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[CN25] Il paesaccio

Posted: Mon Dec 29, 2025 3:08 pm
by Adel J. Pellitteri
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Pacco 2 Incipit
Un groppo le strinse la gola e lottò per ricacciare indietro le lacrime.
Il vecchio le stava davanti con il viso proteso, in attesa, come se da quelle domande dipendesse qualcosa che non sapeva più nominare.
Lei, invece, non ne aveva più.

[CN 25] Il paesaccio

Un groppo le strinse la gola e lottò per ricacciare indietro le lacrime.
Il vecchio le stava davanti con il viso proteso, in attesa, come se da quelle domande dipendesse qualcosa che non sapeva più nominare.
Lei, invece, non ne aveva più.

Ce n’erano state troppe, in quel paese; e laggiù, in quel momento, il cielo era senza sole.
Quelle quattro case a digradare lungo il colle, erano rimaste a vegliarle soprattutto i vecchi.  Fissando il cielo, guardando i gatti, raccontandosi l’un l’altro l’esperienza fatta con le medicine.
Adesso che era già inverno, stavano davanti al braciere, facendo attenzione che non facesse fumo.
Erano rimasti come guardiani in attesa di ritorni sempre più rari, al più  passaggi brevi; solo con il corpo, mai con la mente e il cuore.
Chi era tornato, lo aveva fatto solo per qualche giorno appena. Giusto per Natale.
Per le strade poche luci, e qualche presepio con i personaggi di creta malridotti. Privi di una gamba, mezzo braccio, al meglio sbeccati o scoloriti. Vittime delle bravate dei bambini antichi.
I pochi che si erano imposti di passarvi qualche giorno, lo avevano fatto senza amare più gli anziani genitori né la vecchia casa.
Avevano trovato i primi peggiorati negli acciacchi, sempre uguali nelle loro litanie, a ripetere che “qui in fondo si sta bene, non c’era motivo di lasciarci soli.” Li avevano trovati scontrosi, in preda a una strana cecità: ostinati nel rifiutare ogni mutamento, qualunque cosa nuova.
Armati di falsa pazienza, avevano faticato nel dare qualche spiegazione a quei brontoloni; ma niente. Con i cellulari, i vecchi, non ci avrebbero mai saputo fare!
Giunti dalla città, avevano trovato la propria casa scomoda con quei gradini alti, con il bagnetto ricavato da un sottoscala angusto. Avevano criticato tutto ed erano ripartiti senza alcun rimpianto.
Erano tornati ai loro appartamenti comodi, appena dopo il brindisi, concluso il pranzo di Natale.
Una festa stranamente silenziosa,  senza ragazzini a scorazzare.
Quanto erano cambiati in abitudini e idee.
Non li aveva conquistati nemmeno il piatto di lasagne:  “oh Dio, quel sugo, esageratamente grasso.”

Così quel paese si è ridotto a un minuscolo insediamento con poca gente che lavora, molti vecchi e troppe case vuote; ultima proprietà (o ultima catena) di chi, in cerca di altri stimoli, ha deciso di andarsene lontano.
A ricordarlo così com’era prima era rimasto poco. Tanti gli alberi divelti e quasi tutte le sorgenti ammutolite. I vigneti ereditati, e dunque fatti a pezzi, sono diventati luoghi in abbandono.
Fino a poco tempo fa, a ricordarlo ancora, c’era una rigogliosa dozzina di ciliegi.

All’orizzonte mille grigi si affollano pian piano.
Chi conosce il tempo corruga la fronte.

Non era piaciuta a nessuno quella villetta. Né com’era stata fatta né dove l’avevano impiantata. Posta lì, in cima, più in alto della grande croce, dominava tutto il resto delle case.
S’era mangiata quei ciliegi, s’era mangiata quei bei frutti rossi, ultimo sapore del paese.
Scavare e mettere in piedi due piani con un progetto grossolano non era stato per niente complicato.
Ogni amministratore, almeno quello di un minuscolo paese, spera sempre, al contrario di quei vecchi testardi e diffidenti, che ogni cosa nuova rappresenti una miglioria per il territorio. E, illuso, elargisce concessioni.
Crede che il richiedente voglia onorare la memoria di un’infanzia allegra; gli sorride compiaciuto e gli porge la licenza autografata.
La verità però è tutta un’altra. Il tizio pensa solo a farsi una casetta senza la minima pretesa e con un solo scopo: “se vengo per un mese, almeno non mi toccherà passare le vacanze con mia madre.”

