, ha rappresentato un ostacolo difficile da gestire al meglio. 

Qualche appunto in ordine sparso: 
- ripetizioni evitabili nello stesso periodo (esempi: orecchio/orecchie; costruire il tabernacolo/costruire un tabernacolo; scaricare/scaricavano);
- uso eccessivo dei pronomi personali;
- qualche frase inutilmente sovraccarica;
- l'orcio è di terracotta, non in pelle (quello è l'otre).

Al netto di ciò, il racconto è come sempre godibile, soprattutto nell'ibridazione tra contesto biblico ed elementi fantastici.  La trama si sviluppa in modo lineare, alternando bene momenti di introspezione e azione, così come la parte centrale, con la vita nell’accampamento e il progressivo deteriorarsi della situazione di Shira. Il climax (l’inseguimento, l’ingresso nella tenda sacra e l’omicidio) è teso e coinvolgente. La conclusione è senza dubbio la parte più originale: la svolta soprannaturale e la trasformazione di Shira in una sorta di entità legata alla cassa sono interessanti e suggestive, anche se forse un po’ brusche nel passaggio. 
Il personaggio di Shira è molto ben riuscito: ben caratterizzata, con una psicologia credibile e un forte impatto emotivo.  Dekel è un antagonista funzionale: forse non particolarmente originale, ma efficace nel suo ruolo di oppressore e nel rappresentare una violenza strutturale oltre che individuale. Interessante il contrasto tra la figura pubblica/religiosa di Mosè e la sua stanchezza interiore, anche se resta un po’ sullo sfondo.
Il contesto storico-religioso, praticamente obbligato dall'incipit, è ben integrato e dà profondità al racconto, così come il tema del conflitto tra fede (Jahweh vs Khepri), identità e sopravvivenza. 
Ottimo il finale, dove si ribalta il rapporto tra vittima e potere, anche se potrebbe beneficiare di una transizione più graduale.

Ciao, a rileggerci!

Re: [CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Wed Apr 08, 2026 1:32 pm
by Strikeiron
Ciao @Jack Cupo mi dispiace di aver deluso le tue aspettative, ma sai com'è, fino ad ora quello che avevo scritto mi aveva dato l'impressione di non essere poi piaciuto tanto agli altri/e e quindi mi sono imposto di sperimentare e di osare. Cambiare mette alla prova. Ho provato a "rompere gli schemi" con un racconto che gioca sul mondo della religione ebraica e che probabilmente qualcuno giudicherebbe una blasfemia. Qui il blasfemo è dato dal fatto che il sacro proviene dalla fede di un'idolatra. Tutti pensano all'Esodo, a Mosè, alle tavole della legge e nessuno (nemmeno Mosè, forse solo in parte, perché si chiede cosa abbia fatto Jahweh alla donna) si rende conto che il simbolo più potente della loro religione, l'Arca dell'Alleanza, scaturisce da una fede di una religione non loro e dal sacrificio di una donna che non solo è stata vittima di un femminicidio (e di un fanatico folle), ma anche prima era relegata ai margini. Tutti gli altri sono "felici" e organizzati nell'esodo. Lei invece ha lasciato la felicità della schiavitù, di un posto dove aveva l'amicizia, a favore di una situazione che è sempre più degradante e pericolosa. E per ironia della sorte colei che viene messa ai margini  diventa sostanza di quanto di più sacro possa avere il suo popolo. Oggetto di venerazione e mito che è anche nel nostro immaginario. Poi ho seguito il mio istinto e devo dire che i sedicimila caratteri qui erano parecchio strettini. Ci ho voluto infilare un po' di tutto: per esempio l'osservazione su Mosè alla fine l'ho tirata fuori da Lilin in Educazione Siberiana, quando a un certo punto parla di un vecchio ebreo che fa finta di vendere fiori, mentre in realtà fa tutt'altro.
Le correzioni che mi hai fatto sono tutte giuste: troppe ripetizioni e quell'orcio maledetto, dovevo stare più attento!
Grazie del commento approfondito e a rileggersi!

Ps e poi mi sono divertito un mondo a scriverlo. Quando ho finito l'ho riletto e ho pensato "Come ca** ho fatto a scrivere un prequel di Indiana Jones e i predatori dell'Arca perduta????"
:D

Re: [CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Wed Apr 08, 2026 2:15 pm
by Strikeiron

Re: [CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Wed Apr 08, 2026 2:47 pm
by Didalinda
Ciao @Strikeiron,
Questo racconto è una vera mazzata, in senso buono. 
Si vede che dietro c'è un gran lavoro di costruzione, con immagini potenti e un simbolismo davvero complesso.
La tua è una critica feroce alla religione patriarcale: Jahweh resta in silenzio, non muove un dito, e alla fine è il "vecchio" dio egizio Khepri – attraverso lo scarabeo – a dare a Shira una nuova forma.

È affascinante come Shira smetta di essere una vittima per diventare l'energia stessa (oscura e luminosa) che abita l'Arca. 
Hai trasformato l'oggetto più sacro della tradizione in una sorta di "bara radioattiva" che contiene il trauma e il sangue.
Dekel è odioso: il fanatismo becero di chi usa Dio per coprire i propri crimini. La sua fine è una catarsi perfetta, condannato a diventare un Mazzik al servizio di chi ha ucciso.

