[CN25] Un meraviglioso Natale
Posted: Thu Jan 01, 2026 9:54 pm
Traccia 9 finale
Alcuni minuti dopo, l'uomo si alzò e agitò il giornale in direzione dei ragazzi prima di scomparire dietro l'angolo.
Cosa ti avevo detto? Ha lasciato 10 euro. Non mi sbagliavo, ho visto subito che era un signore gentile. Peccato che al giorno d'oggi non se ne trovino più tanti come lui.
Gabriele e Peter erano due ragazzi perennemente fuori dal comune. Si erano ficcati in testa che non se ne sarebbero andati finché non avessero parlato con il sindaco. Ed essendo un comune situato molto a nord, nel periodo natalizio c'era un freddo da far tremare anche le statue.
“È inutile che state lì a congelarvi, tanto lui non esce mai, e nessuno l'ha mai visto entrare. Per quel che mi riguarda non esiste” disse un signore avvinghiato in una pelliccia rappezzata con peli di diverse bestie.
Il municipio aveva un aspetto imponente. Un tetro edificio in stile neoclassico con possenti colonne sulla facciata e grandi finestre incorniciate.
“Cosa volete chiedere al sindaco? Gracchiò una vecchietta con i vestiti rattoppati. “Sono la sua segretaria personale. Se mi offrite una limonata, vi ci porto subito.”
I due ragazzi non la degnarono di uno sguardo. O non avevano sentito, oppure facevano finta di non averlo fatto, nel timore che assecondare quella piccola richiesta ne aprisse la strada ad altre ben più impegnative, come un pasto caldo o, peggio ancora, una conversazione.
Due bambini giocavano nella piazza a lanciarsi palle di Natale staccate dall'albero spezzato in due. Altri si inseguivano a colpi di palle di neve, mentre dei senzatetto in disparte si lanciavano palle di rifiuti organici non più commestibili.
Due temerari signori in tenuta mimetica da jogging cantavano marce guerresche mentre si lanciavano una palla medica da dieci chili. Uno dei due scivolò, la sfera lo colpì in pieno ventre e dalla bocca uscì una fontanella di vomito verdastro che sembrò quasi un’installazione artistica, illuminata dal chiarore della luna. L’uomo si rialzò soddisfatto, diede un morso a una barretta proteica e riprese a correre.
“Maledizione, con queste scarpe si scivola. Ci vorrebbero le chiodate come quelle che usavo per i cento metri in pista.”
“Ma ti bagnerai tutti i piedi.”
“E quando nuoti? Ti bagni tutto il corpo, forse?”
Gabriele e Peter distolsero per un attimo lo sguardo. Poi tornarono immobili a fissare il municipio come guardiani che aspettano il cambio turno.
Dopo un po', Gabriele ruppe il silenzio: “Sai che la gattaiola l'ha inventata Newton?”
“Ma dai! Quello della forza di gravità?”
“Sì, proprio lui”
“Ragazzi?” li chiamò una voce. “È la notte di Natale! Cosa ci fate qui al freddo?”
“Aspettiamo che il sindaco ci riceva.”
“Ma non è possibile stasera! È tutto chiuso, non c'è nessuno.”
“Ci sono tutte le luci accese, Non direi” rispose Gabriele.
“Già, non vorranno mica sprecare tanta energia elettrica per niente” aggiunse Peter.
“Le tengono per sicurezza.”
Un suono di una sirena improvviso squarciò l'aria. La piazza si svuotò in un lampo.
“Correte! Riparatevi” urlò qualcuno.
“Guarda! La stella cometa!” gridò Peter.
“Non è una stella cometa. Non senti il fischio? Sarà uno dei soliti fuochi d'artificio.”
“Potrebbe apparire anche quella vera stanotte.”
“Seeee... e magari anche Babbo Natale.”
“Infatti” disse Peter indicando alle sue spalle.”
Un signore con una lunga barba bianca era accovacciato su dei cartoni, con un cane addormentato sotto una coperta.
“Sì, e quella sarà la renna in incognito” sogghignò Gabriele.
Nella piazza svettava un pupazzo di neve dall'aspetto inquietante con sembianze umane.