Le prime gocce cadono da una nuvola soltanto, ma sembrano già schegge di metallo. Fanno i bozzi ai tetti che sono in lamiera coibentata.

Un tempo per Natale era facile vedere il paese con la neve, e le luci nell’oscurità facevano di lui un bel presepe.
Adesso, ciò che salta agli occhi è che le strade sono collegate male. Prima di toccare l’autostrada ci sono troppe curve a gomito e tanti precipizi.
La città più vicina è solo una macchia lontanissima che, per il suo lucore, si vede meglio nell’oscurità.
Dalla città il paese non si vede.

Le nuvole si sono compattate in una guarnigione e cominciano a rombare come gli aerei del ‘43. Puntano sui tetti, il bersaglio è chiaro.

Sono gli stessi tetti messi a nuovo da chi in paese non ci vive più.
Li hanno ricostruiti facendo le opere al risparmio,“che non le vale la pena spendere dei soldi.” E intanto abbruttiscono il paese.
Gli infissi un tempo in legno adesso sono quasi tutti in alluminio.“Così ce li scordiamo”, dicono.
Non spenderanno per la manutenzione.
I soldi vanno usati altrove, dove ci sono il cinema, il teatro…, dove si possono acquistare cose che da quelle parti non servirebbero nemmeno. Avere lì un costume da bagno della Parah? Gli sci dell'Head Magnum!
Per questo il paese adesso ha tanti balconi senza fiori, serrande sempre sporche e la domenica il Corso sembra una spelonca.
Ancora peggio ora che lo scroscio dell’acquazzone sta diventando forte.
Una raffica di vento ha smosso la campana di San Giacomo, e un colpo lungo ha richiamato tutti all’attenzione.
Quel suono cupo e sordo, intimorisce chi sta dietro i vetri.
Qualcuno si mette uno scialle addosso e, voltando le spalle alla finestra, si lascia dietro il cielo nero.
Un cielo che preannuncia notte.

Si sente l’acqua, si sente che non è sola, scende in compagnia di tuoni, illuminata da numerosi lampi.

Per le strade il vento trascina qualche cassetta vuota strappata a una catasta, poi si sente il rumore della catasta intera che si rovescia giù per la strada finendo contro le facciate, contro le finestre basse, e con violenza perfino contro la vetrina dell’unico bar rimasto, e ancora aperto.
Adesso si abbassa anche quella saracinesca. Il vetro oramai si è frantumato e Nenè, il barista, pensa che la vetrina gli costerà l’incasso di sei mesi.
Guarda il vetro che per metà è caduto fuori, mette le chiavi in tasca e se ne torna a casa. Forse ci arriverà con l’acqua a mezza gamba, che è già alta quanto il marciapiede.

Non era piaciuta a nessuno quella villetta. S’era mangiata gli ultimi ciliegi.
Poi, quel rumore!
No. Non era tuono.
Molti si guardarono intorno senza sapere bene dove appuntare lo sguardo, senza capire dove porgere l’orecchio. Era accompagnato da una vibrazione assai simile a colpi di tamburo. Pareva salire dalla terra, ed era una cosa mai sentita prima, neanche dai più vecchi.
Durò troppo, visto ch’ebbe il tempo di mettere paura e far pensare ai figli. Durò troppo, giacché diede il tempo di chiedersi se ci fosse una possibilità di scampo, e pensare al gruzzoletto messo insieme per non pesare su nessuno; nemmeno per la sepoltura.
Durò troppo, perché dentro le case fece tintinnare ogni cosa in vetro, fece oscillare i quadri alle pareti, mentre le voci si rincorrevano da una stanza all’altra, incapaci di dare qualunque direttiva.
Durò troppo, perché tanto era il danno che doveva fare.
Sotto i piedi si sentiva quel tremore, mentre le porte non tenevano più l’acqua. Poi…
Fu proprio la villetta che, dopo uno scossone, si aggrappò alle radici più profonde, ma solamente per tirarle via. 
Fu proprio lei, la prima a venire giù, a scaraventarsi contro il paese. Forse per punirlo.
Da lassù lo vedeva brutto, non gli piaceva. Gli sembrava proprio un paesaccio.
Fracassò le case dei vecchi e quelle con gli infissi nuovi. Fu proprio lei che si staccò dal terreno lasciando un buco enorme che prese a vomitare acqua e fango, facendo sgonfiare il monte all’improvviso! Quello si sciolse così rapidamente che, al contrario della vibrazione, non diede a nessuno il tempo di aggiungere altre grida. Finì dentro le case, tappando tante bocche.
Di quella villetta, solo Nenè ebbe il tempo di vederne qualche pezzo finire contro la porta del Comune. 