Mi è piaciuto molto anche il tuo Mosè: un politico stanco e un po' cinico che "pulisce" la scena del crimine rivestendo tutto con l'oro di un idolo distrutto. È una riflessione amara su come le istituzioni nascondano l'orrore sotto la bellezza e il rito.

Se devo muoverti un appunto, direi che la costruzione risente un po' di tutto questo carico simbolico. Ci sono tantissimi eventi e significati stratificati che costringono il lettore a una marcia forzata, un po' come quella dei gersoniti nel deserto. A volte si ha la sensazione di dover correre troppo per stare dietro a tutto, e questo toglie un briciolo di spazio all'empatia e al "cuore" dei personaggi, che restano un po' schiacciati dal peso del messaggio.
In ogni caso, un’interpretazione dell’Esodo davvero coraggiosa e originale. Complimenti!

Re: [CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Wed Apr 08, 2026 3:02 pm
by NanoVetricida
Ciao @Strikeiron
Il pezzo mi ha messo un po' in difficoltà, colpa della mia forte ignoranza in ambito antico testamento. Ti confesso che alcuni passaggi li ho trovati un po' ostici e mi sono perso. Ciononostante ho apprezzato l'ambientazione: il paesaggio è tangibile, sembra quasi di viverlo; i personaggi, inoltre, li ho trovati ben delineati. Il finale, con il ribaltamento da preda a cacciatore, è buono, la chiosa "la creatura le si mosse dentro" mi è piaciuta. 
Tendi, come ho già notato anche in altri pezzi, ad essere un po' prolisso. E' senz'altro il tuo stile, e ognuno scriva come gli pare, ma come esercizio (perdonami se mi permetto) potresti provare a fare un pezzo da 8.000 tentando di utilizzare soltanto frasi brevi. Magari ti si spalanca un mondo. Se però sono stato indelicato mi metto accanto allo scarabeo a far rotolare palline di sterco. 
A rileggersi. 

Re: [CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Wed Apr 08, 2026 3:08 pm
by Strikeiron
NanoVetricida wrote: Wed Apr 08, 2026 3:02 pmCiao @Strikeiron
Il pezzo mi ha messo un po' in difficoltà, colpa della mia forte ignoranza in ambito antico testamento. Ti confesso che alcuni passaggi li ho trovati un po' ostici e mi sono perso. Ciononostante ho apprezzato l'ambientazione: il paesaggio è tangibile, sembra quasi di viverlo; i personaggi, inoltre, li ho trovati ben delineati. Il finale, con il ribaltamento da preda a cacciatore, è buono, la chiosa "la creatura le si mosse dentro" mi è piaciuta. 
Tendi, come ho già notato anche in altri pezzi, ad essere un po' prolisso. E' senz'altro il tuo stile, e ognuno scriva come gli pare, ma come esercizio (perdonami se mi permetto) potresti provare a fare un pezzo da 8.000 tentando di utilizzare soltanto frasi brevi. Magari ti si spalanca un mondo. Se però sono stato indelicato mi metto accanto allo scarabeo a far rotolare palline di sterco. 
A rileggersi. 
Ma no figurati, so di essere un po' prolisso e di avere la tendenza ad "avvitarmi" nei concetti rigirandomeli per ripeterli ennemila volte. Proverò ad essere più conciso (ed è tutto dire visto che ci ho provato anche stavolta).
Per quanto riguarda le palline di sterco: tu rotolati la tua e lascia perdere la mia!  :lol:
Grazie per il commento!

Re: [CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Wed Apr 08, 2026 7:55 pm
by Poeta Zaza
Complimenti, @Strikeiron  :)

:libro:  Un racconto che avvince il lettore, che si lascia trasportare dagli eventi che toccano la protagonista Shira, che dall'Egitto si trova a seguire la carovana guidata da Mosè, nelle retrovie, tra le persone di rango inferiore delegate al servizio degli approvvigionamenti logistici.
Sai scrivere attirando l'attenzione del lettore, sai tenerlo "sul pezzo".
Sai ottenere da chi legge la cosiddetta "sospensione dell'incredulità" per godersi qui la narrazione tra eventi ordinari di una vita tribolata e eventi straordinari con riscatto ultraterreno.

Re: [CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Thu Apr 09, 2026 4:50 pm
by Almissima
@Strikeiron 
Le storie della bibbia mi affaticano, ma il punto di vista di un personaggio minore, molto, molto umano, mi é piaciuto e mi ha affascinato.
Certo ci ho letto la violenza sulle donne che da millenni ci perseguita, questo sangue di donna che in maniera simbolica leva, ma anche da la vita.
Ho letto con piacere anche se il tema non è del tutto consono.

Re: [CDP 2026] Il Santo dei Santi

Posted: Thu Apr 09, 2026 6:29 pm
by Strikeiron
@almissima 
Ciao, so che il soggetto è molto crudo. Questa volta mi sono lasciato prendere la mano dalla storia e l'ho portata avanti, fino in fondo, fino alle estreme conseguenze. Mi sono chiesto se fossi stato capace di tratteggiare dei personaggi crudeli, all'interno di una storia che va a dissacrare il sacro. Ed è venuto fuori qualcosa che difatti è una mazzata. Non vogliatemene.