“Sembra quasi che abbia un braccio vero” osservò Peter.
“Già, avranno usato un manichino, molto artistici.”
“Però manca la carota.”
“L'ho mangiata io!” urlò con un vocione l'uomo con la barba.
“Hai visto? Anche la gamba sembra vera.”
“Questo sì che è un pupazzo di neve serio.”
Altri fischi nel cielo.
“Eccone un'altra! Ma quante sono? Già ho capito, fuochi d'artificio...” sospirò Peter.
“Guarda!” disse Gabriele. “C'è un braccio per terra, forse volevano fare un altro pupazzo di neve.”
“E anche una gamba! Costruiamolo noi?”
“No, lascia stare, la neve è tutta grigia, verrebbe uno schifo.”
“Perché volete parlare con il sindaco?” domandò il barbuto.
“Vogliamo sapere quando finiranno questi festeggiamenti” spiegò Peter. “Sono anni che vanno avanti.”
“E saranno anche costosi, tutti questi fuochi” aggiunse Gabriele.
“Altroché se sono costosi. Milioni per un solo razzo.”
“Una volta mangiavamo lo zucchero filato. Ora dobbiamo sciogliere la neve per bere.”
“Anche la festa stufa, alla lunga.”
Il signore con la barba rovistò in un grande borsone e tirò fuori due soffici nuvole color rosa di zucchero filato su bastoncini di caramello.
“Ohhh...” sospirarono i due ragazzi, sciogliendosi come neve al sole. “Finalmente qualcosa di bello.”
Improvvisamente il cielo si riempì di oggetti volanti misteriosi.
“Ancora quelle zanzare giganti” sbuffò Gabriele. ”Ma il freddo non avrebbe dovuto farle sparire?”
“Saranno modificate geneticamente. Guarda, sputano fuoco!”
“Quanto mi piacerebbe essere ai tropici...”
Il barbuto si alzò con il cane al seguito e fece cenno ai ragazzi di seguirlo. Camminarono tra fischi, boati e vampate di luce, fino a una porta semidistrutta. L’uomo l’aprì: attraversarono un corridoio, poi un'altra porta di ferro, e infine una scala illuminata da una luce fioca che scendeva sempre più giù. Alla fine arrivarono a una porta da cui filtrava una luce abbagliante.
Quando la varcarono i due ragazzi rimasero senza parole: ombrelloni, sdraio, palme, il mare che si stendeva quieto e un sole caldo come un abbraccio.
Il signore si mise a leggere il giornale, rilassato. Peter e Gabriele, attratti dal banco pieno di cornetti alla crema, iniziarono a sbavare.
Con un gesto, il barbuto fece avvicinare un cameriere con un vassoio colmo di dolci. Nel frattempo, il cane iniziò a trasformarsi: dalle sue orecchie spuntarono corna, un filo di fumo uscì dalle narici e il pelo divenne lucido. Anche le vesti dell’uomo cambiarono, tingendosi di un rosso vivo.
“Hai visto? E tu che non ci credevi.” mormorò Peter.
“A me sembra più Il genio della lampada...”
Il cameriere si schiarì la voce: “Tutto bene?”
“Benissimo” risposero in coro.
Depositò sul tavolino una piccola cartella.
Peter la aprì: “Oh,oh.” .
“Che cos'è?” chiese Gabriele.
“Il conto.”
“Il conto? Lo sapevo!” sbottò Gabriele. “Era tutto un tranello. Quel tipo mi è sembrato sospetto da subito.”
“Sì, però lo zucchero filato te lo sei mangiato volentieri.”
“Appunto! Magari ci fanno pagare anche quello.”
Peter sospirò: “Però una cosa di questo posto è meravigliosa.”
“Sì, i cornetti erano favolosi.”
“Non parlavo dei cornetti.”
“Il succo di ribes?”
“No... Il silenzio. Non me lo ricordavo più.”
Alcuni minuti dopo, l'uomo si alzò e agitò il giornale in direzione dei ragazzi prima di scomparire dietro l'angolo.
Cosa ti avevo detto? Ha lasciato 10 euro. Non mi sbagliavo, ho visto subito che era un signore gentile. Peccato che al giorno d'oggi non se ne trovino più tanti come lui.