Quando i cellulari presero a squillare, a rispondere non c’era più nessuno.

Lei, solo a forza, era riuscita a portare via per qualche giorno il suo vecchio padre. Ora, alla domanda ripetuta con ansia mille volte, “perché lo zio Giovanni non risponde?” faceva eco lo sguardo attonito dell’uomo.
A malapena riconosceva le immagini del paese che non c’era più.

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Tue Dec 30, 2025 6:31 pm
by bestseller2020
Ciao @Adel J. Pellitteri

Un racconto che inizia con gli occhi puntati su quello che appare il protagonista: la villetta che ha preso il posto ai ciliegi..
Ci vedo tanta rabbia, per certi versi qualcosa di ambientale. Poi ci vedo l'abbandono delle tradizioni e, con esse, anche i nostri vecchi.
C'è qualcosa che rimane latente, la gran parte del racconto è una lunga premessa sui tempi passati. Poi il barman che appare, inizia la storia che si perde in una manciata di minuti, tutti con tempo presente e in presa diretta. Poi la tragedia o meglio, la punizione divina. La natura si riprende quello che le è stato tolto e appare la vera vincitrice sugli uomini. Dopo di questo si torna al tempo verbale passato, con i ricordi di questa Nenè che entra a prepotenza nel racconto: è come se fosse lei la protagonista, e la voce narrante le desse voce e vita, come risoluzione di questa intricata trama. Racconto misterioso!
Ciao a presto :sss:

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Wed Dec 31, 2025 12:42 pm
by Adel J. Pellitteri
Grazie per avere commentato. 
bestseller2020 wrote: Tue Dec 30, 2025 6:31 pmmisterioso
Purtroppo l'incipit non mi permetteva un epilogo roseo.
Auguri di buon anno

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Thu Jan 01, 2026 6:19 pm
by Albascura
Ciao, @Adel J. Pellitteri 
In prima lettura il racconto mi piace molto:
Questo racconto ha un'idea forte: lo spopolamento dei paesi, l'abbandono dei vecchi, lo scempio edilizio che porta alla catastrofe.
Ma poi verso la metà a me sembra schiacciato da un'esecuzione che non riesce a trovare il suo equilibrio. 

Il problema principale, secondo me, è che per la maggior parte del testo non stai raccontando una storia, stai descrivendo una situazione. 
Proponi quasi un' analisi sociologica sul paese che decade: i vecchi rimasti, i figli che tornano svogliati a Natale criticando il bagno angusto e il sugo grasso, la villetta abusiva, gli infissi in alluminio. Tutto questo è raccontato da una voce narrante onnisciente che non si limita a mostrare, ma giudica  Frasi come "Quanto erano cambiati in abitudini e idee" o tutto il paragrafo sull'amministratore illuso sono commenti del narratore, non narrazione. È come se ci stessi spiegando cosa dobbiamo pensare invece di farci vedere scene che ci portino a quelle conclusioni da soli. Questo è importante in narrativa.

Il ritmo A me sembra sbilanciato. Dopo una lunga, premessa descrittiva, arriva la catastrofe e tutto precipita in poche righe. Se a metà racconto non è ancora successo niente di concreto, c'è un problema di ritmo. 

La villetta personificata che "punisce" il paese, che "lo vede brutto" e decide di scaraventarsi giù:  Questo registro favolistico/allegorico stride con il tono cronachistico e sociologico del resto. Il resto del racconto è troppo ancorato al realismo per permettere questa svolta simbolica.

E quando tutto finisce, torniamo alla protagonista dell'incipit che deve spiegare al padre perché lo zio Giovanni non risponde. Ma lei, per tutto il racconto non c'è: tre righe all'inizio, tre alla fine, nel mezzo sparisce completamente. Non la vediamo, non la sentiamo, non viviamo il suo dolore se non per un accenno nell'ultima riga.
Anche Nenè, il barista, compare dal nulla senza peso narrativo.

La lingua è sovraccarica di retorica: "rigogliosa dozzina di ciliegi", le nuvole che si compattano "in una guarnigione", "si sente l'acqua, si sente che non è sola"  a me è sembrato tutto troppo letterario in modo artificioso, con aggettivi e ripetizioni stilistiche. Sono tutte belle frasi ma alla fine, tutte insieme, appesantiscono invece di dare forza.

[font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]il racconto ha bisogno di una scelta radicale. O scrivi una cronaca pura del paese morente senza personaggi, oppure dai corpo vero alla protagonista e ci fai vivere la storia attraverso di lei. A me piacererebbero entrambe le versioni.[/font]
Così com'è, il racconto è bloccato a metà del guado tra registri diversi che non si parlano.

Quello che mi è piaciuto sono l'idea di fondo e alcune immagini concrete: 
i presepi con i personaggi di creta malridotti, la villetta che si mangia i ciliegi… 
Spero di essere stata utile.

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Fri Jan 02, 2026 10:41 am
by Adel J. Pellitteri
@Albascura grazie, sei sta utilissima nel mettere a fuoco le criticità del testo. Come sempre ci rimetterò le mani.  :libro:

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Fri Jan 02, 2026 1:54 pm
by Arturo Ligotti
Una sorta di favolaccia. questo Il paesaccio. Dunque, devo ammettere, il racconto, la favola, mi è piaciuta. E se di favola si tratta l'impianto non poteva esser diverso, a partire dal narratore che tutto vede per finire col palese discorso morale consegnato alla digestione del lettore. Semmai il tentennamento sta proprio là... nella morale. Che ho apprezzato laddove il discorso cadeva sull'abbandono, la sine cura, la dimenticanza di quella gran parte del paese che ancora vive tra boschi e monti abbarbicati a uno sperone di roccia. Paesi oramai fatti di vecchi e destinati a morire, senza più neanche la speranza. Era questo il tema vero della favola: l'abbandono. Di una parte del paese e della popolazione di questo paese che guarda solo a quel che succede lungo i Navigli o sul colle del Quirinale. Ma poi, per di più, hai voluto inserire temi ambientalistici che va bé, vanno bene a Milano e provincia, ma in tutti quei paesi sperduti tra i boschi del Gran Sasso o le vallate della Lucania (come in tutto l'Appennino dalla Lunigiana all'Aspromonte scendendo giù in Sicilia o arrivando in Sardegna)  han davvero poco senso. Là la Natura avanza, si riprende i suoi spazi, l'antica gente che ha popolato per millenni quei luoghi scompare. Il cambiamento climatico è roba da città, non da campagna, roba da ricchi borghesi, non da allevatori e contadini. Che pure ancora resistono, ma non credo ormai per molto. 
E dirò di più tutta la retorica ambientalista è in netto contrasto con la vita di questa gente. Che combatte la Natura da sempre e che ora sente di aver perso per sempre la guerra. 

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Fri Jan 02, 2026 7:48 pm
by NanoVetricida
Ciao @Adel J. Pellitteri
Ho letto il tuo lavoro, il racconto tocca temi importanti, attuali, sei riuscita a mettere tanti piccoli indizi nei punti giusti per arrivare con il vento in poppa alla catastrofe finale. 
Sì, in effetti, è come se fosse una lunghissima introduzione molto raccontata che si concretizza con un finale esplosivo, però il senso del racconto è toccante, l'idea di base è solida e il finale resta impresso.  
A rileggersi 

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Sat Jan 03, 2026 2:25 pm
by Poeta Zaza
Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmUn groppo le strinse la gola e lottò per ricacciare indietro le lacrime.
Il vecchio le stava davanti con il viso proteso, in attesa, come se da quelle domande dipendesse qualcosa che non sapeva più nominare.
Lei, invece, non ne aveva più.