Alcuni minuti dopo, l'uomo si alzò e agitò il giornale in direzione dei ragazzi prima di scomparire dietro l'angolo.
Cosa ti avevo detto? Ha lasciato 10 euro. Non mi sbagliavo, ho visto subito che era un signore gentile. Peccato che al giorno d'oggi non se ne trovino più tanti come lui.
Gabriele e Peter erano due ragazzi perennemente fuori dal comune. Si erano ficcati in testa che non se ne sarebbero andati finché non avessero parlato con il sindaco. Ed essendo un comune situato molto a nord, nel periodo natalizio c'era un freddo da far tremare anche le statue.
“È inutile che state lì a congelarvi, tanto lui non esce mai, e nessuno l'ha mai visto entrare. Per quel che mi riguarda non esiste” disse un signore avvinghiato in una pelliccia rappezzata con peli di diverse bestie.
Il municipio aveva un aspetto imponente. Un tetro edificio in stile neoclassico con possenti colonne sulla facciata e grandi finestre incorniciate.
“Cosa volete chiedere al sindaco? Gracchiò una vecchietta con i vestiti rattoppati. “Sono la sua segretaria personale. Se mi offrite una limonata, vi ci porto subito.”
I due ragazzi non la degnarono di uno sguardo. O non avevano sentito, oppure facevano finta di non averlo fatto, nel timore che assecondare quella piccola richiesta ne aprisse la strada ad altre ben più impegnative, come un pasto caldo o, peggio ancora, una conversazione.
Due bambini giocavano nella piazza a lanciarsi palle di Natale staccate dall'albero spezzato in due. Altri si inseguivano a colpi di palle di neve, mentre dei senzatetto in disparte si lanciavano palle di rifiuti organici non più commestibili.
Due temerari signori in tenuta mimetica da jogging cantavano marce guerresche mentre si lanciavano una palla medica da dieci chili. Uno dei due scivolò, la sfera lo colpì in pieno ventre e dalla bocca uscì una fontanella di vomito verdastro che sembrò quasi un’installazione artistica, illuminata dal chiarore della luna. L’uomo si rialzò soddisfatto, diede un morso a una barretta proteica e riprese a correre.
“Maledizione, con queste scarpe si scivola. Ci vorrebbero le chiodate come quelle che usavo per i cento metri in pista.”
“Ma ti bagnerai tutti i piedi.”
“E quando nuoti? Ti bagni tutto il corpo, forse?”
Gabriele e Peter distolsero per un attimo lo sguardo. Poi tornarono immobili a fissare il municipio come guardiani che aspettano il cambio turno.
Dopo un po', Gabriele ruppe il silenzio: “Sai che la gattaiola l'ha inventata Newton?”
“Ma dai! Quello della forza di gravità?”
“Sì, proprio lui”
“Ragazzi?” li chiamò una voce. “È la notte di Natale! Cosa ci fate qui al freddo?”
“Aspettiamo che il sindaco ci riceva.”
“Ma non è possibile stasera! È tutto chiuso, non c'è nessuno.”
“Ci sono tutte le luci accese, Non direi” rispose Gabriele.
“Già, non vorranno mica sprecare tanta energia elettrica per niente” aggiunse Peter.
“Le tengono per sicurezza.”
Un suono di una sirena improvviso squarciò l'aria. La piazza si svuotò in un lampo.
“Correte! Riparatevi” urlò qualcuno.
“Guarda! La stella cometa!” gridò Peter.
“Non è una stella cometa. Non senti il fischio? Sarà uno dei soliti fuochi d'artificio.”
“Potrebbe apparire anche quella vera stanotte.”
“Seeee... e magari anche Babbo Natale.”
“Infatti” disse Peter indicando alle sue spalle.”
Un signore con una lunga barba bianca era accovacciato su dei cartoni, con un cane addormentato sotto una coperta.
“Sì, e quella sarà la renna in incognito” sogghignò Gabriele.
Nella piazza svettava un pupazzo di neve dall'aspetto inquietante con sembianze umane.
“Sembra quasi che abbia un braccio vero” osservò Peter.