Ce n’erano state troppe, in quel paese; e laggiù, in quel momento, il cielo era senza sole.
Troppe di che cosa? Di lacrime, immagina il lettore... o forse di domande?
Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmQuelle quattro case a digradare lungo il colle, erano rimaste a vegliarle soprattutto i vecchi.  Fissando il cielo, guardando i gatti, raccontandosi l’un l’altro l’esperienza fatta con le medicine.
Adesso che era già inverno, stavano davanti al braciere, facendo attenzione che non facesse fumo.
Stavano davanti al braciere... ognuno il suo? Allora non potrebbero parlarsi... scusa se ti faccio le pulci, ma spero ti siano utili per verifica delle immagini che trasmetti. 
Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmI pochi che si erano imposti di passarvi qualche giorno, lo avevano fatto senza amare più gli anziani genitori né la vecchia casa.
Quella virgola in mezzo non ci va perché separa il soggetto dall'azione.
Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmFino a poco tempo fa prima, a ricordarlo ancora, c’era una rigogliosa dozzina di ciliegi.
preferibile
Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmAll’orizzonte mille grigi si affollano pian piano.
Chi conosce il tempo corruga la fronte.
Parli di grigi come sostantivo: ti suggerirei:

All'orizzonte nubi grigie si affollano pian piano.
Chi conosce il tempo corruga la fronte.
Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmAdel J. PellitteriUn tempo per Natale era facile vedere il paese con la neve, e le luci nell’oscurità ne facevano di lui un bel presepe.
suggerimento (visto che non si parla di una persona)

Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmLi hanno ricostruiti facendo le opere al risparmio,“che non le vale la pena spendere dei soldi.” 
"che" con l'accento e c'è un "le" di troppo
Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmGli infissi virgola un tempo in legno virgola adesso sono quasi tutti in alluminio.“Così ce li scordiamo”, dicono.
per fare l'inciso
Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmQuel suono cupo e sordo, intimorisce chi sta dietro i vetri.
Anche quella virgola isolata è da togliere, perché separa il soggetto dal verbo.
Diverso sarebbe con le due virgole dell'inciso:

Quel suono, cupo e lungo, intimorisce chi sta dietro i vetri.

Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmFu proprio la villetta che, dopo uno scossone, si aggrappò alle radici più profonde, ma solamente per tirarle via. 
Fu proprio lei, la prima a venire giù, a scaraventarsi contro il paese. Forse per punirlo.
Da lassù lo vedeva brutto, non gli piaceva. Gli sembrava proprio un paesaccio.
Fracassò le case dei vecchi e quelle con gli infissi nuovi. Fu proprio lei che si staccò dal terreno lasciando un buco enorme che prese a vomitare acqua e fango, facendo sgonfiare il monte all’improvviso! Quello si sciolse così rapidamente che, al contrario della vibrazione, non diede a nessuno il tempo di aggiungere altre grida. Finì dentro le case, tappando tante bocche.
Di quella villetta, solo Nenè ebbe il tempo di vederne qualche pezzo finire contro la porta del Comune. 

Quando i cellulari presero a squillare, a rispondere non c’era più nessuno.

Lei, solo a forza, era riuscita a portare via per qualche giorno il suo vecchio padre. Ora, alla domanda ripetuta con ansia mille volte, “perché lo zio Giovanni non risponde?” faceva eco lo sguardo attonito dell’uomo.
A malapena riconosceva le immagini del paese che non c’era più.
Triste fine di un paese diventato un paesaccio per colpa dell'abbandono...
Sei stata molto brava, @Adel J. Pellitteri , a raccontarne l'involuzione, passo dopo passo.

Complimenti!  :)

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Sat Jan 03, 2026 6:48 pm
by Modea72
Ciao @Adel J. Pellitteri, scrivo questo commento a un giorno di distanza dalla lettura e devo dire che il tempo mi ha fatto riflettere. 
Ieri lo avevo trovato disturbante, dapprima la tua caratteristica scrittura che tanto mi piace, le immagini espresse con maestria,  la capacità di dilatare il tempo pur nella brevità dei caratteri a disposizione, poi, senza averne sentore, cambi totalmente registro, la scrittura diventa precipitosa e mi lasci anche dubbiosa sul tuo punto di vista in merito al racconto:
Adel J. Pellitteri wrote: Mon Dec 29, 2025 3:08 pmFu proprio lei, la prima a venire giù, a scaraventarsi contro il paese. Forse per punirlo.
Da lassù lo vedeva brutto, non gli piaceva. Gli sembrava proprio un paesaccio.
Ora, tirando le fila per pubblicare il commento, dopo avere nuovamente riflettuto sul testo, credo che tu non abbia dovuto chiudere frettolosamente, ma sia stata una precisa scelta stilistica.
Nella società attuale non c'è mai tempo per nulla, la bellezza delle tue descrizioni le hai riservate a un tempo, a dei luoghi, a delle persone, che appartengono al passato.
Gli eventi del presente si susseguono senza respiro, così va il mondo oggi.
La villetta umanizzata, giovane, che non dialoga, non si inserisce, ma nemmeno viene compresa, subito accusata; le radici profonde non hanno attecchito, presente e passato si trincerano nelle rispettive posizioni. 
Non c'è tempo per riflettere, per comprendere, capire, accogliere. Alla fine tutto si riduce in un
Mi piace/Non mi piace e nel secondo caso, si butta via senza pensarci troppo, un must del consumismo.
Non so se la mia lettura rifletta le tue intenzioni, io, dopo averci riflettuto ho interpretato questo e mi è piaciuto.
L'incipit era a mio avviso complicato, apprezzo il collegamento alla fine del racconto anche se risulta, a mio parere, un po' tirato.

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Sat Jan 03, 2026 7:16 pm
by Adel J. Pellitteri
Arturo Ligotti wrote: Fri Jan 02, 2026 1:54 pmUna sorta di favolaccia. questo Il paesaccio. Dunque, devo ammettere, il racconto, la favola, mi è piaciuta
Grazie, rifletterò sulla questione "morale",  cercherò di mostrarla più che affidarla alla voce narrante. 👌

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Sat Jan 03, 2026 7:20 pm
by Adel J. Pellitteri
NanoVetricida wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmSì, in effetti, è come se fosse una lunghissima introduzione molto raccontata che si concretizza con un finale esplosivo, però il senso del racconto è toccante, l'idea di base è solida e il finale resta impresso.
Per me è già tanto. Grazie 👍

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Sat Jan 03, 2026 7:23 pm
by Adel J. Pellitteri
Poeta Zaza wrote: Sat Jan 03, 2026 2:25 pmTroppe di che cosa? Di lacrime, immagina il lettore... o forse di domande
Sì, domande. Avrei dovuto far seguire la frase all'incipit senza grassetto, ma ho temuto che Sira mi avrebbe vacchettato.

Per il resto: tutte giuste osservazioni. Grazie per la tua lettura così attenta.❤️

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Sat Jan 03, 2026 7:34 pm
by Adel J. Pellitteri
Modea72 wrote: Sat Jan 03, 2026 6:48 pmOra, tirando le fila per pubblicare il commento, dopo avere nuovamente riflettuto sul testo, credo che tu non abbia dovuto chiudere frettolosamente, ma sia stata una precisa scelta stilistica
Sono felice che tu abbia colto questo aspetto! E che alla fine ti sia piaciuto. 
Sì, l'incipit che mi è toccato, per me,  davvero tosto. ❤️ grazie infinite.

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Sun Jan 04, 2026 12:26 pm
by Kasimiro
Ciao @Adel J. Pellitteri  ho letto con passione il tuo racconto, scritto bene e con atmosfere tangibili. Racconti una situazione ormai consolidata da decenni. Ma  penso che i tempi stiano per cambiare. La gente non può più permettersi di vivere nelle grandi città, con costi delle case assurdi. La riscoperta dei luoghi storici immersi nella natura sta diventando più frequente. Lo capiscono soprattutto gli stranieri, che riconoscono l’enorme patrimonio e acquistano per viverci parte dell’anno.
Tornando al tuo racconto, ho sentito come se mancasse la storia di qualche personaggio che, se volessimo accostare il testo a una favola, risulterebbe importante all’interno del contesto che descrivi bene. Avrebbe dato uno stimolo ulteriore alla trama, che fin dall’inizio procede inesorabilmente, lasciando immaginare come possa finire.

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Sun Jan 04, 2026 2:25 pm
by Adel J. Pellitteri
Kasimiro wrote: Sun Jan 04, 2026 12:26 pmTornando al tuo racconto, ho sentito come se mancasse la storia di qualche personaggio che, se volessimo accostare il testo a una favola, risulterebbe importante all’interno del contesto che descrivi bene. Avrebbe dato uno stimolo ulteriore alla trama, che fin dall’inizio procede inesorabilmente, lasciando immaginare come possa finire
Grazie per il tuo commento, capisco perfettamente cosa intendi, ma il mio personaggio è il paese, la trama è la sua storia, le sue ferite sono l'abbandono, gli infissi in alluminio... 
All'epilogo assistono a distanza padre e figlia che vedono le immagini in tv. Ho inserito giusto Nenè che lascia il bar in mezzo alla tempesta e allo sconquasso  proprio per colmare quel vuoto di persone fisiche. Ma se a te è mancata la storia di un personaggio specifico, vuol dire che non tutto a funzionato come speravo. 
🤷‍♂️