“Già, avranno usato un manichino, molto artistici.”
“Però manca la carota.”
“L'ho mangiata io!” urlò con un vocione l'uomo con la barba.
“Hai visto? Anche la gamba sembra vera.”
“Questo sì che è un pupazzo di neve serio.”
Altri fischi nel cielo.
“Eccone un'altra! Ma quante sono? Già ho capito, fuochi d'artificio...” sospirò Peter.
“Guarda!” disse Gabriele. “C'è un braccio per terra, forse volevano fare un altro pupazzo di neve.”
“E anche una gamba! Costruiamolo noi?”
“No, lascia stare, la neve è tutta grigia, verrebbe uno schifo.”
“Perché volete parlare con il sindaco?” domandò il barbuto.
“Vogliamo sapere quando finiranno questi festeggiamenti” spiegò Peter. “Sono anni che vanno avanti.”
“E saranno anche costosi, tutti questi fuochi” aggiunse Gabriele.
“Altroché se sono costosi. Milioni per un solo razzo.”
“Una volta mangiavamo lo zucchero filato. Ora dobbiamo sciogliere la neve per bere.”
“Anche la festa stufa, alla lunga.”
Il signore con la barba rovistò in un grande borsone e tirò fuori due soffici nuvole color rosa di zucchero filato su bastoncini di caramello.
“Ohhh...” sospirarono i due ragazzi, sciogliendosi come neve al sole. “Finalmente qualcosa di bello.”
Improvvisamente il cielo si riempì di oggetti volanti misteriosi.
“Ancora quelle zanzare giganti” sbuffò Gabriele. ”Ma il freddo non avrebbe dovuto farle sparire?”
“Saranno modificate geneticamente. Guarda, sputano fuoco!”
“Quanto mi piacerebbe essere ai tropici...”
Il barbuto si alzò con il cane al seguito e fece cenno ai ragazzi di seguirlo. Camminarono tra fischi, boati e vampate di luce, fino a una porta semidistrutta. L’uomo l’aprì: attraversarono un corridoio, poi un'altra porta di ferro, e infine una scala illuminata da una luce fioca che scendeva sempre più giù. Alla fine arrivarono a una porta da cui filtrava una luce abbagliante.
Quando la varcarono i due ragazzi rimasero senza parole: ombrelloni, sdraio, palme, il mare che si stendeva quieto e un sole caldo come un abbraccio.
Il signore si mise a leggere il giornale, rilassato. Peter e Gabriele, attratti dal banco pieno di cornetti alla crema, iniziarono a sbavare.
Con un gesto, il barbuto fece avvicinare un cameriere con un vassoio colmo di dolci. Nel frattempo, il cane iniziò a trasformarsi: dalle sue orecchie spuntarono corna, un filo di fumo uscì dalle narici e il pelo divenne lucido. Anche le vesti dell’uomo cambiarono, tingendosi di un rosso vivo.
“Hai visto? E tu che non ci credevi.” mormorò Peter.
“A me sembra più Il genio della lampada...”
Il cameriere si schiarì la voce: “Tutto bene?”
“Benissimo” risposero in coro.
Depositò sul tavolino una piccola cartella.
Peter la aprì: “Oh,oh.” .
“Che cos'è?” chiese Gabriele.
“Il conto.”
“Il conto? Lo sapevo!” sbottò Gabriele. “Era tutto un tranello. Quel tipo mi è sembrato sospetto da subito.”
“Sì, però lo zucchero filato te lo sei mangiato volentieri.”
“Appunto! Magari ci fanno pagare anche quello.”
Peter sospirò: “Però una cosa di questo posto è meravigliosa.”
“Sì, i cornetti erano favolosi.”
“Non parlavo dei cornetti.”
“Il succo di ribes?”
“No... Il silenzio. Non me lo ricordavo più.”
Alcuni minuti dopo, l'uomo si alzò e agitò il giornale in direzione dei ragazzi prima di scomparire dietro l'angolo.
Cosa ti avevo detto? Ha lasciato 10 euro. Non mi sbagliavo, ho visto subito che era un signore gentile. Peccato che al giorno d'oggi non se ne trovino più tanti come lui.