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Sun Jan 04, 2026 6:08 pm
by Kasimiro
Adel J. Pellitteri wrote: Sun Jan 04, 2026 2:25 pmGrazie per il tuo commento, capisco perfettamente cosa intendi, ma il mio personaggio è il paese, la trama è la sua storia, le sue ferite sono l'abbandono, gli infissi in alluminio... 
In effetti hai ragione, lo si capisce anche dal titolo, quasi fosse un personaggio. Chissà cosa sarebbe successo allora ad averlo fatto parlare, ogni casa come personaggio antropomorfo, con la sua storia...

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Tue Jan 06, 2026 1:10 pm
by Almissima
@Adel J. Pellitteri 
Bello e triste assieme.
Ho avuto la sensazione di un lungo incipit, prima di capire che il racconto era proprio il racconto del paese.

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Tue Jan 06, 2026 4:23 pm
by sefora2
Ho apprezzato la scrittura e condiviso con empatia il tema del "paesaccio" morente di suo e fatalmente  distrutto.
Quanto alla trama e alla sequenza narrativa, non mi rimane che condividere sia gli elogi che le critiche. 
A rileggerti!

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Tue Jan 06, 2026 10:02 pm
by Artemis
Ciao Adel, grazie per il racconto, a tema Natalizio perché si addentra in un tema che proprio durante le feste si fa più sentire. In Italia, forse più che altrove, è comune trovare paesi che si stanno disabitando e perdendo la loro identità.
La storia procede con stile, dall'inizio alla fine.
Riguardo alla forma, ti appunto solo di ricontrollare la punteggiatura e che avrei evitato parentesi, in un racconto informale. Ad esempio "ultima proprietà (o ultima catena) di chi, in cerca di altri stimoli, ha deciso di andarsene lontano.".
Degni di particolare nota: 
- interessante ed efficace stacco "All’orizzonte mille grigi si affollano pian piano.
Chi conosce il tempo corruga la fronte
- gran bel gioco di specchi "La città più vicina è solo una macchia lontanissima che, per il suo lucore, si vede meglio nell’oscurità. Dalla città il paese non si vede."
Il racconto è molto descrittivo e aspettavo il vero inizio della vicenda, che è arrivata nelle ultime frasi., quelle della tragedia. La villetta è la goccia che fa traboccare il vaso, ma l'atmosfera drammatica si percepisce bene in tutto il raccolto. 
Bello il finale che richiama l'incipit del vecchio in attesa di risposte. Ti consiglio di raccordare con una frase dissolvenza subito dopo l'incipit.
Nené, unico abitante "vivo", potrebbe avvicinarsi di più al lettore, se scoprisse qualcosa che va a presagire il disastro e alza la tensione.
Tirando le fila, personalmente andrei a mettere qualcosa che faccia evolvere la situazione a metà. Terrei intatta il ritorno improvviso sul finale della protagonista e del vecchio, che mi da sempre un piacevole effetto sorpresa, la curiosità di andarsi a rileggere l'incipit che non è comprensibile senza il resto.
grazie e alla prossima

Re: [CN25] Il paesaccio

Posted: Wed Jan 07, 2026 6:50 pm
by Adel J. Pellitteri
Almissima wrote: Tue Jan 06, 2026 1:10 pm@Adel J. Pellitteri 
Bello e triste assieme
Grazie ❤️
sefora2 wrote: Tue Jan 06, 2026 4:23 pmQuanto alla trama e alla sequenza narrativa, non mi rimane che condividere sia gli elogi che le critiche
Grazie anche a te. Sì, mi prenderò cura di revisionare..
Artemis wrote: Tue Jan 06, 2026 10:02 pmCiao Adel, grazie per il racconto, a tema Natalizio perché si addentra in un tema che proprio durante le feste si fa più sentire. In Italia, forse più che altrove, è comune trovare paesi che si stanno disabitando e perdendo la loro identità
Grazie infinite, ho provato a raccontare il Natale da un punto di vista diverso. ❤️